4 marzo '26, mercoledì 4th March / Wednesday visione post - 3
(da Corriere della Sera, 4 maezo 2026 - IL CAFFE' / (M. Gramellini)
TRUMP, tutti gli altri e l'America first (come ce lo descrive bene Gramellini)
Bombe, tende e cappellini
E' tutta la vita che vedo presidenti americani dichiarare guerra a qualcuno. Li ricordo egersi solenni davanti al loro piccolo podio comprensivo di "gobbo" per ammonire e condannare iracheni, nicaraguensi, serbi, libici, russi, afghani. Potevano essere disinvolti come Reagan, seduttivi come Clinton, rigidi come Bush senior, impacciati come Bush junior, onirici come Obama o svampiti come l'ultimo Biden. Ma alla fine erano sempre la stessa persona: the President of the United States. Ad accomunarli era la gravitas imposta dal ruolo di "capo del mondo libero", qualunque cosa voglia ancora dire questa espressione che continua a risuonarci dentro fin dall'infanzia. - Adesso, invece, c'è Gengis Trump. Uno che ha dichiarato guerra agli ayatollah indossando un cappellino da baseball. E che mentre parla di distruzione e di morti, anche americani, oppure inveisce contro nemici e alleati (ieri ha minacciato la Spagna, l'altro ieri l'Inghilterra, domani chissà) cambia improvvisamente discorso per magniicare il colore delle tende della nuova sala a ballo della Casa Bianca.
Qualcuno eccepirà che si tratta di formalismi di poco conto, rispetto al dramma in corso. Ma mi chiedo se questo abbruttimento dei rapporti tra persone e tra Stati non dipenda un pò anche dall'aver smesso di dare importanza alle forme. Un mondo dove el bombe e le tende riescono a stare nella stessa frase fa venir voglia di cercare una tenda che ci metta al riparo dalla bomba più devastante: quella umana.
Lucianone
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