20 novembre '25 - giovedì 20th November / Thursday visione post -
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giovedì 20 novembre 2025
lunedì 17 novembre 2025
SOCIETA' / politica - Oggi in Italia tutti ignorano la resistenza della classe media...
17 novembre '25 - lunedì 17th November / Monday visione post - 35
(da la Repubblica, 17 novembre '25 - di Concita De Gregorio)
Se tutti ignorano la resistenza della classe media
- C. De Gregorio -
L'altro giorno in libreria una donna pù o meno della mia età accompagnata dalla figlia mi ha avvicinata e mi ha detto: il suo libro è il prossimo nella nostra lista dei desideri, sa? Glielo compro per Natale - ha indicato con un cenno della testa la ragazza - con la tredicesima. Hanno sorriso entrambe. Ho pensato: glielo regalo. No, magari si offende. No, forse, invece, è quello che desidera. Costa 16 euro, non è un regalo inaccettabile. Poi ho pensato: questa donna deve aspettare la tredicesima per spendere sedici euro. Questa donna curata, gentile, questa donna che viene con la figlia quasi trentenne in libreria, il sabato pomeriggio. Glielo posso regalare, signora? No, assolutamente. I libri si comprano. Va bene. Lei che lavoro fa? Insegno, quest'an-no ho una terza. Ventuno bambini, belli eh, ma non le dico che fatica. E sua figlia? Eh. Mia figlia fa concorsi. Li vince, sa? Li vince tutti, ma le graduatorie sono terribili. Aspetti anni, e niente. Vivete insieme? Sì, insieme. - Una delle mie care amiche, un'amica d'infanzia, insegna alla primaria. Le elementari, noi diciamo ancora. Ha la macchina di tutta la vita, la sua storica Mini, che ora è "auto d'epoca". Perciò, siccome non risponde agli attuali criteri ecologi- ci, nei giorni feriali non può circolare. Dunque lei si sposta in autobus, che a Roma significa non sapere se arrivi nè quando. Significa, per entrare in classe alle otto, uscire alle sei e mezza di mattina. Dice che dovrebbe cambiare l'impianto, mettere un sistema a gas, e che le hanno fatto un preventivo da 350 euro, ma non ce li ha. Magari chiede un prestito. - Mia sorella anche, insegna. In un nido d'infanzia pub-blico. Zero, tre anni. I bimbi sono meravigliosi, dice. I genitori, piuttosto, sono terrificanti. Ha una fucina di aneddoti dell'orrore, sui genitori. Ridiamo molto. Esce ogni giorno (dal lavoro) alle cinque del pomeriggio e non lo dico, quanto guadagna, che magari le dispiace, ma è una vergogna. Agli esami medici di prevenzione rinuncia, la lista d'attesa è troppo lunga e nel privato costa uno sproposito. Speriamo bene. I regali di Natale andiamo a comprarli al mercatino dell'usato, dice, dai che ci divertiamo. - "Le professoresse democra-tiche" - i professori, anche: usiamo per una volta il femminile esteso - sono la spina dorsale del Paese. Sono quelle che educano i figli che lasciamo nelle loro mani e che talvolta, dice mia sorella, i genitori tardano a tornare a prendere perchè hanno una diretta su TitTock. Sono anche, "le professoresse democratiche", una specie di insulto o di derisione che ascolto nelle discussioni pubbliche: eh, sì certo voi, La sinistra etica. quelli che ancora leggono i giornali, vanno a teatro. Le professoresse democratiche. La minoranza perdente, avete perso. Vabbè. Il linguaggio definisce chi lo usa. Ma una cosa c'è da dire, anzi due. La prima. E' vero. Scorrevo uno studio sui gruppi di lettura in Italia, una pubblicazione dell'Associazio- ne editori indipendenti, si intitola Storie. Su 59 milioni di italiani 23 leggono ancora libri. Quasi il 40 per cento, meglio del previsto. Ad animare i gruppi di lettura otto volte su dieci sono donne. Tra chi partecipa la maggioranza sono pure donne, e sono insegnanti o biblio-tecarie. Si potrebbe considerare una forma di Resistenza non armata. Una fronda, una diserzione. Un'insubordinazione al dettato unico dell'ignoranza utile. Difatti: se le persone non sanno niente sarà più facile convincerle, manipolarle. Certo, se fai passare il sapere come un privilegio di casta, di classe, e non come una fatica spesso improba che costa sacrifici enormi allora hai vinto facile: siamo tutti uguali al grado zero della conoscenza, nella democrazia dell'ignoranza. Che traguardo triste, no? La seconda cosa: sono poveri. Gli insegnanti e con loro tutta la classe media - un tempo dicevamo la piccola borghesia. DEi mestieri, di saperi - è diventata povera. Non ha 16 euro da spendere per un libro. Deve chiedere un prestito per rimettere a posto la macchina. Non bva in vacanza d'estate. Non si cura perchè la sanità pubblica non funziona e quella privata è carissima. Hai voglia poi a sciorinare statistiche. L'occupazione che cresce, la vita che migliora. Ma dove? Guardatevi attorno. La distanza fra la propaganda e la realtà è sotto i nostri occhi.
Allora come è possibile, questa la vera domanda, che le destre che favoriscono chi ha soldi siano votate da chi non ne ha? Perchè guardate: no alle tasse pr i redditi alti, benefici alle banche, no ai salari minimi, al reddito di cittadinanza, favori agli evasori, condoni. I governi di destra - in ogni tempo, in ogni luogo - hanno fatto e fanno gli interessi di chi ha molto ma sono votati da chi non ha nulla. E' per la sconfitta della sinistra, certo. La colpa di aver deluso, disilluso il suo elettorato naturale. La responsabilità del disastro è da condividere: dove la destra ha attecchito la sinistra ha mancato. E' successo in pochi anni, alcune decine, e sarebbe interessante che qualche mente eccelsa si dedicasse a spiegare come, per eventual-mente cambiare rotta. Ci vuole tempo, certo, non succederà dall'oggi al domani: ma per invertire il corso della tragica storia bisogna prima di tutto capire come e a partire da dove. Torno agli insegnanti. Le persone che formano esseri umani di giovane età che saranno adulti domani. Quindi: la più importante risorsa, il princ ipale investimento di un Paese. I miei genitori erano impiegati dello Stato. Erano figli di povera gente, agricoltori, casalinghe, piccoli commercianti al minuto, gente di paese e di campi. Avevano avuto accesso al sapere grazie al sacrificio enorme dei loro genitori, sacrificio economico, privazioni. Con il sapere si erano emancipati dalla povertà. Con i loro mestieri hanno mantenuto i figli, molti perchè allora se ne facevano molti, hanno comprato una casa, li hanno mandati a studiare le lingue, la musica, le arti, le scienze, li hanno portati in vacanza a conoscere il mondo ed educati alla disciplina, all'onestà e al dovere. Con la pensione di reversibilità di mio padre ancora posso-no pagarsi un corso di studi i miei nipoti. E' successo qui, il danno. E' in questo picolo arco di tempo, cinquant'anni non cinquecento, che la povertà del ceto medio ha diserbato la fiducia nel futuro. Come mai, mi chiedo, non ci occupiamo senza altre distrazioni solo di questo.
Lucianone
giovedì 6 novembre 2025
SPORT - calcio / Serie A 2025/26 - 9^ e 10^ giornata: risultati, classifica e commento
6 novembre '25 - giovedì 6th November / Thursday visione post - 29
9^ giornata (di 38)
Lecce - Napoli 0 - 1 Atalanta - Milan 1 - 1
Como - Verona 3 - 1 Juventus - Udinese 3 - 1
Roma - Parma 2 - 1 Inter - Fiorentina 3 - 0
Genoa - Cremonese 0 - 2 Bologna - Torino 0 - 0
Cagliari - Sassuolo 1 - 2 Pisa - Lazio 0 - 0
10^ giornata
Udinese - Atalanta 1 - 0 Napoli - Como 0 - 0
Cremonese - Juventus 1 - 2
H. Verona - Inter 1 - 2 Toina - Pisa 2 - 2
Fiorentina - Lecce 0 - 1 Parma - Bologna 1 - 3
Milan - Roma 1 - 0 Sassuolo - Genoa 1 - 2
Lazio - Cagliari 2 - 0
Classifica
NAPOLI 22 / Inter, Milan, Roma 21 / Bologna, Juventus 18 / Como 17 / Lazio, Udinese 15 /
Cremonese 14 / Atalanta, Sassuolo, Torino 13 / Cagliari, Lecce 9 / Parma 7 / Genoa, Pisa 6 /
H. Verona 5 / Fiorentina 4
COMMENTO
di Luciano Finesso
Non è semplice, questa volta, fare un commento obiettivo di un torneo e di partite fin qui giocate dando un'occhiata alla classifica delineata fin qui, alla 10^ giornata: le prime sette squadre con punteggi che vanno dal 22 del Napoli fino al 17 del Como con 5 punti di distacco da quest'ultimo al Napoli: va bene ci può stare escludendo il Como come sorpresa (peraltro annunciata), poi altre sei squadre con distacco di due soli punti tra loro - da Lazio fino a Torino - e qui l'anomalia, per ora è la Cremonese che però si è rinforzata bene alzando livello di gioco e di schemi, e con Sassuolo confermato 'outsider'; ma ecco che le anomalie vere e proprie arrivano dalle ultime 7 squadre, cioè dal Cagliari fino alla Fiorentina che risultano separate da 5 punti, nè pochi nè tanti ma abbastanza per procurare già una lotta spietata per non farsi risucchiare nel fondo, soprattutto nelle ultime tre posizioni (da B, per capirci). Ma proprio qui sta qualche sorpresa che non ci si aspettava: Fiorentina, Genoa, Verona, Cagliari che l'anno scorso erano formazioni di carattere, lotta, gioco e resistenza quest'anno sembrano soffrire molto questo campionato che ha portato alla ribalta due nuove squadre toste (Como e Cremonese) e ha confermato la tenacia tattica e atletica di Atalanta e del solito Sassuolo (redivivo dalla B e dunque mai morto) -
Andranno sì esaminate le "defiance" di Fiorentina (grave) e le 'sfortune' talvolta autolesionistiche tipiche della squadra veneta, poi la crisi per ora profonda del Genoa. Quindi intanto direi che le squadre con possibilità abbastanza buone di risalire la china sembrano essere Cagliari e Lecce, ma la lotta e le difficoltà rimangono di conseguenza intatte anche per loro. Molto si giocherà come al solito negli scontri diretti e lasciando però da parte voglie di pareggi.
venerdì 31 ottobre 2025
Ultime notizie - dall' Italia / Latest news
31 ottobee '25 - venerdì 31st October / Friday visione post - 17
Roma / Giustizia
Sì alla norma sulla separazione delle carriere dei magistrati / Sì alla riforma tra le liti / Già aperta la battaglia del referendum / Per Meloni giornata storica / La Schlein (Pd): vogliono mani libere / Flash mob di Forza Italia con la foto gigante di Silvio Berlusconi / E i "no" urlati a Sinistra
Italia / Economia
I dati sulla crescita - L'Istat ha pubblicato le stime della crescita del Pil nel 3° trimestre di quest'anno. Crescita zero rispetto al secondo trimestre, quando pure il dato era stato deludente.
Roma / Palazzo Chigi e Ponte di Messina
"Si' al Ponte, ma senza scontri" - Il governo: "troveremo soluzioni / Palazzo Chigi: non vogliamo fare la guerra al mondo, ma non ci fermiamo - E lavori dal 2026 -
A caldo è stata rabbia. La decisione della Corte dei c onti di non dare via libera al progetto del ponte sullo Stretto, arrivata mrcoledì sera, ha provocato u na reazione durissima del governo. Da Matteo salvini alla stessa premier Giorgia Meloni è partita quella che oggi definiscono una "reazione politica" a quello che era loro apparso come un atto politico ostile. - C'è voluta una notte, e una riunione ieri mattina a Palazo Chigi tra Meloni, Tajani, Salvini e i sottosegretari Mantovano e Fazzolari e - se ne parla molto in Parlamento anche se dal Quirinale non si fanno commenti - e qualche contatto informale con gli uffici el Colle, per ragionare con più freddezza su quale strada prendere e quali toni usare. Perchè è noto che un conflitto tra poteri come quello che si stava profilando non lascia indifferente Mattarella.
Lucianone
mercoledì 29 ottobre 2025
SPORT - calcio / Serie A 2025/26: 8^ giornata - risultati e commento con video
29 ottobre '25 - mercoledì 29th October / Wednesday visione post - 13
Giornata 8 (di 38)
Milan - Pisa 2 - 2 Parma - Como 0 - 0
Udinese - Lecce 3 - 2 Napoli - Inter 3 - 1
Cremonese - Atalanta 1 - 1
Torino - Genoa 2 - 1 H. Verona - Cagliari 2 - 2
Sassuolo - Roma 0 - 1 Lazio - Juventus 1 - 1
Fiorentina - Bologna 2 - 2
Commento
Ci risiamo: ancora tanti, tanti pareggi, per la precisione sei, e così può sembrare, ma è vero solo a metà, che molte squadre si equivalgano. E così il campionato e la classifica non decollano ancora del tutto, Ci saranno da attendere almeno gi esiti di sei, sette giornate di gioco per avere un quadro minimo più completo per trarre conclusioni serie per almeno la metà delle formazioni partecipanti al torneo. Intanto si possono solo segnalare le sorprese di Como e Cremonese, la delusione per Genoa e Fiorentina, la conferma del Bologna e la prevedibile difficoltà dell'Atalanta senza il suo Gasperini e con un Juric che forse deve inquadrare meglio sia formazione che ambiente, ma sembra sulla buona strada con l'apporto di un Lookman quasi "ritrovato".
Lucianone
Politica / Le piazze per Gaza: rappresentazione e rappresentanza
29 ottobre '25 - mercoledì 29th October / Wednesday visione post - 40
(da "Corriere della Sera", lunedì 27 ottobre - Manifestazioni per la Palestina / Giuseppe De Rita)
La piazza per Gaza e la politica
Nelle manifestazioni per la Palestina abbiamo assistito a un surplus di rappresentazione e a un deficit di rappresentanza
A distanza di qualche tempo, e liberi da commossi riconoscimenti e da stizziti commenti, è forse possibile valutare in modo distaccato la qualità e gli esiti delle manifestazioni di piazza nei primi quindici giorni di questo mese. - Colpisce in particolare il "surplus di rappresenta- zione" e il "deficit di pappresentanza" che si è registrato in quelle piazze. Sulla loro rappresen-tazione c'è poco da aggiungere ai commenti di giornata. La messa in scena delle emozioni col-lettive (di orrore e sdegno di quel che accadeva a Gaza) è stata semplice, ordinata e ben riuscita; ed i commenti immediati ne hanno enfatizzato la valenza. E' rimasto invece in ombra il loro significato e il loro esito sul clamoroso non esserci delle tradizionali dinamiche. In piaz- za certo non c'erano interessi economico-sociali da dibattere, ma solo emozioni collettive da mostrare, non riconducibili di fatto alla mentalità e alla professionalità della tradizionale rap-presentanza (i partiti, i sindacati, l'associazionismo). E fa impressione che la nostra più grande organizzazione sindacale (la Ggil) sia da mesi orientata più ad esternazioni d'opinione (la di-chiarazione di rivolta sociale, i referendum, ecc.) che ad una permanente elaborazione dei bi-sogni dei diversi strati sociali; finendo poi a rimorchio di altre sigle sindacali o del mood complessivo della piazza.
La rappresentazione ha di fatto vinto sulla rappresentanza, perchè poggiava su temi così forti da imporsi come assoluta e totalitaria. Ma una volta che in piazza si è andati, cosa ne resta oggi? Certo non un programma o un progetto di azione collettiva: non la definizione di una gamma di interessi su cui aprire una controversia con gli imprenditori o con lo Stato; non l'invito a una rivolta sociale, disinnescata peraltro dal contegno tranquillo dei manifestanti. Resta quindi l'emozione di migliaia di persone per essere state insieme per una giusta ra-gione, in un evento che resta nella memoria di chi ha partecipato o anche osservato da fuori. Il pericolo è che resti una "bolla", destino abituale di tante manifestazioni di piazza, e magari con qualche effetto collaterale; qualche personaggio, avendo cavalcato la piazza, troverà amici politici aperti ad una sua candidatura; qualche segmento di partito vedrà nelle manifestazioni un'alba generazionale da valorizzare; Qualche frangia d'opinione penserà di continuare a testimoniare i valori profondi dell'ottobre 2025. Al di là di queste spigolature, va preso atto che resta pericolosamente muto il fronte fin qui più sfidato: quello della rap-presentanza, che, essendo naturaliter fredda, è andata in crisi rispetto al "movimento del sentire" capace di smuovere i sentimenti più semplici; ed è probabile che la cosa possa ripetersi in futuro. Occorre sperare allora in una prassi di rappresentanza capace di unire gestione degli interessi nei conflitti, professionalità organizzativa e attenzione ai sentimenti in movimento. Chi ha conosciuto i suoi grandi leader della rappresentanza (Costa o Merloni per gli imprenditori, Pastore e Lama per i lavoratori) sa che si può gestire insieme interessi ed emozioni: basta non essere affascinati dalla rappresentazione e dalla sua spettacolarità.
Lucianone
giovedì 23 ottobre 2025
SPORT - calcio / 6^ e 7^ giornata - Serie A 2025/26 con classifica e commento
23 ott. '25 - giovedì 23rd October / Thursday visione post - 10
6^ giornata
H. Verona - Sassuolo 0 - 1 Lazio - Torino 3 - 3
Parma - Lecce 0 - 1 Inter - Cremonese 4 - 1
Atalanta - Como 1 - 1 Udinese - Cagliari 1 - 1
Bologna - Pisa 4 - 0 Fiorentina - Roma 1 - 2
Napoli - Genoa 2 - 1 Juventus - Milan 0 - 0
7 ^ giornata
Lecce - Sassuolo 0 -0 Pisa - H. Verona 0 - 0
Torino - Napoli 1 - 0 Roma - Inter 0 - 1
Como - Juventus 2 - 0 Cagliari - Bologna 0 - 2
Genoa - Parma 0 - 0 Atalanta - Lazio 0 - 0
Milan - Fiorentina 2 - 1
Cremonese - Udinese 1 - 1
CLASSIFICA
MILAN 16 / Inter, Napoli, Roma 15 / Bologna 13 / Como, Juventus 12 / Atalanta 11
Cremonese, Sassuolo 10 / Udinese 9 / Lazio, Cagliari, Torino 8 / Lecce, Parma 6
H. Verona 4 / Fiorentina, Genoa, Pisa 3
COMMENTO
6^ giornata: quattro pareggi; 7^ giornata: cinque pareggi e se andiamo alla 5^ giornata: sono ancora 4 pareggi. Per un totale in queste ultime tre giornate di tredici pareggi. Non male, anzi pure inquietante! Ci sono dunque squadre/formazioni che di vincere han poca voglia e di perdere una paura matta, molto matta! E, a proposito, le prime quattro giornate? Ritorniamo ai calcoli: un totale di 10. Che sommati agli altri 13, fanno 23 pareggi totali. Sono tanti: quindi il risultato fin qui è che tante squadre si equivalgono, poi è da vedere se nella positività o negatività. Ma l'impresssione è ancora quella: hanno paura di perdere e le difese di parecchie squadre per adesso prevalgono. E gli attacchi non si sono ancora esposti alle massime potenze, ma a quelle medio-basse.
Andiamo adesso a vedere gli attacchi: la prima, il Milan di adesso, è arrivato a segno 11 volte. Vediamo le seconde in classifica, che sono tre: Inter con 18 reti totali, Napoli con 12 reti, Roma con 7 reti (solo). Ma a quante reti è arrivato il Milan, per ora, primo calassificato dopo sette giornate? Milan = 11 reti, confermando il risultato totale citato all'inizio. Dunque, di queste quattro squadre in pole position dopo le prime sette giornate, la Roma è quella che ha segnato meno, ma è anche quella che ha subito meno reti: soltanto tre. E con alcune partite, almeno tre, finite col risultato di 1 - 0 in suo favore: quindi con il minimo sforzo e una difesa di ferro. Quest'anno l'allenatore della squadra capitolina è Gasperini, che ha rivoluzionato il suo schema di gioco quasi dalle fondamenta: solidità difensiva prima di tutto, poi con un attacco non più a mitraglia come con l'Atalanta. E per ora i risultati gli danno più che ragione: si dirà "sì, vabbè, è sempre il Gasp... " e cioè dove va lui 'squadra vincente'. Comunque vedremo il seguito del romanzo di questo campionato per trarre più precise conclusioni. - Nel prossimo commento vedrò di esaminare il fondo classifica e le squadre-novità di questa stagione. (Luciano Finesso)
sabato 4 ottobre 2025
SPORT - calcio / serie A 2025/26 - 5^ giornata con classifica e commento - video
3 ottobre '25 - sabato 3rd October / Saturday visione post - 21
Risultati delle partite
Como - Cremonese 1 - 1 Juventus - Atalanta 1 - 1
Cagliari - Inter 0 - 2 Sassuolo - Udinese 3 - 1
Roma - H. Verona 2 - 0 Pisa Fiorentina 0 - 0
Lecce - Bologna 2 - 2 Milan - Napoli 2 - 1
Parma - Torino 2 - 1 Genoa - Lazio 0 - 3
Milan Napoli, Roma 12 / Juventus 11 / Atalanta, Cremonese, Inter 9 / Como 8 / Bologna,
Cagliari, Udinese 7 / Lazio, Sassuolo 6 / Parma 5 / Torino 4 / Fiorentina, H. Verona 3 /
Pisa, Genoa, Lecce 2
Commento
di Luciano Finesso
Ancora quattro pareggi, poi due vittorie esterne e classifica che si allunga di poco con distacchi per ora minimi. Ma le "grandi" sono tutte raccolte in alto nei tre punti che le separa da Inter in poi. Le sorprese vengono intanto da Cremonese e Como, che sono partite molto bene, con formazioni solide e molto equilibrate in tutti i reparti. Tra le squadre importanti da notare qualche difficoltà di Lazio e Fiorentina che non sono riuscite ancora a trovare la giusta caratura in fase d'attacco, anche se la squadra azzurra è riuscita ad imporsi in questa giornata sul Genoa, squadra ligure che comunque sta facendo emergere tutti i suoi limiti. Bologna e Torino sono altre due squadre da cui aspettarsi qualche scatto in più rispetto alle loro formazioni di un certo calibro. Ma siamo solo alla quinta giornata...
Lucianone
Società / Politica - La politica non insegua la piazza
4 ottobre '25 - sabato 4th October / Saturday visione post - 17
(da LA STAMPA - 3 ottobre '25 - di Alessandro De Angelis)
Ma la politica non insegua la piazza
Sembra un paradosso, eppure non lo è. Giorgia Meloni, e Matteo Salvini, hanno contribuito a creare il contesto quasi perfetto per l'altrui mobilitazione: se irridi la gente che va in piazza, equiparando lo sciopero a una scamèagnata, se ricorri alla precettazione (e comunque alla sua minaccia) neanche fosse uno scalpo da mostrare, così facendo sposti la discussione dal merito, discutibile o meno, all'esercisio di un diritto. Che in una democrazia è sacrosanto. Sfugge il calcolo. Forse - semplicemente - è la natura. Sia come sia, chi oggi scende in piazza, in fondo, dovrebbe ringraziarli: l'avversario che vuole silenziarti aiuta a coprire anche il rumore di una mobilitazione che, per come sta prendendo forma, pone qualche interro-gativo. - Secondo la grammatica tradizionale della grande politica novecentesca, lo sciopero generale è l'extrema ratio. Non è una generica manifestazione, che pure ha degli obiettivi. Vi ricorri come prova di forza finale per dare impulso a un negoziato su una tua piattaforma. Erano cioè i grandi sindacati e i grandi partiti che chiamavano il popolo alla mobilitazione, la guidavano politicamente e anche organiz-zativamente con i propri servizi d'ordine, consapevoli che le teste calde avrebbero potuto sporcare le sacrosante ragioni delle masse tranquille. Insomma, come diceva Pietro Ingrao, uno che di lotte se ne intendeva: "Non basta l'indignazione. ". Occorreva, a quell'indignazione, dare una forma una forma e uno "sbocco politico". - Ecco, qui lo schema è esattamente rovesciato. E" vero: nel Paese cè molta indignazione su Gaza e sulla vicenda della Flotilla. C'è nella famosa maggioranza silenziosa. C"è anche nelle manifestazioni per lo più spontanee. Da tempo non si vedeva tale coinvolgimento. Lo sciopero promosso dalla Cgil però non rappresenta l'avvio di un processo organizzato che ricerca un "sentiment" largo che parli a tutto il Paese. Si accoda,anche nelle parole d'ordine, alla parte più effervescente. E infatti Landini, per non essere scavalcato a sinistra, segue i Cobas, Schlein segue Landini e anche un pò Conte e Fratoianni, e tutti seguono l'indignazione senza preoccuparsi della forma e dello sbocco. Non sono loro che costruiscono politicamente e sentimetal-mente un popolo su un disegno di insieme. Piuttosto, con vocazione squisitamente minoritaria, si buttano nel gorgo alla ricerca di un "corpo" sociale per supplire alle proprie autonome capacità di mobilitazione. Non a caso la parola d'ordine è "blocchiamo tutto", come nelle proteste francesi. Altra novità, perchè "blocchiamo tutto" è semmai uno strumento di lotta, non il fine. -
In questo gioco politico a rincorrersi e ad assumere, secondo un modello mutuato dai social, ciò che è più radicale, il rischio, come è accaduto nella discussione ieri in Parlamento, è che si perda il contatto con la "macro-storia". Quella attorno a cui andrebbe costruito un disegno su cui aggregare. La Flotilla è un pezzo, sia pure rilevante e simbolico, di una storia più grande. E lo sciopero prescinde, e non è un dettaglio, proprio dal piano di pace, nel momento in cui il mondo sta facendo pressioni su Hamas perchè accetti. .Non sarà l'optimum, ma è la soluzione che può cambiare lo scenario.. Nell'immediato consente la fine delle ostilità, la ripresa degli aiuti gestita dalle Nazioni Unite, la liberazione degli ostaggi. E, in pro-spettiva, un processo che può portare ai due Stati. Tutti i leader della sinistra europea, da Pedro Sanchez a Keir Starmer, lo hanno lodato, così il segretario generale dell'Onu Antonio Guter-rez. Solo la sinistra italiana lo ha accolto in modo tiepido e, in alcune componenti, con palese ostilità. Così come, per seguire la medesima postura, aveva ignorato le parole di Sergio Mattarella sulla Flo-tilla, e per fortuna non è finita troppo male.- Attenzione, le piazze sono cose da professionisti. non è detto che creare disagi e dare solo libero sfogo all'indignazione aiuti a sensibilizzare sulla causa e a creare un consenso politico, erodendo quello altrui. Normalmente, poi, quando la situazione degenera, il popolo reclama l'ordine.
Lucianone