12 marzo '20 - giovedì 12th March / Thursday visione post - 14
Ci stiamo accorgendo che questo virus, della famiglia dei Coronavirus ma uno dei più pericolosi e micidiali per la sua propagazione veloce, non lascia molto scampo alle persone anziane e più fragili, ma con il passare dei giorni attacca anche le persone più giovani anche se per queste è meno letale.
E per fortuna non è letale, almeno per ora, per i bambini.
Adesso come adesso sono due le questioni che tutti i governi cercano di affrontare: le regole da far
rispettare come in una fase di guerra e la previsione di durata, cioè il tempo restante, del coronavirus.
Il primo aspetto, quello delle regole è simile in un certo senso a quello del coprifuoco durante i bom-
bardamenti dall'alto di una guerra terra-aria (tipica della Seconda guerra mondiale), ma essendo il
contagio di un'epidemia o pandemia qualcosa che incombe in modo imprevedibile, senza preavviso,
mentre in una vera guerra armata si sa più o meno quando il nemico colpisce sia in una situazione
bellica terrestre sia quando il pericolo e terrore arriva dal cielo. Allora le REGOLE pandemiche so-
no di un coprifuoco permanente in cui la Zona rossa ci costringe a rimanere chiusi in casa o al limi-
te nel perimetro dell'abitazione (portare a passeggio il proprio cane, fare la spesa o recarsi alla far-
macia più vicina). Ma nel caso di Codogno (provincia di Lodi) si è tenuti a stare dentro quella zo-
na rossa in modo stretto, draconiano e simile alla situazione cinese di Wuhan.
10 marzo '20 - martedì 10th March / Tuesday visione post - 19
(da la Repubblica - 31 gennaio '20 - di Marco Bracconi) 'Salviamo le montagne, Milano sa il perchè' "Nelle mattine terse tanti milanesi aprono le finestre e vedono il monte Rosa. Lo sanno che
l'acqua che bevono viene da lì?". Il libro-appello di Reinhold Messner, l'alpinista dei quattor-
dici Ottomila, ha molto da dire agli abitanti di questa città, Milano, che con la montagna ha
un legame tanto speciale. Per geografia, tradizione e prospettiva, visto che il futuro di Mila-
no si giocherà sulla capacità di coniugare sviluppo e ambiente, natura e modernità. Per am-
missione dello stesso autore, Salviamo la montagna (Edizioni Corbaccio) non è un pamphlet
eco-integralista, nè un'invovazione ai potenti della Terra. Piuttosto è un perentorio invito a
cambiare narrazione sul mondo d'alta quota, rovesciando un'attitudine culturale che tende a
trasformarlo in un territorio senza pericoli, accessibili a tutti, da consumare piuttosto che da
"sentire nel suo significato più profondo. "Con il risultato paradossale che si va in montagna
alla ricerca di silenzio, spazio, spiritualità, e facendolo in questo modo si distrugge proprio
quel che si andava a cercare.
INTERVISTA - E intanto i ghiacci si ritirano. Anche a due passi da qui.
"Il problema ecologico e il caldo globale non vengono dalla montagna, ma dalle città; però
gli effetti del degrado ambientale si sentono più velocemente in quota. Da decenni vedo co-
me cambia il clima, i ghiacciai se ne vanno e la montagna soffre. Dobbiamo innanzitutto fa-
re in modo che le persone restino a vivere lassù, a lavorare la terra. Chi al contrario va in
montagna per scalarla o goderla, è bene che vada a piedi. Bisogna smetterla di costruire im-
pianti, strade, funivie, rifugi ovunque, fino alla cima del Monte Rosa". - E' il rischio parco-giochi
"Esatto, e corrisponde a un'idea della montagna che va cambiata. Il pericolo, la fatica e la
difficoltà sono parte del suo valore. La sua grandezza spirituale deve essere salvaguardata,
perchè è attraverso questi valori che impariamo una verità decisiva: davanti alla natura gli
gli errori sono solo i nostri. Purtroppo non vogliamo più avvicinarci alla natura con i nostri
errori e le nostre debolezze, ma la vogliamo conquistare attraverso la tecnologia, magari vo-
lando con gli elicotteri fino ai campi base o aprendo continuamente nuove piste". - Si chiama turismo di massa
"E io lo capisco, ma oltre una certa quota bisogna fermarsi. Basta così. Non solo per i danni
che si fanno: finchè le persone penseranno di poter "consumare" l'esperienza di andare in
montagna, non impareranno nulla di lei". - Milano ha seri problemi di inquinamento, ma la città sembra voler moltiplicare i suoi sforzi in direzione green.
"Lo dicevo all'inizio, Milano dipende dalle montagne. E' una grande città produttiva, ed è bene
che sia così per il benessere e il lavoro<, ma sappiamo anche quanto ciò influisca sul clima". - Ha una grande responsabilità. quindi.
"Sì, e le spinte che si stanno tentando in direzione della sostenibilità forse vogliono dire che
Milano questa responsabilità la sente, e sente anche questo rapporto di dipendenza dalla
montagna". - E' preoccupato per le Olimpiadi? -
"Spero che le infrastrutture che si faranno siano minimaliste, a basso impatto. Mi piacerebbe
che si agisse in modo che questi investimenti abbiano una durata , un valore anche per le pros-
sime generazioni. Non servono cattedrali abbandonate nel deserto, e nemmeno in montagna".
- In sostanza, a salvare la montagna devono essere i cittadini e non i montanari -
"Il contadino di montagna non distrugge niente. Il problema sono gli altri. Oltre una certa quota,
in Italia 2300 metri al massimo, nessun investimento è utile e intelligente. Non serve portae las-
sù la gente con le funivie. Non ha senso. Più in basso invece sì, perchè il contadino ha bisogno
di essere collegato, se vuole vendere is uoi prodotti. E se i contadini se ne vanno, il meeraviglio-
so paesaggio nel quale nel quale andiamo a cercare la meraviglia, cambierà. E non in meglio,
questo è poco ma sicuro".
6 - 7 marzo '20 - venerdì / sabato 6th, 7th March / Friday - Saturdsy visione post - 12 Venerdì 6 marzo
Protezione civile: 3.916 malati, 197 morti (4,25%). I guariti sono 523 (11,14%).
Iss: mortalità in Italia inferiore alla Cina.
Bergamo: contagiati prefetto e questore. Matera, prefetto positivo; stop udienze in tribunale.
Colpito anche il prefetto di Brescia. Primo caso in Vaticano.
Viminale e Miur: "Falsa notizia delle scuole chiuse fino al 5 aprile".
Il presidente Mattarella nomina Commendatore il comandante della Diamond Princess
Gennaro Arma Iss, lo scenario dell'Italia diventerà europeo "E' molto importante che noi siamo un Paese pilota; come vedete dai dati, anche europei, altri Paesi sono in una fase della curva epidemica più precoce rispetto a quella che viviamo noi, ma è uno scenario che dovremo prepararci ad affrontare come uno scenario europeo". Così il presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss) Silvio Brusaferro.
AGGIORNAMENTO sabato 7 marzo) Borrelli (Protezione Civile): "In Italia 5061 contagiati, 1145 più di ieri. Per vincere il virus cambiamo il modo di vivere". Le vittime oggi sono 233, ieri erano 197. I guariti 589, quindi 66 in più di ieri.. L'appello dell'Iss: "Basta superficialità, serve attenzione". In arrivo il decreto su nuove zone rosse e gialle più diffuse. Tensione nel carcere di Salerno. ROMA - E' del 29,24% l'aumento dei malati di coronavirus in Italia rispetto a venerdì. Si è passati dai 3.916 di ieri ai 5.061 di oggi. Il numero delle vittime, invece, è salito del 18,27%, dai 197 di ieri ai 233 di oggi. Quello dei guariti è salito del 12,62%, passando dai 523 di ieri ai 589 di oggi. E' quanto si evince dai dati diffusi da Angelo Borrelli della Protezione Civile nella conferenza stampa quotidiana sul coronavirus.
"Per vincere il virus dobbiamo cambiare modo di vivere", ha detto Borrelli in conferenza stampa. "No ad atteggiamenti superficiali. Serve grande attenzione e consapevolezza da parte di tutti" sono invece le parole del presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro. "Gli anziani - ha aggiunto - in virtù della loro fragilità, assumano un comportamento di protezione e si muovano meno possibile. Se devono muoversi evitino luoghi affollati e soprattutto non si rechino in sale di attese di studi medici, pronto soccorso o altri luoghi dove avvengono contatti stretti. Chi ha dispnea e febbre, specie se in età avanzata, chiami il proprio medico e chieda assistenza. Sono i due sintomi più frequenti per le persone che vanno incontro a decesso". Per quanto riguarda la mortalità legata al virus i dati aggiornati confermano quelli del primo studio. L'età media dei pazienti deceduti e positivi a covid-19 è 81.4. Le donne sono 48 (31.0%). Il numero medio di patologie osservate in questa popolazione è di 3,6. I decessi avvengono in grandissima parte dopo gli 80 anni e in persone con importanti patologie pre-esistenti: nel dettaglio la mortalità è del 14,3% oltre i 90 anni, dell'8,2% tra 80 e 89, del 4% tra 70 e 79, dell'1,4% tra 60 e 69 e dello 0,1% tra 50 e 59, mentre non si registrano decessi sotto questa fascia d'età. Complessivamente, 21 pazienti (15,5% del campione) presentavano 0 o 1 patologia, 25 (18,5%) presentavano 2 patologie e 70 (60,3%) presentavano 3 o più patologie; per 19 pazienti non è stato ancora possibile recuperare ad oggi l'informazione. Ipertensione e cardiopatia ischemica si confermano le patologie più frequenti. Così sempre l'istituto superiore di sanità in una nota. Il nuovo decreto in bozza: "Chiusa la Lombardia e altre 11 provincie". Scuole chiuse nella zona rossa fino al 3 aprile. Un nuovo provvedimento del governo estende la zona rossa. Spostamenti bloccati, permessi solo in caso di emergenza. Chiuse palestre, piscine e centri benessere, musei, centri culturali, cinema, teatri e stazioni sciistiche. Centri commerciali aperti solo dal lunedì al venerdì. Governatori critici. Fontana: "Direzione giusta, bozza pasticciata". Bonaccini: "Cerchiamo soluzioni più coerenti". Sono state definite le nuove misure nazionali di contenimento dell'emergenza. Nell'articolo 1 della bozza del nuovo decreto del governo compare il divieto di ingresso e di uscita dalla Lombardia e da altre 11 province, e l'estensione delle zone controllate a Piemonte ed Emilia-Romagna. Nel dettaglio, le province diventate "zona rossa" sono le seguenti: Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti e Alessandria. Tutte le nuove disposizioni sono valide dall'8 marzo fino al 3 aprile. Non pienamente soddisfatti i governatori di Lombardia ed Emilia Romagna. Attilio Fontana commenta: "La bozza del provvedimento del governo sembra andare nella direzione giusta ma non posso non evidenziare che sia a dir poco pasticciata". Più critico Stefano Bonaccini: "Ho chiesto al presidente Conte e al ministro Speranza, in una logica di leale collaborazione, di poter lavorare ancora alcune ore per addivenire alle soluzioni più coerenti e condivise". Lucianone
4 marzo '20 - mercoledì 4th March / Wednesday visione post - 6
(da la Repubblica - 28 febbraio '20 - Primo piano / di Michele Serra) Quanto è piccolo il mondo del virus - Nel pianeta brulicante l'isolamento perde di colpo la sua consistenza. E il contagio serve a farci sentire, nel vivo della nostra paura, che dal Po a Wuhan i passi sono pochi - Si sa che il virus viaggia a bordo degli esseri umani, e dunque là dove gli umani si diradano ci
si sente, istintivamente, meno esposti al contagio. Nelle vallate appenniniche svuotate dall'indu-
strializzazione, l'isolamento - secolare svantaggio - diventa un beffardo sollievo. Le misure di
sicurezza, come tante altre cose, sono a misura di città, dell'Italia inurbata, aggregata, densa,
laddove respirarsi addosso è la regola. Mantenersi a due metri di distanza dalle altre persone,
evitare i luoghi affollati, considerare ogni promiscuità come un potenziale pericolo: in luoghi
dove ci sono più lupi e cinghiali che uomini, non sono avvertenze che possono lasciare il se-
gno. Perchè la mascherina, se a fiatarti addosso non sono gli uomini, è la montagna?
La zona rossa del Lodigiano è solo a mezz'ora di macchina ma a Sud del Po, quando la terra
si inarca e diventa Appennino, puoi camminare nei boschi o lavorare nei campi giornate inte-
re senza incontrare anima viva. A sera, nei bar e nelle trattorie, i telegiornali fanno l'effetto del
rapporto da un fronte lontano. Musei, cinema, teatri: chi li ha visti? Qualche cinema ancora c'e-
ra, fino a trent'anni fa, nelle cittadine di fondovalle. Adesso niente, nemmeno una sala parroc-
chiale Si conservano, in qualche antro buoi e deserto, mai più visitato se non dai proprietari,
i vecchi proiettori. Con ragnatele o senza a seconda della cura postuma. venne Pupi Avati, un
paio di estati fa, grazie al benemerito interesse della Cineteca di Bologna, a rendere omaggio
a quei cimeli, e a parlare in piazza, applauditissimo. E dunque se l'isolamento deve essere la regola, in queste valli svuotate, così lontane da Roma
e non abbastanza vicine a Bologna, la tentazione di farne ragione di rivincita fa capolino, nei
primi giorni,nelle chiacchere serali. "Ci hanno lasciati soli? Meglio per noi". Ma dura poco.
Dura il tempo - due giorni? tre giorni? - di accorgersi che anche l'agricoltore, la parrucchiera,
il pensionato, lo studente, sono andati e tornati. Per luoghi, e da luoghi, che sono ben oltre il
Po e sovente anche oltre l'Italia. Che i pendolari sono tanti, lungo le strade di fondovalle, scen-
dono e risalgono, salgono e ridiscendono. Che i ragazzi vanno a studiare lontano. Che i charter
sono pieni di gente che non ha più il cinems in paese, eppure va in Paesi lontanissimi, per lavo-
ro o per svago. Che ormai un quarto dell'umanità (un quarto!) prende l'aereo, cambia latitudine
e longitudine, sovverte il fuso orario. - Un quarto dell'umanità, circa due miliardi di persone,
cioè quante ne bastano per rendere promiscuo oltre l'immaginabile un pianeta che ancora si af-
fida (disperatamente?) alla divisione di Nazione, Regione, Provincia, nella speranza di mettere
ordine in un caos brulicante di spostamenti, rapporti, scambi, conflitti, migrazioni. Adesso che
perfino il Continente - se non come unità amministrativa, come entità geografica - oramai ri-
sulta inadeguato, superato dagli eventi...
Arrivano quassù, le prime notizie di contagi della porta accanto, contratti a valle. Il medico
che lavora in ospedale. La famiglia che è andata a cena dai parenti a X, e come poteva sape-
re? Addirittura il sindaco del paese accanto. Le persone che per lavoro incontrano altre per-
sone, nelle infinite assemblee, piccole e grandi, dove l'umanità amministra se stessa. Nessu-
no è davvero immune. Nessuno. - Ed ecco che l'isolamento perde di colpo la sua consisten-
za, diciamo la sua scorza. Ci si rende conto, nel bene e nel male, di essere meno soli di
quanto si pensava. Si cammina nel bosco con diverso spirito,, in fondo al bosco c'è la stra-
da, in fondo alla strada il paese, oltre il paese il fondovalle, l'autostrada, il mondo. La pos-
sibilità di contagio (di TUTTI i contagi) è proporzionale all'energia del mondo, il brulican-
te mondo degli umani in movimento. Il contagio è morte (in minuscola percentuale) ma è
anche vita, l'inevitabile cozzo delle traiettorie, dei viaggi, dei corpi in movimento. Ti sen-
ti meno lontano, anzi molto più vicino al medico di Codogno, e al remoto pensionato di
Vò Euganeo (che viene dal latino vadum, guado, passaggio).
Per mille volte camminare nel bosco, da solo, ti ha fatto pensare, anzi ti ha fatto sentire,
che la sola lettura possibile del mondo è olistica, complessiva, tutto è in relazione con tut-
to. E appunto: sicome tutto è in relazione con tutto, è normale, anzi è giusto che il primo
brivido di sollievo (qui siamo in pochi! Qui siamo in salvo!) sia stato presto corretto dal-
la percezione che no, nessun uomo è un'isola. Almeno a questo serve il contagio. Farci
sentire, nel vivo della nostra carne, e della nostra paura, e del nostro sacrosanto rifiuto
della paura, che di qui al Po, e alla Cina, e all'Iran, i passi sono pochi.
1 marzo '20 - domenica 1st March / Sunday Visione post - 13
(da il manifesto - 28 febbraio '20 - community / di Sarantis Thanopulos) La paura di essere contagiati dal Coronavirus ha un fondamento concreto: un rischio più alto di
morire rispetto alla normale influenza, specialmente se si è anziani e già sofferenti di altre malattie.
La paura reale di essere contagiati viene dalla voglia di vivere.
Il pericolo dell'infezione virale è associato a un pericolo incomparabilmente più catastrofico: il de-
grado ambientale a partire dalle variazioni climatiche, l'inquinamento e le pessime condizioni igie-
niche in cui vive la stragrande maggioranza della popolazione mondiale. Vista in questa prospetti-
va l'influenza da Coronavirus è solo uno dei sintomi, il più immediatamente percepibile, di una
malattia del nostro modo di vivere , nei confronti della quale non si sviluppa una paura vera, effi-
cace che mobiliti la ricerca di soluzioni. Siamo di fatto dissociati: la nostra attenzione è rivolta
alla possibilità di ammalarsi e non all'incuranza di cui siamo già ammalati che mette a repenta-
glio, in modo altrettanto reale e ben più grave, la nostra sopravvivenza fisica.
E' ovvio che il rischio (relativo) di morire oggi pesi pesi più di un rischio (più serio) di morire
domani. E' meno ovvio il fatto che la mobilitazione per far fronte al primo non tiene assoluta-
mente conto di una prospettiva più ampia che includa una politica preventiva nei confronti del
secondo. Le prescrizioni con cui si cerca di affrontare il contagio riflettono in modo inequivo-
cabile una mentalità che occupa un ruolo centrale nella genesi del degrado della nostra vita:
la logica dell'isolamento, della comunicazione remota, in cui la lontananza si finge prossimità,
l'ostilità verso ciò che non è addomesticato, metabolizzato secondo i codici della nostra auto-
referenzialità. L'individuo isolato vive in un presente permanente, ha dimenticato l'ieri e non
si preoccupa del domani.
Le misure cautelari che portano a una restrizione del movimento nei focolai dell'infezione e
all'isolamento dei contagiati sono necessarie, ma il modo di intenderle da parte dell'opposi-
zione e del governo, sembra più dettato da una logica autoritaria, da "stato d'eccezione", di congelamento degli scambi e dei rapporti, per la prima (l'opposizione), e da una logica di
difesa dalle accuse di mancanza di rigore e di inefficienza, per il secondo (governo).
Gli appelli dei medici che si occupano dei contagi ad abbassare i toni, sono stati ignorati o
zittiti da virologi mediatici che danno la loro battaglia in televisione. Non è questo il mo-
do migliore per approntare un sistema efficace di contenimento della diffusione del virus,
che non sia prevalentemente reattivo; questa è piuttosto la strada per incentivare la paura
nei confronti dell'untore. La psicologia del coprifuoco, le tonnellate di amuchina con cui
si aspira di candeggiare la propria vita, le mascherine che dovrebbero essere usate per
non contagiare e vengono, invece, usate per non essere contagiati, illuminano la tenden-
za strisciante a chiudersi ai legami con gli altri, a cui la presenza del virus ha offerto l'ali-
bi necessario per manifestarsi apertamente. Quando ci si ritira dalla vita, contraendosi
psichicamente, si temono come destabilizzanti la sua complessità e imprevedibilità. Co-
sì la paura di essere ammalati di una cosa concreta può essere facilmente infiltrata dalla
paura , che prende silenziosamente il sopravvento , di essere ammalati di qualcosa di in-
definibile, intrusivo che se ci riuscisse a mettere davvero a fuoco si rivelerebbe essere
il vivere stesso.
Il mondo globalizzato è chiuso all'alterità, al nostro contatto coinvolgente, profondo con
gli altri. Il desiderio è diffusamente vissuto come esposizione pericolosa all'altro e perce-
pito come contagio di cui egli è portatore. Per ciò le nostre paure tendono a essere incon-
sciamente conformate alla paura della contaminazione e quando un'infezione virulenta
fa la sua apparizione , funziona come un cerino acceso nel barile di petrolio.
26 febbraio '20 - mercoledì 26th February / Wednesday visione post - 11
LOMBARDIA - coronavirus Collaboratrice del governatore Fontana positiva / Fontana in isolamento Una stretta collaboratrice del governatore della Regione Lombardia, Attilio Fontana, è risultata positiva al coronavirus. "Purtroppo è risultata essere positiva al corunavirus", ha annunciato Fontana su Facebook spiegando che si metterà in quarantena per due settimane pur essendo risultato negativo. "Da oggi qualcosa cambierà - dice - perché anche io mi atterrò alle istruzioni date dall'Istituto superiore della sanità, per cui per due settimane cercherò di vivere in una sorta di auto-isolamento che soprattutto preservi le persone che lavorano con me".
I numeri del contagio
Sono 12 i decessi legati a coronavirus Sars-Cov-2. L'ultima vittima è un uomo di Lodi di 69 anni, con patologie respiratorie pregresse, morto in Emilia Romagna. L'aggiornamento in serata del capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, sommata alle novità arrivate in tarda serata da quattro regioni danno questa situazione sui conteggi a proposito dell'epidemia Covid-19: Lombardia 305 casi, Veneto 71, Emilia Romagna 47, Liguria 16, Piemonte, Lazio, Marche e Sicilia 3, Toscana 2, Alto Adige, Campania e Puglia 1. Il totale è di 456, questa sera alle 23. Trentasei sono in terapia intensiva. Rispetto a martedì sera, i positivi sono cresciuti di 131 ed è la più forte crescita da quando, il 29 gennaio, il coronavirus è stato diagnosticato in Italia.
In serata il presidente della Regione Liguria ha segnalato che sono risultati positivi al primo tampone altri dieci ospiti di uno dei due hotel di Alassio. E così la Regione Marche ha segnalato altri due contagiati. E, ancora, la Lombardia ha aggiornato pesantemente la sua conta. Infine, primo caso in Puglia: è un uomo che risiede nella provincia di Taranto, di ritorno da Codogno. E primo caso in Campania: una giovane ucraina di ritorno da Cremona. In tutte queste "positività" serve la conferma, attraverso un secondo tampone, dell'Istituto superiore di Sanità.
ROMA - coronavirus.
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte: "Incubo recessione, dobbiamo
fermare il panico". E chiede alla Rai toni più bassi.
Di Maio prepara una campagna internazionale contro le fake news sull'Italia. Ricciardi: "Allarme da ridimensionare, il 95% guarisce". E il governo frena sull'ipotesi di un rinvio del referendum.
"È il momento di abbassare i toni, dobbiamo fermare il panico". Giuseppe Conte è nella sede della Protezione civile di Roma con a fianco il commissario per il coronavirus Angelo Borrelli e tutti i ministri. Collegati in teleconferenza ci sono i governatori, invitati a coordinarsi con il governo, ma senza i toni perentori del giorno prima. Perché a spaventare adesso, insieme al rischio di un'emergenza sanitaria, sono le conseguenze della paura incontrollata sul sistema Paese. Tanto che da Chigi è partita una telefonata alla Rai: "Basta allarmismi". E che il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha preparato un piano "contro le fake news su di noi nel resto del mondo".
Il danno economico delle chiusure imposte nell'area colpita e le cautele estese a tutt'Italia (l'annullamento di convegni, fiere, eventi pubblici, gite scolastiche) è già difficile da calcolare. Ma unito a quello delle misure ingiustificate stabilite da altri Stati, e al serpeggiare della paura nella vita quotidiana di milioni di cittadini, potrebbe mettere in ginocchio il Paese rendendo ancora più complicata la gestione della crisi. I report economici arrivati sul tavolo del governo sono impietosi. Prevedono una nuova recessione e ricordano che le province colpite (Pavia, Lodi, Cremona e Milano) valgono il 12% del pil italiano e il 2% di quello dell'eurozona. "Solo nella zona rossa - spiega un ministro - ci sono 63 aziende medio grandi, senza contare negozi ed esercizi commerciali, con oltre 4000 occupati e 1,7 miliardi di fatturato nel 2019. Intervenire in modo drastico è stato fondamentale, ma dobbiamo fare attenzione affinché tutte le misure siano proporzionate e non controproducenti".