21 maggio '18 - lunedì 21st May / Monday visione post - 22
(da la Repubblica - 28 aprile '18 - Emanuele Felice)
Una bussola per la sinistra
A volte l'economia può servire da bussola per la politica. specie nei momenti più confusi.
E non per il piccolo cabotaggio, ma per tracciare la rotta. Quali dovrebbero essere i car-
dini di una politica economica di sinistra, oggi in Italia? Verso quale orizzonte, "per il
bene del Paese", si può pensare di avviare una trattativa fra Pd e 5Stelle? Com'è noto
l'Italia è il Paese che cresce meno di tutta l'eurozona. D'accordo, ma proviamo a veder-
ne le ragioni. Ecco altri due dati, che chiamano in causa soprattutto la sinistra: dovreb-
bero essere i punti cardinali di qualsiasi politica riformista e progressista.
Primo: l'Italia è anche il Paese con i più bassi livelli di istruzione dell'eurozona (e in verità
di tutte le economie avanzate). E' una tara antica che si lega a doppio filo con la specializ-
zazione nei settori leggeri e a bassa innovazione. Si accompagna a una diffusa retorica che
invita da un lato a cercarsi subito un lavoro senza perdere tempo sui banchi di scuola, dal-
l'altro a prediligere gli studi umanistici a scapito di quelli scientifici. Come se l'istruzione
fosse solo un lusso per ricchi e non, invece, la via maestra per la propria emancipazione
(anche economica) e per il miglioramento della società. Questo la sinistra dovrebbe saper-
lo bene: è una sua idea fondante. Inoltre, per l'Italia, è chiaro che nel mondo globale solo
con l'istruzione e l'innovazione si può ragionevolmente sperare di mantenere salari eleva-
ti, di non ritrovarsi travolti dalla concorrenza dei Paesi emergenti, come invece sta avve-
nendo.
Secondo: l'Italia è ormai nella zona euro il Paese con la disuguaglianza più alta, tolti Grecia
e Portogallo. Fra gli altri ce l'hanno ricordato di recente l'Ocse, il Fondo monetario interna-
zionale, l'Eurostat. Si pensi al Forum disuguaglianze diversità promosso da Fabrizio Barca,
intellettuale e dirigente di riferimento della sinistra e, almeno per un periodo, dello stesso
Pd; o al Manifesto contro la disuguaglianza curato da Maurizio Franzini. Questi fa notare
che l'Italia è, in tutta l'eurozona, il Paese in cui il reddito dei figli dipende maggiormente da
quello dei genitori: sono le basi di una società estrattiva, che favorisce la rendita e scorag-
gia il merito; da questo punto di vista, in Occidente solo il Regno Unito (il Paese della Brexit)
e gli Usa (il Paese di Trump) versano in condizioni simili. Ma l'Italia è anche uno dei Paesi
in cui esiste la maggiore disuguaglianza intergenerazionale, a scapito dei giovani, che infat-
ti emigrano. Infine, da noi la situazione è ulteriormente aggravata dal divario Nord-Sud,
anch'esso ormai un'anomalia fra tutte le economie avanzate. Da notare che il Mezzogiorno
è la parte del Paese cresciuta meno negli ultimi vent'anni, quella con i più bassi livelli di
istruzione, ma pure (spesso si tende a dimenticarlo) quella in cui le disuguaglianze sono più
alte: anche qui le conseguenze politiche sono evidenti.
Bene, paradossalmente. Se così stanno le cose di spazio per una politica di sinistra ce n'è
ancora in Italia, e parecchio. Se la sinistra saprà guardare alle sue stelle.
Lucianone
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lunedì 21 maggio 2018
Società / istruzione - Gli italiani e la lingua inglese: errori da evitare
21 maggio '18 - lunedì 21st May / Monday visione post - 22
(da la Repubblica - 12 aprile '18 - Ilaria Venturi)
"Because I'm happy" lo possiamo anche canticchiare con Pharrell Williams. I guai
cominciamo con la scrittura. Because è la parola più sbagliata nel mondo, replicata
in ben 237 modi diversi. Ed è al top degli errori che gli italiani fanno in inglese (la
scriviamo con la "o"). Gli studenti che imparano l'inglese lasciano per strada le let-
tere finali in bye e and, confondono il too con to, salutano con Hy (sarebbe Hi), dimen-
ticano la "u" in beautiful e inciampano con especially e which.
Curiosa analisi quella che offre la "Cambridge University Press" a partire da un corpus
di 1,8 miliardi di parole in lingua inglese. Un immenso database dove vengono catalo-
gate anche oltre cinque milioni di prove di certificazione Cambridge English sostenute
ogni anno nel mondo. Di qui la lista degli strafalcioni grammaticali più frequenti che
fanno gli studenti nei diversi Paesi. Gli italiani si confondono anche con avverbi e verbi:
really e non very, there e non here, oppure do al posto del corretto go se vado a fare
shopping, make al posto di do se faccio sport. Gli esperti non drammatizzano: i nostri
studenti sono migliorati, anche se rimaniamo in fondo nel confronto con altri paesi.
"In Toscana e nel Veneto il livello è alto, meno in altre regioni - spiega Patrizia Zanon,
manager della Cambridge University press Italia - Gli errori spesso sono dovuti a pa-
role di comune derivazione latina, ma con significato diverso. Il Corpus ci dice anche
quali sono le trasformazioni della lingua avvenute in tempi recenti. Il senso è miglio-
rare gli strumenti d'apprendimento. La lingua che s'impara a scuola è codificata,
quella della strada è in continua evoluzione". Giovanni Iamartino, presidente dell'as-
sociazione italiana di anglistica, ricorda che l'inglese standard oggi è parlato solo dal
3% della popolazione britannica. "L'inglese scritto - aggiunge - è rimasto il collante
rispetto a quello parlato ormai in modi diversissimi". L'Italia è il secondo Paese per
numero di certificazioni Cambridge - 1,2 milioni di esami svolti negli ultimi cinque
anni - ma gli studenti sono solo il 5% ogni anno e a prepararli è una scuola su tre.
Ancora pochi. Eppure l'inglese ora si insegna dalla primaria. "Il problema è come. I
miei studenti arrivano al linguistico sensa più motivazione perchè non ne possono più
di regole e grammatica - osserva Silvia Minardi, docente di inglese al liceo Quasimodo
di Magenta, presidente dell'associazione Lend (Lingua e nuova didattica) - tredici an-
ni di inglese a scuola fanno male all'inglese perchè non basta introdurlo dalla prima-
ria se non si guarda come viene insegnato. Manca la formazione dei docenti, e in più
le ore sono state tagliate. L'inglese nella scuola è stato abbandonato".
Lucianone
(da la Repubblica - 12 aprile '18 - Ilaria Venturi)
"Because I'm happy" lo possiamo anche canticchiare con Pharrell Williams. I guai
cominciamo con la scrittura. Because è la parola più sbagliata nel mondo, replicata
in ben 237 modi diversi. Ed è al top degli errori che gli italiani fanno in inglese (la
scriviamo con la "o"). Gli studenti che imparano l'inglese lasciano per strada le let-
tere finali in bye e and, confondono il too con to, salutano con Hy (sarebbe Hi), dimen-
ticano la "u" in beautiful e inciampano con especially e which.
Curiosa analisi quella che offre la "Cambridge University Press" a partire da un corpus
di 1,8 miliardi di parole in lingua inglese. Un immenso database dove vengono catalo-
gate anche oltre cinque milioni di prove di certificazione Cambridge English sostenute
ogni anno nel mondo. Di qui la lista degli strafalcioni grammaticali più frequenti che
fanno gli studenti nei diversi Paesi. Gli italiani si confondono anche con avverbi e verbi:
really e non very, there e non here, oppure do al posto del corretto go se vado a fare
shopping, make al posto di do se faccio sport. Gli esperti non drammatizzano: i nostri
studenti sono migliorati, anche se rimaniamo in fondo nel confronto con altri paesi.
"In Toscana e nel Veneto il livello è alto, meno in altre regioni - spiega Patrizia Zanon,
manager della Cambridge University press Italia - Gli errori spesso sono dovuti a pa-
role di comune derivazione latina, ma con significato diverso. Il Corpus ci dice anche
quali sono le trasformazioni della lingua avvenute in tempi recenti. Il senso è miglio-
rare gli strumenti d'apprendimento. La lingua che s'impara a scuola è codificata,
quella della strada è in continua evoluzione". Giovanni Iamartino, presidente dell'as-
sociazione italiana di anglistica, ricorda che l'inglese standard oggi è parlato solo dal
3% della popolazione britannica. "L'inglese scritto - aggiunge - è rimasto il collante
rispetto a quello parlato ormai in modi diversissimi". L'Italia è il secondo Paese per
numero di certificazioni Cambridge - 1,2 milioni di esami svolti negli ultimi cinque
anni - ma gli studenti sono solo il 5% ogni anno e a prepararli è una scuola su tre.
Ancora pochi. Eppure l'inglese ora si insegna dalla primaria. "Il problema è come. I
miei studenti arrivano al linguistico sensa più motivazione perchè non ne possono più
di regole e grammatica - osserva Silvia Minardi, docente di inglese al liceo Quasimodo
di Magenta, presidente dell'associazione Lend (Lingua e nuova didattica) - tredici an-
ni di inglese a scuola fanno male all'inglese perchè non basta introdurlo dalla prima-
ria se non si guarda come viene insegnato. Manca la formazione dei docenti, e in più
le ore sono state tagliate. L'inglese nella scuola è stato abbandonato".
Lucianone
sabato 19 maggio 2018
SPORT - calcio / Serie A - 37^ giornata 2017/18
19 maggio '19 - sabato 19th May / Saturday visione post - 22
RISULTATI delle PARTITE
Benevento 1 Inter 1 Bologna 1 Crotone 2 Fiorentina 0 H. Verona 0
Genoa 0 Sassuolo 2 Chievo 2 Lazio 2 Cagliari 1 Udinese 1
Torino 2 Atalanta 1 Roma 0 Sampdoria 0
Spal 1 Milan 1 Juventus 0 Napoli 2
CLASSIFICA
JUVENTUS 92 / Napoli 88 / Roma 74 / Lazio 72 / Inter 69 / Milan 61 /
Atalanta 60 / Fiorentina 57 / Sampdoria 54 / Torino 51 / Sassuolo 43 /
Genoa 41 / Bologna 39 / Chievo, Udinese 37 / Cagliari 36 / Spal, Crotone 35 /
H. Verona 25 / Benevento 21
Lucianone
RISULTATI delle PARTITE
Benevento 1 Inter 1 Bologna 1 Crotone 2 Fiorentina 0 H. Verona 0
Genoa 0 Sassuolo 2 Chievo 2 Lazio 2 Cagliari 1 Udinese 1
Torino 2 Atalanta 1 Roma 0 Sampdoria 0
Spal 1 Milan 1 Juventus 0 Napoli 2
CLASSIFICA
JUVENTUS 92 / Napoli 88 / Roma 74 / Lazio 72 / Inter 69 / Milan 61 /
Atalanta 60 / Fiorentina 57 / Sampdoria 54 / Torino 51 / Sassuolo 43 /
Genoa 41 / Bologna 39 / Chievo, Udinese 37 / Cagliari 36 / Spal, Crotone 35 /
H. Verona 25 / Benevento 21
Lucianone
Appuntamenti - Mostre: arte, scienza, scultura
19 maggio '18 - sabato 19th May / Saturday visione post - 12
LA MODERNITA' DEL PAESAGGIO
Teodoro Wolf Ferrari018
Conegliano (Treviso) - Palazzo Sarcinelli (via XX settembre 132)
Fino al 24 giugno 2018
informazioni e prenotazioni: www.mostrawolfferrari.it
Joan MIRO'
Materialità e metamorfosi
Padova - Palazzo Zabarella
Fino al 22 luglio 2018
La mostra è organizzata dal Museo di Arte Contemporanea Serralves, Porto
Info e prenotazioni: tel. (+39) 049 8753100 / www.palazzozabarella.it
"INCONTRI RAVVICINATI CON IL PIANETA ROSSO"
Milano - al Museo di via San Vittore
Viaggio su Marte tra scienza e mito: da Schiapparelli alle sonde spaziali,
dalle canzoni di Bowie ai romanzi di Urania
Fino al 3 giugno '18
ore 9,30/17 da martedì a venerdì - sabato e festivi 9,30/18,30 - chiuso lunedì
Ingresso incluso nel biglietto del museo, 10 euro - tel. 02.485551
RODIN - Un grande scultore al tempo di Monet
Treviso - Museo Santa Caterina
Fino al 3 giugno '18
Info e prenotazioni: www.lineadombra.it
Lucianone
LA MODERNITA' DEL PAESAGGIO
Teodoro Wolf Ferrari018
Conegliano (Treviso) - Palazzo Sarcinelli (via XX settembre 132)
Fino al 24 giugno 2018
informazioni e prenotazioni: www.mostrawolfferrari.it
Joan MIRO'
Materialità e metamorfosi
Padova - Palazzo Zabarella
Fino al 22 luglio 2018
La mostra è organizzata dal Museo di Arte Contemporanea Serralves, Porto
Info e prenotazioni: tel. (+39) 049 8753100 / www.palazzozabarella.it
"INCONTRI RAVVICINATI CON IL PIANETA ROSSO"
Milano - al Museo di via San Vittore
Viaggio su Marte tra scienza e mito: da Schiapparelli alle sonde spaziali,
dalle canzoni di Bowie ai romanzi di Urania
Fino al 3 giugno '18
ore 9,30/17 da martedì a venerdì - sabato e festivi 9,30/18,30 - chiuso lunedì
Ingresso incluso nel biglietto del museo, 10 euro - tel. 02.485551
RODIN - Un grande scultore al tempo di Monet
Treviso - Museo Santa Caterina
Fino al 3 giugno '18
Info e prenotazioni: www.lineadombra.it
Lucianone
venerdì 11 maggio 2018
SPORT - calcio / Serie A - 36^ giornata 2017/18
11 maggio '18 - venerdì 11th May / Friday visione post - 14
RISULTATI delle PARTITE
Milan 4 Juventus 3 Udinese 0 Chievo 2 Genoa 2 Lazio 1
H. Verona 1 Bologna 1 Inter 4 Crotone 1 Fiorentina 3 Atalanta 1
Napoli 2 Spal 2 Sassuolo 1 Cagliari 0
Torino 2 Benevento 0 Sampdoria 0 Roma 1
CLASSIFICA
JUVENTUS 91 / Napoli 85 / Roma 73 / Lazio 71 / Inter 69 / Milan 60 /
Atalanta 59 / Fiorentina 57 / Sampdoria 54 / Torino 48 / Genoa 41 /
Sassuolo 40 / Bologna 39 / Spal 35 / Chievo, Crotone, Udinese 34 / Cagliari 33 /
H. Verona 25 / Benevento 18
COMMENTOContinua...
to be continued...
RISULTATI delle PARTITE
Milan 4 Juventus 3 Udinese 0 Chievo 2 Genoa 2 Lazio 1
H. Verona 1 Bologna 1 Inter 4 Crotone 1 Fiorentina 3 Atalanta 1
Napoli 2 Spal 2 Sassuolo 1 Cagliari 0
Torino 2 Benevento 0 Sampdoria 0 Roma 1
CLASSIFICA
JUVENTUS 91 / Napoli 85 / Roma 73 / Lazio 71 / Inter 69 / Milan 60 /
Atalanta 59 / Fiorentina 57 / Sampdoria 54 / Torino 48 / Genoa 41 /
Sassuolo 40 / Bologna 39 / Spal 35 / Chievo, Crotone, Udinese 34 / Cagliari 33 /
H. Verona 25 / Benevento 18
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sabato 5 maggio 2018
SPORT - calcio / Serie A - 35^ giornata 2017/18
4 maggio '18 - sabato 4th May / Saturdayv visione post - 6
RISULTATI delle PARTITE
Roma 4 Inter 2 Crotone 4 Atalanta 3 Benevento 3 Bologna 1
Chievo 1 Juve 3 Sassuolo 1 Genoa 1 Udinese 3 Milan 2
Verona H. 1 Sampdoria 4 Fiorentina 3 Torino 8
Spal 3 Cagliari 1 Napoli 0 Lazio 1
CLASSIFICA
JUVENTUS 88 / Napoli 84 / Roma, Lazio 70 / Inter 66 / Atalanta 58 /
Milan 57 / Sampdoria, Fiorentina 54 / Torino 47 / Genoa 41 / Bologna 39 /
Sassuolo 37 / Udinese, Crotone 34 / Cagliari 33 / Spal 32 / Chievo 31 /
H. Verona 25 / Benevento 18
CONTINUA...
to be continued...
RISULTATI delle PARTITE
Roma 4 Inter 2 Crotone 4 Atalanta 3 Benevento 3 Bologna 1
Chievo 1 Juve 3 Sassuolo 1 Genoa 1 Udinese 3 Milan 2
Verona H. 1 Sampdoria 4 Fiorentina 3 Torino 8
Spal 3 Cagliari 1 Napoli 0 Lazio 1
CLASSIFICA
JUVENTUS 88 / Napoli 84 / Roma, Lazio 70 / Inter 66 / Atalanta 58 /
Milan 57 / Sampdoria, Fiorentina 54 / Torino 47 / Genoa 41 / Bologna 39 /
Sassuolo 37 / Udinese, Crotone 34 / Cagliari 33 / Spal 32 / Chievo 31 /
H. Verona 25 / Benevento 18
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RIFLESSIONI - I leader europei e l'ascesa dei populisti nelle elezioni italiane del 4 marzo
4 maggio '18 - sabato 4th May / Saturday visione post - 17
I leader europei sono piuttosto prudenti nel giudicare la situazione politica italiana.
Probabilmente hanno capito che esiste un evidente nesso tra il clamoroso successo
dei partiti populisti e il fatto che l'Italia ha dovuto reggere quasi da sola l'impatto
della grande migrazione dall'Africa.
E dunque, per dirla come va detta, hanno la coda di paglia. Le responsabilità dell'Unione europea
e dei suoi più importanti Stati membri (Francia e Germania in primo luogo) nel voto "antieuropeo"
degli italiani, lo scorso 4 marzo, sono gigantesche. E posson o essere misurate negli anni, se non
nei decenni. - Mi è capitata sotto gli occhi un'Amaca del 2003 (quindici anni fa) nella quale mi chiedevo "se l'Europa considera gli ottomila chilometri di coste italiane un problema regionale
dell'Italia o unq uestione politica continentale". Non era il rilievo di un esperto, ma di un cittadino qualunque (cittadino europeo) che si rendeva conto che la questione dei migranti NON era in
alcun modo sostenibile da un solo paese (due se vogliamo contare anche la povera Grecia).
E' abbastanza irritante, dopo tutto quello che è accaduto, leggere la candida opinione del gio-
vane leader della Cdu Spahn, che intervistato dalla nostra corrispondente a Berlino dichiara
che "sul tema dei migranti e della protezione dei confini esterni dell'Europa dobbiamo sbri-
garci". Sbrigarci? Ma cos'è, una battuta di spirito?
(da la Repubblica - 30 marzo '18 - L'Amaca / Michele Serra)
I leader europei sono piuttosto prudenti nel giudicare la situazione politica italiana.
Probabilmente hanno capito che esiste un evidente nesso tra il clamoroso successo
dei partiti populisti e il fatto che l'Italia ha dovuto reggere quasi da sola l'impatto
della grande migrazione dall'Africa.
E dunque, per dirla come va detta, hanno la coda di paglia. Le responsabilità dell'Unione europea
e dei suoi più importanti Stati membri (Francia e Germania in primo luogo) nel voto "antieuropeo"
degli italiani, lo scorso 4 marzo, sono gigantesche. E posson o essere misurate negli anni, se non
nei decenni. - Mi è capitata sotto gli occhi un'Amaca del 2003 (quindici anni fa) nella quale mi chiedevo "se l'Europa considera gli ottomila chilometri di coste italiane un problema regionale
dell'Italia o unq uestione politica continentale". Non era il rilievo di un esperto, ma di un cittadino qualunque (cittadino europeo) che si rendeva conto che la questione dei migranti NON era in
alcun modo sostenibile da un solo paese (due se vogliamo contare anche la povera Grecia).
E' abbastanza irritante, dopo tutto quello che è accaduto, leggere la candida opinione del gio-
vane leader della Cdu Spahn, che intervistato dalla nostra corrispondente a Berlino dichiara
che "sul tema dei migranti e della protezione dei confini esterni dell'Europa dobbiamo sbri-
garci". Sbrigarci? Ma cos'è, una battuta di spirito?
(da la Repubblica - 30 marzo '18 - L'Amaca / Michele Serra)
sabato 28 aprile 2018
SPORT - calcio / Serie A - 34^ giornata 2017/18
28 aprile '18 - sabato 28th April / Saturday visione post - 11
RISULTATI delle PARTITE
Spal 0 Sassuolo 1 Milan 0 Cagliari 0 Atalanta 2 Chievo 1
Roma 3 Fiorentina 0 Benevento 1 Bologna 0 Torino 1 Inter 2
Lazio 4 Udinese 1 Juventus 0 Genoa 1
Sampdoria 0 Crotone 2 Napoli 1 H. Verona 0
CLASSIFICA
JUVENTUS 85 / Napoli 84 / Roma. Lazio 67 / Inter 66 / Atalanta 55 / Milan 54
Sampdoria, Fiorentina 51 / Torino 47 / Bologna 39 / Genoa 38 / Sassuolo 37
Cagliari, Udinese 33 / Chievo, Crotone 31 / Spal 29 / H. Verona 25 / Benevento 17
Il commento
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RISULTATI delle PARTITE
Spal 0 Sassuolo 1 Milan 0 Cagliari 0 Atalanta 2 Chievo 1
Roma 3 Fiorentina 0 Benevento 1 Bologna 0 Torino 1 Inter 2
Lazio 4 Udinese 1 Juventus 0 Genoa 1
Sampdoria 0 Crotone 2 Napoli 1 H. Verona 0
CLASSIFICA
JUVENTUS 85 / Napoli 84 / Roma. Lazio 67 / Inter 66 / Atalanta 55 / Milan 54
Sampdoria, Fiorentina 51 / Torino 47 / Bologna 39 / Genoa 38 / Sassuolo 37
Cagliari, Udinese 33 / Chievo, Crotone 31 / Spal 29 / H. Verona 25 / Benevento 17
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SOCIETA' - Le elezioni e 'La via del successo' di Walter Benjamin
28 aprile '18 - sabato 28th April / Saturday visione post - 38
(da la Repubblica - 28 febbraio '18 - Stefano Bartezzaghi)
Le elezioni spiegate
da Walter Benjamin
Non si diventa politici di successo perchè si sono vinte le elezioni: si vincono -le elezioni
perchè si è politici di successo. L'inversione del senso comune non è la trovata di qual-
che spin-doctor odierno e non è contenuta in un manuale di self-help dei nostri tempi,
tempi così votati a una cupa furbizia. E' la prima delle tredici tesi che il filosofo Walter
Benjamin racchiuse in poche pagine scritte (a proposito di cupezza) nel 1928 e intitola-
ta: La via del successo. Dagli esempi che porta, si capisce che aveva in mente soprat-
tutto il successo letterario. Ma della società di massa, allora nascente, aveva capito
qualcosa che nemmeno novant'anni dopo si può dare per scontato. Pensiamo alla po-
litica italiana: se "il successo" è la popolarità e il "risultato" è la vittoria elettorale, il
principio di Benjamin risulta meno paradossale. Berlusconi ha cominciato a vincere le
sue prime elezioni presentandosi come "vincente", parola che dagli anni Ottanta è di-
ventata più importante come sostantivo che come aggettivo: il vincente non è più colui
che ha vinto, ma colui che è destinato a vincere. Benjamin lo sapeva già e, coerente-
mente con questo principio, le sue "tesi" non sono polemologiche: non parlano di ave-
re successo sugli altri ma delle condizioni individuali, e quasi spirituali, per "compren-
dere la lingua nella quale la fortuna ci rivolge la parola". Non conosceva Berlusconi e
si può presumere che Berlusconi non conosca Benjamin, ma l'indomito "campaigner"
di Forza Italia sembra essere sospinto da intuizioni molto simili. Il suo impiego eletto-
rale dell'appellativo di "presidente" prescinde dall'impossibilità persino di essere can-
didato ma è utile a confermare un'immagine, perspicua e non ambigua: "La massa di
strugge qualunque successo non appena questo le appaia oscuro, senza un suo valo-
re istruttivo, esemplare". Viene da pensare ai nostri simboli elettorali di un tempo: la
croce, la falce e il martello, il sole nascente, persino la fiamma. Come una decorazione
per un generale, o per un finanziere, "il suo palazzo" (su cui oggi campeggia l'insegna
Trump Building), così l'aura di "presidente" per il prescindente Berlusconi: queste so-
no immagini univoche e, avverte Benjamin, non hanno nulla a che fare con la "traspa-
renza", che oggi si predica come valore culturale.
Si pensa al Movimento5Stelle, e alla ragione apparentemente oscura per cui la mancanza
totale di curriculum dei suoi candidati non pare poterne frenare l'ascesa, quando Benja-
min avverte che il successo dipende meno dalla saggezza e dalla preparazione che dalle
doti di improvvisazione e che la sua ricerca ha meno a che fare con la volontà che con il
gioco d'azzardo. Il candidato annulla la sua personalità come il giocatore si lascia rappre-
sentare dalla fiche che mette sul tavolo verde. Democrazia interna dei partiti, articolazio-
ni di punti programmatici, coalizioni polifoniche? Benjamin sembra anche criticare il pa-
sticcio pseudo-pèroporzionale della legge elettorale in vigore quando stabilisce, crudel-
mente, che il pubblico ha "fame di univocità": "Un centro, un capo, una parola d'ordine".
Forse queste annotazioni di quasi un secolo fa possono aiutare a capire il punto in cui si
è esaurito il "momentum" di Matteo Renzi, fra la rottamazione degli esordi, l'accantona-
mento dell'articolo 18 e la mancata abolizione del Senato. Immagini negative, di cancella-
zione, da cui non ne è sortita, a contrasto, una positiva: una formula in cui identificarsi,
un'immagine delineata e univoca a cui votarsi, e quindi per cui votare. Bene fanno i po-
litici che non riservano le proprie energie alle occasioni maggiori. "Molto è innato, ma
molto viene dal training" e quindi occorre esercitare il proprio carisma a ogni momento,
affrontare anche le discussioni minori, non apparire sempre con gli occhi affissi alla me-
ta ed essere amabili, soprattutto con i sottoposti. Stare in mezzo al proprio pubblico per
amabilmente padroneggiare "la lingua del comando" che, assieme alla "formula della
fortuna" è l'Apriti Sesamo del successo. Sia ben chiaro che, prosegue Benjamin con di-
vertente disinvoltura, "imbrogliare è sempre possibile", ma solo per chi non si senta un
imbroglione. Fa esattamente l'esempio del "cavaliere d'industria", il cui nome, le cui
proprietà e pertinenze emanano una luce gradevole: quella della "buona fede", che non
illumina invece il "povero diavolo".
Leggere oggi queste tesi, visionarie e quasi misteriche, costituisce una lezione durissi-
ma per ogni idea che si vorrebbe "razionale" della politica. Pensare alla posterità è va-
no, il successo ha il presente come unico orizzonte. Pensare che esista qualcosa co-
me una "giustizia" nella gloria è addirittura "farisaico" ed è "uno dei maggiori osta-
coli a qualunque riuscita": il successo arride a chi ne sa gioire indipendentemente
dal merito. Un principio tanto beffardo dovrebbe peraltro indurci a interpretare corret-
tamente l'ingannevole mito della "meritocrazia": la si vede come il potere ottenuto
con il merito, ma in realtà è il merito che si ottiene con il potere. La "gloria", che è la
dimensione assoluta del successo, non è infatti un "sovrappiù", come fu in passato:
"in un'epoca in cui qualunque misera scribacchiatura viene diffusa in centomila
esemplari" (e allora non c'erano i social network) la gloria è necessaria, come una
condizione di esistenza. Chi non ne ha non esiste. Giustizia, competenza, lungimi-
ranza, trasparenza, verità, cultura: si stenta a credere che a farne strame sia stato
un filosofo che (sia pure a modo suo) era comunista e scriveva in un'epoca politica
che incubava totalitarismi e stermini. Ma di fronte al "capriccio del gioco stesso
del mondo" la dimensione etica a cui quei valori si richiamano ha l'efficacia pre-
dittiva e prescrittiva di un oroscopo.
Lucianone
(da la Repubblica - 28 febbraio '18 - Stefano Bartezzaghi)
Le elezioni spiegate
da Walter Benjamin
Non si diventa politici di successo perchè si sono vinte le elezioni: si vincono -le elezioni
perchè si è politici di successo. L'inversione del senso comune non è la trovata di qual-
che spin-doctor odierno e non è contenuta in un manuale di self-help dei nostri tempi,
tempi così votati a una cupa furbizia. E' la prima delle tredici tesi che il filosofo Walter
Benjamin racchiuse in poche pagine scritte (a proposito di cupezza) nel 1928 e intitola-
ta: La via del successo. Dagli esempi che porta, si capisce che aveva in mente soprat-
tutto il successo letterario. Ma della società di massa, allora nascente, aveva capito
qualcosa che nemmeno novant'anni dopo si può dare per scontato. Pensiamo alla po-
litica italiana: se "il successo" è la popolarità e il "risultato" è la vittoria elettorale, il
principio di Benjamin risulta meno paradossale. Berlusconi ha cominciato a vincere le
sue prime elezioni presentandosi come "vincente", parola che dagli anni Ottanta è di-
ventata più importante come sostantivo che come aggettivo: il vincente non è più colui
che ha vinto, ma colui che è destinato a vincere. Benjamin lo sapeva già e, coerente-
mente con questo principio, le sue "tesi" non sono polemologiche: non parlano di ave-
re successo sugli altri ma delle condizioni individuali, e quasi spirituali, per "compren-
dere la lingua nella quale la fortuna ci rivolge la parola". Non conosceva Berlusconi e
si può presumere che Berlusconi non conosca Benjamin, ma l'indomito "campaigner"
di Forza Italia sembra essere sospinto da intuizioni molto simili. Il suo impiego eletto-
rale dell'appellativo di "presidente" prescinde dall'impossibilità persino di essere can-
didato ma è utile a confermare un'immagine, perspicua e non ambigua: "La massa di
strugge qualunque successo non appena questo le appaia oscuro, senza un suo valo-
re istruttivo, esemplare". Viene da pensare ai nostri simboli elettorali di un tempo: la
croce, la falce e il martello, il sole nascente, persino la fiamma. Come una decorazione
per un generale, o per un finanziere, "il suo palazzo" (su cui oggi campeggia l'insegna
Trump Building), così l'aura di "presidente" per il prescindente Berlusconi: queste so-
no immagini univoche e, avverte Benjamin, non hanno nulla a che fare con la "traspa-
renza", che oggi si predica come valore culturale.
Si pensa al Movimento5Stelle, e alla ragione apparentemente oscura per cui la mancanza
totale di curriculum dei suoi candidati non pare poterne frenare l'ascesa, quando Benja-
min avverte che il successo dipende meno dalla saggezza e dalla preparazione che dalle
doti di improvvisazione e che la sua ricerca ha meno a che fare con la volontà che con il
gioco d'azzardo. Il candidato annulla la sua personalità come il giocatore si lascia rappre-
sentare dalla fiche che mette sul tavolo verde. Democrazia interna dei partiti, articolazio-
ni di punti programmatici, coalizioni polifoniche? Benjamin sembra anche criticare il pa-
sticcio pseudo-pèroporzionale della legge elettorale in vigore quando stabilisce, crudel-
mente, che il pubblico ha "fame di univocità": "Un centro, un capo, una parola d'ordine".
Forse queste annotazioni di quasi un secolo fa possono aiutare a capire il punto in cui si
è esaurito il "momentum" di Matteo Renzi, fra la rottamazione degli esordi, l'accantona-
mento dell'articolo 18 e la mancata abolizione del Senato. Immagini negative, di cancella-
zione, da cui non ne è sortita, a contrasto, una positiva: una formula in cui identificarsi,
un'immagine delineata e univoca a cui votarsi, e quindi per cui votare. Bene fanno i po-
litici che non riservano le proprie energie alle occasioni maggiori. "Molto è innato, ma
molto viene dal training" e quindi occorre esercitare il proprio carisma a ogni momento,
affrontare anche le discussioni minori, non apparire sempre con gli occhi affissi alla me-
ta ed essere amabili, soprattutto con i sottoposti. Stare in mezzo al proprio pubblico per
amabilmente padroneggiare "la lingua del comando" che, assieme alla "formula della
fortuna" è l'Apriti Sesamo del successo. Sia ben chiaro che, prosegue Benjamin con di-
vertente disinvoltura, "imbrogliare è sempre possibile", ma solo per chi non si senta un
imbroglione. Fa esattamente l'esempio del "cavaliere d'industria", il cui nome, le cui
proprietà e pertinenze emanano una luce gradevole: quella della "buona fede", che non
illumina invece il "povero diavolo".
Leggere oggi queste tesi, visionarie e quasi misteriche, costituisce una lezione durissi-
ma per ogni idea che si vorrebbe "razionale" della politica. Pensare alla posterità è va-
no, il successo ha il presente come unico orizzonte. Pensare che esista qualcosa co-
me una "giustizia" nella gloria è addirittura "farisaico" ed è "uno dei maggiori osta-
coli a qualunque riuscita": il successo arride a chi ne sa gioire indipendentemente
dal merito. Un principio tanto beffardo dovrebbe peraltro indurci a interpretare corret-
tamente l'ingannevole mito della "meritocrazia": la si vede come il potere ottenuto
con il merito, ma in realtà è il merito che si ottiene con il potere. La "gloria", che è la
dimensione assoluta del successo, non è infatti un "sovrappiù", come fu in passato:
"in un'epoca in cui qualunque misera scribacchiatura viene diffusa in centomila
esemplari" (e allora non c'erano i social network) la gloria è necessaria, come una
condizione di esistenza. Chi non ne ha non esiste. Giustizia, competenza, lungimi-
ranza, trasparenza, verità, cultura: si stenta a credere che a farne strame sia stato
un filosofo che (sia pure a modo suo) era comunista e scriveva in un'epoca politica
che incubava totalitarismi e stermini. Ma di fronte al "capriccio del gioco stesso
del mondo" la dimensione etica a cui quei valori si richiamano ha l'efficacia pre-
dittiva e prescrittiva di un oroscopo.
Lucianone
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