19 aprile '16 - martedì 19th April / Tuesday Visione post - 13 Cosa c'è dietro un sorriso? Chiedetelo a un canadese e vi risponderà in modo diverso da un giapponese. Lo sostiene uno studio uscito su Proceedings of the National Academy of Sciences. I ricercatori, guidati da Paula Niedenthal, psicologa della University of Wiscon- sin-Madison, hanno considerato le risposte di circa 700 persone di nove Paesi (Usa, Canada, Francia, Germania, Indonesia, India, Israele, Nuova Zelanda e Giappone) alla domanda: perchè si sorride? Le opzioni variavano da "perchè si è felici" a "perchè si comunica" a "perchè ci si sente inferiori". Le risposte sono poi state messe in relazione con il grado di "eterogeneità storica" del Paese di appartenenza, che fotografa la multiculturalità e la storia migratoria di una nazione. E' emerso che nei Paesi oggetto di migrazioni, come Canada e Usa, sorridere è considerato un segno di amichevolezza; in Giappone e India, più omogenei, servirebbe invece a mante- nere le gerarchie. L'ipotesi è che l'assenza di una lingua comune abbia promosso l'emer- gere di espressioni non verbali per comunicare e che nelle società multietniche il sorriso sia un segnale per rafforzare i legami sociali. Nelle società omogenee sorridere sarebbe invece un modo per manifestare subordinazione nel gruppo. (da 'il venerdì di Repubblica' - 29/05/2015 - martina saporiti) Lucianone
16 aprile '16 - sabato 16th April / Saturday visione post - 20 Podemos scrive a Renzi: "Aiutaci a salvare la centrale di energia pulita". E' stato il primo impianto del mondo per la cattura di anidride carbonica a monte della combustione, una tecnologia che contribuisce alla lotta contro "l'effetto serra". L'azionista di riferimento è l'Enel. ROMA - Rischia di chiudere in Spagna l'Elcogas, il primo impianto del mondo per la cattura di anidride carbonica a monte della combustione. Visto che il maggiore azionista è l'Enel, Pablo Iglesias, leader di Podemos, lancia un appello a Mattero Renzi al fine di evitare "la chiusura definitiva". "Elcogas nacque negli anni Novanta col sostegno dei fondi europei - scrive Iglesias in una lettera indirizzata al premier italiano - con lo scopo di ridurre in modo significativo l'impatto ambientale dovuto all'uso di combustibili fossili". "Ora - aggiunge il leader di Podemos - il rischio imminente di chiusura della centrale risulta una pessima notizia per tutti quelli che si sono impegnati per un nuovo modello produttivo sulla base della ricerca, l'innovazione, e la drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica". GIAPPONE - Il Giappone scosso dai terremoti / Almeno 40 morti, danni enormi Quasi duemila feriti, a decine ancora intrappolati. Nell'isola di Kyushu, nel sud ovest del Paese. Novantamila sfollati e la terra continua a tremare. .TOKYO - Almeno 41 persone hanno perso la vita e oltre duemila sono rimaste ferite per le due forti scosse di terremoto degli ultimi due giorni nel sud-ovest del Giappone. Novantamila persone della prefettura di Kumamoto, nell'isola di Kyushu, sono rimaste senza casa. Moltissime aziende operanti nel Kyushu sono state costrette a interrompere la produzione e ad evacuare i propri dipendenti. GRECIA - Lesbo Il Papa a Lesbo: "Europa sia solidale coi migranti" / E riparte con tre famiglie musulmane Il viaggio tra i profughi: "Non siete soli" Bergoglio accompagnmato nella visita dai patriarchi ortodossi Bartolomeo e Hieronimos: "Catastrofe umanitaria più grave dalla Seconda guerra mondiale". Prima della partenza, incontro di cinque minuti con Bernie Sanders. "Cari amici, oggi ho voluto stare con voi. Voglio dirvi che non siete soli". Papa Francesco con queste parole si è rivolto ai profughi ospiti al Moria Refugee Camp a Lesbo, isola greca diventata emblema dell'emergenza profughi, distante solo otto chilometri dalla Turchia, meta del suo 13mo viaggio fuori dall'Italia dall'inizio del Pontificato.
"Avete fatto grandi sacrifici per le vostre famiglie. Conoscete il dolore e sono venuto qui con i miei fratelli, il patriarca Bartolomeo e l'arcivescovo Hieronimos, semplicemente per stare con voi e per ascoltare le vostre storie. Il messaggio che oggi desidero lasciarvi è non perdete la speranza!". BRASILE Il destino della presidente sul filo / Oggi il parlamento vota sull'impeachment Recessione, corruzione, crollo consenso: Rousseff: 'paga' molto più dell'accusa sui trucchi al bilancio A partire dalle 22 ora italiana i deputati della Camera inizieranno a votare per decidere sul destino della presidente travolta, più che dall'accusa formale di aver 'truccato' il bilancio, dalla recessione e dai casi di corruzione che hanno coinvolto il governo. Una sfida che si gioca sul filo di pochi voti, ma nella quale stavolta Dilma non ha il sostegno popolare. Lucianone
16 aprile '16 - sabato 16th April / Saturday visione post - 13 M U S I C A ________________
FABRIZIO BOSSO "DUKE" Teatro Ebe Stignani - Imola (BO) domenica 17 aprile - ore 21:15 TAO & PAOLO FRESU "Amaremandorle" Twenty years after! "Cassero" Teatro Comunale - Castel San Pietro Terme, Bologna lunedì 18 aprile - ore 21:15 "Latin tinge" ENRICO RAVA & ROBERTO TAUFIC DUO Casa della Musica - Sala dei Concerti, Parma mercoledì 20 aprile - ore 21:00 KARIMA & DADO MORONI TRIO "Lifetime" Teatro Comunale - Russi (RA) giovedì 21 aprile - ore 21:00 "Non smetto di ascoltarti" Fabio Concato, Fabrizio Bosso e Julian Oliver Mazzariello Al Jazz Pavillon - Rassegna 2016 / Milano Sabato 23 aprile - ore 21:00 A R T E _____________________________
LA SEDUZIONE DELL'ANTICO da Picasso a Duchamp - da De Chirico a Pistoletto Museo d'Arte della città di Ravenna 21 febbraio - 26 giugno 2016 FOTOGRAFIA ------------------------------------------- MIA Photo Fair (Nan Goldin - Ulrich Tillmann - Franco Fontana - Antonio Biasucci - Leonardo Genovese) Milano - dal 28 aprile al 2 maggio 2016
Mostra Fotografica FASHION Moda e stile negli scatti di National Geographic Torino - Palazzo Madama, Piazza Castello 4 febbraio - 2 maggio 2016 Robert DOISNEAU LE MERVEILLEUX QUOTIDIEN Arengario di Monza - Piazza Roma 19 marzo - 3 luglio 2016 Ayrton SENNA - 'L'ultima notte' La Mostra / foto di Ercole Colombo Autodromo Nazionale Monza Museo della Velocità / Via Vedano, 5 17 febbraio - 24 luglio 2016 Lucianone
14 aprile '16 - giovedì 14th April / Thursday visione post - 17 (da la Repubblica - 08/01/'16 - Il caso / Curzio Maltese) Confessioni di uno speculatore: in un film l'anatomia della crisi Per un pensionato suicida dopo aver perso i risparmi di una vita c'è sempre uno gnomo di Wall Street che ride dondolandosi su una montagna di dollari. Tutti vi raccontano la tragedia del primo, nessuno ci spiega come ha fatto il secondo. The Big Short, in italiano La grande scommessa, parla di questo e precisamente di come la crisi finanziaria comin- ciata nel 2008, e non ancora finita, fosse del tutto prevedibile e nei fatti prevista da un gruppo di speculatori divenuto immensamente ricco scommettendo sul crollo dei mutui americani. Scritto e diretto da Adam McKay (Anchorman), adattato da un formidabile libro inchiesta di Michael Lewis, La grande scommessa non è soltanto un geniale pugno allo stomaco, a momenti esilarante e in altri agghiacciante, con un cast da Oscar (da Brad Pitt a Christian Bale, da Ryan Gosling a Steve Carell) e una scrittura brillantissima che l'hanno fatto eleg- gere miglior film dell'anno dal New York Times, ma è soprattutto un atto di coraggio qua- si inaudito. - Una regola non scritta nel mondo dei media americani e npon solo, come a Hollywood e perfino sulla "liberissima" rete, è che si può indagare su tutto, rivelare qual- siasi verità scomoda, tranne che riguardi chi oggi detiene il vero potere: la finanza, le ban- che, Wall Street o la Bce. Fateci caso, il secondo uomo più potente del pianeta, classifica a- mericana, il nostro Mario draghi, vanta su Wikipedia una voce che è un decimo di quella dedicata al vincitore dell'ultimo X Factor. Istituti come Goldman & Sachs o Jp Morgan, dai quaòli è passata tutta la classe dirigente del mondo, sono meno indagate dai media di un campione sportivo. L'evento più importante della storia contemporanea, la crisi finan- ziaria del 2008, cha ha prodotto collassi d'interi paesi, fallimenti a catena, disoccupazione e povertà di massa, ha generato soltanto un paio di film notevoli. La Grande scommessa riprende il solco del magnifico documentario Inside Jobs e dello straordinario Margin Call, ma con dietro la potenza immaginifica del meglio di Hollywood. Con un ritmo frenetico, folle, sarcastico che può ricordare il superbo The wolf of Wall Street, ma senza quel finale moralistico e conservatore appiccicato da Martin Scorsese, col bravo e sottopagato agente Fbi che fa giustizia per tutti. Qui finisce come nella vita reale, senza un giorno di prigione per i respomsabili del disastro, che sono ancora dov'erano, a governare le sorti del mondo, almeno fino alla prossima catastrofe. Il lettore a questo punto può chiedersi se sia il caso di andare a vedere un film dove si parla di swap, derivati, obbligazioni collaterali e altre cineserie della finanza moderna. Cose di cui giustamente non vogliamo sentire parlare neppure dall'agente della nostra banca, al quale affidiamo i nostri risparmi senza immaginare che sarebbe meglio giocarli alla roulette. Ora, se siete un appassionato lettore dell'inserto Norme & Tributi del Sole 24 Ore, questo film vi piacerà. Ma se non ci capite nulla, ne sarete davvero entusiasti. Perchè nessuno è mai stato capace di spiegare tanto bene le fraudolente astrazioni della moderna finanza. Anche attra- verso divertenti cameo affidati al sex symbol Margot Robbie, al re degli chef Anthony Bour- dain o alla pop star Selena Gomez. L'altro gioco è spingerci a tifare in fondo per la banda di speculatori che, contro tutto e tutti, ha scommesso alla vigilia del crollo sulla fragilità del sistema. Perchè in fondo in un mondo di ladri sono i più onesti, quelli che non raccon- tano bugie agli altri e a se stessi, non truffano nessuno. A differenza dei governi, delle ban- che e delle altre istituzioni, affermano una verità evidente e provata fin dal principio. "La verità", dice una frase del film colta in un bar, "è come la poesia. E alla maggior parte del- la gente sta sulle palle la poesia". Così si sta dalla parte dell'eccentrico manager Michael Burry (Bale), il burbero e nevrotico trade Mark Baum (Carell), il fascinoso investitore Ja- red Vennett (Gosling), il banchiere pentito Ben Rickert (Pitt), quando affrontano la gelida ipocrisia dei poteri finanziari. C'è un colloquio illuminante e realmente avvenuto fra gli speculatori e un'alta dirigente di Standard & Poors, alla quale Baum-Carell chiede con insistenza perchè si ostini a concedere ancora il massimo voto, la tripla A, alle obbligazio- ni spazzatura. Fin che quella non ammette: "Perchè se non gliela diamo noi, quelli vanno qui dietro l'angolo da Moody's e la ottengono ugualmente". Le agenzie di rating ridotte a a bottegai in lotta per la clientela.
Tutti avremmo dovuto immaginare che sarebbe andata a finire male. Ma nessuno ha voluto farlo, tranne un pugno di persone a Wall Street. Avevano letto i singoli contratti, erano andati a parlare con i proprietari, scopèrendo per esempio che una spogliarellista del Nevada era riuscita a ottenere sei mutui per cinque ville e un appartamento con sei diverse banche, nessuna delle quali sapeva dell'altra, nell'avida fretta di lucrare sui de- rivati dei mutui facili. Dopo aver previsto il crollo dell'economia, Mark Baum prevede la risposta dell'opinione pubblica: "Se la prenderanno con gli immigrati". Non un gran- de banchiere è finito in galera, le agenzie di rating sono sempre quelle, la proposta di ri- pristino della riforma roosveltiana del 1933, quella che separava le banche d'affari da quelle di risparmio e per sessant'anni ha ostacolato le grandi bolle finanziarie, non è mai passata. Il volume d'affari delle banche continua ad aumentare, in pochi anni è quintuplicato e oggi rappresenta un quarto del Pil mondiale. Basterebbe scendere nella nostra strada, dove vent'anni fa c'era una sola banca e oggi almeno una dozzina, per ca- pire che i conti non tornano. Ma la verità è come la poesia e noi siamo pronti a farci to- sare dalla prossima bolla. A proposito, come sta andando la borsa cinese?
13 aprile '16 - mercoledì 13th April / Wednesday visione post - 12 (da la Repubblica - 08/02/'16 - Timothy Garton Ash) La Polonia, potenza cruciale nell'Europa centrale post-comunista, rischia di essere ridotta a una democrazia illiberale ad opera del partito recentemente eletto al governo del paese. Improvvisamente alcuni pilastri fondamentali di questa ancor giovane democrazia liberale, ossia la Corte costituzionale, le emittenti pubbliche e l'amministrazione statale. si ritrovano sotto tiro. Bisogna che le democrazie alleate, in Europa e oltreoceano, diano voce a tutta la loro preoccupazione di fronte a una svolta carica di ripercussioni per tutto l'Occidente de- mocratico. - E va fatto in tempi brevi. Perchè la "guerra lampo" politica realizzata negli ultimi due mesi indica che la strategia del partito Diritto e Giustizia (PiS), e in particolare del suo vero leader, Jaroslaw Kaczynski, è fare il lavoro sporco, trasformando il sistema politico rapidamente, addirittura brutalmente, per mostrare poi un volto più amabile, più pragmatico. Kaczynski ha la maggioranza parlamentare necessaria ( seppur non i due ter- zi richiesti per le modifiche costituzionali), gode tuttora di un sostegno popolare considere- vole e, sorprendentemente, il presidente del paese si comporta come la sua narionetta. Da almeno vent'anni Kaczynski sogna di realizzare quello che ai suoi occhi è il completamen- to della rivoluzione anticomunista del 1989, ma sa bene, avendo a mente la sua esperienza di governom dal 2005 al 2007, che l'occasione potrebbe sfuggirgli. Così, come Macbeth, si dice : "Se fosse fatto... allora sarebbe bene che fosse fatto presto". Dato che molti di quelli che hanno votato il partito di Kaczynski alle elezioni dello scorso autunno giudicheranno queste mie parole espressione di una critica faziosa e ingiusta, vo- glio essere molto chiaro su ciò che non sto dicendo. Non contesto che un partito dotato di una netta maggioranza parlamentare porti avanti il suoi programma conservatore, cat- tolico e euroscettico dichiarato, appaiandolo intelligentemente a una serie di promesse quasi di sinistra nel campo dell'economia e del welfare. Sono politiche che posso non gra- dire, ma siamo in democrazia. Da quasi quarant'anni ormai mi considero un amico della Polonia, non di un solo ambiente sociale, e tantomeno di un partito in particolare. Tra i ricordi più commoventi che serbo c'è l'enorme folla davanti allo storico monastero di Czestochowa che saluta Papa Giovanni Paolo II nel 1983 cantando l'antico inno patriot- tico "ridonaci o Signore, una patria libera". Il PiS rappresenta tutta una componente conservatrice e religiosa della società polacca, nonchè un buon terzo dell'elettorato. Rastrellando abilmente altri voti, sfruttando la de- lusione degli elettori nei confronti del partito di centro Piattaforma civica e il caos pate- tico esistente nella sinistyra polacca, il PiS ha riportato una clamorosa vittoria in un'ele- zione libera e regolare - come i conservatori di David Cameron in Gran Bretagna. Quindi non è per l'orientamento, le politiche o l'ideologia del governo in carica che gli amici della Polonia s ono chiamati a dare l'allarme, ma per il tentativo unilaterale da parte del partito vincente di cambiare le regole dell'intero gioco democratico. Il paragone con la Gran Bretagna a guida conservatrice è interessante, perchè i politici del PiS, a lo- ro detta, sono impegnati a realizzare un sistema analogo alla sovranità parlamentare di marca britannica. Un politico conservatore mio connazionale definì il sistema politi- co britannico una "dittatura elettiva", riferendosi allo straordinario potere concentra- to nelle mani di un primo ministro che goda di una consistente e disciplinata maggio- ranza parlamentare. Ma pur non disponendo di una costituzione scritta, come gli Sta- ti Uniti o la Germania, la Gran Bretagna vanta efficaci meccanismi di controllo: un ca- po di stato di impeccabile imparzialità, una giustizia fortemente indipendente che non si esime dal condannare i ministri del governo, la Bbc, un'amministrazione statale pro- fessionale, servizi di sicurezza che (di questi tempi, a quanto ne so) non fanno il gioco di un politico contro altri politici, una solida cultura di dibattito politico civile... devo continuare? - In Polonia, invece, il presidente, Andrzej Duda, realizza la strategia del suo capo politico. Duda vanta un dottorato in giurisprudenza ma a detta proprio del suo supervisore ha già violato la costituzione per tre volte. Nuove norme e nuove no- mine dei giudici andranno a esautorare la Corte costituzionale (formalmente Tribuna- le Costituzionale), la nuova legge sui media firmata ieri da Duda porrà le emittenti pubbliche sotto il potere diretto del governo, ai vertici della pubblica amministrazione andranno nomine politiche e così via. Estremizzando, immaginatevi Nigel Farage al posto della regina (Re Nigel I?), il direttore del Daily Mail Paul Dacre nominato dal partito al governo a capo della Bbc e il giornalista del Mail Richard Littlejohn capo del Foreign Office. Fortunatamente la società polacca si sta già mobilitando in difesa della democrazia liberale. Già nel novembre scorso il 55% degli intervistati in un sondaggio di opinio- ne ha risposto che in Polonia la democrazia è a rischio. Anche la Ue ha reagito in termini più aspri rispetto a quanto abbia fatto a fronte delle riforme analoghe (e peg- giori) nell'Ungheria di Viktor Orbàn. La dice lunga l'incontro privato tra Kaczynski e Orbàn tenutosi questa settimana e durato cinque ore al fine di coordinare le rispet- tive posizioni. Continua... to be continued...
12 aprile '16 - martedì 12th April / Tueday visione post - 11 (da la Repubblica - 02/08/'15 - Little People / Alessandra Rota) Malala e Iqbal capitani coraggiosi La parola eroi può sembrare antica, fuori luogo, esagerata. Però Iqbal e Malala sono due ragazzi coraggiosi ai quali il titolo di eroi spetta di diritto. E il colorato album di Jeanette Winter (autrice anche di Alia, la bibliotecaria di Bassora) racconta la loro storia in maniera semplice, diretta, con delicatezza e sincerità. Un volume che si legge per dritto e per rovescio, come un gioco, da una parte e dall'altra, un maschio e una femmina, legati da una piccola vita dai grandi ideali. Di lei, Malala Yousafzai, nata nella città di Mingora, forse si sa un pò di più. Grazie al premio Nobel per la pace. "Nemico" (a 11 anni) dei talebani, si è battuta perchè le ragazze potessero andare a scuola. Gravemente ferita alla testa da un proiettile sparato da un integralista, ha continuato la sua battaglia. Iqbal Masih invece è morto a 12 anni, ma prima è stato ceduto ad un fabbricante di tappeti, in cambio di un debito da una manciata di dollari contratto dal padre. Libe- rato (a 10 anni) denuncia chi lo ha sfruttato, arriva fino alla Conferenza Internazio- nale del lavoro di Stoccolma. Pluripremiato, penza di poter realizzare il sogno di stu- diare in America. Ma non è così: lo ferma per sempre un colpo di pistola mentre è in bici con i cugini. "Il coraggio di questi due ragazzi, di molto superiore alla loro tene- ra età, mi ha indotta a scrivere questo libro" ha spiegato l'autrice. E' il motivo per cui vale assolutamente la pena di leggerlo, come una delle fiabe rac- contate da Sheherazade nelle Mille e una notte, con gli stessi colori, le stesse sfumatu- re orientali, con una differenza: che la principessa ha salva la vita, qui la vita per i due protagonisti non è stata una favola. Lucianone