16 febbraio '16 - martedì 16th February / Tuesday visione post - 21
Sono oltre 600.000 gli immigrati imprenditori
in Italia e non conoscono crisi.
La fondazione Moressa fotografa un settore in crescita.
Nell'ultimo anno aumento del 3,8%. E Lombardia prima.
(da la Repubblica - 12/03/'15 - / Vladimiro Polchi)
Vive in Lombardia, fa soldi con il commercio e le costruzioni, viene dal Marocco o
dalla Cina. Eccolo l'identikit dell'immigrato che fa impresa. Sì, perchè tra i 5 milioni
di "nuovi italiani" cresce un esercito di imprenditori: ben 630mila, il 21,3% in più ne-
gli ultimi cinque anni. Insomma le aziende straniere, pur non essendo impermeabili
alla crisi, paiono resistere meglio alla tempesta. A mappare l'imprenditoria immigra-
ta in Italia è la fondazione Leone Moressa. Dalla'analisi emerge il suo peso crescente:
una scjera giunta a contare tra le sue fila 630mila membri nel 2014, pari all'8,3% de-
gli imprenditori totali. Nell'ultimo anno, in particolare, il numero di stranieri titolari
di imprese registrate presso le Camere di commercio è aumentato del 3,8%. Ancora
più impressionante il adto relativo agli ultimi 5 anni: mentre gli imprenditori nati in
Italia sono diminuiti del 6,9%, i nati all'estero hanno fatto un balzo avanti del 21,3%.
"Le opportunità dell'imprenditoria straniera per il nostro Paese sono molteplici -
scrivono i ricercatori della Moressa - basti pensare all'occupazione creata, alla nasci-
ta di nuovi servizi rivolti prima ai connazionali e poi anche agli autoctoni e alla possi-
bilità di costruire ponti con i Paesi d'origine".
Cosa producono le imprese straniere? I principali settori d'attività sono il commercio
(34,5%), le costruzioni (22,2%) e i servizi alle imprese (15,6%). Osservando la varia-
zione nel periodo 2009-2014, spicca il 30% in più di imprenditori del commercio e il
36% di crescita nella ristorazione. Da dove provengono? Le prime tre nazionalità de-
gli imprenditori stranieri sono Marocco (10,8%), Cina (9,9%) e Romania (9,6%).
La frammentarietà dell'immigrazione in Italia si ritrova anche nell'imprenditoria,
con oltre 200 nazionalità presenti. Tuttavia, le prime dieci rappresentano oltre il 60%
del totale: tra queste ben 5 nazionalità sono di Paesi europei (Romania, Germania,
Francia e Svizzera), tre africane (Marocco, Egitto e Senegal) e due asiatiche (Cina e
Bangladesh). I loro affari si concentrano per lo più nel centro-nord. A livello territo-
riale, infatti, oltre un quinto degli imprenditori stranieri lavora in Lombardia (20,8%).
Seguono il Lazio (11,7%) e l'Emilia Romagna (9,2%). Oltre la metà degli imprenditori
stranieri si concentra nelle prime quattro regioni (la quarta è la Toscana).
La loro crescita costante è confermata anche nell'ultimo anno da alcuni picchi improv-
visi. A livello locale, la regione con l'aumento più forte è la Campania (+8,6%), seguita
da Lazio (+7,9%) e Calabria (+5,5%). Per quanto riguarda le nazionalità, il Bangladesh
registra un aumento da record: 19,2 in più, che conferma il trend degli ultimi 5 anni, va-
le a dire +121,3%. Anche Senegal (+7,3%) ed Egitto (+6,2%) possono vantare una cre-
scita consistente nell'ultimo anno.
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martedì 16 febbraio 2016
Istruzione / Università - Test già al liceo: per la scelta del futuro
16 febbraio '16 - martedì 16th February / Tuesday visione post - 10
- "La scelta del futuro non si può improvvisare" -
Test per l'università al quarto anno di liceo.
(da la Repubblica - 12/03/'15 - Corrado Zunino)
Il quarto anno di scuola superiore diventa il più importante dell'intero ciclo
scolastico. Ai diciassettenni di liceo, di tecnico e di professionale ora si chiede
di decidere in quel periodo, e non oltre, del proprio futuro universitario, di
immaginare con concretezza e consapevolezza un domani di studio e lavoro
aderente alla propria personalità, alle capacità. Diversi atenei stanno scegliendo
di posizionare nella prima metà del quarto anno superiore il test d'ingresso per
i propri dipartimenti a numero chiuso, ormai la metà di quelli esistenti. L'ultimo
annuncio è stato dell'università Bocconi di Milano. - Il test per entrare si chiama
"Scopri il tuo talento" e potrà essere affrontato alla fine dell'anno scolastico, dal
24 al 26 giugno. Tre giorni di orientamento per spiegare i corsi e descrivere la vi-
ta di campus e, quindi, offrire ai partecipanti la possibilità di eseguire la prova
che darà l'ingresso a Economia e commercio per il 2016-'17. L'ateneo commer-
ciale mantiene alto lo standard: per accedere alla prova serve la media dell'8
nell'anno precedente, il terzo. Il rettore (della Bocconi) Andrea Sironi ha scelto
di rivolgersi direttamente ai "quartini" comprendendo la difficoltà, per un ra-
gazzo di quinta, di gestire insieme Maturità e prova universitaria. Già succede
con i test nazionali: Medicina e Architettura. Da sempre, poi, la Bocconi si mi-
sura con una erie di università internazionali - la London School, l'Essec Busi-
ness School, la Hec di Parigi, che hanno un calendario d'ingresso virato sui
primi sei mesi dell'anno. Restano aperte le date delle prove di febbraio e mag-
gio, queste rivolte agli iscritti alla quinta. "La tendenza per tutti gli studenti
è muoversi prima possibile per pianificare il futuro", spiega Antonella Carù,
direttore della scuola universitaria.
La "Buona scuola" di governo nel 2014 ha messo al centro dell'attenzione
l'orientamento individuando nel quarto anno la stagione delle scelte, così co-
me al quarto anno la riforma chiede di far partire gli stage in azienda per
tecnici e professionali: alternanza scuola-lavoro. Il Politecnico di Milano ha
anticipato tutti: offre il test d'ìngresso per Ingegneria dal 2005, dieci stagio-
ni fa. L'intuizione è stata premiata: i quaranta iscritti iniziali sono diventati
1.190 nel 2010 e 3.840 l'anno scorso. - Nel 2014 al Politecnico ci sono stati
10,342 iscritti totali alla prova d'accesso (per 6.455 posti disponibili): i quasi
4.000 "anticipati del quarto anno" si sono giocati la carta dell'ammissione
subito. Il Politecnico di Milano ha fissato, per il test di quarta, ventun sessio-
ni comprese tra il 10 marzo e il 10 luglio. Il test on line, detto appunto Tol,
al PoliMi prevede 65 domande a risposta multipla: si deve rispondere in
un'ora e 50 minuti. A Milano dalla Statale alla Bicocca, atenei pubblici, di-
versi test orientativi sono stati anticipati alla primavera pur restando per le
quinte classi: "Vogliamo ridurre il numero di abbandoni e quelli dei fuori
corso", è la logica, "tutti gli studi dicono che il fenomeno dipende da scelte
scarsamente consapevoli".
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- "La scelta del futuro non si può improvvisare" -
Test per l'università al quarto anno di liceo.
(da la Repubblica - 12/03/'15 - Corrado Zunino)
Il quarto anno di scuola superiore diventa il più importante dell'intero ciclo
scolastico. Ai diciassettenni di liceo, di tecnico e di professionale ora si chiede
di decidere in quel periodo, e non oltre, del proprio futuro universitario, di
immaginare con concretezza e consapevolezza un domani di studio e lavoro
aderente alla propria personalità, alle capacità. Diversi atenei stanno scegliendo
di posizionare nella prima metà del quarto anno superiore il test d'ingresso per
i propri dipartimenti a numero chiuso, ormai la metà di quelli esistenti. L'ultimo
annuncio è stato dell'università Bocconi di Milano. - Il test per entrare si chiama
"Scopri il tuo talento" e potrà essere affrontato alla fine dell'anno scolastico, dal
24 al 26 giugno. Tre giorni di orientamento per spiegare i corsi e descrivere la vi-
ta di campus e, quindi, offrire ai partecipanti la possibilità di eseguire la prova
che darà l'ingresso a Economia e commercio per il 2016-'17. L'ateneo commer-
ciale mantiene alto lo standard: per accedere alla prova serve la media dell'8
nell'anno precedente, il terzo. Il rettore (della Bocconi) Andrea Sironi ha scelto
di rivolgersi direttamente ai "quartini" comprendendo la difficoltà, per un ra-
gazzo di quinta, di gestire insieme Maturità e prova universitaria. Già succede
con i test nazionali: Medicina e Architettura. Da sempre, poi, la Bocconi si mi-
sura con una erie di università internazionali - la London School, l'Essec Busi-
ness School, la Hec di Parigi, che hanno un calendario d'ingresso virato sui
primi sei mesi dell'anno. Restano aperte le date delle prove di febbraio e mag-
gio, queste rivolte agli iscritti alla quinta. "La tendenza per tutti gli studenti
è muoversi prima possibile per pianificare il futuro", spiega Antonella Carù,
direttore della scuola universitaria.
La "Buona scuola" di governo nel 2014 ha messo al centro dell'attenzione
l'orientamento individuando nel quarto anno la stagione delle scelte, così co-
me al quarto anno la riforma chiede di far partire gli stage in azienda per
tecnici e professionali: alternanza scuola-lavoro. Il Politecnico di Milano ha
anticipato tutti: offre il test d'ìngresso per Ingegneria dal 2005, dieci stagio-
ni fa. L'intuizione è stata premiata: i quaranta iscritti iniziali sono diventati
1.190 nel 2010 e 3.840 l'anno scorso. - Nel 2014 al Politecnico ci sono stati
10,342 iscritti totali alla prova d'accesso (per 6.455 posti disponibili): i quasi
4.000 "anticipati del quarto anno" si sono giocati la carta dell'ammissione
subito. Il Politecnico di Milano ha fissato, per il test di quarta, ventun sessio-
ni comprese tra il 10 marzo e il 10 luglio. Il test on line, detto appunto Tol,
al PoliMi prevede 65 domande a risposta multipla: si deve rispondere in
un'ora e 50 minuti. A Milano dalla Statale alla Bicocca, atenei pubblici, di-
versi test orientativi sono stati anticipati alla primavera pur restando per le
quinte classi: "Vogliamo ridurre il numero di abbandoni e quelli dei fuori
corso", è la logica, "tutti gli studi dicono che il fenomeno dipende da scelte
scarsamente consapevoli".
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domenica 14 febbraio 2016
Sport - calcio / Serie B - 26^ giornata 2015/16
15 febbraio '16 - domenica 15th February / Sunday visione post - 11
Risultati delle partite
Pescara 1 Avellino 1 Cesena 2 Como 1 Crotone 1 Lanciano 2
Vicenza 1 Bari 1 Perugia 1 Novara 1 Pro Vercelli 1 Modena 1
Latina 1 Ternana 4 Virtus Entella 4 Spezia 3 Brescia 2
Cagliari 3 Salernitana 0 Trapani 0 Livorno 0 Ascoli 2
CLASSIFICA
Cagliari 58 / Crotone 55 / Pescara 48 / Cesena, Novara 42 / Bari 40 /
Brescia 39 / Virtus Entella, Spezia 37 / Avellino 36 / Perugia 34 /
Trapani, Ternana 33 / Latina 32 / Livorno 30 Vicenza 29 / Pro Vercelli,
Ascoli 28 / Lanciano 27 / Modena 26 / Salernitana 24 / Como 21
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Risultati delle partite
Pescara 1 Avellino 1 Cesena 2 Como 1 Crotone 1 Lanciano 2
Vicenza 1 Bari 1 Perugia 1 Novara 1 Pro Vercelli 1 Modena 1
Latina 1 Ternana 4 Virtus Entella 4 Spezia 3 Brescia 2
Cagliari 3 Salernitana 0 Trapani 0 Livorno 0 Ascoli 2
CLASSIFICA
Cagliari 58 / Crotone 55 / Pescara 48 / Cesena, Novara 42 / Bari 40 /
Brescia 39 / Virtus Entella, Spezia 37 / Avellino 36 / Perugia 34 /
Trapani, Ternana 33 / Latina 32 / Livorno 30 Vicenza 29 / Pro Vercelli,
Ascoli 28 / Lanciano 27 / Modena 26 / Salernitana 24 / Como 21
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venerdì 12 febbraio 2016
Sport - calcio / Serie A - 25^ giornata 2015/16 >>> Gli anticipi di giovedì e venerdì
12 febbraio '16 - venerdì 12th February / Friday visione post - 15
Risultati delle due partite (giovedì e venerdì)
Lazio 5 Carpi 1
Verona H. 2 Roma 3
Nella classifica parziale:
la Lazio supera Empoli e Sassuolo;
il Verona H. rimane sotto a 4 lunghezze dal Carpi (e dal Frosinone)
Commento breve e riflessioni
Benone!, sempre meglio... Adesso ci si mette anche una scadenza di calendario
assurda: si parte addirittura da giovedì per arrivare a lunedì (e allora perchè
no anche una partita il martedì e magari due il mercoledì?). Ma chi l'ha conce-
pito un calendario della A di questo genere? Se volete affossare le squadre mi-
nori della provincia, ditelo dall'inizio e ci mettiamo l'anima in pace.
Giovedì 11 febbraio: nell'orario serale gioca l'Hellas Verona contro la Lazio,
allo stadio olimpico di Roma, e sulla groppa i gialloblù hanno una partitona da
3-3, in cui hanno dato l'anima contro l'Inter di mister Mancini. Logico che ar-
rivino alla trasferta del giovedì (solo 4 giorni dopo) spompati al massimo grado,
si è visto soprattutto nel 2° tempo, e con una Lazio rilassata dagli ultimi pareg
gi facili. Uguale discorso per il Carpi: gli si impone di giocare il venerdì contro
la Roma rigenerata e rinata dalla cura Spalletti. Anticipi, dunque, scioccanti.
Al Frosinone, chissà perchè, tocca un sabato più rilassante contro, per di più,
un Empoli quasi già salvo in anticipo. Già tutto scritto prima nel destino? Mah,
misteri da oroscopo!
(Lucianone)
Lucianone
Risultati delle due partite (giovedì e venerdì)
Lazio 5 Carpi 1
Verona H. 2 Roma 3
Nella classifica parziale:
la Lazio supera Empoli e Sassuolo;
il Verona H. rimane sotto a 4 lunghezze dal Carpi (e dal Frosinone)
Commento breve e riflessioni
Benone!, sempre meglio... Adesso ci si mette anche una scadenza di calendario
assurda: si parte addirittura da giovedì per arrivare a lunedì (e allora perchè
no anche una partita il martedì e magari due il mercoledì?). Ma chi l'ha conce-
pito un calendario della A di questo genere? Se volete affossare le squadre mi-
nori della provincia, ditelo dall'inizio e ci mettiamo l'anima in pace.
Giovedì 11 febbraio: nell'orario serale gioca l'Hellas Verona contro la Lazio,
allo stadio olimpico di Roma, e sulla groppa i gialloblù hanno una partitona da
3-3, in cui hanno dato l'anima contro l'Inter di mister Mancini. Logico che ar-
rivino alla trasferta del giovedì (solo 4 giorni dopo) spompati al massimo grado,
si è visto soprattutto nel 2° tempo, e con una Lazio rilassata dagli ultimi pareg
gi facili. Uguale discorso per il Carpi: gli si impone di giocare il venerdì contro
la Roma rigenerata e rinata dalla cura Spalletti. Anticipi, dunque, scioccanti.
Al Frosinone, chissà perchè, tocca un sabato più rilassante contro, per di più,
un Empoli quasi già salvo in anticipo. Già tutto scritto prima nel destino? Mah,
misteri da oroscopo!
(Lucianone)
Lucianone
giovedì 11 febbraio 2016
L'opinione del Giovedì - Lavoro giovani: non abbattersi, ma perseverare nella ricerca, anche se non facile
11 febbraio '16 - giovedì 11th February / Thursday
Cultura / Piccolo libro - Sensazioni e vocaboli in "Lost in translation"
11 febbraio '16 - giovedì 11th February / Thursday visione post - 35
(da la Repubblica - 25/10/'15 - Little People / Alessandra Rota)
In quella parola così strana
c'è un segreto
Piccolo libro da maneggiare con cura perchè è davvero prezioso. Quello che fa Ella Frances
Sanders è raccontare le sensazioni in una parola. Un solo vocabolo serve per descrivere un
mondo di emozioni, magari nascoste. Tradotto e illustrato con grande bravura (e ironia) da
Ilaria Piperno, è un manuale per anime globalizzate che non credono nell'aridità del linguag-
gio tecnologico. E' un libro per piccoli, grandi, per tutti. Leggerne una pagina al giorno signi-
fica scoprire nuovi orizzonti o apprezzarne il lato già conosciuto. Come? Attraverso la tradu-
zione di una parola: Mangata in svedese è la scia luminosa della luna che si riflette sul- l'acqua. Gezellig (olandese) è la sensazione di un maglione caldo addosso mentre si beve una tazza di tè con una persona cara accanto. Kilig (in Tagalog, lingua austronesiana parlata nel-
le Filippine) è la sensazione di avere una farfalla nello stomaco in situazioni romantiche.
Ancora: Pisan zapra in malese è il tempo necessario per mangiare una banana. E poi Nunchi
(coreano) che è l'arte sottile di comprendere e sentire l'amore altrui; Poronkusema (finlande-
se) che altro non è che la distanza che una renna può percorrere prima di fare una pausa.
Mamihlapinatapai è un sostantivo difficilissimo da pronunciare anche nella Terra del fuoco
(Cile, Argentina), ma il concetto è chiarissimo: la tacita intesa tra due persone che pensano
e desiderano la stessa cosa, ma nessuno dei due vuol fare il primo passo.
E volendo c'è Jugaad, in hindi, soluzione efficace di un problema con risorse minime.
Bellissimo.
LIBRO: Lost in translation - di Ella Frances Sanders; tradotto e illustrato da
Ilaria Piperno - Marcos y Marcos, pagg. 48, euro 15
Lucianone
(da la Repubblica - 25/10/'15 - Little People / Alessandra Rota)
In quella parola così strana
c'è un segreto
Piccolo libro da maneggiare con cura perchè è davvero prezioso. Quello che fa Ella Frances
Sanders è raccontare le sensazioni in una parola. Un solo vocabolo serve per descrivere un
mondo di emozioni, magari nascoste. Tradotto e illustrato con grande bravura (e ironia) da
Ilaria Piperno, è un manuale per anime globalizzate che non credono nell'aridità del linguag-
gio tecnologico. E' un libro per piccoli, grandi, per tutti. Leggerne una pagina al giorno signi-
fica scoprire nuovi orizzonti o apprezzarne il lato già conosciuto. Come? Attraverso la tradu-
zione di una parola: Mangata in svedese è la scia luminosa della luna che si riflette sul- l'acqua. Gezellig (olandese) è la sensazione di un maglione caldo addosso mentre si beve una tazza di tè con una persona cara accanto. Kilig (in Tagalog, lingua austronesiana parlata nel-
le Filippine) è la sensazione di avere una farfalla nello stomaco in situazioni romantiche.
Ancora: Pisan zapra in malese è il tempo necessario per mangiare una banana. E poi Nunchi
(coreano) che è l'arte sottile di comprendere e sentire l'amore altrui; Poronkusema (finlande-
se) che altro non è che la distanza che una renna può percorrere prima di fare una pausa.
Mamihlapinatapai è un sostantivo difficilissimo da pronunciare anche nella Terra del fuoco
(Cile, Argentina), ma il concetto è chiarissimo: la tacita intesa tra due persone che pensano
e desiderano la stessa cosa, ma nessuno dei due vuol fare il primo passo.
E volendo c'è Jugaad, in hindi, soluzione efficace di un problema con risorse minime.
Bellissimo.
LIBRO: Lost in translation - di Ella Frances Sanders; tradotto e illustrato da
Ilaria Piperno - Marcos y Marcos, pagg. 48, euro 15
Lucianone
domenica 7 febbraio 2016
Sport - calcio / Serie A - 24^ giornata 2015/16
7 febbraio '16 - domenica 7th February / Sunday visione post - 23
Risultati delle partite
Bologna 1 Genoa 0 Verona H. 3 Frosinone 0 Milan 1 Napoli 1
Fiorentina 1 Lazio 0 Inter 3 Juventus 2 Udinese 1 Carpi 0
Sassuolo 2 Torino 1 Atalanta 0 Roma 2
Palermo 2 Chievo 2 Empoli 0 Sampdoria 1
CLASSIFICA
Napoli 56 / Juventus 54 / Fiorentina 46 / Inter 45 / Roma 44 / Milan 40 /
Sassuolo, Empoli 34 / Lazio 33 / Chievo, Bologna 30 / Torino, Atalanta 28 /
Palermo 26 / Udinese 27 / Genoa 25 / Sampdoria 24 / Carpi, Frosinone 19 /
Verona H. 15
Il Commento e... le cifre
Continua... to be continued...
Risultati delle partite
Bologna 1 Genoa 0 Verona H. 3 Frosinone 0 Milan 1 Napoli 1
Fiorentina 1 Lazio 0 Inter 3 Juventus 2 Udinese 1 Carpi 0
Sassuolo 2 Torino 1 Atalanta 0 Roma 2
Palermo 2 Chievo 2 Empoli 0 Sampdoria 1
CLASSIFICA
Napoli 56 / Juventus 54 / Fiorentina 46 / Inter 45 / Roma 44 / Milan 40 /
Sassuolo, Empoli 34 / Lazio 33 / Chievo, Bologna 30 / Torino, Atalanta 28 /
Palermo 26 / Udinese 27 / Genoa 25 / Sampdoria 24 / Carpi, Frosinone 19 /
Verona H. 15
Il Commento e... le cifre
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venerdì 5 febbraio 2016
Personaggio / intervista - Blek le Rat, pioniere della street art
5 febbraio '16 - venerdì 5th February / Friday visione post - 33
Il pioniere dei writers dice:
"L'arte democratica siamo noi"
(da la Repubblica - Milano/Cultura - 14 gennaio '16 - Michele Tavola)
Il papà di Bansky
"La street art c'era già secoli fa a Pompei"
E' uno dei pionieri della street art e nell'ambiente dei graffitari un mito vivente.
Il parigino Blek le Rat, al secolo Xavier Prou, continua a essere uno dei protago-
nisti mondiali dell'arte urbana e a influenzare generazioni di writers. (Oggi alle
18.30 sarà all'Istituto Francese di via Magenta e da settimana prossima apre la
sua prima personale italiana nella nuova galleria Wunderkammern, già attiva
a Roma e da ora anche a Milano in via Ausonio, tra i cui soci figura Dorothy de
Rubeis, moglie di Giuseppe Sala, candidato alle primarie del centrosinistra per
la poltrona di sindaco).
M. Tavola - Blek le Rat, si riconosce sotto l'etichetta di padre della street art?
"Non ho inventato niente, la street art c'era già a Pompei duemila anni fa. Oggi è
solo tornata l'esigenza, sempre esistita, di comunicare e di usare i muri per farlo.
Il movimento è più potente che mai e sono sicuro che ha ancora un grande futuro
perchè noi ci rivolgiamo a tutti. Non come l'arte concettuale, che per me è la mor-
te dell'arte, ripiegata su sè stessa e accessibile a una piccola setta di iniziati. So
di farmi dei nemici dicendo questo, ma pazienza. Noi, street artist, invece, propo-
niamo una vera democratizzazione dell'arte".
M. Tavola - Il suo marchio distintivo, da 35 anni a questa parte, è l'uso dello
stencil e anche in questo caso le viene riconosciuto una primogenitura.
"E anche in questo caso non è vero. Certamente sono uno di quelli che l'ha diffuso
nel movimento street, ma ancora una volta ho adattato alle mie esigenze qualcosa
che già esisteva. A Padova nel 1961, avevo dieci anni ed ero in vacanza con la mia
famiglia, ho visto sui muri alcune vestigia della propaganda fascista: volti di Mus-
solini, di profilo con l'elmetto, di una forza visiva impressionante. Vent'anni dopo
a Parigi ho provato a fare i primi graffiti di notte, con la bomboletta, ma non pa-
droneggiavo la tecnica e sono venuti malissimo. Allora mi sono ricordato del Duce
a Padova e ho iniziato con lo stencil".
M. Tavola - Sui muri si vede di tutto, ma il dibattito su cosa sia arte e cosa no è
ancora aperto. Qual è il suo punto di vista?
"Amo molto le tag dei ragazzini che agiscono di notte, non è il mio modo di lavorare
ma li rispetto. E' vero che alcuni hanno un approccio aggressivo e distruttivo, ma na-
sce dalla necessità di comunicare e di non farsi distruggere dalla città (Blek si avvici-
na alla finestra e indica la facciata di un edificio di via Ausonio). Le vede quelle tag
fatte con la bomboletta? Per me sono un regalo alla città".
M. Tavoosito di dipinti fatti di nottela - Probabilmente chi vive lì la pensa diversamente.
" Non è importante, certo costerà ripulirle, ma per me conta di più che chi le ha fatte
aveva un'esigenza vitale di esprimersi, urgenza di lasciare un segno e affermare la
propria esistenza".
M. Tavola - A proposito di dipinti fatti di noptte, lei ha avuto qualche problema con la
giustizia.
"Un cattivo ricordo. Nel 1992 stavo dipingendo per strada una Madonna col bambino
ispirata a Caravaggio e mi ha preso la polizia. Mi hanno processato e condannato. Mi
hanno umiliato. Sono deluso dal mio paese e non espongo più in Francia. Se Bansky
fosse stato francese non avrebbe avuto lo stesso successo".
M. Tavola - Già, Bansky, che di lei ha detto: "Ogni volta che dipingo qualcosa, scopro
che Blek le Rat l'aveva già fatto vent'anni fa". Cosa pensa di lui?
Lui rappresenta la nuova generazione, io sono "old school". Bansky a venticinque anni
aveva già capito il sistema dell'arte, io ne ho impiegati 40 per comprenderlo. Si dice che
da ragazzino fosse un teppistello e per questo mi è ancora più simpatico, ma è dotato di
talento e intelligenza fuori dal comune".

Lucianone
Il pioniere dei writers dice:
"L'arte democratica siamo noi"
(da la Repubblica - Milano/Cultura - 14 gennaio '16 - Michele Tavola)
Il papà di Bansky
"La street art c'era già secoli fa a Pompei"
E' uno dei pionieri della street art e nell'ambiente dei graffitari un mito vivente.
Il parigino Blek le Rat, al secolo Xavier Prou, continua a essere uno dei protago-
nisti mondiali dell'arte urbana e a influenzare generazioni di writers. (Oggi alle
18.30 sarà all'Istituto Francese di via Magenta e da settimana prossima apre la
sua prima personale italiana nella nuova galleria Wunderkammern, già attiva
a Roma e da ora anche a Milano in via Ausonio, tra i cui soci figura Dorothy de
Rubeis, moglie di Giuseppe Sala, candidato alle primarie del centrosinistra per
la poltrona di sindaco).
M. Tavola - Blek le Rat, si riconosce sotto l'etichetta di padre della street art?
"Non ho inventato niente, la street art c'era già a Pompei duemila anni fa. Oggi è
solo tornata l'esigenza, sempre esistita, di comunicare e di usare i muri per farlo.
Il movimento è più potente che mai e sono sicuro che ha ancora un grande futuro
perchè noi ci rivolgiamo a tutti. Non come l'arte concettuale, che per me è la mor-
te dell'arte, ripiegata su sè stessa e accessibile a una piccola setta di iniziati. So
di farmi dei nemici dicendo questo, ma pazienza. Noi, street artist, invece, propo-
niamo una vera democratizzazione dell'arte".
M. Tavola - Il suo marchio distintivo, da 35 anni a questa parte, è l'uso dello
stencil e anche in questo caso le viene riconosciuto una primogenitura.
"E anche in questo caso non è vero. Certamente sono uno di quelli che l'ha diffuso
nel movimento street, ma ancora una volta ho adattato alle mie esigenze qualcosa
che già esisteva. A Padova nel 1961, avevo dieci anni ed ero in vacanza con la mia
famiglia, ho visto sui muri alcune vestigia della propaganda fascista: volti di Mus-
solini, di profilo con l'elmetto, di una forza visiva impressionante. Vent'anni dopo
a Parigi ho provato a fare i primi graffiti di notte, con la bomboletta, ma non pa-
droneggiavo la tecnica e sono venuti malissimo. Allora mi sono ricordato del Duce
a Padova e ho iniziato con lo stencil".
M. Tavola - Sui muri si vede di tutto, ma il dibattito su cosa sia arte e cosa no è
ancora aperto. Qual è il suo punto di vista?
"Amo molto le tag dei ragazzini che agiscono di notte, non è il mio modo di lavorare
ma li rispetto. E' vero che alcuni hanno un approccio aggressivo e distruttivo, ma na-
sce dalla necessità di comunicare e di non farsi distruggere dalla città (Blek si avvici-
na alla finestra e indica la facciata di un edificio di via Ausonio). Le vede quelle tag
fatte con la bomboletta? Per me sono un regalo alla città".
M. Tavoosito di dipinti fatti di nottela - Probabilmente chi vive lì la pensa diversamente.
" Non è importante, certo costerà ripulirle, ma per me conta di più che chi le ha fatte
aveva un'esigenza vitale di esprimersi, urgenza di lasciare un segno e affermare la
propria esistenza".
M. Tavola - A proposito di dipinti fatti di noptte, lei ha avuto qualche problema con la
giustizia.
"Un cattivo ricordo. Nel 1992 stavo dipingendo per strada una Madonna col bambino
ispirata a Caravaggio e mi ha preso la polizia. Mi hanno processato e condannato. Mi
hanno umiliato. Sono deluso dal mio paese e non espongo più in Francia. Se Bansky
fosse stato francese non avrebbe avuto lo stesso successo".
M. Tavola - Già, Bansky, che di lei ha detto: "Ogni volta che dipingo qualcosa, scopro
che Blek le Rat l'aveva già fatto vent'anni fa". Cosa pensa di lui?
Lui rappresenta la nuova generazione, io sono "old school". Bansky a venticinque anni
aveva già capito il sistema dell'arte, io ne ho impiegati 40 per comprenderlo. Si dice che
da ragazzino fosse un teppistello e per questo mi è ancora più simpatico, ma è dotato di
talento e intelligenza fuori dal comune".
Lucianone
SOCIETA' / Salute - I rischi della solitudine
6 febbraio '16 - venerdì 6th February / Friday visione post - 14
Ricerca Usa: "L'isolamento è la malattia del nostro secolo.
Due volte più grave dell'obesità, aumenta la mortalità del 14%"
(da la Repubblica - 14/03/'15 - Lo studio / Enrico Franceschini - Londra)
Cent'anni di solitudine nell'era
dei social network: non abbiamo più amici
Cent'anni di solitudine. E' il titolo del più famoso romanzodi Gabriel Garcia Marquez.
Ma è anche una malattia della nostra era, forse "la" malattia del ventunesimo secolo: il
secolo della rivoluzione digitale, degli smart phone, dei social network, delle chat, dei
messaggini, di Instagram, dei videogames giocati in collettivo online, cioè di tutto quello
che ci da la sensazione di essere in contatto con il prossimo ma che di fatto contribuisce
a isolarci nel chiuso delle nostre case, delle nostre vite. Passiamo sempre più tempo in compagnia di presunti amici o di perfetti sconosciuti nella realtà virtuale e di fatto sem-
pre più tempo da soli nella nostra esistenza reale. Questo etra un fatto noto. Sapevamo
o perlomeno sospettavamo che fosse un malessere sociale. Adesso sappiamo che è una
vera e propria malattia. - Ce lo comunica una grande indagine scientifica, condotta su
un campione di tre milioni di persone e pubblicata sulla rivista Perspectives in Psycho-
logical Sciences, dfi cui il Times e altri giornali britannici hanno anticipato ieri le con-
clusioni. E' un rapporto quanto mai allarmante: la solitudine, affermano gli scienziati
della Brigham Young University, l'università dello Utah che ha condotto la ricerca,
rappresenta una minaccia alla salute simile all'obesità. Per la precisione, due volte
più grave dell'obesità: le persone che soffrono di solitudine, riporta lo studio america-
no, hanno infatti un "rischio di mortalità" del 14 per cento più alto rispetto alla me-
dia. L'aumento del rischio provocato dall'obesità è del 7 per cento. Quello causato
dall'estrema povertà, per avere un termine di paragone, del 19 per cento. In pratica
si può dire che vivere soli accorcia la vita. E ciò vale, afferma la ricerca Usa, sia per
coloro che vivono male la propria solitudine, sia per chi imbocca la solitudine come
scelta e apparentemente è felice di stare per i fatti propri. "Solitudine e isolamento
possono apparire come due condizioni differenti", osserva il professor Julianne Holt-
Lunstad, che ha diretto l'indagine, "ma non è così. Ci può essere una persona circon-
data di gente che si sente lo stesso molto sola. altri possono isolarsi deliberatamente
perchè preferiscono stare soli. L'effetto sulla longevità, tuttavia, è lo stesso per l'uno
e per l'altro caso". Un effetto paragonabile ai danni dell'obesità, ammonisce il rap-
porto, e che perciò le autorità sanitarie devono esaminare molto seriamente: "L'im-
patto delle relazioni sociali sulla salute è enorme", avverte lo studioso.
L'indagine non si limita a segnalare il problema, ne fotografa anche le dimensioni,
facendo squillare un secondo, ancora più sonoro campanello d'allarme: da quando
il fenomeno viene analizzato, ovvero da quando esistono statistiche in merito, non
ci sono mai state tante persone che vivono in solitudine come accade oggi.
"Stiamo vivendo al più alto tasso di solitudine della storia umana ed è un dato che
si riscontra in tutto il pianeta", dice il dottor Tim Smith, co-autore della ricerca.
"Il mondo dell'era digitale, precisa, è di fronte a una vera e propria "epidemia"
di solitudine, lo stesso termine che viene normalmente usato per descrivere la di-
lagante diffusione dell'obesità". Per certi versi, le due malattie vanno a braccetto:
mangiamo troppo e stiamo troppo soli.
Difficile non immaginare un adolescente che ingurgita fast food chiuso nella sua
stanza collegato a un computer o a un tablet o a uno smart phone o a tutti e tre
gli strumenti contemporaneamente. Ma non è un problema soltanto dei giovani,
tenuto conto che la categoria di età che gioca di più ai videogames è la fascia dai
25 ai 40 anni e che fra gli anziani la solitudine è così cresciuta che per fare loro
compagnia bisogna ricorrere alle badanti a pagamento. Dopo millenni di coesio-
ne sociale, il genere umano sta dunque vivendo i suoi "cent'anni di solitudine" e
non è chiaro se ci sia una medicina in grado di curare questa malattia dell'uomo
contemporaneo.
Lucianone
Ricerca Usa: "L'isolamento è la malattia del nostro secolo.
Due volte più grave dell'obesità, aumenta la mortalità del 14%"
(da la Repubblica - 14/03/'15 - Lo studio / Enrico Franceschini - Londra)
Cent'anni di solitudine nell'era
dei social network: non abbiamo più amici
Cent'anni di solitudine. E' il titolo del più famoso romanzodi Gabriel Garcia Marquez.
Ma è anche una malattia della nostra era, forse "la" malattia del ventunesimo secolo: il
secolo della rivoluzione digitale, degli smart phone, dei social network, delle chat, dei
messaggini, di Instagram, dei videogames giocati in collettivo online, cioè di tutto quello
che ci da la sensazione di essere in contatto con il prossimo ma che di fatto contribuisce
a isolarci nel chiuso delle nostre case, delle nostre vite. Passiamo sempre più tempo in compagnia di presunti amici o di perfetti sconosciuti nella realtà virtuale e di fatto sem-
pre più tempo da soli nella nostra esistenza reale. Questo etra un fatto noto. Sapevamo
o perlomeno sospettavamo che fosse un malessere sociale. Adesso sappiamo che è una
vera e propria malattia. - Ce lo comunica una grande indagine scientifica, condotta su
un campione di tre milioni di persone e pubblicata sulla rivista Perspectives in Psycho-
logical Sciences, dfi cui il Times e altri giornali britannici hanno anticipato ieri le con-
clusioni. E' un rapporto quanto mai allarmante: la solitudine, affermano gli scienziati
della Brigham Young University, l'università dello Utah che ha condotto la ricerca,
rappresenta una minaccia alla salute simile all'obesità. Per la precisione, due volte
più grave dell'obesità: le persone che soffrono di solitudine, riporta lo studio america-
no, hanno infatti un "rischio di mortalità" del 14 per cento più alto rispetto alla me-
dia. L'aumento del rischio provocato dall'obesità è del 7 per cento. Quello causato
dall'estrema povertà, per avere un termine di paragone, del 19 per cento. In pratica
si può dire che vivere soli accorcia la vita. E ciò vale, afferma la ricerca Usa, sia per
coloro che vivono male la propria solitudine, sia per chi imbocca la solitudine come
scelta e apparentemente è felice di stare per i fatti propri. "Solitudine e isolamento
possono apparire come due condizioni differenti", osserva il professor Julianne Holt-
Lunstad, che ha diretto l'indagine, "ma non è così. Ci può essere una persona circon-
data di gente che si sente lo stesso molto sola. altri possono isolarsi deliberatamente
perchè preferiscono stare soli. L'effetto sulla longevità, tuttavia, è lo stesso per l'uno
e per l'altro caso". Un effetto paragonabile ai danni dell'obesità, ammonisce il rap-
porto, e che perciò le autorità sanitarie devono esaminare molto seriamente: "L'im-
patto delle relazioni sociali sulla salute è enorme", avverte lo studioso.
L'indagine non si limita a segnalare il problema, ne fotografa anche le dimensioni,
facendo squillare un secondo, ancora più sonoro campanello d'allarme: da quando
il fenomeno viene analizzato, ovvero da quando esistono statistiche in merito, non
ci sono mai state tante persone che vivono in solitudine come accade oggi.
"Stiamo vivendo al più alto tasso di solitudine della storia umana ed è un dato che
si riscontra in tutto il pianeta", dice il dottor Tim Smith, co-autore della ricerca.
"Il mondo dell'era digitale, precisa, è di fronte a una vera e propria "epidemia"
di solitudine, lo stesso termine che viene normalmente usato per descrivere la di-
lagante diffusione dell'obesità". Per certi versi, le due malattie vanno a braccetto:
mangiamo troppo e stiamo troppo soli.
Difficile non immaginare un adolescente che ingurgita fast food chiuso nella sua
stanza collegato a un computer o a un tablet o a uno smart phone o a tutti e tre
gli strumenti contemporaneamente. Ma non è un problema soltanto dei giovani,
tenuto conto che la categoria di età che gioca di più ai videogames è la fascia dai
25 ai 40 anni e che fra gli anziani la solitudine è così cresciuta che per fare loro
compagnia bisogna ricorrere alle badanti a pagamento. Dopo millenni di coesio-
ne sociale, il genere umano sta dunque vivendo i suoi "cent'anni di solitudine" e
non è chiaro se ci sia una medicina in grado di curare questa malattia dell'uomo
contemporaneo.
Lucianone
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