23 gennaio '16 - sabato 23rd January / Saturday visione post - 10
(da la Repubblica - 16/11/2014 - Antonio Fraschilla / Palermo)
Sicilia, l'ultima beffa: 300 dirigenti nei musei,
ma non ci sono soldi per le lampadine
Il satiro danzante, che sembra librarsi nell'aria con il suo carico di mistica energia,
è illuminato, ma solo a metà. Il museo che lo ospita, creato apposta per lui nel cuore
di Mazara del Vallo, non ha potuto chiamare un elettricista per installare l'illumina-
zione adatta perchè non saprebbe come pagarlo. E il caso della statua in bronzo emersa
miracolosamente dal mare nel 1997 non è isolato. Al Paolo Orsi di Siracusa, uno dei più
importanti scrigni di tesori preistorici, greci e romani del mediterraneo, le telecamere di sicurezza si sono rotte da tempo ma è impossibile ripararle. La Regione, d'altronde, que
st'anno non ha investito un euro per il funzionamento dei siti e delle aree archeologiche
che ospitano i suoi gioielli. In compenso però ha a libro paga un esercito di dirigenti, che
affollano a dismisura gli uffici dei beni culturali dell'Isola. Un esercito di comandanti,
spesso solo di se stessi, promossi dal Duemila e man mano trasferiti nei musei, con il ri-
sultato paradossale di oggi: la Sicilia nei propri Beni ha più dirigrnti del ministero - 306
contro 191 - compresi soprintendenze e siti. "Colpa di una legge che in una notte del
Duemila ha promosso mille funzionari e dirigenti", dice l'attuale responsabile del dipar-
timento Beni culturali dell'Isola, Salvatore Giglione". Tutti promossi e negli anni migra-
ti verso i siti culturali, magari quelli più vicini a casa così da non allontanarsi troppo dal-
la famiglia. Una miriade di dirigenti che - per dirne un'altra - nei loro curriculum hanno
di tutto fuorchè lauree in storia dell'arte, antropologia o archeologia.
Nel piccolo museo di Aidone , che ospita la Venere di Morgantina, non ci sono brochure
o guide perchè la Regione, manco a dirlo, non ha i fondi visto che il capitolo di spesa per
il funzionamento dei Beni culturali è stato azzerato dal governatore Rosario Crocetta,
alle prese con un buco di bilancio di 3 miliardi di euro. Un gioiello, la Venere, che al
Getty Museum di Malibù in poche settimane ha attratto 400 mila visitatori e che da
quando è tornata in Sicilia è stata ammirata da non più di 30 mila persone in un anno.
In compenso ad Aidone la Regione ha sul groppone ben tre dirigenti, con stipendi che
variano dai 60 agli 80 mila euro lordi all'anno. Due di loro sono agronomi. Sì, proprio
così, con un lungo curriculum di pubblicazioni sul grano e le coltivazioni autoctone
della Sicilia. Ma d'altronde sembra esserci un particolare legame tra l'agricoltura e i
beni culturali di Sicilia: un agronomo è stato appena nominato tra i dirigenti del par-
co di Selinunte, una delle aree archeologiche più grandi e importanti del Mediterraneo
E qui gli altri due colleghi graduati del sito sono un architetto e un ingegnere.
Al parco archeologico di Agrigento, invece, i dirigenti sono otto ma nessuno è archeolo-
go. Così come alla Villa romana del Casale di Piazza Armerina, un piccolo sito che però
ha due dirigenti a tenersi compagnia.
In tutto il Polo museale fiorentino, che al suo interno ha la Galleria degli Uffizi, c'è un
solo dirigente, la soprintendente Cristina Acidini. Così come la Polo musedale romano
che gestisce dal Colosseo ai Fori imperiali: "Nelle direzioni del ministero e nelle sedi
periferiche, quindi anche nei poli museali da Pompei a Milano, c'è solo un dirigente
dopo i yagli varati dai governi degli ultimi anni", dice il segretario della Funzione pub-
blica Cgil per i beni culturali, Claudio Meloni. - Nell'Isola del tesoro, invece, di diri-
genti ce ne sono talmente tanti che non bastano le poltrone. Così a una dozzina di gra-
duati il dipartimento ha pensato bene di affidare compiti di "studi e ricerca". Qualche
esempio? C'è chi studia i teatri attivi in Sicilia, chi invece le feste popolari nell'Isola
Orientale. Un esercito di superstipendiati, mentre i musei rimangono in abbandono.
A tutti i siti hanno staccato il telefono, perchè da mesi la Regione non paga le bollette.
"Possiamo solo ricevere telefonate - dicono dal museo archeologico di Enna - ma que-
sto non è l'unico problema: non abbiamo i fondi per pagare il gas e quindi niente ri-
scaldamento.". Da Taormina a Segesta non cìè poi una sola brochure, nè una caffet-
teria o un bookshop dove acquistare una guida oppure un volume sulle opere appena
viste. Il "rivoluzionario" governo Crocetta, come ama ripetere il presidente della Re-
gione, ha bloccato le gare sui servizi aggiuntivi, sospettando "sprechi e malaffare come
avvenuto in passato". Da due anni e mezzo tutto è fermo.
"Non abbiamo soldi", è il ritornello e soltanto in questi giorni, raschiando il fondo del
barile, la regione ha trovato 400 mila euro per pagare gli straordinari di dicembre ai
custodi, e garantire così l'apertura nei festivi. Apertura fino alle 13, s'intende, e comun-
que oltre il normale orario dei custodi, che in Sicilia lavorano come i bancari: da lunedì
a venerdì. Il resto è straordinario. Un altro paradosso, considerando i 1.545 addetti a li-
bro paga, molti di più che nelle altre regioni d'Italia. Un altro record, nei beni culturali
di Sicilia trasformati in carrozzoni salvastipendi
Lucianone
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sabato 23 gennaio 2016
Spettacoli / cinema - Il capitolo finale di "Hunger Games"
23 gennaio '16 - sabato 23rd January / Saturday visione post - 13
L'uscita dell'ultimo capitolo della saga di "Hunger Games"
propone una figura femminile rivoluzionaria, la più radicale
mai prodotta a Hollywood nei blockbuster per ragazzi
(da la Repubblica - 20/11/'15 - R2Spettacoli / Curzio Maltese)
L'EROE E' DONNA
Katniss tra il Che e Giovanna D'Arco
Prima che il capitolo finale di "Hunger Games" sia sommerso da un mare di cifre d'incassi
e spettatori , o ridotta a una diatriba fra milioni di fan, merita cercare di capire perchè que-
sta saga pop più di ogni altra abbia mobilitato un esercito d'interpreti anche raffinatissimi,
dai critici letterari del New Yorker fino a seri studiosi marxisti che in genere disdegnano
d'occuparsi di blockbuster. E questo ben al di là dei meriti letterari dei tre romanzi di Su-
zanne Collins o della qualità cinematografica dei ...film che è duro considerare bellis-
simi, se non per la qualità straordinaria di un cast stellare, da Jennifer Lawrence a Julian-
ne Moore, da Donald Sutherland a Philip Seymour Hoffman alla sua ultima apparizione, e
per il genio artistico delle scenografie di Philip Messina.
In Hunger Games almeno un paio d'invenzioni sono sorprendenti e controcorrente. Una è
la figura della protagonista, Katniss Everdeen, l'altra è la società futuribile nella quale si
muove l'avventura, l'impero fantastico di Panem. L'adolescente Katniss, la sempre più bra-
va Jennifer Lawrence, che nell'episodio finale guida la rivoluzione contro il regime autorita-
rio del presidente Snow, una specie di Giovanna D'Arco del futuro, è probabilmente la figu-
ra femminile più radicale mai prodotta a Hollywood, come ha scritto il critico del New York
Times, Tony Scott. E rappresenta anche un sovvertimento dei canoni della macchina holly-
woodiana, dove alla fine la complessità è sempre maschile e i caratteri femminili sono ridu-
cibili a un'unica dimensione, familiare o pubblica.
Katniss è al contrario un'eroina del dubbio che attraversa una molteplicità di ruoli senza
mai identificarsi in nessuno. Non vorrebbe essere ma diventa una rivoluzionaria, è e non
è l'incarnazione dei simboli del successo nella nostra società. E' e non è un'atleta, è e non
è una star tv, una leader politica, una testimonial della pubblicità così come nel privato
è e non è una fidanzata o una compagna, e in famiglia è al tempo stesso sorella e figlia
amorevole, ma anche un'adolescente che ha assunto dalla morte del padre minatore il
vero ruolo di capofamiglia e ha un atteggiamento genitoriale nei confronti di sorella e
madre. Un'indomabile inquietudine non le permetterà mai di vivere felice e contenta co-
me nell'ultima riga delle vecchie e delle nuove favole. Per usare una categoria non più di
moda, Katniss Everdeen è il trionfo dell'ideale femminista. Non è un caso che l'autrice
Suzanne Collins sia per anagrafe (53 anni) la capostipite della schiera di scrittrici che
dall'inizio del nuovo millennio hanno rivoluzionato al femminile la letteratura (e il cine-
ma) per l'infanzia, formidabile strumento di educazione sentimentale delle nuove gene-
razioni, accanto alla quasi coetanea J.K. Rowlings di Harry Potter, prima della quaran-
tenne Stephenie Meyer di Twilight fino alla ventenne Veronica Roth di Divergent.
L'altro grande mito che Hunger Games rievoca ai giovani di tutto il mondo è quello
della rivoluzione. Espulso dalla politica, dove non ne parlano neppure i più estremisti,
il mito della rivoluzione armata dei poveri contro i ricchi è il cuore del capitolo finale
della saga.
Lucianone
L'uscita dell'ultimo capitolo della saga di "Hunger Games"
propone una figura femminile rivoluzionaria, la più radicale
mai prodotta a Hollywood nei blockbuster per ragazzi
(da la Repubblica - 20/11/'15 - R2Spettacoli / Curzio Maltese)
L'EROE E' DONNA
Katniss tra il Che e Giovanna D'Arco
Prima che il capitolo finale di "Hunger Games" sia sommerso da un mare di cifre d'incassi
e spettatori , o ridotta a una diatriba fra milioni di fan, merita cercare di capire perchè que-
sta saga pop più di ogni altra abbia mobilitato un esercito d'interpreti anche raffinatissimi,
dai critici letterari del New Yorker fino a seri studiosi marxisti che in genere disdegnano
d'occuparsi di blockbuster. E questo ben al di là dei meriti letterari dei tre romanzi di Su-
zanne Collins o della qualità cinematografica dei ...film che è duro considerare bellis-
simi, se non per la qualità straordinaria di un cast stellare, da Jennifer Lawrence a Julian-
ne Moore, da Donald Sutherland a Philip Seymour Hoffman alla sua ultima apparizione, e
per il genio artistico delle scenografie di Philip Messina.
In Hunger Games almeno un paio d'invenzioni sono sorprendenti e controcorrente. Una è
la figura della protagonista, Katniss Everdeen, l'altra è la società futuribile nella quale si
muove l'avventura, l'impero fantastico di Panem. L'adolescente Katniss, la sempre più bra-
va Jennifer Lawrence, che nell'episodio finale guida la rivoluzione contro il regime autorita-
rio del presidente Snow, una specie di Giovanna D'Arco del futuro, è probabilmente la figu-
ra femminile più radicale mai prodotta a Hollywood, come ha scritto il critico del New York
Times, Tony Scott. E rappresenta anche un sovvertimento dei canoni della macchina holly-
woodiana, dove alla fine la complessità è sempre maschile e i caratteri femminili sono ridu-
cibili a un'unica dimensione, familiare o pubblica.
Katniss è al contrario un'eroina del dubbio che attraversa una molteplicità di ruoli senza
mai identificarsi in nessuno. Non vorrebbe essere ma diventa una rivoluzionaria, è e non
è l'incarnazione dei simboli del successo nella nostra società. E' e non è un'atleta, è e non
è una star tv, una leader politica, una testimonial della pubblicità così come nel privato
è e non è una fidanzata o una compagna, e in famiglia è al tempo stesso sorella e figlia
amorevole, ma anche un'adolescente che ha assunto dalla morte del padre minatore il
vero ruolo di capofamiglia e ha un atteggiamento genitoriale nei confronti di sorella e
madre. Un'indomabile inquietudine non le permetterà mai di vivere felice e contenta co-
me nell'ultima riga delle vecchie e delle nuove favole. Per usare una categoria non più di
moda, Katniss Everdeen è il trionfo dell'ideale femminista. Non è un caso che l'autrice
Suzanne Collins sia per anagrafe (53 anni) la capostipite della schiera di scrittrici che
dall'inizio del nuovo millennio hanno rivoluzionato al femminile la letteratura (e il cine-
ma) per l'infanzia, formidabile strumento di educazione sentimentale delle nuove gene-
razioni, accanto alla quasi coetanea J.K. Rowlings di Harry Potter, prima della quaran-
tenne Stephenie Meyer di Twilight fino alla ventenne Veronica Roth di Divergent.
della rivoluzione. Espulso dalla politica, dove non ne parlano neppure i più estremisti,
il mito della rivoluzione armata dei poveri contro i ricchi è il cuore del capitolo finale
della saga.
Lucianone
venerdì 22 gennaio 2016
SOCIETA' / Inghilterra - Il record delle 859 buone azioni nel Somerset
22 gennaio '15 - venerdì 22nd January / Friday visione post - 16
La sfida di Congresbury, in Inghilterra:
festeggiare gli otto secoli dalla fondazione
con una gara di generosità fra i cittadini.
Che spiegano: "Questa scelta ci ha cambiato la vita"
(da la Repubblica - 14/01 /'15 - Il reportage / Enrico Franceschini - Congresbury/Somerset)
Il macellaio Rob ha cucinato tacchino per tutti e ne ha distribuite porzioni gratis durante
le feste. Sally, proprietaria dell'unico panificio, si è occupata di addobbare l'albero di Natale
al centro del paese. Becky, direttrice del coro scolastico, ha accompagnato i coristi a riverni-
ciare le panchine arrugginite del giardino pubblico. Un giorno qualcuno ha aiutato un anzia-
no pensionato a portare a casa la sporta della spesa. Un altro giorno qualcun altro è andato
a fare compagnia a un ammalato rimasto solo. Un ciclista racconta di due passanti che lo
hanno soccorso quando è caduto in bici. Tizio ha scoperto che i vicini gli avevano lavato la
macchina. Caio si è visto offrire un caffè da chi lo precedeva in coda alla cassa. E poi ci so-
no stati rifiuti portati via da un cortile, panni caldi donati a un sezatetto, cani condotti a
passeggio per conto di padroni influenzati. Anche semplici dichiarazioni d'affetto: "Vole-
vo dirti che ti voglio bene e sei speciale per me". Senza dimenticare il ragazzo che, dopo
aver comprato un biglietto per la sospirata prima di "Guerre stellari", lo ha regalato a un
bambino rimasto senza.
Benvenuti a Congresbury, popolazione 3.500 anime, contea del Somerset, venti minuti di
taxi da Bristol. Ovvero benvenuti nel "villaggio più gentile d'Inghilterra", anzi di tutta la
Gran Bretagna, forse del mondo intero. I cui abitanti, per celebrare l'800enario (gli otto
secoli) di St. Andrews, la minuscola chiesa anglicana locale, nel gennaio scorso hanno de-
ciso di compiere in un anno almeno 800 atti di "gentilezza gratuita": proposito da boy-
scout, da certificare deponendo un bigliettino in cui si specifica anonimamente ogni buo-
na azione dentro una cassetta in sacrestia. Qualche giorno or sono hanno raggiunto il
traguardo, ritrovandosi in un baleno al centro dell'attenzione mediatica: un servizio del-
la Bc,North articolo su Times, Guardian, Daily Mail. "Non l'abbiamo fatto per diven-
tare famosi", commenta Backy, quella delle panchine riverniciate, promotrice dell'inizia-
tiva, "non ci aspettavamo tanta notorietà per così poco". - Fatto sta che si hanno preso
gusto: alla gentilezza, non alla notorietà. Su un poster appiccicato a una colonna dell'an-
tica chiesa (anno di fondazione: 1215), un grafico mostra che le buone azioni proseguono:
ieri erano arrivate a 859.
Fa una strana sensazione entrare nel "villaggio della gentilezza". Come mettere piede in
uno di quei vecchi film in bianco e nero con James Steward. Come leggere un romanzo
di Dickens da cui sono stati eliminati avari, strozzini e cattivi. Come finire dentro a una
favola - o a un "reality show", si direbbe meglio oggi, ispirato ai buoni sentimenti. Il ga-
rage del posto è lindo come quello di una brava massaia. Un caffè avverte: "Se acquisti
un breakfast da noi, il secondo è gratis". Una vecchietta somigliante alla Miss Marple
di Agatha Christie, fermata sul ciglio della strada per avere informazioni su dove sia il
centro del paese (così piccolo che pare non averne uno), si dilunga in spiegazioni e saluta
il mio tassista con "God bless you, dear" (che Dio ti benedica, caro - sebbene il Dio del
tassista, un pakistano con barba da musulmano devoto, sia chiaramente Allah). Alla do-
manda se abbia compiuto un atto di gentilezza, l'impiegato dell'ufficio postale, occhialu-
to indiano in giacca e cravatta, replica: "Oh, ne faccio in continuazione". Esortato a dir-
ne uno, rifiuta: "Non sta bene vantarsi". E' gentilezza anche la modestia.
Continua... to be continued.
La sfida di Congresbury, in Inghilterra:
festeggiare gli otto secoli dalla fondazione
con una gara di generosità fra i cittadini.
Che spiegano: "Questa scelta ci ha cambiato la vita"
(da la Repubblica - 14/01 /'15 - Il reportage / Enrico Franceschini - Congresbury/Somerset)
Il macellaio Rob ha cucinato tacchino per tutti e ne ha distribuite porzioni gratis durante
le feste. Sally, proprietaria dell'unico panificio, si è occupata di addobbare l'albero di Natale
al centro del paese. Becky, direttrice del coro scolastico, ha accompagnato i coristi a riverni-
ciare le panchine arrugginite del giardino pubblico. Un giorno qualcuno ha aiutato un anzia-
no pensionato a portare a casa la sporta della spesa. Un altro giorno qualcun altro è andato
a fare compagnia a un ammalato rimasto solo. Un ciclista racconta di due passanti che lo
hanno soccorso quando è caduto in bici. Tizio ha scoperto che i vicini gli avevano lavato la
macchina. Caio si è visto offrire un caffè da chi lo precedeva in coda alla cassa. E poi ci so-
no stati rifiuti portati via da un cortile, panni caldi donati a un sezatetto, cani condotti a
passeggio per conto di padroni influenzati. Anche semplici dichiarazioni d'affetto: "Vole-
vo dirti che ti voglio bene e sei speciale per me". Senza dimenticare il ragazzo che, dopo
aver comprato un biglietto per la sospirata prima di "Guerre stellari", lo ha regalato a un
bambino rimasto senza.
Benvenuti a Congresbury, popolazione 3.500 anime, contea del Somerset, venti minuti di
taxi da Bristol. Ovvero benvenuti nel "villaggio più gentile d'Inghilterra", anzi di tutta la
Gran Bretagna, forse del mondo intero. I cui abitanti, per celebrare l'800enario (gli otto
secoli) di St. Andrews, la minuscola chiesa anglicana locale, nel gennaio scorso hanno de-
ciso di compiere in un anno almeno 800 atti di "gentilezza gratuita": proposito da boy-
scout, da certificare deponendo un bigliettino in cui si specifica anonimamente ogni buo-
na azione dentro una cassetta in sacrestia. Qualche giorno or sono hanno raggiunto il
traguardo, ritrovandosi in un baleno al centro dell'attenzione mediatica: un servizio del-
la Bc,North articolo su Times, Guardian, Daily Mail. "Non l'abbiamo fatto per diven-
tare famosi", commenta Backy, quella delle panchine riverniciate, promotrice dell'inizia-
tiva, "non ci aspettavamo tanta notorietà per così poco". - Fatto sta che si hanno preso
gusto: alla gentilezza, non alla notorietà. Su un poster appiccicato a una colonna dell'an-
tica chiesa (anno di fondazione: 1215), un grafico mostra che le buone azioni proseguono:
ieri erano arrivate a 859.
Fa una strana sensazione entrare nel "villaggio della gentilezza". Come mettere piede in
uno di quei vecchi film in bianco e nero con James Steward. Come leggere un romanzo
di Dickens da cui sono stati eliminati avari, strozzini e cattivi. Come finire dentro a una
favola - o a un "reality show", si direbbe meglio oggi, ispirato ai buoni sentimenti. Il ga-
rage del posto è lindo come quello di una brava massaia. Un caffè avverte: "Se acquisti
un breakfast da noi, il secondo è gratis". Una vecchietta somigliante alla Miss Marple
di Agatha Christie, fermata sul ciglio della strada per avere informazioni su dove sia il
centro del paese (così piccolo che pare non averne uno), si dilunga in spiegazioni e saluta
il mio tassista con "God bless you, dear" (che Dio ti benedica, caro - sebbene il Dio del
tassista, un pakistano con barba da musulmano devoto, sia chiaramente Allah). Alla do-
manda se abbia compiuto un atto di gentilezza, l'impiegato dell'ufficio postale, occhialu-
to indiano in giacca e cravatta, replica: "Oh, ne faccio in continuazione". Esortato a dir-
ne uno, rifiuta: "Non sta bene vantarsi". E' gentilezza anche la modestia.
Continua... to be continued.
giovedì 21 gennaio 2016
Economia / società - Scoprire la 'sharing economy'
21 gennaio '15 - giovedì 21st January / Thursday visione post - 15
E' importane essere aggiornati su questioni e termini importanti che riguardano
il campo economico (e nel caso specifico della sharing economy pure l'aspetto
sociale). Quando riesco a scovarne, attraverso mie ricerche o anche per caso,
metto subito da parte il relativo articolo (di solito da quotidiani) per poi farne
uso in questo mio blog, e mettere il tutto a disposizione dei lettori-visitatori.
Ecco allora la volta del termine "sharing economy", che ho pescato dalla pagina
'Milano' su la Repubblica.
(Lucianone)
(da la Repubblica - 20 nov. '15 - Milano / Come cambia la città - Alessandro Rosina)
Il valore sociale della sharing economy
Qualche mese fa scrivevamo su queste pagine che la sharing economy non è solo una app.
E' molto di più, come ha confermato la terza edizione di "Sharitaly" che si è tenuta la set-
timana scorsa a Milano e che aveva proprio come sottotitolo "Non solo app. L' economia
collaborativa nelle aziende, nelle pubbliche amministrazioni e nel terzo settore". Scopo di
tale manifestazione - promossa da Collaboriamo e da Trailab con il patrocinio del Comune
di Milano - è stato quello sia di arricchire il dibattito teorico sulla sharing economy, sia di
favorire la crescita concreta dell'economia collaborativa a Milano e in Italia.
La sharing economy viene spesso fatta coincidere con l'innovazione del car sharing e con la
rivoluzione di Uber e di Airbnb, ma è molto di più. E' vero che l'economia collaborativa è
stata favorita dall'innovazione digitale e dalle nuove potenzialità offerte dal web, ma non
è solo una questione di app. E' vero che è stata stimolata dalla crisi economica, ma non è
solo una questione di costi più bassi. E' vero che sta cambiando il modo di intendere il rap-
porto tra possesso e accesso a beni e servizi, ma non è solo una questione economica. -
E' tutto questo assieme e molto di più. La convenienza economica è importante nel breve
periodo, ma l'elemento caratterizzante che può renderla un nuovo paradigma vincente
nel medio e lungo periodo è quello sociale e relazionale.
Collaborazione e condivisione hanno bisogno di fondarsi sulla fiducia. Su questo punto cruciale l'Italia ha una sua specificità che in parte è un vantaggio e in parte un limite.
Uno dei tratti salienti del modello sociale e di welfare dei Paesi dell'Europa mediterranea
è la forte solidarietà. La grande propensione al sostegno reciproco e alla collaborazione
si esprime però soprattutto all'interno di reti ristrette, in particolare in quella familiare e
parentale. Sono molti gli studi e le ricerche che mostrano come i caratteri antropologici
siano stati e ancor siano in grado di condizionare il modello economico. Rispetto agli altri
Paesi sviluppati da noi è da sempre più forte la fiducia data ai contatti più stretti che alla
società più ampia e alle istituzioni. In altre parole, nei Paesi mediterranei dominano i lega-
mi forti della famiglia e della comunità locale, mentre poco sviluppati sono i cosiddetti "le-
gami deboli" che invece favoriscono l'interazione sociale ampia.
Questo non significa che in Italia la sharing economy non sia destinata a decollare, ma pro-
duce due implicazioni. La prima è che, come accaduto anche per altre innovazioni che si so-
no dovute confrontare in modo non scontato con il modello culturale italiano, può richiede-
re un pò più di tempo prima di consolidarsi pienamente. La seconda è che avrà molta più possibilità di successo, come mostrano anche varie esperienze positive di crowdfunding,
all'interno delle comunità locali interagendo sinergicamente con il welfare comunitario
Se però c'è un luogo in Italia in cui i legami deboli sono più attivi e dove i processi di inno-
vazione vengono anticipati è Milano. Grazie anche al ruolo del Comune, questa città sta di
fatto già diventando un laboratorio di sperimentazione di modelli di produzione collabora-
tiva e di consumo condiviso. Una Milano che sempre meno sembra accontentarsi di essere
la capitale finanziaria e sempre più può cogliere la sfida di un'economia diversa, più capa-
ce di creare valore sociale.
Lucianone
E' importane essere aggiornati su questioni e termini importanti che riguardano
il campo economico (e nel caso specifico della sharing economy pure l'aspetto
sociale). Quando riesco a scovarne, attraverso mie ricerche o anche per caso,
metto subito da parte il relativo articolo (di solito da quotidiani) per poi farne
uso in questo mio blog, e mettere il tutto a disposizione dei lettori-visitatori.
Ecco allora la volta del termine "sharing economy", che ho pescato dalla pagina
'Milano' su la Repubblica.
(Lucianone)
(da la Repubblica - 20 nov. '15 - Milano / Come cambia la città - Alessandro Rosina)
Il valore sociale della sharing economy
Qualche mese fa scrivevamo su queste pagine che la sharing economy non è solo una app.
E' molto di più, come ha confermato la terza edizione di "Sharitaly" che si è tenuta la set-
timana scorsa a Milano e che aveva proprio come sottotitolo "Non solo app. L' economia
collaborativa nelle aziende, nelle pubbliche amministrazioni e nel terzo settore". Scopo di
tale manifestazione - promossa da Collaboriamo e da Trailab con il patrocinio del Comune
di Milano - è stato quello sia di arricchire il dibattito teorico sulla sharing economy, sia di
favorire la crescita concreta dell'economia collaborativa a Milano e in Italia.
La sharing economy viene spesso fatta coincidere con l'innovazione del car sharing e con la
rivoluzione di Uber e di Airbnb, ma è molto di più. E' vero che l'economia collaborativa è
stata favorita dall'innovazione digitale e dalle nuove potenzialità offerte dal web, ma non
è solo una questione di app. E' vero che è stata stimolata dalla crisi economica, ma non è
solo una questione di costi più bassi. E' vero che sta cambiando il modo di intendere il rap-
porto tra possesso e accesso a beni e servizi, ma non è solo una questione economica. -
E' tutto questo assieme e molto di più. La convenienza economica è importante nel breve
periodo, ma l'elemento caratterizzante che può renderla un nuovo paradigma vincente
nel medio e lungo periodo è quello sociale e relazionale.
Collaborazione e condivisione hanno bisogno di fondarsi sulla fiducia. Su questo punto cruciale l'Italia ha una sua specificità che in parte è un vantaggio e in parte un limite.
Uno dei tratti salienti del modello sociale e di welfare dei Paesi dell'Europa mediterranea
è la forte solidarietà. La grande propensione al sostegno reciproco e alla collaborazione
si esprime però soprattutto all'interno di reti ristrette, in particolare in quella familiare e
parentale. Sono molti gli studi e le ricerche che mostrano come i caratteri antropologici
siano stati e ancor siano in grado di condizionare il modello economico. Rispetto agli altri
Paesi sviluppati da noi è da sempre più forte la fiducia data ai contatti più stretti che alla
società più ampia e alle istituzioni. In altre parole, nei Paesi mediterranei dominano i lega-
mi forti della famiglia e della comunità locale, mentre poco sviluppati sono i cosiddetti "le-
gami deboli" che invece favoriscono l'interazione sociale ampia.
Questo non significa che in Italia la sharing economy non sia destinata a decollare, ma pro-
duce due implicazioni. La prima è che, come accaduto anche per altre innovazioni che si so-
no dovute confrontare in modo non scontato con il modello culturale italiano, può richiede-
re un pò più di tempo prima di consolidarsi pienamente. La seconda è che avrà molta più possibilità di successo, come mostrano anche varie esperienze positive di crowdfunding,
all'interno delle comunità locali interagendo sinergicamente con il welfare comunitario
Se però c'è un luogo in Italia in cui i legami deboli sono più attivi e dove i processi di inno-
vazione vengono anticipati è Milano. Grazie anche al ruolo del Comune, questa città sta di
fatto già diventando un laboratorio di sperimentazione di modelli di produzione collabora-
tiva e di consumo condiviso. Una Milano che sempre meno sembra accontentarsi di essere
la capitale finanziaria e sempre più può cogliere la sfida di un'economia diversa, più capa-
ce di creare valore sociale.
Lucianone
mercoledì 20 gennaio 2016
Sport - calcio / Coppa Italia 2015 - 2016
20 gennaio '16 - mercoledì 20th January / Wednesday visione post - 14
QUARTO DI FINALE / Risultati:
Milan 2 Spezia 1 Napoli 0 Lazio 0
Carpi 1 Alessandria 2 Inter 2 Juventus 1
Calendario
SEMIFINALI
Alessandria Milan Juventus Inter
Milan Alessandria Inter Juventus
(26 /01/'16) (01/03) (27/01) (02/03)
martedì martedì mercoledì mercoledì
Continua... to be continued...
QUARTO DI FINALE / Risultati:
Milan 2 Spezia 1 Napoli 0 Lazio 0
Carpi 1 Alessandria 2 Inter 2 Juventus 1
Calendario
SEMIFINALI
Alessandria Milan Juventus Inter
Milan Alessandria Inter Juventus
(26 /01/'16) (01/03) (27/01) (02/03)
martedì martedì mercoledì mercoledì
Continua... to be continued...
Sport - calcio / Serie A - 20^ giornata 2015/16
20 gennaio '15 - mercoledì 20th January / Wednesday visione post - 16
Risultati delle partite
Atalanta 1 Torino 4 Napoli 3 Genoa 4 Bologna 2 Carpi 2
Inter 1 Frosinone 2 Sassuolo 1 Palermo 0 Lazio 2 Sampdoria 1
Chievo 1 Roma 1 Udinese 0 Milan 2
Empoli 1 Verona H. 1 Juventus 4 Fiorentina 0
CLASSIFICA
Napoli 44 / Juventus 42 / Inter 40 / Fiorentina 38 / Roma 35 / Milan 32 /
Sassuolo, Empoli 31 / Lazio 28 / Chievo 27 / Torino, Atalanta 25 / Udinese 24 /
Sampdoria, Bologna 23 / Genoa 22 / Palermo 21 / Carpi 17 / Frosinone 15 /
Verona H. 9
differenza su tutte le altre, soprattutto per continuità di risultati positivi (vittorie
su vittorie, anche se col classico 1 - 0), ed era chiaramente l'Inter di Mancini.
Sembrava proprio che la difesa di Mancini-Rocco avesse qualcosa in più delle
altre, e si poteva pure sorvolare sull'aridità o, come si vuole, sterilità dell'attacco.
Poi la realtà di un'Inter non irresistibile si è fatta sempre più strada, con pareggi
sempre più frequenti e qualche sconfitta decisiva rispetto ad una Juve che aveva
cominciato a inanellare una serie, questa sì, inarrestabile di gare da tre punti.
Insomma i bianconeri avevano ritrovato pian piano l'antica anima, e viceversa
la formazione del Mancio stava di nuovo perdendo quell'equilibrio che sembra-
va aver trovato con il nuovo-vecchio coach. Qual'è allora la vera pecca della
squadra nerazzurra? La solita: manca di sicurezza e incisività nell'area piccola,
e non sfrutta le occasioni da gol, come fanno le sue concorrenti dirette (Napoli e
Juve, soprattutto).
Continua... to be continued...
Risultati delle partite
Atalanta 1 Torino 4 Napoli 3 Genoa 4 Bologna 2 Carpi 2
Inter 1 Frosinone 2 Sassuolo 1 Palermo 0 Lazio 2 Sampdoria 1
Chievo 1 Roma 1 Udinese 0 Milan 2
Empoli 1 Verona H. 1 Juventus 4 Fiorentina 0
CLASSIFICA
Napoli 44 / Juventus 42 / Inter 40 / Fiorentina 38 / Roma 35 / Milan 32 /
Sassuolo, Empoli 31 / Lazio 28 / Chievo 27 / Torino, Atalanta 25 / Udinese 24 /
Sampdoria, Bologna 23 / Genoa 22 / Palermo 21 / Carpi 17 / Frosinone 15 /
Verona H. 9
Il Commento
C'era una squadra, nel primo mese di campionato, che sembrava dovesse fare ladifferenza su tutte le altre, soprattutto per continuità di risultati positivi (vittorie
su vittorie, anche se col classico 1 - 0), ed era chiaramente l'Inter di Mancini.
Sembrava proprio che la difesa di Mancini-Rocco avesse qualcosa in più delle
altre, e si poteva pure sorvolare sull'aridità o, come si vuole, sterilità dell'attacco.
Poi la realtà di un'Inter non irresistibile si è fatta sempre più strada, con pareggi
sempre più frequenti e qualche sconfitta decisiva rispetto ad una Juve che aveva
cominciato a inanellare una serie, questa sì, inarrestabile di gare da tre punti.
Insomma i bianconeri avevano ritrovato pian piano l'antica anima, e viceversa
la formazione del Mancio stava di nuovo perdendo quell'equilibrio che sembra-
va aver trovato con il nuovo-vecchio coach. Qual'è allora la vera pecca della
squadra nerazzurra? La solita: manca di sicurezza e incisività nell'area piccola,
e non sfrutta le occasioni da gol, come fanno le sue concorrenti dirette (Napoli e
Juve, soprattutto).
Continua... to be continued...
sabato 16 gennaio 2016
Comicità - Il RompiPallone di Gene - 7^ raccolta
16 gennaio '15 - sabato 16th January / Saturday visione post - 13
Tavecchio: "In Serie A voglio almeno quattro italiani".
Le società: "Ok, l'arbitro e i suoi assistenti".
(La Gazzetta dello Sport - 9 settembre 2014)
Nuove accuse al padre di Renzi: sarebbe stato lui
a consigliare a De Laurentis di acquistare Michu.
(23 sett. 2014)
Blatter si ricandida alla presidenza della Fifa:
"Ho pronta la mia agenda dei mille anni".
(27 sett. '14)
Milano-Sanremo. Vince il tedesco Degenkolb.
Sul traguardo ha battuto i rivali con un colpo di spread.
(23 marzo 2015)
Garcia rivela come ha trasformato Doumbia: "Prima
delle partite gli faccio vedere un video di Salvini.
(4 maggio '15))
Ultim'ora: Tavecchio sta invadendo la Polonia".
(2 novembre '15)
Oggi si ferma il Paese per la MotoGp. Per l'occasione anche
i corvi del Vaticano smetteranno di svolazzare su Bergoglio.
(8 nov '15)
Montella a Bogliasco ha dato un'occhiata all'armadietto
di Cassano: "Sembra un padiglione dell'Expo".
(16 nov. 15)
Spiegato il cambio di pacemaker a Berlusconi.
Quello vecchio prendeva le frequenze di Inter Channel.
(5 dicembre 2015)
Garcia furibondo accusa i preparatori atletici:
"Fanno quello che dico io".
(11 gennaio 2016)
Lucianone
Tavecchio: "In Serie A voglio almeno quattro italiani".
Le società: "Ok, l'arbitro e i suoi assistenti".
(La Gazzetta dello Sport - 9 settembre 2014)
Nuove accuse al padre di Renzi: sarebbe stato lui
a consigliare a De Laurentis di acquistare Michu.
(23 sett. 2014)
Blatter si ricandida alla presidenza della Fifa:
"Ho pronta la mia agenda dei mille anni".
(27 sett. '14)
Milano-Sanremo. Vince il tedesco Degenkolb.
Sul traguardo ha battuto i rivali con un colpo di spread.
(23 marzo 2015)
Garcia rivela come ha trasformato Doumbia: "Prima
delle partite gli faccio vedere un video di Salvini.
(4 maggio '15))
Ultim'ora: Tavecchio sta invadendo la Polonia".
(2 novembre '15)
Oggi si ferma il Paese per la MotoGp. Per l'occasione anche
i corvi del Vaticano smetteranno di svolazzare su Bergoglio.
(8 nov '15)
Montella a Bogliasco ha dato un'occhiata all'armadietto
di Cassano: "Sembra un padiglione dell'Expo".
(16 nov. 15)
Spiegato il cambio di pacemaker a Berlusconi.
Quello vecchio prendeva le frequenze di Inter Channel.
(5 dicembre 2015)
Garcia furibondo accusa i preparatori atletici:
"Fanno quello che dico io".
(11 gennaio 2016)
Lucianone
Istruzione / Inglese-scuola - Vocaboli/vocabulary (1)
16 gennaio '15 - sabato 16th January / Saturday visione post - 14
KITCHEN - spoon - fork - knife - cup / tea-pot / table - glass - bottle - bread
match - sugar - coffee - milk - tea - egg - beer - wine - on the table / on the wall
CUCINA - cucchiaio- forchetta - coltello - tazza / teiera / tavolo - bicchiere - bottiglia - pane
fiammifero - zucchero - caffè - latte - tè - uovo - birra - vino - sul tavolo / alla parete
HOME / HOUSE - roof - door - handle - wall - floor - picture - lamp - bulb - carpet - stairs
ceiling - ground floor - first floor - window
CASA (interna) / CASA (esterna) - tetto - porta - maniglia - parete/muro - pavimento - quadro
lampada - lampadina - tappeto - scala/scalinata - soffitto - piano terra - primo piano - finestra
Lucianone
KITCHEN - spoon - fork - knife - cup / tea-pot / table - glass - bottle - bread
match - sugar - coffee - milk - tea - egg - beer - wine - on the table / on the wall
CUCINA - cucchiaio- forchetta - coltello - tazza / teiera / tavolo - bicchiere - bottiglia - pane
fiammifero - zucchero - caffè - latte - tè - uovo - birra - vino - sul tavolo / alla parete
HOME / HOUSE - roof - door - handle - wall - floor - picture - lamp - bulb - carpet - stairs
ceiling - ground floor - first floor - window
CASA (interna) / CASA (esterna) - tetto - porta - maniglia - parete/muro - pavimento - quadro
lampada - lampadina - tappeto - scala/scalinata - soffitto - piano terra - primo piano - finestra
Lucianone
giovedì 14 gennaio 2016
L'Opinione del Giovedì - Sulla vecchia egemonia di sinistra, e sull'attuale recupero montante del populismo
14 gennaio '15 - giovedì 14th January / Thursday
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