20 dicembre '15 - domenica 20th December / Sunday visione post - 5
(da 'la Repubblica' - 25 settembre 2015 - Cecilia Gentile)
Sessanta dipendenti Ama licenziati in un colpo solo. E' la prima volta che in un'azienda
pubblica si verifica un terremoto del genere. Ieri pomeriggio il cda dell'ex municipalizza-
ta romana dei rifiuti ha deciso di mettere fine al rapporto di lavoro di 37 amministrativi
e 23 autisti, tutti raccomandati di Parentopoli, la vicenda di assunzioni pilotate dell'era
Alemanno, che oltre all'Ama ha coinvolto anche l'azienda romana dei trasporti, l'Atac.
Una vicenda portata sotto i riflettori proprio da Repubblica e chiusa a maggio scorso
con la sentenza del tribunale penale che ha condannato l'ex ad Franco Panzironi, ades-
so in carcere per Mafia capitale, a 5 anni e 3 mesi. Grazie a queste assunzioni, i 41 am-
ministrativi raccomandati, poi 37 perchè due si sono dimessi e due sono stati assunti
da Acea, percepivano stipendi che andavano da un minimo di 60mila euro lordi l'anno
a un massimo di 96mila, più del presidente dell'azienda Daniele Fortini, che ne prende
75mila.
"La nostra è stata una scelta coerente con la sentenza del tribunale - dichiara il presidente
Fortini - presa in accordo con il sindaco Ignazio Marino, che da subito si è espresso per il
licenziamento". Ma i sindacati avvertono: "Non esistono licenziamenti collettivi, ci saranno
ricorsi". Il sindaco Marino pochi giorni fa era stato chiaro sul destino degli assunti "amici
degli amici": "Licenziamento, anche se si andrà incontro a cause e rischio risarcimenti".
Per ora il risarcimento per le assunzioni fuorilegge lo ha chiesto l'Ama agli autori del
reato, vale a dire a Panzironi e agli altri dirigenti condannati. Per deliberare la fine
del rapporto di lavoro e mettersi al riparo da eventuali ricorsi, il cda di Ama ha atteso
le motivazioni della sentenza che sono arrivate la settimana scorsa. Le 41 assunzioni a
chiamata diretta tra la fine del 2008 e il 2009 "furono frutto di decisioni arbitrarie e
clientelari", hanno scritto i magistrati nella sentenza. Ancora. "Come appurato dalla
polizia giudiziaria molti degli assunti erano legati a rapporti di parentela o affinità
con esponenti politici o persone a costoro vicine ed erano espressione del volere, per
nulla trasparente, dell'amministratore delegato". Tra gli assunti, oltre a quello che
sarebbe poi diventato il genero dello stesso Panzironi, Armando Appetito, il figlio del
responsabile della segreteria degli onorevoli Gasparri e Alemanno e la figlia del capo-
scorta di quest'ultimo.
Continua... to be continued...
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domenica 20 dicembre 2015
sabato 19 dicembre 2015
Sport - calcio / Serie A - 16^ giornata 2015/16
19 dicembre '15 - sabato 19th December / Saturday visione post - 13
Risultati delle partite
Genoa 0 Palermo 4 Udinese 0 Chievo 1 Empoli 3 Milan 1
Bologna 1 Frosinone 1 Inter 4 Atalanta 0 Carpi 0 Verona H. 1
Napoli 0 Juventus 3 Lazio 1
Roma 0 Fiorentina 1 Sampdoria 1
Classifica
INTER 36 / Fiorentina, Napoli 32 / Juventus 30 / Roma 29 / Sassuolo 26 /
Milan 25 / Atalanta, Empoli 24 / Torino, Chievo 22 / Lazio 20 / Bologna 19 /
Palermo, Udinese 18 / Sampdoria 17 / Genoa 16 / Frosinone 14 / Carpi 10 /
Verona H. 7
Risultati delle partite
Genoa 0 Palermo 4 Udinese 0 Chievo 1 Empoli 3 Milan 1
Bologna 1 Frosinone 1 Inter 4 Atalanta 0 Carpi 0 Verona H. 1
Napoli 0 Juventus 3 Lazio 1
Roma 0 Fiorentina 1 Sampdoria 1
Classifica
INTER 36 / Fiorentina, Napoli 32 / Juventus 30 / Roma 29 / Sassuolo 26 /
Milan 25 / Atalanta, Empoli 24 / Torino, Chievo 22 / Lazio 20 / Bologna 19 /
Palermo, Udinese 18 / Sampdoria 17 / Genoa 16 / Frosinone 14 / Carpi 10 /
Verona H. 7
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Spettacoli / cinema - Herman Melville e Moby Dick
19 dicembre '15 - sabato 19th December / Saturday visione post - 16
"In The Heart of The Sea" - Le origini di Moby Dick
(da la Repubblica - 3 dicembre '15 - Al cinema / Roberto Nepoti)
Così Herman Melville venne a sapere
del mitico capodoglio
1820. Partita dall'isola americana di Nantucket, la baleniera Essex è diretta verso
l'Oceano Pacifico, dove conta di riempire 2000 barili con prezioso olio di cetaceo.
La comanda il capitano George Pollard jr., arrogante ma inesperto, e ha come uf-
ficiali Owen Chase e Matthew Joy; mentre l'equipaggio assortisce marinai di lungo
corso con pivelli. La rivalità tra il capitano e Chase, che aspirava al comando, è im-
mediata. Dopo alcuni incidenti e una lunga penuria di prede la nave trova in abbondanza
quel che cercava; ma è inaspettatamente attaccata da un capodoglio gigantesco (le crona-
che dicono che si trattò del primo caso documentato di aggressione internazionale di una
balena ai danni dell'uomo) e cola a picco. A bordo di tre fragili scialuppe, i superstiti ten--
tano il difficile viaggio per il Sudamerica. Frattanto Chase è perseguitato dal senso di
colpa per non aver saputo evitare la sciagura, fino a essere ossessionato dal vendicativo
bestione come il capitano Achab lo sarà da Moby Dick. Sì, perchè tradizione vuole che al
disastro reale dell'Essex si sia ispirato Herman Melville per il suo capolavoro letterario.
I "film d'acqua" sono spesso premiati dal pubblico (vedi Master & Commander), però
realizzarli è tutt'altro che una passeggiata: i capricci del tempo e dell'oceano sono peri-
colosi; inoltre possono far lievitare assai il budget produttivo. Questa volta è stata una
tempesta al largo delle Canare a dar filo da torcere alla troupe; anche se ormai i pro-
gressi tecnologici (grafica al computer, montaggio digitale, o anche solo la migliore te-
nuta delle custodie per le riprese subacquee) rendono le cose più semplici rispetto al
passato. Per i suoi film Ron Howard si ispira volentieri a fatti reali - dallo spazio (con
Apollo 13) alle corse di Formula 1 (Rush) all'incontro in mare con i grandi cetacei -
ma poi li mette in scena come fiabe mitiche. La toria dell'Essex si prestava molto be-
ne a questo tipo di affabulazione; e il film la fa raccontare "in cornice" dal marinaio
Thomas Nickerson a Melville, che col suo capolavoro Moby Dick avrebbe elevato l'e-
pisodio allo statuto di leggenda facendo della balena un'incarnazione del biblico Le-
viatano.
Heart of the sea è corrusco e solenne, brutale e sanguigno; conmtiene scene impres-
sionanti (gli attacchi alla nave e alle barche di salvataggio, ma anche l'estrazione del-
l'olio di balena) e include episodi di cannibalismo: è più per adulti, insomma, che per
famiglie. Dopo un avvio lento, il clou arriva vreso la metà con l'epifania della balena
bianca. In seguito, se di qualcosa il film patisce è proprio la grande efficacia delle sce-
ne-madri col gigantesco capodoglio: un pò come accadeva nel vecchio Gli ammutinati
del Bounty, il cui nucleo drammatico era la rivolta, nella seconda parte anche lo "spec-
tacular" di Howard tende ad allentare la tensione, illanguidendosi un pò a paragone
con le peripezie precedenti. Originariamente previsto in uscita a marzo di quest'anno,
il film è stato poi rinviato a dicembre perchè possa concorrere asi prossimi Oscar. Dove
no sarà improbabile ritrovarlo candidato in diverse categorie, a partire dalla pittorica
fotografia - in stile stampa d'epoca - di Anmthony Dod Mantle.
In The Heart of The Sea
Regia di Ron Howard
Con Cillian Murphy, Chris Hemsworth, Michelle Fairley, Paul Anderson (2015)
Lucianone
"In The Heart of The Sea" - Le origini di Moby Dick
(da la Repubblica - 3 dicembre '15 - Al cinema / Roberto Nepoti)
Così Herman Melville venne a sapere
del mitico capodoglio
1820. Partita dall'isola americana di Nantucket, la baleniera Essex è diretta verso
l'Oceano Pacifico, dove conta di riempire 2000 barili con prezioso olio di cetaceo.
La comanda il capitano George Pollard jr., arrogante ma inesperto, e ha come uf-
ficiali Owen Chase e Matthew Joy; mentre l'equipaggio assortisce marinai di lungo
corso con pivelli. La rivalità tra il capitano e Chase, che aspirava al comando, è im-
mediata. Dopo alcuni incidenti e una lunga penuria di prede la nave trova in abbondanza
quel che cercava; ma è inaspettatamente attaccata da un capodoglio gigantesco (le crona-
che dicono che si trattò del primo caso documentato di aggressione internazionale di una
balena ai danni dell'uomo) e cola a picco. A bordo di tre fragili scialuppe, i superstiti ten--
tano il difficile viaggio per il Sudamerica. Frattanto Chase è perseguitato dal senso di
colpa per non aver saputo evitare la sciagura, fino a essere ossessionato dal vendicativo
bestione come il capitano Achab lo sarà da Moby Dick. Sì, perchè tradizione vuole che al
disastro reale dell'Essex si sia ispirato Herman Melville per il suo capolavoro letterario.
I "film d'acqua" sono spesso premiati dal pubblico (vedi Master & Commander), però
realizzarli è tutt'altro che una passeggiata: i capricci del tempo e dell'oceano sono peri-
colosi; inoltre possono far lievitare assai il budget produttivo. Questa volta è stata una
tempesta al largo delle Canare a dar filo da torcere alla troupe; anche se ormai i pro-
gressi tecnologici (grafica al computer, montaggio digitale, o anche solo la migliore te-
nuta delle custodie per le riprese subacquee) rendono le cose più semplici rispetto al
passato. Per i suoi film Ron Howard si ispira volentieri a fatti reali - dallo spazio (con
Apollo 13) alle corse di Formula 1 (Rush) all'incontro in mare con i grandi cetacei -
ma poi li mette in scena come fiabe mitiche. La toria dell'Essex si prestava molto be-
ne a questo tipo di affabulazione; e il film la fa raccontare "in cornice" dal marinaio
Thomas Nickerson a Melville, che col suo capolavoro Moby Dick avrebbe elevato l'e-
pisodio allo statuto di leggenda facendo della balena un'incarnazione del biblico Le-
viatano.
Heart of the sea è corrusco e solenne, brutale e sanguigno; conmtiene scene impres-
sionanti (gli attacchi alla nave e alle barche di salvataggio, ma anche l'estrazione del-
l'olio di balena) e include episodi di cannibalismo: è più per adulti, insomma, che per
famiglie. Dopo un avvio lento, il clou arriva vreso la metà con l'epifania della balena
bianca. In seguito, se di qualcosa il film patisce è proprio la grande efficacia delle sce-
ne-madri col gigantesco capodoglio: un pò come accadeva nel vecchio Gli ammutinati
del Bounty, il cui nucleo drammatico era la rivolta, nella seconda parte anche lo "spec-
tacular" di Howard tende ad allentare la tensione, illanguidendosi un pò a paragone
con le peripezie precedenti. Originariamente previsto in uscita a marzo di quest'anno,
il film è stato poi rinviato a dicembre perchè possa concorrere asi prossimi Oscar. Dove
no sarà improbabile ritrovarlo candidato in diverse categorie, a partire dalla pittorica
fotografia - in stile stampa d'epoca - di Anmthony Dod Mantle.
In The Heart of The Sea
Regia di Ron Howard
Con Cillian Murphy, Chris Hemsworth, Michelle Fairley, Paul Anderson (2015)
venerdì 18 dicembre 2015
Sport - calcio / Coppa Italia 2015/16
18 dicembre '15 - venerdì 18th December / Friday visione post - 5
Risultati delle partite / Gli Ottavi di finale
Lazio 2 Sampdoria 0
Udinese 1 Milan 2
Il quadro completo dei QUARTI
Lazio - Juventus
Milan - Carpi
Napoli - Inter
Spezia - Alessandria
Tutte le partite si giocheranno: mercoledì 20 gennaio (ore 21.00)
Lucianone
Risultati delle partite / Gli Ottavi di finale
Lazio 2 Sampdoria 0
Udinese 1 Milan 2
Il quadro completo dei QUARTI
Lazio - Juventus
Milan - Carpi
Napoli - Inter
Spezia - Alessandria
Tutte le partite si giocheranno: mercoledì 20 gennaio (ore 21.00)
Lucianone
giovedì 17 dicembre 2015
L'opinione del Giovedì - Le guerre, la memoria corta e gli interessi globali
17 dicembre '15 - giovedì 17th December / Thursday
Quando il papa Francesco parlò di terza guerra mondiale, composta da tante piccole
(ma non tanto) guerre che si svolgono in varie parti del mondo, affermò un qualcosa
che molte persone già pensavano e tuttora lo pensano. Adesso poi con l'entrata dell'Is
che ha occupato parecchio territorio non lontano dall'Europa, e con conflitti etnici/re-
ligiosi sempre più pressanti e incessanti tra molteplici nazioni, la verità che aveva de-
nunciato papa Bergoglio è sempre più palese.
E' stato detto che, comunque, sarebbe questa la quarta guerra mondiale, in quanto
la terza era stata quella della Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica degli
anni Sessanta. E in buona parte è vero.
Continua... to be continued...
Quando il papa Francesco parlò di terza guerra mondiale, composta da tante piccole
(ma non tanto) guerre che si svolgono in varie parti del mondo, affermò un qualcosa
che molte persone già pensavano e tuttora lo pensano. Adesso poi con l'entrata dell'Is
che ha occupato parecchio territorio non lontano dall'Europa, e con conflitti etnici/re-
ligiosi sempre più pressanti e incessanti tra molteplici nazioni, la verità che aveva de-
nunciato papa Bergoglio è sempre più palese.
E' stato detto che, comunque, sarebbe questa la quarta guerra mondiale, in quanto
la terza era stata quella della Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica degli
anni Sessanta. E in buona parte è vero.
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Personaggio / sport - La leggenda del rugby: il gigante buono Jonah LOMU
17 dicembre '15 - giovedì 17th December / Thursday visione post - 22
Addio al gigante Lomu che portò il rugby nel futuro
Si è spento a 40 anni il giocatore più travolgente della storia.
Fu grazie alle sue imprese che un intero sport ha cambiato volto.
Il simbolo ALL BLACKS >> da Mandela alla malattia
(da
la Repubblica - 19 nov. 2015 - R2Sport - Massimo Calandri)
"Dicono sia già in Paradiso, è arrivato di corsa. Perchè nessuno può fermarlo".
Delle migliaia di messaggi di cordoglio, questo racconta meglio di tutti Jonah Lomu,
il gigante dallo sguardo triste che solo la malattia ha potuto placcare. La leggenda
neozelandese del rugby, l'uomo che ha ribaltato le leggi fisiche dello sport, che ne
ha riscritto logica e dinamica, il Tyson e il Maradona ovali, aveva 40 anni e un'ul-
tima meta da segnare: "Vorrei vedere i miei bambini maggiorenni".
Invece se n'è andato l'altra notte nella sua casa di Auckland, la moglie Nadene gli
stringeva la mano, i piccoli Brayley (6) e Dhyreille (5) dormivano innocenti. Il cuore,
la cosa più grande in quell'omone di quasi due metri e 118 chili di muscoli, non ha
retto. Soffriva da sempre di una rara forma di sindrome nefrosica, gli avevano tra-
piantato un rene ma lo aveva rigettato. Era un calvario di dialisi e ricoveri, però
uno così pensi che non si arrenda mai. Stava male già da ragazzo, eppure sparpa-
gliava avversari sul prato che neanche Bud Spencer, e allora? Allora è successo
che all'improvviso le proteine sono scese di 25 volte il normale, la luce si è spenta.
Ora Jonah è tornato a correre. Nel suo Paradiso ovale, implacabile e implaccabile.
"Chissà cosa avrei potuto combinare nella vita, se fossi stato bene". Nessuno mai,
come lui. Il più giovane a esordire con la maglia numero 11 dei mitici All Blacks,
a 19 anni. Un'ala anomala per dimensioni e velocità, si metteva l'ovale sotto l'a-
scella e chi lo teneva più? Nei mondiali sudafricani del 1995 avevano persino mes-
so una taglia: 5.000 dollari a chi fosse riuscito a bloccarlo. In qualsiasi modo, al-
meno per una volta. Lo fece Joost Van der Westhuizen nella storica finale vinta
dagli Springbooks ai supplementari davanti a Mandela, quella celebrata in Invictus.
Joost oggi è su di una sedia a rotelle, vittima della Sla, e uno degli ultimi amici che
gli è andato a fare visita in estate è stato proprio il gigante gentile. Il ragazzino che
in quella World Cup aveva sbalordito con 4 mete segnate in semifinale all'Inghil-
terra. La prima rimane la copertina di questo sport, un filmato cliccato milioni di
volte: Lomu supera Underwood, Carling (che poi ebbe una storia con Lady Diana)
e travolge - calpestandolo letteralmente - il povero Catt. Un mostro di velocità e
forza fisica, un fenomeno della natura, uno che avrebbe dominato in qualsiasi di-
sciplina: la Nfl offrì un tesoro per convincerlo a passare al football, niente da fare.
"Ricordatevi che il rugby è uno sport di squadra: tutti i 14 uomini devono passare
la palla a Jonah", era scritto in un profetico fax ricevuto dalla federazione neozelan-
dese prima di quell'incontro. La sera del match non partecipò al terzo tempo: si sen-
tiva stanco, spossato. Andò a letto presto, nemmeno gli riuscì di mangiare il sandwich
che gli avevano preparato. - La prima diagnosi della malattia non fu così allarmante.
Il ragazzo dallo sguardo triste e il fisico prodigioso partecipò alla sua seconda World
Cup, 4 anni dopo. Un'altra pioggia di marcature spettacolari, portandosi sulle spalle
come bambini mezza squadra inglese e pure la Francia. Però mancò ancora il titolo,L
La fortuna non è mai stata dalla sua parte. Tante battaglie in campo con diversi club
kiwi - Manuaku, Auckland Blues, Chiefs e Hurricanes - poi quella in ospedale, perchè
ad un certo punto il corpo non reggeva più. Il trapianto di un rene, donatogli da un
amico dj, nel 2004. Siona Tali 'Jonah' Lomu, figlio di un pastore metodista togano,
ricominciò dal Galles, una stagione ai Cardiff Blues. Ma non era più l'uragano di un
tempo. Una parabola lenta, inesorabile, chiusa nel 2010 giocando a Marsiglia con una
squadra di dilettanti. "Vorrei continuare, il rugby è tutta la mia vita. Ma non ce la fac-
cio". L'anno dopo, il rigetto del rene e di nuovo l'incubo dei ricoveri. "Devi sempre
cercare di restare positivo, anche se questa malattia ti distrugge fineun poco alla volta".
Jonah non ha mai mollato. "L'alternativa è una sola: stare su col morale. E lottare,.
sempre. Voglio insegnare ai miei figli che non c'è niente di facile, in questa vita".
L'impegno con l'Unicef e altre Charity, le strette di mano agli All Blacks - che a fine
ottobre hanno vinto il loro terzo titolo - e a Julian Savea, che sostengono sia il suo ere-
de ma è impossibile. Nei giorni scorsi era a Dubai con la famiglia, una breve vacanza.
Su twitter ha postato un messaggio dopo l'attentato di Parigi ("Siate forti, viva la
Francia") e un'ultima foto 3 giorni fa: il gioco d'acqua di una fontana. Ieri RichieMc
Caw, l'altra leggenda ovale neozelandese che ha appena alzato al cielo la World Cup
e oggi avrebbe dovuto annunciare ilò ritiro, lo ha salutato: "Eri un incredibile rugbi-
sta e una straordinaria persona. Riposa in pace, amico".

Lucianone
Addio al gigante Lomu che portò il rugby nel futuro
Si è spento a 40 anni il giocatore più travolgente della storia.
Fu grazie alle sue imprese che un intero sport ha cambiato volto.
Il simbolo ALL BLACKS >> da Mandela alla malattia
(da
la Repubblica - 19 nov. 2015 - R2Sport - Massimo Calandri)
"Dicono sia già in Paradiso, è arrivato di corsa. Perchè nessuno può fermarlo".
Delle migliaia di messaggi di cordoglio, questo racconta meglio di tutti Jonah Lomu,
il gigante dallo sguardo triste che solo la malattia ha potuto placcare. La leggenda
neozelandese del rugby, l'uomo che ha ribaltato le leggi fisiche dello sport, che ne
ha riscritto logica e dinamica, il Tyson e il Maradona ovali, aveva 40 anni e un'ul-
tima meta da segnare: "Vorrei vedere i miei bambini maggiorenni".
Invece se n'è andato l'altra notte nella sua casa di Auckland, la moglie Nadene gli
stringeva la mano, i piccoli Brayley (6) e Dhyreille (5) dormivano innocenti. Il cuore,
la cosa più grande in quell'omone di quasi due metri e 118 chili di muscoli, non ha
retto. Soffriva da sempre di una rara forma di sindrome nefrosica, gli avevano tra-
piantato un rene ma lo aveva rigettato. Era un calvario di dialisi e ricoveri, però
uno così pensi che non si arrenda mai. Stava male già da ragazzo, eppure sparpa-
gliava avversari sul prato che neanche Bud Spencer, e allora? Allora è successo
che all'improvviso le proteine sono scese di 25 volte il normale, la luce si è spenta.
Ora Jonah è tornato a correre. Nel suo Paradiso ovale, implacabile e implaccabile.
"Chissà cosa avrei potuto combinare nella vita, se fossi stato bene". Nessuno mai,
come lui. Il più giovane a esordire con la maglia numero 11 dei mitici All Blacks,
a 19 anni. Un'ala anomala per dimensioni e velocità, si metteva l'ovale sotto l'a-
scella e chi lo teneva più? Nei mondiali sudafricani del 1995 avevano persino mes-
so una taglia: 5.000 dollari a chi fosse riuscito a bloccarlo. In qualsiasi modo, al-
meno per una volta. Lo fece Joost Van der Westhuizen nella storica finale vinta
dagli Springbooks ai supplementari davanti a Mandela, quella celebrata in Invictus.
Joost oggi è su di una sedia a rotelle, vittima della Sla, e uno degli ultimi amici che
gli è andato a fare visita in estate è stato proprio il gigante gentile. Il ragazzino che
in quella World Cup aveva sbalordito con 4 mete segnate in semifinale all'Inghil-
terra. La prima rimane la copertina di questo sport, un filmato cliccato milioni di
volte: Lomu supera Underwood, Carling (che poi ebbe una storia con Lady Diana)
e travolge - calpestandolo letteralmente - il povero Catt. Un mostro di velocità e
forza fisica, un fenomeno della natura, uno che avrebbe dominato in qualsiasi di-
sciplina: la Nfl offrì un tesoro per convincerlo a passare al football, niente da fare.
"Ricordatevi che il rugby è uno sport di squadra: tutti i 14 uomini devono passare
la palla a Jonah", era scritto in un profetico fax ricevuto dalla federazione neozelan-
dese prima di quell'incontro. La sera del match non partecipò al terzo tempo: si sen-
tiva stanco, spossato. Andò a letto presto, nemmeno gli riuscì di mangiare il sandwich
che gli avevano preparato. - La prima diagnosi della malattia non fu così allarmante.
Il ragazzo dallo sguardo triste e il fisico prodigioso partecipò alla sua seconda World
Cup, 4 anni dopo. Un'altra pioggia di marcature spettacolari, portandosi sulle spalle
come bambini mezza squadra inglese e pure la Francia. Però mancò ancora il titolo,L
La fortuna non è mai stata dalla sua parte. Tante battaglie in campo con diversi club
kiwi - Manuaku, Auckland Blues, Chiefs e Hurricanes - poi quella in ospedale, perchè
ad un certo punto il corpo non reggeva più. Il trapianto di un rene, donatogli da un
amico dj, nel 2004. Siona Tali 'Jonah' Lomu, figlio di un pastore metodista togano,
ricominciò dal Galles, una stagione ai Cardiff Blues. Ma non era più l'uragano di un
tempo. Una parabola lenta, inesorabile, chiusa nel 2010 giocando a Marsiglia con una
squadra di dilettanti. "Vorrei continuare, il rugby è tutta la mia vita. Ma non ce la fac-
cio". L'anno dopo, il rigetto del rene e di nuovo l'incubo dei ricoveri. "Devi sempre
cercare di restare positivo, anche se questa malattia ti distrugge fineun poco alla volta".
Jonah non ha mai mollato. "L'alternativa è una sola: stare su col morale. E lottare,.
sempre. Voglio insegnare ai miei figli che non c'è niente di facile, in questa vita".
L'impegno con l'Unicef e altre Charity, le strette di mano agli All Blacks - che a fine
ottobre hanno vinto il loro terzo titolo - e a Julian Savea, che sostengono sia il suo ere-
de ma è impossibile. Nei giorni scorsi era a Dubai con la famiglia, una breve vacanza.
Su twitter ha postato un messaggio dopo l'attentato di Parigi ("Siate forti, viva la
Francia") e un'ultima foto 3 giorni fa: il gioco d'acqua di una fontana. Ieri RichieMc
Caw, l'altra leggenda ovale neozelandese che ha appena alzato al cielo la World Cup
e oggi avrebbe dovuto annunciare ilò ritiro, lo ha salutato: "Eri un incredibile rugbi-
sta e una straordinaria persona. Riposa in pace, amico".
Lucianone
mercoledì 16 dicembre 2015
Sport - calcio / Coppa Italia 2015-16
16 dicembre '15 - mercoledì 16th December / Wednesday visione post - 23
Risultati delle partite / Gli Ottavi di finale
Genoa 1 Inter 3 Roma 2 Fiorentina 0 Napoli 3
Alessandria 2 (dts) Cagliari 0 Spezia 4 (dts) Carpi 1 Verona H. 0
Juventus 4
Torino 0
Gli ottavi di Coppa delle sorprese
________________
Genoa - Alessandria 1 - 2
L'ex Marras firma l'impresa e la crisi di Gasperini.
L'esultanza di Marras (Alessandria), dopo il gol del pareggio
Roma - Spezia 2 - 4 (dts)
Lo Spezia passa battendo ai rigori la Roma. Figuraccia storica per i giallorossi:
Pjanic e Dzeko sbagliano i rigori.
Risultati delle partite / Gli Ottavi di finale
Genoa 1 Inter 3 Roma 2 Fiorentina 0 Napoli 3
Alessandria 2 (dts) Cagliari 0 Spezia 4 (dts) Carpi 1 Verona H. 0
Juventus 4
Torino 0
Gli ottavi di Coppa delle sorprese
________________
Genoa - Alessandria 1 - 2
L'ex Marras firma l'impresa e la crisi di Gasperini.
Era dal 1984 che una squadra di terza serie non raggiungeva i quarti di Coppa Italia: i piemontesi ringraziano il portiere Vannucchi e l'attaccante cresciuto nei rossoblù, gol e assist per Bocalon. Inutile l'1-1 di Pavoletti che al 92' manda la gara ai supplementari: i tifosi contestano
Roma - Spezia 2 - 4 (dts)
Lo Spezia passa battendo ai rigori la Roma. Figuraccia storica per i giallorossi:
Pjanic e Dzeko sbagliano i rigori.
Fischi all'Olimpico: la squadra di Di Carlo tiene lo 0-0 fino al 120' e poi conquista il quarto di finale contro l'Alessandria.
Gennaro Acampora, classe 1994, nato a Napoli: è lui che fa la storia. La Roma tocca il punto più basso dell'era Garcia e non va oltre gli ottavi di finale: non capitava dal 2000-01. Ai quarti va lo Spezia, che ora affronterà l'Alessandria, dopo aver sconfitto Dzeko e compagni ai calci di rigore. Il tiro decisivo è appunto di Acampora, entrato nel primo tempo supplementare, dopo gli errori dal dischetto di Pjanic e Dzeko. A nulla sono serviti, via via, gli ingressi dei titolari inizialmente lasciati a riposo da Garcia: Florenzi, De Rossi e Digne. La Roma è stata praticamente inesistente, la qualificazione dello Spezia è più che legittima e figlia di un atteggiamento tattico, quello di Di Carlo, prudente al punto giusto, senza dimenticare le puntate offensive.
Fiorentina - Carpi 0 - 1
Di Gaudio gol, e Sousa fuori dalla Coppa Italia
Fiorentina - Carpi 0 - 1
Di Gaudio gol, e Sousa fuori dalla Coppa Italia
Altra eliminazione a sorpresa dopo quelle di Genoa e Roma: decide un gol dell'esterno al 76'. Nel primo tempo palo di Gagliolo e traversa di Badelj, l'ingresso di Ilicic nella ripresa non scuote i viola che per la prima volta nella stagione chiudono un match senza segnare
La festa del Carpi a fine partita
Questione di gruppo e di identità -
Questione di gruppo e di identità -
lunedì 14 dicembre 2015
SOCIETA' / Russia - Putin e la minaccia dei suoi missili nucleari
14 dicembre '15 - lunedì 15th December / Monday visione post - 16
(da 'L'Arena' - 10/ 12/ '15 - Ferdinando Camon)
Una minaccia da non lanciare
Le parole pronunciate da Putin hanno molti significati nascosti, e in questo momento le
diplomazie del mondo si stanno arrovellando per tirarli fuori. Dice Putin che i suoi missili
da crociera, come quelli sparati da un sottomarino, "possono essere armati sia con testate
convenzionali sia con testate speciali, cioè nucleari". Ma, ha aggiunto, "certamente nulla di
questo è necessario nella lotta ai terroristi, e spero che non sarà mai necessario". E' una fra-
se esprime potenza e minaccia e che poi cerca di rassicurare. Ma guardiamo bene, que-
sta frase. Un sottomarino russo di nuova generazione, silenzioso e invisibile ai radar, ha spa-
rato missili da crociera contro due bastioni dell'Isis nelle vicinanze di Raqqa, usati come for-
tezze militari e depositi di armi. Gli obiettivi sono stati centrati e distrutti. E' dopo questa
constatazione che Putin ha lanciato il suo avvertimento, per dire : "Possiamo caricare questi missili con testate nucleari, e in un attimo cancellare l'Isis". La riserva è: "Se fosse necessa-
rio". Adesso ritiene che non sia necessario e per questo non lo fa. Lui vuole la vittoria sul-
l'Isis, la cancellazione dell'isis, e per ottenerla userà lo sforzo necessario. Con queste parole Putin assume la guida del fronte armato contro l'Isis, quella guida che anche ieri l'America
ha rifiutato. Il capo del Pentagono ha fatto ieri due dichiarazioni che sembrano in contrad-
dizione: da una parte ha ammesso che "siamo in guerra con l'Isis", e dall'altra ha ricordato
che l'America invierà elicotteri Apache e consiglieri militari, ma non soldati, perchè non vuole "americanizzare il conflitto".
Dunque siamo a una svolta: l'America vuole starne fuori, la Russia vuole entrarci dentro.
Noi non possiamo dimenticare che la preda finale che l'Isis vuole ingoiare siamo noi, noi
Europa, noi Italia, noi Roma: che succede, non possiamo più sentirci difesi dall'America,
dobbiamo sentirci difesi dalla Russia? La nostra difesa passa attraverso l'uso di ordigni
nucleari? Sganciati dove? Putin ha i mezzi per sparare missili nucleari da sottomarini
invisibili ma spararli "dove", su Raqqa? Raqqa è la capitale del sedicente Califfato, è
immagin ci sono dentro dei terroristiabile una testata "non conven
zionale" che vada a
cadere sulla capitale? Noi europei non abbiamo mai pensato di bruciare una città perchè
ci sono dentro dei terroristi: abbiamo sempre pensato che bisogna eliminare i terroristi,
non gli abitanti. La minaccia di Putin non doveva nemmeno essere pensata. ma ormai è
stata pensata e pronunciata. E ora non è più tra le cose irreali.
_________________________________________________________________
La divinizzazione del capo carismatico ha sempre, come corrispettivo, l'elaborazione
paranoica di un Nemico Totale. Non è possibile un'idealizzazione istituzionale senza
una demonizzazione istituzionale. Il capo divinizzato ha, come antagonista, un demone.
Stalin poteva nascondere tutti i suoi atroci misfatti, i bagni di sangue compiuti sul suo
popolo e sui suoi compagni perchè guidava la grande battaglia contro il demone capitalista.
Hitler giustificava i suoi crimini accusando gli ebrei di ogni male. Khomeini e Bin Laden
guidano la guerra santa islamica contro il Grande Satana occidentale.
(da "Leader e masse " - Francesco Alberoni, 2007)
Lucianone
(da 'L'Arena' - 10/ 12/ '15 - Ferdinando Camon)
Una minaccia da non lanciare
Le parole pronunciate da Putin hanno molti significati nascosti, e in questo momento le
diplomazie del mondo si stanno arrovellando per tirarli fuori. Dice Putin che i suoi missili
da crociera, come quelli sparati da un sottomarino, "possono essere armati sia con testate
convenzionali sia con testate speciali, cioè nucleari". Ma, ha aggiunto, "certamente nulla di
questo è necessario nella lotta ai terroristi, e spero che non sarà mai necessario". E' una fra-
se esprime potenza e minaccia e che poi cerca di rassicurare. Ma guardiamo bene, que-
sta frase. Un sottomarino russo di nuova generazione, silenzioso e invisibile ai radar, ha spa-
rato missili da crociera contro due bastioni dell'Isis nelle vicinanze di Raqqa, usati come for-
tezze militari e depositi di armi. Gli obiettivi sono stati centrati e distrutti. E' dopo questa
constatazione che Putin ha lanciato il suo avvertimento, per dire : "Possiamo caricare questi missili con testate nucleari, e in un attimo cancellare l'Isis". La riserva è: "Se fosse necessa-
rio". Adesso ritiene che non sia necessario e per questo non lo fa. Lui vuole la vittoria sul-
l'Isis, la cancellazione dell'isis, e per ottenerla userà lo sforzo necessario. Con queste parole Putin assume la guida del fronte armato contro l'Isis, quella guida che anche ieri l'America
ha rifiutato. Il capo del Pentagono ha fatto ieri due dichiarazioni che sembrano in contrad-
dizione: da una parte ha ammesso che "siamo in guerra con l'Isis", e dall'altra ha ricordato
che l'America invierà elicotteri Apache e consiglieri militari, ma non soldati, perchè non vuole "americanizzare il conflitto".
Dunque siamo a una svolta: l'America vuole starne fuori, la Russia vuole entrarci dentro.
Noi non possiamo dimenticare che la preda finale che l'Isis vuole ingoiare siamo noi, noi
Europa, noi Italia, noi Roma: che succede, non possiamo più sentirci difesi dall'America,
dobbiamo sentirci difesi dalla Russia? La nostra difesa passa attraverso l'uso di ordigni
nucleari? Sganciati dove? Putin ha i mezzi per sparare missili nucleari da sottomarini
invisibili ma spararli "dove", su Raqqa? Raqqa è la capitale del sedicente Califfato, è
immagin ci sono dentro dei terroristiabile una testata "non conven
zionale" che vada a
cadere sulla capitale? Noi europei non abbiamo mai pensato di bruciare una città perchè
ci sono dentro dei terroristi: abbiamo sempre pensato che bisogna eliminare i terroristi,
non gli abitanti. La minaccia di Putin non doveva nemmeno essere pensata. ma ormai è
stata pensata e pronunciata. E ora non è più tra le cose irreali.
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La divinizzazione del capo carismatico ha sempre, come corrispettivo, l'elaborazione
paranoica di un Nemico Totale. Non è possibile un'idealizzazione istituzionale senza
una demonizzazione istituzionale. Il capo divinizzato ha, come antagonista, un demone.
Stalin poteva nascondere tutti i suoi atroci misfatti, i bagni di sangue compiuti sul suo
popolo e sui suoi compagni perchè guidava la grande battaglia contro il demone capitalista.
Hitler giustificava i suoi crimini accusando gli ebrei di ogni male. Khomeini e Bin Laden
guidano la guerra santa islamica contro il Grande Satana occidentale.
(da "Leader e masse " - Francesco Alberoni, 2007)
Lucianone
sabato 12 dicembre 2015
Sport - calcio / Serie A - 15^ giornata - 2015/16
12 dicembre '15 - sabato 12th December / Saturday visione post - 17
Risultati delle partite
Lazio 0 Torino 1 Inter 1 Bologna 3 Atalanta 3 Fiorentina 3
Juventus 2 Roma 1 Genoa 0 Napoli 2 Palermo 0 Udinese 0
Frosinone 0 Verona H. 0 Sampdoria 1 Carpi 0
Chievo 2 Empoli 1 Sassuolo 3 Milan 0
LA CLASSIFICA
Inter 33 / Fiorentina 32 / Napoli 31 / Roma Sa28 / Juventus 27 / Sassuolo 26 Milan, Atalanta 24 / Torino 22 / Empoli 21 / Chievo, Lazio 19 / Udinese 18 /
Sampdoria, Bologna, Genoa 16 / Palermo 15 / Frosinone 14 / Carpi 10 /
Verona H. 6
Lucianone
Risultati delle partite
Lazio 0 Torino 1 Inter 1 Bologna 3 Atalanta 3 Fiorentina 3
Juventus 2 Roma 1 Genoa 0 Napoli 2 Palermo 0 Udinese 0
Frosinone 0 Verona H. 0 Sampdoria 1 Carpi 0
Chievo 2 Empoli 1 Sassuolo 3 Milan 0
LA CLASSIFICA
Inter 33 / Fiorentina 32 / Napoli 31 / Roma Sa28 / Juventus 27 / Sassuolo 26 Milan, Atalanta 24 / Torino 22 / Empoli 21 / Chievo, Lazio 19 / Udinese 18 /
Sampdoria, Bologna, Genoa 16 / Palermo 15 / Frosinone 14 / Carpi 10 /
Verona H. 6
Lucianone
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