domenica 4 maggio 2014

NonSport - calcio / Roma: finale amarissima e vergognosa di Coppa Italia

4 maggio '14 - domenica              4th May / Sunday                       visione post - 18

o p p a   d e l l a   v e r g o g n a   a  Roma - Italia
(di Lucianone)
Purtroppo siamo qui ancora una volta a dover parlare di violenze fuori e
dentro gli stadi di calcio, a dover constatare che lo Stato, la politica sono
non solo mancanti ma ormai quasi del tutto assenti e i cittadini comuni e
normali sono soli, vulnerabilissimi e indifesi. C'è come la sensazione che
questa crisi cattiva, rapace e infinita stia sempre più logorando il tessuto
sociale e morale della nostra 'povera' Penisola. E come sempre, quando
ci sono grossi problemi economico/sociali ci vanno di mezzo i punti, i luo-
ghi più esposti, più fragili: vicinanze degli stadi, intorno agli stadi, ormai
da tempo anche dentro gli stessi stadi; ci vanno di mezzo giovani normali
che vogliono/vorrebbero assistere a normali partite di calcio: Ciro Espo-
sito che voleva vedersi tranquillo Fiorentina - Napoli, finale di Coppa Ita-
lia, il vigile del fuoco colpito da un razzo-fumogeno mentre faceva il suo
normale lavoro ai bordi del campo e tanti altri giovani, altri bambini, don-
ne, famiglie che vogliono/vorrebbero divertirsi e non andare alla guerra.
Perchè di questo si tratta ormai quando si vanno a vedere partite di cal-
cio, si spera solo che non succeda niente di grave, soprattutto a Roma,
ma anche a Milano o in altri stadi anche più piccoli, addirittura di serie
minori.  Allora ci chiediamo: perchè non sentiamo parlare quasi mai di
questi fatti, di queste violenze (che possono costare anche la vita) in al-
tri Paesi tipo Inghilterra/Gran Bretagna per esteso o Germania, mentre
nel nostro Belpaese (una volta, molto tempo fa lo era!) tali eventi estre-
mi, vergognosi, tragici sono diventati periodici, quasi cronici?
Il calcio inglese è stato infestato a suo tempo  dalla follia - hooligans, che
per parecchio tempo ha imperversato negli stadi londinesi e non solo. Poi
la questione è stata risolta alla radice, e con gli steward e con stadi dalla
struttura teatrale, per cui lo spettatore è a due passi dal giocatore in cam-
po: dunque la partita si gioca solo in campo, non sugli spalti a colpi di og-
getti volanti contro l'altra tifoseria o peggio di spranghe e bastoni, anche
perchè è vietata l'introduzione nello stadio di ogni oggetto contundente e
offensivo.   In Italia in uno stadio può essere introdotto di tutto, in Italia
comandano gli ultrà, i violenti di ogni colore e banda più o meno crimina-
le, dunque anche camorristi e figli di camorristi, come si è ben visto nel-
la fase pre-partita di Fiorentina-Napoli di Coppa di sabato sera. Questa
è l'amara verità, questa è la differenza tra il nostro calcio e quello ingle-
se o tedesco o spagnolo. Da noi i presidenti e le società sportive si fan-
no comandare dai caporioni ultrà, e così anche la polizia e lo Stato e la
politica sono ugualmente deboli e non reagiscono efficacemente contro
questo vero e propeio cancro che il calcio italiano si porta avanti da an-
ni senza andare alla radice del problema. 
Gli stadi non possono diventare o essere arene in cui una parte di tifosi 
dell'una e dell'altra squadra vanno a scatenare le loro frustrazioni, istin-
ti repressi o addirittura a sistemare dei conti tra bande delinquenziali o 
camorristiche-mafiose.  Lo stadio deve invece essere come teatro dove
si assiste a un normale spettacolo, magari  con cori d'incitamento e d'e-
sultanza, e non  lo stadio come luogo di rissa e di violenza. - 
Vedere poi il capitano del Napoli Hamsik  andare a parlare per "trattare"
(non per calmare) con un capo degli ultrà che con la sua maglia camorrista
chiedeva la liberazione di un assassino (di un prefetto) ha veramente fatto
passare il segno. E' stata la vergogna più grande, che tutto il mondo ha po-
tuto osservare, purtroppo!
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Scontri Roma,  stampa estera inorridita: "Coppa della vergogna"

La stampa internazionale a muso duro sulla notte di Coppa Italia: "Follia a Roma. La finale nelle mani di un figlio di un camorrista"

Una vergogna a cielo aperto. La stampa internazionale inorridisce davanti allo scempio della notte di terrore a Roma: da ogni angolo di mondo gli occhi di tutti hanno visto un'Italia fatta di scontri, feriti, un inno nazionale fischiato, un capo ultrà cui è lasciato stabilire l'inizio di una partita. Nessuno ha potuto godere dell'Italia di Coppa, quella tra Napoli e Fiorentina.

DICONO DI NOI — La Bild apre con "Follia a Roma. Spari alla finale di Coppa in Italia", lo spagnolo Marca titola "Il Napoli alza la Coppa della vergogna" e poi attacca "Vorremmo parlare di calcio. Esclusivamente del senso puro e unico dello sport. Però certi atti fragili e vergognosi come quelli vissuti sabato a Roma soffocano le storie del calcio per lasciare nell'aria le miserie che circondano tutto ciò che genera passioni eccessive". Da Mundo Deportivostesso senso di disgusto: "La finale di Coppa Italia nelle mani di un figlio di un camorrista". "Il calcio italiano – sostiene El Pais – di nuovo ostaggio dei tifosi più violenti dentro e fuori lo stadio Olimpico". France Fooball sintetizza con "Napoli, dramma e festa", l'altro francese Le Monde titola: "Il Napoli si prende una finale di Coppa Italia segnata da feriti da arma da fuoco". L'inglese Daily mail scrive "Tre tifosi colpiti da spari per la Finale di Coppa Italia. Volenti scontri ritardano il calcio d'inizio", mentre la Bbc si produce con un video eloquente sui fatti nudi e crudi. Il New York Times, che d'abitudine non punta molto sul calcio, stavolta riserva un pezzo agli incresciosi fatti di Roma "La finale di Coppa Italia ritardata dagli scontri prima del match". Punta il dito anche dall'altra parte del mondo l'Australia, con The Sydney Morning Herald "Il Napoli vince la finale rovinata dalla violenza".
(da  www.Gazzetta.it   /  Azzurra Saggini)

Genny a'carogna  in azione  durante la partita di Coppa,  allo stadio Olimpico

Coppa Italia, Fiorentina - Napoli: Genny 'acarogna dà l'ok. Poi fischi all'inno

La finale è cominciata con 45 minuti di ritardo dopo un lungo tira e molla con i tifosi partenopei che avevano chiesto alla squadra di non giocare in segno di rispetto al sostenitore in fin di vita. Dopo un lancio di petardi (e il ferimento di un vigile del fuoco), il prefetto ha convinto i tifosi.


Dopo mezz'ora di summit, indecisioni e "Niente partita" della curva del Napoli, il Prefetto Giuseppe Pecoraro dà l'ordine di far giocare l'incontro e alla fine arriva l'ok anche degli ultrà. "Va bene, la partita si gioca ma i tifosi delle rispettive squadre rimarranno in silenzio". L'assenso di Genny 'a Carogna arriva alle 21.40 circa: il capo-ultrà del Napoli ha deciso che la finale di Coppa Italia tra gli azzurri e la Fiorentina può avere il via. Le telecamere lo inquadrano e i primi piani sulla sua maglia, con la scritta "Speziale libero", e il suo volto, che ricorda in parte quello di Ivan Bogdanov che incendiò un'Italia-Serbia, fanno il giro del mondo. Sui social (e non solo) parte lo sdegno: l'ultimo ok alla disputa dell'incontro arriva da un uomo che inneggia all'omicida di Filippo Raciti, il poliziotto ucciso a Catania il 2 febbraio 2007. Quello che pochi sanno invece è chi è quell'uomo. Si chiama Gennaro De Tommaso, capo dei Mastiffs, uno dei più noti gruppi ultrà del Napoli, figlio di un camorrista affiliato al clan Misso. È detto, appunto, Genny 'a carogna, e in passato è stato oggetto di Daspo, il divieto di assistere a manifestazioni sportive.
IL RETROSCENA — Lo stadio è pieno già dalle 20.30 e sembra tutto tranquillo, ma presto si diffonde la voce degli scontri del tardo pomeriggio:c'è un tifoso del Napoli ferito da un colpo di pistola ed è in fin di vita. Così gli ultrà chiedono di non giocare. Le forze dell'ordine chiedono al capitano Marek Hamsik di parlare al microfono: non basta. Lo slovacco si avvicina alla curva Nord, occupata dai tifosi del Napoli, insieme al d.s. Bigon e ai rappresentanti delle forze dell'ordine. Niente da fare, anzi. Parte il coro "fate ridere", poi il lancio di petardi che feriscono un vigile del fuoco.
L'OK — In tribuna, intanto, c'è un lungo conciliabolo tra Giovanni Malagò, presidente del Coni, Giancarlo Abate, presidente della Federcalcio, Maurizio Beretta, presidente della Lega, Andrea Della Valle, presidente della Fiorentina, Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, e persino Matteo Renzi, presidente del Consiglio. Discutono sul da farsi e, soprattutto, aspettano consigli dalle forze dell'ordine, dal prefetto e dal questore. La polizia dirama un comunicato secondo il quale gli episodi avvenuti vicino allo stadio Olimpico, dove sono rimaste ferite tre persone, non sembrano essere collegati "agli scontri tra tifosi, ma avrebbero cause occasionali". Forse è anche così che il prefetto convince gli ultrà fino all'ok di Genny 'a carogna che prima scavalca la recinzione, poi invita i suoi alla calma e infine dice sì. Si può giocare. Ma in silenzio. Sono le 21.45. Nessun coro. Partono, invece, i fischi all'inno nazionale cantato da Alessandra Amoroso. Poi anche la consegna del silenzio durante la partita cade. Non solo. A fine gara, dopo il trionfo degli azzurri, un paio di centinaia di tifosi del Napoli invadono l'Olimpico e alcuni di loro si avvicinano alla curva per dileggiare, con gesti volgari, i sostenitori viola. Tante brutte pagine di una giornata da dimenticare.

(da  Gazzetta. it)

Lucianone


sabato 3 maggio 2014

Sport - calcio / Serie B - 37^ giornata 2013/14

3 maggio '14 - sabato             3rd May / Saturday                          visione post - 17

PALERMO in A !  Sprofonda il Siena,
rullo Modena e Cittadella da urlo
I rosanero vincono 1- 0 a Novara e centrano la promozione
con 5 turni di anticipo, grazie alla rete di Vazquez.
Ok Empoli, Crotone e Cesena, frena il Latina / Aggredito 
Mezzaroma, in tribuna per Siena - Modena.
Palermo: la squadra festeggia in anticipo la conquista della serie A

Risultati delle partite
Spezia     2       Brescia   1       Carpi       2       Cesena    2       Cittadella   5
Reggina   1       Empoli    3       Pescara   0       Avellino   0       Varese       1

Crotone   2       Juve Stabia   1      Novara    0       Siena       1       Ternana   1
Padova   1        Latina           1      Palermo  1       Mpdena   3        Bari         3

Lanciano   2
Trapani     2

Classifica squadre  
PALERMO   78  /   Empoli   62  /   Crotone, Latina   58  /   Cesena   56  /   Lanciano   55  /
Spezia   54  /   Modena, Trapani   53  /   Siena, Avellino   52   /   Bari   51  /   Brescia,
Carpi   49  /   Pescara   47  /   Ternana   45  /   Varese   43  /   Cittadella  42  /   Novara   40  /
Padova   35  /   Reggina   27  /   Juve Stabia   18

Trionfo Palermo
E' una cavalcata record: con 5 giorni di anticipo, i rosanero centrano la promozioane
grazie alla vittoria in casa del Novara. Per Iachini e la sua truppa un'annata di grandi
emozioni.
E’ stato solo un brutto sogno. Ad un anno di distanza dalla retrocessione shock della scorsa stagione, Palermo e il Palermo tornano a casa, ovvero in Serie A. La vittoria di Novara era l'ultimo tassello che mancava alla soluzione del più facile dei puzzle, la promozione dei rosanero che arriva infatti con un anticipo record: 5 giornate prima della fine del torneo. Come da record, d’altronde, è stata l’intera annata del club di Zamparini.

Palermo in A, Zamparini "Gattuso unico errore, Iachini
come Guidolin"
Festa promozione per i rosanero. Il patron: "Faccio calcio a ottimo
 livello da molto tempo". Il tecnico: "grazie Rino". Hernandez: "Vorrei godermi un anno in A con questa squadra".

Scusate l'anticipo, c'è scritto sulle maglie dei giocatori del Palermo. I rosanero conquistano la A 5 giornate prima della fine del campionato e la festa si espande da Novara, dove sono arrivati i tre punti decisivi, al capoluogo siciliano, dove è esplosa la gioia dei tifosi. "La felicità più grande è per la città, ma non solo per i tifosi che vengono allo stadio, ma per tutti i palermitani", spiega Maurizio Zamparini.
Vazquez porta in vantaggio il Palermo al 42° del primo tempo.
Sarà la rete che decide la promozione dei siciliani in A

IL PRESIDENTE — "È bello essere tornati in A dopo la depressione, che era stata vista come un decadimento di Palermo. Io ci sono abituato, ho vissuto queste situazioni anche a Venezia. Spero sia l'ultima promozione dalla B alla A da presidente. Noi abbiamo tenuto il telaio dello scorso anno, faccio calcio ad ottimo livello da tempo, ho fatto solo un errore iniziale innamorandomi di Rino (Gattuso, ndr), diventerà un grande allenatore ma dovrà fare gavetta come tutti. Per Iachini è la quarta promozione, sarà una rivelazione anche in A, quando uno è vincente lo è sempre. Speriamo di ripetere quanto fatto con Guidolin".
HERNANDEZ — "Io vorrei giocarmi un anno di serie A con questi compagni e con questo mister - ha detto l'attaccante oggetto del desiderio di molte società - E' stato un grande anno, ce lo siamo meritati e vorrei godermi un anno in A con questa squadra. La dedica è per la famiglia, che c'è stata sempre, per i compagni e per i tifosi che sono sempre stati accanto a noi".
IACHINI — "Dedico la promozione alla mia famiglia. Sono grandi gioie, grandi soddisfazioni - spiega il tecnico - Merito di questi ragazzi che hanno seguito lo staff tecnico lavorando duro e portando in campo una mentalità propositiva. Merito di tutti, siamo felici per la città, il presidente e per chi lavora dietro le quinte che è molto importante. Record di punti? Noi cerchiamo di vincere su tutti i campi, ci proveremo continuando a lavorare con serietà. Voglio ricordare anche il lavoro di Gattuso". Sulla sua permanenza: "Prenderemo quello che verrà. Magari in A ci vorrà qualcosa in più per essere competitivi".
Beppe Iachini (ct del palermo) festeggia la promozione con la maglia
Lucianone

Personaggio - Il ricordo di Vujadin Boskov

3 maggio '14 - sabato           3rd May / Saturday

Ciao  Vuja   /  1931 - 2014
Alla guida della Sampdoria e con Vialli e Mancini il grande Boskov 
ha vinto lo scudetto '91. Ha allenato anche il Real Madrid. Famoso
 per le sue frasi, e perchè comandava ma non troppo.

Vujadin Boskov era nato nella ex Jugoslavia, oggi Serbia, il 16 maggio 1931.
Prima di diventare allenatore era stato un forte centrocampista: giocando nel 
Vojvodina, Sampdoria (1961-62) e Young Boys in Svizzera. Aveva giocato an-
che  nella Jugoslavia, vincendo l'argento all'Olimpiade di Helsinki '52 e  nel
1953 si era esibito a Wembley assieme a Boniperti  nel Resto del Mondo con-
tro l'Inghilterra (4-4).
Da allenatore ha vinto un Liga di Spagna e due Coppe di Spagna col Real
Madrid; e uno scudetto, una Coppa Coppe, due Coppe Italia e una Super-
coppa italiana con la Samp.  In Italia ha allenato anche Ascoli (promozio-
ne in A), Roma, Napoli e Perugia. E' stato anche c.t. della Jugoslavia.
V. Boskov, scomparso a 82 anni, è stato un grande uomo di calcio, un uomo 
del secolo scorso. Ancora adesso in Italia, in Spagna e in altri paesi del mon-
do continuano a ripetere frasi che diceva lui. "Futbol es futbol" è una delle 
sue massime tautologiche, famose a Madrid fin dai tempi  in cui  allenava il 
real di Camacho, Stielike e Santillana, a cavallo degli anni Settanta e Ottan-
ta. Vale come il celebratissimo ritornello "rigore è quando arbitro fischia"
che ci ronza ancora nelle orecchie e continua ad avere un senso, abbastanza
disarmante.
Mitteleuropa  -  Figlio di serbi, cresciuto tra le due guerre mondiali a Novi
Sad,. nella Vojvodina, Boskov ha visto crescere e sparire la Jugoslavia, misu-
randosi molto presto con la fragilità dei confini.

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venerdì 2 maggio 2014

Curiosità - Paesaggio italiano: com'era, visto da poeti/viaggiatori stranieri

2 maggio '14 - venerdì             2nd May / Friday


PAESAGGIO ITALIANO: bellezze naturali e artificiali
L'ambiente naturale  e il paesaggio italiano - nelle sue forme variegate - costituirono
costante oggetto di ammirazione per i viaggiatori stranieri; ma anche l'intervento uma-
no , che aveva modificato e razionalizzato il tessuto originario, era oggetto di ammira-
zione per la sua straordinaria capacità ed efficacia nell'armonizzare e abbellire. 
Michel de Montaigne, nel resoconto sul viaggio compiuto in Italia, a Verona,Venezia 
e Roma, tra il 1580 e il 1581, esaltava la capacità italiana di sistemare il territorio, uti-
lizzandone in maqniera estetica le irregolarità. Visitando nell'area romana "le antichi-
tà e le vigne, che sono giardini e luoghi di delizia d'una singolare bellezza",  aveva im-
parato "come l'arte possa abilmente trar profitto da un luogo tutto gobbe e monti e di-
slivelli, perchè qui sanno ricavarne bellezze inimitabili  nei nostri luoghi piani, e sfrut-
tano con grande maestria l'irregolarità. Visitando nell'area romana "le antichità e le 
vigne, che sono giardini e luoghi di delizia d'una singolare bellezza", aveva imparato
"come l'arte possa abilmente trar profitto da un luogo tutto gobbe e dislivelli, perchè
qui sanno ricavarne bellezze inimitabili nei nostri luoghi piani, e sfruttano con grande
maestria l'irregolarità".
Lo scrittore inglese Thomas Coryat - il cui libro Coryat's Crudities è condiderato co-
me l'artefice dell'inizio della passione per il Grand Tour - in viaggio nel nostro paese
all'inizio del Seicento, così descriveva il territorio lombardo:  "Contemplato dall'alto
era tanto ricco di un'indicibile varietà di cose di ogni genere, di quelle che danno pro-
fitto , di quelle che danno piacere, che mi pareva di vedere proprio i Campi Elisi, tan-
to decantati e celebrati dai versi dei poeti".

Lucianone

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giovedì 1 maggio 2014

Ultime notizie - dall'Italia / Latest news

1 maggio '14 - giovedì             1st May / Saturday                          visione post - 21

Italia / Politica 
Primo Maggio, Camusso: "Basta con sorrisi, annunci
e tagli: serve creare occupazione"
La leader Cgil all'esecutivo: "Stop a politiche che scaricano i costi su
pensionati e lavoratori" / Il corteo nazionale a Pordenone per sostenere
la battaglia dei dipendenti Electrolux. / Bonanni: "Su riforma P.A. il con-
fronto è necessario" / Angeletti: "Via email? Una stupidaggine"./ Il Papa
su twitter: "Politica non dimentichi dignità umana".
PORDENONE - "Il governo non pensi che si possa continuare, come è stato fatto in questi anni, con una politica che scarica i costi sui lavoratori e sui pensionati, che non ha creato posti di lavoro e che continua a impoverire il Paese".L'apperllo arriva dal leader della Cgil, Susanna Camusso, che ha parlato dal corteo del 1° Maggio, spostato quest'anno a Pordenone per testimoniare la vicinanza dei sindacati ai lavoratori dell'Electrolux, impegnati in una delle battaglie simbolo degli ultimi anni per la difesa del lavoro. Electrolux, per Camusso, è simbolo della crisi della produzione in Italia: "Electrolux ha detto che bisogna tagliare i salari dimostrando che non conosce le condizioni di lavoro degli operai italiani, con retribuzioni tra le più basse d'Europa. Questa vertenza èun simbolo, non si esce dalla crisi se non c'è giustizia sociale, senza capire che chi ha di più deve dare a chi ha di meno".

Susanna Camusso (segretario Cgil)

Il messaggio principale, dice Camusso, che la Cgil lancia da questa Festa del lavoro - che ieri la stessa leader ha definito 'festa della disoccupazione' - "è quello che bisogna avere il coraggio di passare a una stagione vera di investimenti per il lavoro". "Chiedere più lavoro vuol dire che le risorse devono essere investite per questo obiettivo. Invece - dice Camusso parlando dal palco di piazza XX Settembre - continuiamo a sentir parlare di tagli e non di investimenti per creare occupazione".

Il leader Cgil ha insistito: "Smettiamola di creare leggi. Una legge non crea lavoro. Ci serve la certezza che le politiche ci saranno". Serve, ha aggiunto, "un governo a difesa dei lavoratori e del lavoro, un governo che dice che, senza lavoro, questo Paese corre un grandissimo rischio", "mette a rischio la democrazia". E ancora: "Servono un governo e una politica di fatti, non solo di annunci ma di riforme che cambino a fondo il Paese". Servono "qualche sorriso in meno e qualche speranza in più per il mondo del lavoro". 


IRPEF: "Pensiamo che sia una risposta giusta
quella che il governo ha dato con un po' di redistribuzione fiscale ai lavoratori dipendenti". Ma, avverte la leader Cgil "c'è un'ampia fascia del mondo del lavoro più debole, e il precariato, anche a loro bisogna guardare se si vuole dare una risposta. E bisogna pensare ai pensionati. Non c'è solo un problema di economia, c'è un problema di giustizia sociale". Poi ha concluso citando un vecchio slogan sindacale: "Resisteremo un minuto in più di quel padrone che vuol portare via il lavoro".

"È un Primo maggio di speranza che l'Italia possa andare avanti cambiando e ripartendo dalla produzione - dice invece Raffaele Bonanni -. Il lavoro si crea con buona occupazione". "È un Primo Maggio senza lavoro, ma noi oggi sottolineiamo la volontà di reagire alla produzione che è calata, al tasso dei disoccupati - avverte il leader della Cisl - . Qual è la discussione che c'è oggi nel Paese, c'è un'idea vera, c'è un'iniziativa per rendere la vita più facile per le nostre produzioni? Chi vuol rinnovare il Paese o fa questo o ci sta prendendo in giro. Il lavoro non si fa con le norme, ma con la buona economia".

Quanto alla riforma della pubblica amministrazione avviata ieri dal Consiglio dei ministri, è necessario "rendere trasparente la discussione e non continuare con teatrini che non aiutano l'Italia" avverte il leader della Cisl. La riforma si può fare in 45 giorni, dice, "se tutti tirano dalla stessa parte". Ma aggiunge che il confronto è necessario: "Non si può pensare che una persona sola risolva i problemi di tutti, in passato è stato così, mi meraviglio che si faccia ancora".

Sullo stesso tema, Luigi Angeletti boccia come "una stupidaggine" l'ipotesi del governo di un confronto online e via email sulla riforma: "Cambiare il Paese si deve e si può, ma insieme ai cittadini italiani"; quindi anche "ai sindacati". Serve per i milioni di persone che si iscrivono ai sindacati", "occorre non solo umiltà, ma vera conoscenza dei problemi di questo Paese", quindi dialogo con i cittadini, confronto: "Governare questo paese è necessario e la riforma della P.a non si può fare contro i lavoratori"..

Angeletti poi torna sulla necessità di una politica industriale: "Gli italiani hanno perso l'illusione che possano esserci crescita e sviluppo senza fabbriche", dice: "Ridurre le tasse, la burocrazia, le leggi e fare infrastrutture, ma non è pensabile che possa esserci una vera ripresa senza il lavoro delle fabbriche".
Nel giorno della Festa del lavoro nuovo Tweet di Papa Francesco, che invita la politica a non dimenticare la dignità umana e il bene comune.

Torino  -  Primo Maggio
Anarchici e antagonisti al Primo Maggio: scontri, decine
di feriti e tre fermati
La scintilla innescata dall'arrivo del senatore Pd Stefano Esposito favorevole alla Tav. Gli antagonisti hanno sfondato il servizio d'ordine del Pd ed è intervenuta la polizia. Poi altri scontri nel centro città: grave un agente colpito da una sprangata. Arrestato il presunto feritore. Dallo storico Revelli accuse alla polizia: "atteggiamento inaccettabile".

Lucianone


mercoledì 30 aprile 2014

Sport - calcio / La Liga spagnola e una banana vincente

30 aprile '14 - mercoledì         30th April / Wednesday                        visione post - 12

Nel calcio spagnolo, due partite alla ribalta
alla 35^ giornata della Liga:
Valencia               0          Villareal       2
Atletico Madrid     1          Barcellona   3     (giocate domenica 27 aprile '14)
Partite che fanno parlare di sè molto più di ogni
altro match per due motivi: uno contingente alla
classifica della Liga e alla squadra che uscirà in-
fine campione vincente del maggiore torneo spa-
golo, e l'altro molto particolare, ma non meno (e
anzi, molto più) importante: per un gesto che ha
avuto il potere di bucare lo schermo televisivo e
di entrare come saetta in tante coscienze, maga-
ri anche le più cocciute dure e resistenti. 
Protagonista di tale gesto ò stata una BANANA
insieme a chi se l'è mangiata.
Ma andiamo, come si dice, per ordine, e incominciamo 
dalla cronaca e dal commento iniziale della partita:

(da 'la Gazzetta dello Sport' .  Filippo Maria Ricci / Madrid) 
Due vittorie. Tanto dista dall'Atletico questa Liga, Se Simeone batte 
Levante e Malaga tornerà a essere campione con il suo amato "Atleti",
18 anni dopo aver assaporato la stessa gioia  quando era giocatore.
Altrimenti dovrà chiedere qualcosa al Barca, che ieri a Vila-Real in una
serata piena di emozioni e lacrime per i ricordo di Vilanova ha vinto 3-2
ma continua ad avere scarse probabilità di confermarsi  campione.
Villareal avanti 2-0 (Cani e Trigueros), rimonta blaugrana  con gli
autogol di Gabriel e Musacchio e la rete di Messi, numero 27 in Li-
ga (come Diego Costa, Ronaldo è a 30), 40 stagionale. Ed ecco il gesto:
A Dani Alves (del Barcellona) hanno tirato una banana, lui ha risposto 
ai razzisti mangiandosela mentre tirava il corner da cui è scaturito il 2-2

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Cultura / libro - "La Casa delle Meraviglie": grandi scrittori per 'mini' lettori

30 aprile '14 - mercoledì             30th April / Wednesday                     visione post - 15

Grandi scrittori al servizio di lettori "mini"


(da la Repubblica - 20 aprile '14 - Benedetta Marietti  /  LITTLE PEOPLE)
C'era una volta una "casa delle meraviglie"che pubblicava solo libri belli per bambini, 
"diversissimi l'uno dall'altro per formati, immagini, parole, contenuti, tecniche utilizza-
te. Ognuno con il proprio stile. Ognuno con il proprio carattere". Era la Emme Edizioni,
fondata nel 1966 da Rosellina Archinto, che portò  una ventata  di novità nel panorama
della letteratura per ragazzi. Il primo libro pubblicato fu Piccolo blu e piccolo giallo di
Leo Lionni, cui seguirono  nel 1967 molti altri: James Joyce, Il gatto e il diavolo, illu-
strato da Flaminia Siciliano; Il palloncino rosso di Iela Mari; Tre feroci banditi di To-
mi Ungerer; Alì Babà e i 40 ladroni di Lele Luzzati.  E poi Enzo Mari, Bruno Munari,
Maurice Sendak, Sonia Delaunay, Bob Gill, Pinin Carpi, Ionesco, Rodari, Calvino.
A rievocare quella straordinaria avventura editoriale che durò fino al 1985 e che ri-
voluzionò  il modo di fare libri  per bambini  e  di pensare l'infanzia  ci ha pensato 
Loredana Farina, tra i fondatori della casa editrice La Coccinella.   Il suo "La Casa
delle Meraviglie" ricostruisce un affresco della Milano viva  e dinamica degli anni
Sessanta e Settanta attraverso le parole di Rosellina Archinto, che racconta la scel-
ta controcorrente di pubblicare volumi all'avanguardia, di qualità, rivolti ai bambi-
ni e illustrati da grandi pittori, fotografi, designer, e gli altri incontri,  le amicizie,
i contatti internazionali, le collaborazioni con Graziano Cavallini, Oreste Del Buo-
no, Natalia Ginzburg. Un mondo vitale e ottimista che non c'è più e di cui, soprat-
tutto oggi, si sente la mancanza.

Lucianone 

sabato 26 aprile 2014

Sport - calcio / Serie A - 35^ giornata 2013/14

27/28 aprile '14 - domenica/ lunedì        27/28th April / Sunday - Monday        visione post - 27
Risultati degli anticipi 
Roma   2        Bologna      0         Inter      0        Verona    4
Milan    0        Fiorentina   3         Napoli   0         Catania   0  
Risultati delle altre partite
Cagliari   1     Livorno   0       Sampdoria   2      Torino      2        Atalanta   1     Sassuolo  1 
Parma      0     Lazio      2       Chievo         1       Udinese   0        Genoa      1     Juventus   3
                                                                                                                              
Classifica squadre
JUVENTUS   93  /   Roma   85  /   Napoli   69  /   Fiorentina   61  /   Inter   57  /
Torino, Lazio, Verona   52  /   Parma, Milan   51  /   Atalanta   47  /   Sampdoria   44  /
Genoa   40  /   Cagliari, Udinese   39  /   Chievo   30  /   Sassuolo, Bologna   28  /
Livorno   25  /   Catania   23

o m m e n t o
(di Lucianone)
E perchè Toni no?
Cerco di capire, ma alla fine non capisco. Non soltanto perchè sono un tifoso
dell'Hellas Verona (uno dei tantissimi, comunque), ma perchè semplicemen-
te non è logico, o, meglio ancora, è contrologica.  Toni: campione del mondo,
che a 37 anni ha  fin qui  realizzato 128 reti in A (come Rivera), che  ancora
 oggi ti sa fare 20 gol (cara Lega, ti sbagli, il portiere, dopo il palo è ininfluen-
te, soprattutto se il tocco dell'estremo difensore è involontario, molto involon-
tario - rivedete la regola, che è meglio!), dunque non 19, alla 35^ giornata di
campionato, che con i suoi gol ha contribuito a portato l'Hellas al record di 16
vittorie, superando il Verona scudettato di Bagnoli (1984/85) e mancano anco-
ra tre giornate alla fine, sia per aumentare  e  il record e il numero gol del no-
tro bomber. Per tutti questi motivi, che alla fine sottintendono la forma attuale
strepitosa del 'vecchio' Luca, io al posto di Prandelli ci penserei ancora un pò
prima di escludere del tutto l'opzione Toni.   Cosa deve ancora fare per dimo-
strare di essere all'altezza, nonostante l'età? 
N.B.  -  Anche in passato i c.t. che non hanno portato bomber di razza ai mondiali
se ne sono, in parte, pentiti e qualcuno anche amaramente. Dunque, logica vuole
o verrebbe...

L'attacco azzurro e... la sfida del gol
Due bisonti si mangiano il prato dei marcatori, a caccia dell'Europa per la propria mandria
e del Mondo per se stessi.   Ciro Immobile spinge il Toro sull'Udinese. Luca Toni solleva il
Verona contro il Catania: a 52 punti c'è il sesto posto, con affaccio sulla coppa minore e sul
trono dei cannonieri. La moviola spietata  toglie a Padron Toni  il secondo gol, giudicando 
colpevole la schiena del povero Frison:  l'attaccante di Pavullo, rilevato sul 4-0 per il giusto
tributo, s'era arrabbiato, "volevo fare il terzo e portare il pallone a mia figlia". Si ritrova in-
vece con una rete sola, protestano l'Hellas e il suo presidente Setti, "per noi il 2-0 resta suo,
ci auguriamo che questo non pregiudichi la classifica finale".
Il bollettino adesso dice Immobile 21, Toni 19. Ciro, che riceverà il premio Prisco per cor-
rettezza, lealtà e simpatia, è al record personale in A.    Gli ultimi a segnare 21 reti in un 
anno nel Toro furono Pulici ('76) e Graziani ('77), ma il primato è di Valentini Mazzola (29),
e poi ci sono anche Santos(27) e Gabetto (23). Immobile in vita sua non aveva mai timbrato
sei volte di fila , neppure nel Pescara di Zeman. E può entrare nel pantheon di chi ha vinto
la classifica marcatori in B e in A (Bettega, Bierhoff, Boffi, Chinaglia, Del Piero, Giordano,
Hubner, Milani, Protti, Pruzzo, Paolo Rossi e Toni). Più di Toni ha anche le chance azzurre:
nel listone di Prandelli lui c'è, anche se è in ballottaggio con Destro  (una rete ogni 85' per
 il romanista, secondo solo a Messi per media). "Sto facendo vedere a Prandelli tutto que-
lo che so fare - dice Immobile -, se mi scegierà sarò pronto. Ai test sono arrivato bene, an-
che con qualche acciacco, ma il c.t. l'ha capito"...
Non spera più nel Brasile, invece, Luca Toni. Ci credeva fino a ieri ("Leggo i nomi in bal-
lo, hanno segnato tutti meno di me"), ora s'è arreso:  "Non devo mandare nessun video-
messaggio. Prandelli ha scelto i 40 e io e Totti dobbiamo metterci l'animo in pace". Può
puntare solo a diventare il cannoniere più vecchio della Serie A, a 37 anni, - Immobile o
Toni, il paradosso è che  il prossimo capocannoniere  potrebbe restare a casa.  Si può? 
Enzo Bearzot lo fece, due volte, con Roberto Pruzzo.  Nell'82, il romanista aveva vinto
il secondo titolo  dei cannonieri (19 gol), il ct gli preferì  Paolo Rossi, appena  rientrato  
dalla squalifica. E al posto di Bettega, ko, chiamò Selvaggi. Andò benissimo, superata
la bufera in partenza. La replica infelice nel 1986: Pruzzo di nuovo re del gol, ma fuori
dal Messico (partirono Rossi, Altobelli, Galderisi, Vialli e Serena).   L'Italia uscì agli
ottavi.  Andò male pure negli altri casi, anche se Milani (capocannoniere nel '62), Prot-
ti (nel'96, con gli Europei e Hubner (nel 2002) non erano mai stati nel giro azzurro. Più
recente il caso di Gilardino: nel 2004 segnò 23 gol (uno meno di Sheva), vinse l'Euro-
peo under 21 a giugno e ne fu capocannoniere, ma il Trap non volle farlo debuttare in
Portogallo. Quando l'Italia salutò al primo turno, tradita dal biscotto di Svezia e Dani-
marca.
(da 'la Repubblica' - 28/04/2014 - Francesco Saverio Intorcia / IL CASO)   
Continua,,, to be continued...  

Riflessioni-ricerche / Sull'ambiente, la nostra civiltà malata e il necessario cambiamento

26 aprile '14 - sabato          26th April / Saturday                     visione post - 18

Con questa rubrica 'Riflessioni-ricerche' (che completa quella delle 'Riflessioni')
cerco di trovare spunti che riescano a mettere in luce le origini e le problematiche
della crisi economica/morale/ambientale che oggi tutti stiamo vivendo (e tantissi-
mi sulla propria pelle e salute). Questa lungo articolo-riflessione di V. Mancuso
mi è sembrato/a molto acuto e approfondito, con alcuni ulteriori  spunti religiosi 
filosofici molto attuali.   Conclude lasciando spazio alla speranza, non è facile
ma, come dice lo stesso Mancuso, è doveroso (e aggiungo) almeno nei confronti 
dei giovani d'oggi e delle generazioni future.
(Lucianone)

(da la Repubblica - venerdì 18 aprile '14 /  Vito Mancuso - LettereCommenti&Idee) 
LA VIA CRUCIS DEL MONDO
La nostra civiltà è malata, è in corso una via crucis del pianeta, davanti ai nostri occhi
 distratti.  L'aria delle nostre città, i nostri mari inquinati, l'acqua, le foreste, sono vittime 
di un'ideologia rapace e utilitaristica che considera la natura solo come un'inanimata ri-
sorsa da sfruttare e che alimenta la fiorente industria della fiction per la finzione necessa- 
ria a sedare le coscienze. I rifiuti prodotti dagli oltre 7 miliardi di esseri umani sono ormai 
superiori  alle possibilità  di smaltimento, e per alcuni di essi  come  le scorie nucleari  lo 
smaltimento è praticamente impossibile. Che cosa avverrà quando nel 2025 la popolazione 
sarà di 8,1 miliardi? Equando nel 2050 giungerà a 9,6 miliardi?  Una nuova guerra mon-
diale? Una serie permanente di inarrestabili conflitti locali?
Barbara Spinelli (l'altro giorno) ricordava Hans Jonas e la sua nuova formulazione dell'im-
perativo etico in senso ecologico. In un'intervista del 1992 a Der Spiegel Jonas segnalava
il pericolo del "tragico fallimento della cultura superiore, la sua caduta in una nuova primi-
tivizzazione", intendendo  con ciò  "la povertà di massa, la morte di massa,  l'uccisione di 
massa". Da allora sono passati oltre vent'anni e questo declino  verso la primitivizzazione  
e la massificazione è proseguito: lo vediamo nei costumi, nel gusto estetico, nella politica, 
nel linguaggio dove tutto diventa più grossolano e più violento. E più irrazionale.
Ai nostri giorni un terzo del cibo prodotto viene buttato via, sono i,3 miliardi di tonnellate
di cibo su scala annuale che finiscono tra i rifiuti, con l'uso scriteriato di acqua, energia e
vita animale e vegetale che tutto questo comporta. E ciò a fronte del fatto  che ogni giorno
muoiono per fame 24.000 mila esseri umani, 8 milioni e mezzo all'anno.  Basta questo per 
evidenziare la pericolosa malattia mentale di cui soffre la nostra società?  
Nutriamo  la nostra anima  con le manifestazioni di massa  dell'effimero (sport di massa, 
musica di massa, cinema di massa... ) pagandone i protagonisti con cifre esorbitanti, men-
tre miliardi di esseri umani vivono con meno di due dollari al giorno. Proprio nell'epoca
del trionfo della scienza assistiamo a un tracollo della razionalità nel governo del mondo,
con la conseguenza che a trionfare non è veramente la scienza, la quale è sempre ricerca 
e dubbio, ma è piuttosto la tecnica che ammanisce certezze e cattura le menti.
Anche la modalità con cui nelle nostre società si conquista il consenso e si accede al pote-
re è sempre più all'insegna dell'irrazionalità, perchè vince chi  sa suscitare emozioni forti
mentre chi pratica l'onestà dell'analisi è inevitabilmente destinato alla sconfitta: se penso
ai leader politici di quand'ero ragazzo  (Moro, Zaccagnini, Berlinguer)  vedo che per loro
non vi sarebbe oggi nessuna chance.
Quando Francesco d'Assisi compose il suo testo più bello, il Cantico delle creature, la pa-
gina  più antica  della letteratura italiana, era quasi cieco  per una malattia agli occhi  e 
soffriva per una serie di altri mali che da lì a un anno l'avrebbero condotto alla morte.
Ciò non gli impedì di cantare  la luce di frate sole e di frate focu  e di celebrare  le altre
realtà naturali. Penso che guardando alla sua vita sia possibile capire le due principali
malattie di cui soffriamo oggi:   1) una filosofia di vita opposta a quella di Francesco e
analoga a quella del ricco mercante suo padre, cioè all'insegna dell'accumulo e del con-
sumo , a cui si viene indotti fin da piccoli dalla potenza della pubblicità e dall'industria
dell'intrattenimento  che le gira attorno;  2) una filosofia della natura opposta a quella
del Cantico delle creature  che considera la materia  come inerte  e la vita come lotta, e 
da cui discende un atteggiamento predatorio verso il pianeta e il conseguente inquina-
mento.    Dal canto suo la religione tradizionale dell'Occidente non è stata in grado di
fronteggiare questi due mali, anzi vi ha persino contribuito a causa del suo antropocen-
trismo, per cui anche il cristianesimo si deve rinnovare, anzi direi convertire. 

L'umanità, se vuole sopravvivere, deve cambiare  la mentalità  che guida le sue politiche 
economiche e che orienta il suo atteggiamento verso la natura. L'unica possibilità di una
svolta è nella presa di coscienza che la Terra è un organismo che deve la sua origine  e la
sua esistenza alla logica dell'armonia relazionale. Il passaggio da una civiltà basata sul-
la lotta a una civiltà basata sulla cooperazione  può avvenire  solo se si comprende che è
la stessa logica dell'evoluzione naturale a basarsi sulla cooperazione e si educano i nostri
ragazzi  in questa prospettiva. Occorre quindi superare la cupa filosofia della vita trasmes-
sa dal darwinismo e comprendere che a guidare l'evoluzione non è soltanto la lotta ma pri-
ma ancora il rapporto di complementarietà e di armonia, visto che non esiste vita se non in
relazione, non esiste bios se non come symbios, come simbiosi.
Dalla crisi ecologica ed eticospirituale non si uscirà se non si risaneranno le idee che l'han- 
no prodotta. Occorre che l'urgenza ecologica trasformi la nostra visione della biologia e ci
faccia prendere coscienza del legame che unisce tutte le cose, dell'interconnessione di ogni
ente con il tutto, di ciò che la fisica chiama entanglement e che costituisce il paradigma on-
tologico più avanzato.  Tutto ciò è traducibile  in filosofia  dicendo che la prima categoria dell'essere non è la sostanza ma è la relazione, all'insegna di una relazionalità globale che
supera l'antropocentyrismo e l'utilitarismo che ne discende.  
Da Francesco d'Assisi malato e alla vigilia della morte nacque uno dei testi più sublimi del-
la spiritualità di tutti i tempi. Dalla nostra civiltà, malata e così cieca da non riconoscere la
sua malattia, può emergere ancora la possibilità di una svolta per non precipitare nell'abis-
so sempre più vicino? Penso che nessuno lo sappia ed è per questo che le tenebre del venerdì
santo avvolgono le nostre esistenze e il nostro futuro, senza sapere se ci sarà data  la luce di
pasqua. Ma credere di sì è un dovere morale, oltre all'unica concreta possibilità che la svol-
ta possa prodursi davvero.

Lucianone