30 aprile '14 - mercoledì 30th April / Wednesday visione post - 15
Grandi scrittori al servizio di lettori "mini"
(da la Repubblica - 20 aprile '14 - Benedetta Marietti / LITTLE PEOPLE)
C'era una volta una "casa delle meraviglie"che pubblicava solo libri belli per bambini,
"diversissimi l'uno dall'altro per formati, immagini, parole, contenuti, tecniche utilizza-
te. Ognuno con il proprio stile. Ognuno con il proprio carattere". Era la Emme Edizioni,
fondata nel 1966 da Rosellina Archinto, che portò una ventata di novità nel panorama
della letteratura per ragazzi. Il primo libro pubblicato fu Piccolo blu e piccolo giallo di
Leo Lionni, cui seguirono nel 1967 molti altri: James Joyce, Il gatto e il diavolo, illu-
strato da Flaminia Siciliano; Il palloncino rosso di Iela Mari; Tre feroci banditi di To-
mi Ungerer; Alì Babà e i 40 ladroni di Lele Luzzati. E poi Enzo Mari, Bruno Munari,
Maurice Sendak, Sonia Delaunay, Bob Gill, Pinin Carpi, Ionesco, Rodari, Calvino.
A rievocare quella straordinaria avventura editoriale che durò fino al 1985 e che ri-
voluzionò il modo di fare libri per bambini e di pensare l'infanzia ci ha pensato
Loredana Farina, tra i fondatori della casa editrice La Coccinella. Il suo "La Casa
delle Meraviglie" ricostruisce un affresco della Milano viva e dinamica degli anni
Sessanta e Settanta attraverso le parole di Rosellina Archinto, che racconta la scel-
ta controcorrente di pubblicare volumi all'avanguardia, di qualità, rivolti ai bambi-
ni e illustrati da grandi pittori, fotografi, designer, e gli altri incontri, le amicizie,
i contatti internazionali, le collaborazioni con Graziano Cavallini, Oreste Del Buo-
no, Natalia Ginzburg. Un mondo vitale e ottimista che non c'è più e di cui, soprat-
tutto oggi, si sente la mancanza.
Lucianone
DI TUTTO e di PIU Ambiente / Appuntamenti / Arte / / Cibo-cucina / Commenti / Cultura / Curiosità-comicità / Dossier / Economia-Finanza / Fotografia / Inchiesta / Intervista / Istruzione / Lavoro / Lettere / Libri / Medicina / Motori / Musica / Natura / Opinione del Giovedì / Personaggi / Psicologia / Reportage / Riflessioni-Idee / Salute / Scienze / Società-Politica / Spettacoli (cinema/tv) / Sport / Stampa-giornali / Storie / Tecnologia-Internet / Ultime notizie / Viaggi
mercoledì 30 aprile 2014
sabato 26 aprile 2014
Sport - calcio / Serie A - 35^ giornata 2013/14
27/28 aprile '14 - domenica/ lunedì 27/28th April / Sunday - Monday visione post - 27
Risultati degli anticipi
Roma 2 Bologna 0 Inter 0 Verona 4
Milan 0 Fiorentina 3 Napoli 0 Catania 0
Risultati delle altre partite
Cagliari 1 Livorno 0 Sampdoria 2 Torino 2 Atalanta 1 Sassuolo 1
Parma 0 Lazio 2 Chievo 1 Udinese 0 Genoa 1 Juventus 3
Classifica squadre
JUVENTUS 93 / Roma 85 / Napoli 69 / Fiorentina 61 / Inter 57 /
Torino, Lazio, Verona 52 / Parma, Milan 51 / Atalanta 47 / Sampdoria 44 /
Genoa 40 / Cagliari, Udinese 39 / Chievo 30 / Sassuolo, Bologna 28 /
Livorno 25 / Catania 23
E perchè Toni no?
Cerco di capire, ma alla fine non capisco. Non soltanto perchè sono un tifoso
dell'Hellas Verona (uno dei tantissimi, comunque), ma perchè semplicemen-
te non è logico, o, meglio ancora, è contrologica. Toni: campione del mondo,
che a 37 anni ha fin qui realizzato 128 reti in A (come Rivera), che ancora
oggi ti sa fare 20 gol (cara Lega, ti sbagli, il portiere, dopo il palo è ininfluen-
te, soprattutto se il tocco dell'estremo difensore è involontario, molto involon-
tario - rivedete la regola, che è meglio!), dunque non 19, alla 35^ giornata di
campionato, che con i suoi gol ha contribuito a portato l'Hellas al record di 16
vittorie, superando il Verona scudettato di Bagnoli (1984/85) e mancano anco-
ra tre giornate alla fine, sia per aumentare e il record e il numero gol del no-
tro bomber. Per tutti questi motivi, che alla fine sottintendono la forma attuale
strepitosa del 'vecchio' Luca, io al posto di Prandelli ci penserei ancora un pò
prima di escludere del tutto l'opzione Toni. Cosa deve ancora fare per dimo-
strare di essere all'altezza, nonostante l'età?
N.B. - Anche in passato i c.t. che non hanno portato bomber di razza ai mondiali
se ne sono, in parte, pentiti e qualcuno anche amaramente. Dunque, logica vuole
o verrebbe...
L'attacco azzurro e... la sfida del gol
Due bisonti si mangiano il prato dei marcatori, a caccia dell'Europa per la propria mandria
e del Mondo per se stessi. Ciro Immobile spinge il Toro sull'Udinese. Luca Toni solleva il
Verona contro il Catania: a 52 punti c'è il sesto posto, con affaccio sulla coppa minore e sul
trono dei cannonieri. La moviola spietata toglie a Padron Toni il secondo gol, giudicando
colpevole la schiena del povero Frison: l'attaccante di Pavullo, rilevato sul 4-0 per il giusto
tributo, s'era arrabbiato, "volevo fare il terzo e portare il pallone a mia figlia". Si ritrova in-
vece con una rete sola, protestano l'Hellas e il suo presidente Setti, "per noi il 2-0 resta suo,
ci auguriamo che questo non pregiudichi la classifica finale".
Il bollettino adesso dice Immobile 21, Toni 19. Ciro, che riceverà il premio Prisco per cor-
rettezza, lealtà e simpatia, è al record personale in A. Gli ultimi a segnare 21 reti in un
anno nel Toro furono Pulici ('76) e Graziani ('77), ma il primato è di Valentini Mazzola (29),
e poi ci sono anche Santos(27) e Gabetto (23). Immobile in vita sua non aveva mai timbrato
sei volte di fila , neppure nel Pescara di Zeman. E può entrare nel pantheon di chi ha vinto
la classifica marcatori in B e in A (Bettega, Bierhoff, Boffi, Chinaglia, Del Piero, Giordano,
Hubner, Milani, Protti, Pruzzo, Paolo Rossi e Toni). Più di Toni ha anche le chance azzurre:
nel listone di Prandelli lui c'è, anche se è in ballottaggio con Destro (una rete ogni 85' per
il romanista, secondo solo a Messi per media). "Sto facendo vedere a Prandelli tutto que-
lo che so fare - dice Immobile -, se mi scegierà sarò pronto. Ai test sono arrivato bene, an-
che con qualche acciacco, ma il c.t. l'ha capito"...
Non spera più nel Brasile, invece, Luca Toni. Ci credeva fino a ieri ("Leggo i nomi in bal-
lo, hanno segnato tutti meno di me"), ora s'è arreso: "Non devo mandare nessun video-
messaggio. Prandelli ha scelto i 40 e io e Totti dobbiamo metterci l'animo in pace". Può
puntare solo a diventare il cannoniere più vecchio della Serie A, a 37 anni, - Immobile o
Toni, il paradosso è che il prossimo capocannoniere potrebbe restare a casa. Si può?
Enzo Bearzot lo fece, due volte, con Roberto Pruzzo. Nell'82, il romanista aveva vinto
il secondo titolo dei cannonieri (19 gol), il ct gli preferì Paolo Rossi, appena rientrato
dalla squalifica. E al posto di Bettega, ko, chiamò Selvaggi. Andò benissimo, superata
la bufera in partenza. La replica infelice nel 1986: Pruzzo di nuovo re del gol, ma fuori
dal Messico (partirono Rossi, Altobelli, Galderisi, Vialli e Serena). L'Italia uscì agli
ottavi. Andò male pure negli altri casi, anche se Milani (capocannoniere nel '62), Prot-
ti (nel'96, con gli Europei e Hubner (nel 2002) non erano mai stati nel giro azzurro. Più
recente il caso di Gilardino: nel 2004 segnò 23 gol (uno meno di Sheva), vinse l'Euro-
peo under 21 a giugno e ne fu capocannoniere, ma il Trap non volle farlo debuttare in
Portogallo. Quando l'Italia salutò al primo turno, tradita dal biscotto di Svezia e Dani-
marca.
(da 'la Repubblica' - 28/04/2014 - Francesco Saverio Intorcia / IL CASO)
Continua,,, to be continued...
Risultati degli anticipi
Roma 2 Bologna 0 Inter 0 Verona 4
Milan 0 Fiorentina 3 Napoli 0 Catania 0
Risultati delle altre partite
Cagliari 1 Livorno 0 Sampdoria 2 Torino 2 Atalanta 1 Sassuolo 1
Parma 0 Lazio 2 Chievo 1 Udinese 0 Genoa 1 Juventus 3
Classifica squadre
JUVENTUS 93 / Roma 85 / Napoli 69 / Fiorentina 61 / Inter 57 /
Torino, Lazio, Verona 52 / Parma, Milan 51 / Atalanta 47 / Sampdoria 44 /
Genoa 40 / Cagliari, Udinese 39 / Chievo 30 / Sassuolo, Bologna 28 /
Livorno 25 / Catania 23
C o m m e n t o
(di Lucianone)E perchè Toni no?
Cerco di capire, ma alla fine non capisco. Non soltanto perchè sono un tifoso
dell'Hellas Verona (uno dei tantissimi, comunque), ma perchè semplicemen-
te non è logico, o, meglio ancora, è contrologica. Toni: campione del mondo,
che a 37 anni ha fin qui realizzato 128 reti in A (come Rivera), che ancora
oggi ti sa fare 20 gol (cara Lega, ti sbagli, il portiere, dopo il palo è ininfluen-
te, soprattutto se il tocco dell'estremo difensore è involontario, molto involon-
tario - rivedete la regola, che è meglio!), dunque non 19, alla 35^ giornata di
campionato, che con i suoi gol ha contribuito a portato l'Hellas al record di 16
vittorie, superando il Verona scudettato di Bagnoli (1984/85) e mancano anco-
ra tre giornate alla fine, sia per aumentare e il record e il numero gol del no-
tro bomber. Per tutti questi motivi, che alla fine sottintendono la forma attuale
strepitosa del 'vecchio' Luca, io al posto di Prandelli ci penserei ancora un pò
prima di escludere del tutto l'opzione Toni. Cosa deve ancora fare per dimo-
strare di essere all'altezza, nonostante l'età?
N.B. - Anche in passato i c.t. che non hanno portato bomber di razza ai mondiali
se ne sono, in parte, pentiti e qualcuno anche amaramente. Dunque, logica vuole
o verrebbe...
L'attacco azzurro e... la sfida del gol
Due bisonti si mangiano il prato dei marcatori, a caccia dell'Europa per la propria mandria
e del Mondo per se stessi. Ciro Immobile spinge il Toro sull'Udinese. Luca Toni solleva il
Verona contro il Catania: a 52 punti c'è il sesto posto, con affaccio sulla coppa minore e sul
trono dei cannonieri. La moviola spietata toglie a Padron Toni il secondo gol, giudicando
colpevole la schiena del povero Frison: l'attaccante di Pavullo, rilevato sul 4-0 per il giusto
tributo, s'era arrabbiato, "volevo fare il terzo e portare il pallone a mia figlia". Si ritrova in-
vece con una rete sola, protestano l'Hellas e il suo presidente Setti, "per noi il 2-0 resta suo,
ci auguriamo che questo non pregiudichi la classifica finale".
Il bollettino adesso dice Immobile 21, Toni 19. Ciro, che riceverà il premio Prisco per cor-
rettezza, lealtà e simpatia, è al record personale in A. Gli ultimi a segnare 21 reti in un
anno nel Toro furono Pulici ('76) e Graziani ('77), ma il primato è di Valentini Mazzola (29),
e poi ci sono anche Santos(27) e Gabetto (23). Immobile in vita sua non aveva mai timbrato
sei volte di fila , neppure nel Pescara di Zeman. E può entrare nel pantheon di chi ha vinto
la classifica marcatori in B e in A (Bettega, Bierhoff, Boffi, Chinaglia, Del Piero, Giordano,
Hubner, Milani, Protti, Pruzzo, Paolo Rossi e Toni). Più di Toni ha anche le chance azzurre:
nel listone di Prandelli lui c'è, anche se è in ballottaggio con Destro (una rete ogni 85' per
il romanista, secondo solo a Messi per media). "Sto facendo vedere a Prandelli tutto que-
lo che so fare - dice Immobile -, se mi scegierà sarò pronto. Ai test sono arrivato bene, an-
che con qualche acciacco, ma il c.t. l'ha capito"...
Non spera più nel Brasile, invece, Luca Toni. Ci credeva fino a ieri ("Leggo i nomi in bal-
lo, hanno segnato tutti meno di me"), ora s'è arreso: "Non devo mandare nessun video-
messaggio. Prandelli ha scelto i 40 e io e Totti dobbiamo metterci l'animo in pace". Può
puntare solo a diventare il cannoniere più vecchio della Serie A, a 37 anni, - Immobile o
Toni, il paradosso è che il prossimo capocannoniere potrebbe restare a casa. Si può?
Enzo Bearzot lo fece, due volte, con Roberto Pruzzo. Nell'82, il romanista aveva vinto
il secondo titolo dei cannonieri (19 gol), il ct gli preferì Paolo Rossi, appena rientrato
dalla squalifica. E al posto di Bettega, ko, chiamò Selvaggi. Andò benissimo, superata
la bufera in partenza. La replica infelice nel 1986: Pruzzo di nuovo re del gol, ma fuori
dal Messico (partirono Rossi, Altobelli, Galderisi, Vialli e Serena). L'Italia uscì agli
ottavi. Andò male pure negli altri casi, anche se Milani (capocannoniere nel '62), Prot-
ti (nel'96, con gli Europei e Hubner (nel 2002) non erano mai stati nel giro azzurro. Più
recente il caso di Gilardino: nel 2004 segnò 23 gol (uno meno di Sheva), vinse l'Euro-
peo under 21 a giugno e ne fu capocannoniere, ma il Trap non volle farlo debuttare in
Portogallo. Quando l'Italia salutò al primo turno, tradita dal biscotto di Svezia e Dani-
marca.
(da 'la Repubblica' - 28/04/2014 - Francesco Saverio Intorcia / IL CASO)
Continua,,, to be continued...
Riflessioni-ricerche / Sull'ambiente, la nostra civiltà malata e il necessario cambiamento
26 aprile '14 - sabato 26th April / Saturday visione post - 18
Con questa rubrica 'Riflessioni-ricerche' (che completa quella delle 'Riflessioni')
cerco di trovare spunti che riescano a mettere in luce le origini e le problematiche
della crisi economica/morale/ambientale che oggi tutti stiamo vivendo (e tantissi-
mi sulla propria pelle e salute). Questa lungo articolo-riflessione di V. Mancuso
mi è sembrato/a molto acuto e approfondito, con alcuni ulteriori spunti religiosi
e filosofici molto attuali. Conclude lasciando spazio alla speranza, non è facile
ma, come dice lo stesso Mancuso, è doveroso (e aggiungo) almeno nei confronti
dei giovani d'oggi e delle generazioni future.
(Lucianone)
(da la Repubblica - venerdì 18 aprile '14 / Vito Mancuso - LettereCommenti&Idee)
LA VIA CRUCIS DEL MONDO
La nostra civiltà è malata, è in corso una via crucis del pianeta, davanti ai nostri occhi
distratti. L'aria delle nostre città, i nostri mari inquinati, l'acqua, le foreste, sono vittime
di un'ideologia rapace e utilitaristica che considera la natura solo come un'inanimata ri-
sorsa da sfruttare e che alimenta la fiorente industria della fiction per la finzione necessa-
ria a sedare le coscienze. I rifiuti prodotti dagli oltre 7 miliardi di esseri umani sono ormai
superiori alle possibilità di smaltimento, e per alcuni di essi come le scorie nucleari lo
smaltimento è praticamente impossibile. Che cosa avverrà quando nel 2025 la popolazione
sarà di 8,1 miliardi? Equando nel 2050 giungerà a 9,6 miliardi? Una nuova guerra mon-
diale? Una serie permanente di inarrestabili conflitti locali?
Barbara Spinelli (l'altro giorno) ricordava Hans Jonas e la sua nuova formulazione dell'im-
perativo etico in senso ecologico. In un'intervista del 1992 a Der Spiegel Jonas segnalava
il pericolo del "tragico fallimento della cultura superiore, la sua caduta in una nuova primi-
tivizzazione", intendendo con ciò "la povertà di massa, la morte di massa, l'uccisione di
massa". Da allora sono passati oltre vent'anni e questo declino verso la primitivizzazione
e la massificazione è proseguito: lo vediamo nei costumi, nel gusto estetico, nella politica,
nel linguaggio dove tutto diventa più grossolano e più violento. E più irrazionale.
Ai nostri giorni un terzo del cibo prodotto viene buttato via, sono i,3 miliardi di tonnellate
di cibo su scala annuale che finiscono tra i rifiuti, con l'uso scriteriato di acqua, energia e
vita animale e vegetale che tutto questo comporta. E ciò a fronte del fatto che ogni giorno
muoiono per fame 24.000 mila esseri umani, 8 milioni e mezzo all'anno. Basta questo per
evidenziare la pericolosa malattia mentale di cui soffre la nostra società?
Nutriamo la nostra anima con le manifestazioni di massa dell'effimero (sport di massa,
musica di massa, cinema di massa... ) pagandone i protagonisti con cifre esorbitanti, men-
tre miliardi di esseri umani vivono con meno di due dollari al giorno. Proprio nell'epoca
del trionfo della scienza assistiamo a un tracollo della razionalità nel governo del mondo,
con la conseguenza che a trionfare non è veramente la scienza, la quale è sempre ricerca
e dubbio, ma è piuttosto la tecnica che ammanisce certezze e cattura le menti.
Anche la modalità con cui nelle nostre società si conquista il consenso e si accede al pote-
re è sempre più all'insegna dell'irrazionalità, perchè vince chi sa suscitare emozioni forti
mentre chi pratica l'onestà dell'analisi è inevitabilmente destinato alla sconfitta: se penso
ai leader politici di quand'ero ragazzo (Moro, Zaccagnini, Berlinguer) vedo che per loro
non vi sarebbe oggi nessuna chance.
Quando Francesco d'Assisi compose il suo testo più bello, il Cantico delle creature, la pa-
gina più antica della letteratura italiana, era quasi cieco per una malattia agli occhi e
soffriva per una serie di altri mali che da lì a un anno l'avrebbero condotto alla morte.
Ciò non gli impedì di cantare la luce di frate sole e di frate focu e di celebrare le altre
realtà naturali. Penso che guardando alla sua vita sia possibile capire le due principali
malattie di cui soffriamo oggi: 1) una filosofia di vita opposta a quella di Francesco e
analoga a quella del ricco mercante suo padre, cioè all'insegna dell'accumulo e del con-
sumo , a cui si viene indotti fin da piccoli dalla potenza della pubblicità e dall'industria
dell'intrattenimento che le gira attorno; 2) una filosofia della natura opposta a quella
del Cantico delle creature che considera la materia come inerte e la vita come lotta, e
da cui discende un atteggiamento predatorio verso il pianeta e il conseguente inquina-
mento. Dal canto suo la religione tradizionale dell'Occidente non è stata in grado di
fronteggiare questi due mali, anzi vi ha persino contribuito a causa del suo antropocen-
trismo, per cui anche il cristianesimo si deve rinnovare, anzi direi convertire.
L'umanità, se vuole sopravvivere, deve cambiare la mentalità che guida le sue politiche
economiche e che orienta il suo atteggiamento verso la natura. L'unica possibilità di una
svolta è nella presa di coscienza che la Terra è un organismo che deve la sua origine e la
sua esistenza alla logica dell'armonia relazionale. Il passaggio da una civiltà basata sul-
la lotta a una civiltà basata sulla cooperazione può avvenire solo se si comprende che è
la stessa logica dell'evoluzione naturale a basarsi sulla cooperazione e si educano i nostri
ragazzi in questa prospettiva. Occorre quindi superare la cupa filosofia della vita trasmes-
sa dal darwinismo e comprendere che a guidare l'evoluzione non è soltanto la lotta ma pri-
ma ancora il rapporto di complementarietà e di armonia, visto che non esiste vita se non in
relazione, non esiste bios se non come symbios, come simbiosi.
Dalla crisi ecologica ed eticospirituale non si uscirà se non si risaneranno le idee che l'han-
no prodotta. Occorre che l'urgenza ecologica trasformi la nostra visione della biologia e ci
faccia prendere coscienza del legame che unisce tutte le cose, dell'interconnessione di ogni
ente con il tutto, di ciò che la fisica chiama entanglement e che costituisce il paradigma on-
tologico più avanzato. Tutto ciò è traducibile in filosofia dicendo che la prima categoria dell'essere non è la sostanza ma è la relazione, all'insegna di una relazionalità globale che
supera l'antropocentyrismo e l'utilitarismo che ne discende.
Da Francesco d'Assisi malato e alla vigilia della morte nacque uno dei testi più sublimi del-
la spiritualità di tutti i tempi. Dalla nostra civiltà, malata e così cieca da non riconoscere la
sua malattia, può emergere ancora la possibilità di una svolta per non precipitare nell'abis-
so sempre più vicino? Penso che nessuno lo sappia ed è per questo che le tenebre del venerdì
santo avvolgono le nostre esistenze e il nostro futuro, senza sapere se ci sarà data la luce di
pasqua. Ma credere di sì è un dovere morale, oltre all'unica concreta possibilità che la svol-
ta possa prodursi davvero.
Lucianone
Con questa rubrica 'Riflessioni-ricerche' (che completa quella delle 'Riflessioni')
cerco di trovare spunti che riescano a mettere in luce le origini e le problematiche
della crisi economica/morale/ambientale che oggi tutti stiamo vivendo (e tantissi-
mi sulla propria pelle e salute). Questa lungo articolo-riflessione di V. Mancuso
mi è sembrato/a molto acuto e approfondito, con alcuni ulteriori spunti religiosi
e filosofici molto attuali. Conclude lasciando spazio alla speranza, non è facile
ma, come dice lo stesso Mancuso, è doveroso (e aggiungo) almeno nei confronti
dei giovani d'oggi e delle generazioni future.
(Lucianone)
(da la Repubblica - venerdì 18 aprile '14 / Vito Mancuso - LettereCommenti&Idee)
LA VIA CRUCIS DEL MONDO
La nostra civiltà è malata, è in corso una via crucis del pianeta, davanti ai nostri occhi
distratti. L'aria delle nostre città, i nostri mari inquinati, l'acqua, le foreste, sono vittime
di un'ideologia rapace e utilitaristica che considera la natura solo come un'inanimata ri-
sorsa da sfruttare e che alimenta la fiorente industria della fiction per la finzione necessa-
ria a sedare le coscienze. I rifiuti prodotti dagli oltre 7 miliardi di esseri umani sono ormai
superiori alle possibilità di smaltimento, e per alcuni di essi come le scorie nucleari lo
smaltimento è praticamente impossibile. Che cosa avverrà quando nel 2025 la popolazione
sarà di 8,1 miliardi? Equando nel 2050 giungerà a 9,6 miliardi? Una nuova guerra mon-
diale? Una serie permanente di inarrestabili conflitti locali?
Barbara Spinelli (l'altro giorno) ricordava Hans Jonas e la sua nuova formulazione dell'im-
perativo etico in senso ecologico. In un'intervista del 1992 a Der Spiegel Jonas segnalava
il pericolo del "tragico fallimento della cultura superiore, la sua caduta in una nuova primi-
tivizzazione", intendendo con ciò "la povertà di massa, la morte di massa, l'uccisione di
massa". Da allora sono passati oltre vent'anni e questo declino verso la primitivizzazione
e la massificazione è proseguito: lo vediamo nei costumi, nel gusto estetico, nella politica,
nel linguaggio dove tutto diventa più grossolano e più violento. E più irrazionale.
Ai nostri giorni un terzo del cibo prodotto viene buttato via, sono i,3 miliardi di tonnellate
di cibo su scala annuale che finiscono tra i rifiuti, con l'uso scriteriato di acqua, energia e
vita animale e vegetale che tutto questo comporta. E ciò a fronte del fatto che ogni giorno
muoiono per fame 24.000 mila esseri umani, 8 milioni e mezzo all'anno. Basta questo per
evidenziare la pericolosa malattia mentale di cui soffre la nostra società?
Nutriamo la nostra anima con le manifestazioni di massa dell'effimero (sport di massa,
musica di massa, cinema di massa... ) pagandone i protagonisti con cifre esorbitanti, men-
tre miliardi di esseri umani vivono con meno di due dollari al giorno. Proprio nell'epoca
del trionfo della scienza assistiamo a un tracollo della razionalità nel governo del mondo,
con la conseguenza che a trionfare non è veramente la scienza, la quale è sempre ricerca
e dubbio, ma è piuttosto la tecnica che ammanisce certezze e cattura le menti.
Anche la modalità con cui nelle nostre società si conquista il consenso e si accede al pote-
re è sempre più all'insegna dell'irrazionalità, perchè vince chi sa suscitare emozioni forti
mentre chi pratica l'onestà dell'analisi è inevitabilmente destinato alla sconfitta: se penso
ai leader politici di quand'ero ragazzo (Moro, Zaccagnini, Berlinguer) vedo che per loro
non vi sarebbe oggi nessuna chance.
Quando Francesco d'Assisi compose il suo testo più bello, il Cantico delle creature, la pa-
gina più antica della letteratura italiana, era quasi cieco per una malattia agli occhi e
soffriva per una serie di altri mali che da lì a un anno l'avrebbero condotto alla morte.
Ciò non gli impedì di cantare la luce di frate sole e di frate focu e di celebrare le altre
realtà naturali. Penso che guardando alla sua vita sia possibile capire le due principali
malattie di cui soffriamo oggi: 1) una filosofia di vita opposta a quella di Francesco e
analoga a quella del ricco mercante suo padre, cioè all'insegna dell'accumulo e del con-
sumo , a cui si viene indotti fin da piccoli dalla potenza della pubblicità e dall'industria
dell'intrattenimento che le gira attorno; 2) una filosofia della natura opposta a quella
del Cantico delle creature che considera la materia come inerte e la vita come lotta, e
da cui discende un atteggiamento predatorio verso il pianeta e il conseguente inquina-
mento. Dal canto suo la religione tradizionale dell'Occidente non è stata in grado di
fronteggiare questi due mali, anzi vi ha persino contribuito a causa del suo antropocen-
trismo, per cui anche il cristianesimo si deve rinnovare, anzi direi convertire.
L'umanità, se vuole sopravvivere, deve cambiare la mentalità che guida le sue politiche
economiche e che orienta il suo atteggiamento verso la natura. L'unica possibilità di una
svolta è nella presa di coscienza che la Terra è un organismo che deve la sua origine e la
sua esistenza alla logica dell'armonia relazionale. Il passaggio da una civiltà basata sul-
la lotta a una civiltà basata sulla cooperazione può avvenire solo se si comprende che è
la stessa logica dell'evoluzione naturale a basarsi sulla cooperazione e si educano i nostri
ragazzi in questa prospettiva. Occorre quindi superare la cupa filosofia della vita trasmes-
sa dal darwinismo e comprendere che a guidare l'evoluzione non è soltanto la lotta ma pri-
ma ancora il rapporto di complementarietà e di armonia, visto che non esiste vita se non in
relazione, non esiste bios se non come symbios, come simbiosi.
Dalla crisi ecologica ed eticospirituale non si uscirà se non si risaneranno le idee che l'han-
no prodotta. Occorre che l'urgenza ecologica trasformi la nostra visione della biologia e ci
faccia prendere coscienza del legame che unisce tutte le cose, dell'interconnessione di ogni
ente con il tutto, di ciò che la fisica chiama entanglement e che costituisce il paradigma on-
tologico più avanzato. Tutto ciò è traducibile in filosofia dicendo che la prima categoria dell'essere non è la sostanza ma è la relazione, all'insegna di una relazionalità globale che
supera l'antropocentyrismo e l'utilitarismo che ne discende.
Da Francesco d'Assisi malato e alla vigilia della morte nacque uno dei testi più sublimi del-
la spiritualità di tutti i tempi. Dalla nostra civiltà, malata e così cieca da non riconoscere la
sua malattia, può emergere ancora la possibilità di una svolta per non precipitare nell'abis-
so sempre più vicino? Penso che nessuno lo sappia ed è per questo che le tenebre del venerdì
santo avvolgono le nostre esistenze e il nostro futuro, senza sapere se ci sarà data la luce di
pasqua. Ma credere di sì è un dovere morale, oltre all'unica concreta possibilità che la svol-
ta possa prodursi davvero.
Lucianone
Ultime notizie - dall'Italia e dal Mondo / Latest news
26 aprile '14 - sabato 26th April / Saturday visione post - 13
Città del Vaticano
Canonizzazioni: i preparativi in Piazza San Pietro
Ratzinger concelebra con Francesco / L'evento dei
quattro papi a San Pietro.
Bergoglio l'aveva invitato e Benedetto XVI ha accettato di partecipare domenica
mattina alla messa di canonizzazione di Giovanni XXVIII e Giovanni Paolo II
CITTA’ DEL VATICANO - Un evento senza precedenti nella storia, quattro Papi protagonisti in piazza San Pietro. Benedetto XVI concelebrerà con Francesco la Messa di canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Bergoglio aveva invitato il predecessore, la presenza del Papa emerito era attesa. È stato padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, a darne conferma ufficiale: «Il Papa emerito Benedetto XVI ha accettato l’invito e ha comunicato a Papa Francesco che sarà presente e concelebrerà: quindi sarà anche concelebrante, il che non vuol dire che vada all’altare», ha spiegato . «Verosimilmente, saranno all’altare i cardinali Sodano e Re, e poi il cardinale Dziwisz, il cardinale Vallini e il vescovo di Bergamo. Il Papa emerito, invece, sta con i cardinali e vescovi sulla sinistra del sagrato e saremo tutti lieti di avere la sua presenza».
«Non è una statua»
Roma - politica
Cosentino intercettato: "Berlusconi mi dia quello che chiedo
o qui cola tutto a picco" / E la Santanchè: "Il Cavaliere ha intorno
dei cretini, ma lui non lo è" / Nuovi atti depositati al Riesame di Napoli
Milano - politica
Nuova gaffe di Berlusconi: "Per tedeschi lager mai esistiti" / E il ministro
tedesco Schulz risponde: "Lui uguale odio, invidia e litigi"
Il leader di Forza Italia torna a insultare il candidato socialista alla presidenza
della commissione Ue, a cui 11 anni fa diede del kapò. La replica: "Scandaloso
usare le parole per vantaggio elettorale". E il ministrob tedesco della Famiglia:
"Attacchi indicibili". Europee, Silvio dice: "Se arriviano al 20% accendiamo un
cero".
Questione Ucraina - Crimea - Russia
Kiev chiude i rubineti dell'acqua alla Crimea / Il G7 deciso a nuove
sanzioni contro la Russia / Le ulteriori restrizioni Usa potrebbero
arrivare già lunedì / Il Papa dona una penna al premier ucraino:
"Firmi la pace con questa" / Renzi: "Kiev vada avanti con riforme" /
Osservatori Osce sequestrati, i filorussi chiedono scambio di prigionieri
Lucianone
Città del Vaticano
Canonizzazioni: i preparativi in Piazza San Pietro
Ratzinger concelebra con Francesco / L'evento dei
quattro papi a San Pietro.
Bergoglio l'aveva invitato e Benedetto XVI ha accettato di partecipare domenica
mattina alla messa di canonizzazione di Giovanni XXVIII e Giovanni Paolo II
CITTA’ DEL VATICANO - Un evento senza precedenti nella storia, quattro Papi protagonisti in piazza San Pietro. Benedetto XVI concelebrerà con Francesco la Messa di canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Bergoglio aveva invitato il predecessore, la presenza del Papa emerito era attesa. È stato padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, a darne conferma ufficiale: «Il Papa emerito Benedetto XVI ha accettato l’invito e ha comunicato a Papa Francesco che sarà presente e concelebrerà: quindi sarà anche concelebrante, il che non vuol dire che vada all’altare», ha spiegato . «Verosimilmente, saranno all’altare i cardinali Sodano e Re, e poi il cardinale Dziwisz, il cardinale Vallini e il vescovo di Bergamo. Il Papa emerito, invece, sta con i cardinali e vescovi sulla sinistra del sagrato e saremo tutti lieti di avere la sua presenza».
«Non è una statua»
La presenza di Benedetto XVI ha un significato particolare: Ratzinger è stato il collaboratore e la persona più vicina a Wojtyla e insieme l’ultimo Papa ad aver partecipato, giovane teologo, al Concilio Vaticano II convocato da Roncalli. «Il Papa emerito non è una statua in un museo. È una istituzione» spiegava a marzo Francesco nell’intervista al direttore del Corriere, Ferruccio de Bortoli.«Ne abbiamo parlato e abbiamo deciso insieme che sarebbe stato meglio che vedesse gente, uscisse e partecipasse alla vita della Chiesa». Francesco aveva già invitato Ratzinger in occasione del Concistoro del 22 febbraio, per la prima volta in duemila anni due Papi si mostrarono nella Basilica di San Pietro.
Roma - politica
Cosentino intercettato: "Berlusconi mi dia quello che chiedo
o qui cola tutto a picco" / E la Santanchè: "Il Cavaliere ha intorno
dei cretini, ma lui non lo è" / Nuovi atti depositati al Riesame di Napoli
Milano - politica
Nuova gaffe di Berlusconi: "Per tedeschi lager mai esistiti" / E il ministro
tedesco Schulz risponde: "Lui uguale odio, invidia e litigi"
Il leader di Forza Italia torna a insultare il candidato socialista alla presidenza
della commissione Ue, a cui 11 anni fa diede del kapò. La replica: "Scandaloso
usare le parole per vantaggio elettorale". E il ministrob tedesco della Famiglia:
"Attacchi indicibili". Europee, Silvio dice: "Se arriviano al 20% accendiamo un
cero".
Questione Ucraina - Crimea - Russia
Kiev chiude i rubineti dell'acqua alla Crimea / Il G7 deciso a nuove
sanzioni contro la Russia / Le ulteriori restrizioni Usa potrebbero
arrivare già lunedì / Il Papa dona una penna al premier ucraino:
"Firmi la pace con questa" / Renzi: "Kiev vada avanti con riforme" /
Osservatori Osce sequestrati, i filorussi chiedono scambio di prigionieri
Lucianone
mercoledì 23 aprile 2014
Appuntamenti / culturali - Bergamo e dintorni
23 aprile '14 - mercoledì 23rd April / Wednesday
55esima edizione della Fiera dei Librai
Libri e autori sul Sentierone / Bergamo
19 aprile - 4 maggio 2014
"Fiera di Primavera" / Brembate di Sopra
Parco Casa Serena e centro storico
1 maggio
87^ edizione della rassegna musicale all'Accadenia Tadini / Lovere
Grandi note sul Sebino
24 aprile - 28 maggio
Mercoledì 7 maggio:
Cesare Chiacchiaretta (bandoneon); Filippo Arlia (pianoforte)
Omaggio ad Astor Piazzolla
Musiche di: A. Piazzolla, Luis Bacalov, Carlos Gardel
Lunedì 12 maggio:
Simonide Branconi (viola)
Sergio Marchegiani (pianoforte)
Musiche di: Dmitrij Dmitrievic Sostakovic, Simonide Braconi,
Henry Vieuxtemps, Franz Schubert
13^ edizione del Festival Itinerante / Albino, Ranica e Nembro
La musica di "Albino Classica"
Fino al 31 maggio
Lucianone
55esima edizione della Fiera dei Librai
Libri e autori sul Sentierone / Bergamo
19 aprile - 4 maggio 2014
"Fiera di Primavera" / Brembate di Sopra
Parco Casa Serena e centro storico
1 maggio
87^ edizione della rassegna musicale all'Accadenia Tadini / Lovere
Grandi note sul Sebino
24 aprile - 28 maggio
Mercoledì 7 maggio:
Cesare Chiacchiaretta (bandoneon); Filippo Arlia (pianoforte)
Omaggio ad Astor Piazzolla
Musiche di: A. Piazzolla, Luis Bacalov, Carlos Gardel
Lunedì 12 maggio:
Simonide Branconi (viola)
Sergio Marchegiani (pianoforte)
Musiche di: Dmitrij Dmitrievic Sostakovic, Simonide Braconi,
Henry Vieuxtemps, Franz Schubert
13^ edizione del Festival Itinerante / Albino, Ranica e Nembro
La musica di "Albino Classica"
Fino al 31 maggio
Lucianone
lunedì 21 aprile 2014
Sport - calcio / serie A - 34^ giornata 2013/14
21 aprile '14 - lunedì 21st April / Monday Visione post - 3
Risultati delle partite
Atalanta 1 Catania 2 Chievo 0 Fiorentina 0 Genoa 1
Verona 2 Sampdoria 1 Sassuolo 1 Roma 1 Cagliari 2
Juventus 1 Lazio 3 Milan 3 Parma 0 Udinese 1
Bologna 0 Torino 3 Liovorno 0 Inter 2 Napoli 1
Classifica squadre
JUVENTUS 90 / Roma 82 / Napoli 68 / Fiorentina 58 / Inter 56 /
Milan, Parma 51 / Toeino, Lazio,Verona H. 49 Atalanta 48 / Sampdoria 41 /
Genoa, Udinese 39 / Cagliari 36 / Chievo 30 / Bologna, Sassuolo 28 /
Livorno 25 / Catania 23
Continua... to be continued...
Risultati delle partite
Atalanta 1 Catania 2 Chievo 0 Fiorentina 0 Genoa 1
Verona 2 Sampdoria 1 Sassuolo 1 Roma 1 Cagliari 2
Juventus 1 Lazio 3 Milan 3 Parma 0 Udinese 1
Bologna 0 Torino 3 Liovorno 0 Inter 2 Napoli 1
Classifica squadre
JUVENTUS 90 / Roma 82 / Napoli 68 / Fiorentina 58 / Inter 56 /
Milan, Parma 51 / Toeino, Lazio,Verona H. 49 Atalanta 48 / Sampdoria 41 /
Genoa, Udinese 39 / Cagliari 36 / Chievo 30 / Bologna, Sassuolo 28 /
Livorno 25 / Catania 23
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Istruzione / grammatica - Parole lunghe: inglese no, italiano sì
21 aprile '14 - lunedì 21st April / Monday visione post - 8
Ho trovato finalmente questo articolo, di Bartezzaghi, che spiega
la questione delle parole lunghe e di quelle corte nell'uso delle 2
lingue, inglese e italiano, e il loro evolversi nella società moderna,
tecnologica/tecnocratica/digitalizzata. Ecco le principali differenze
e gli aspetti più originali e particolari. (Lucianone)
Inglese: parole lunghe addio, e nell'Italiano
non si accorciano. Mentre le lingue anglosassoni le aboliscono
da noi restano. Perchè più della sintesi amiamo l'enfasi.
(da 'la Repubblica' - 27/03/2014 - Stefano Bartezzaghi)
Ma allora lo sparuto deputato grillino che a Montecitorio ha detto sarò "breve e
circonciso" era, oltretutto, controtendenza? La lingua, si dice, si accorcia, abbiamo
a disposizione meno spazio, meno tempo, meno caratteri, meno fiato e lui invece
aggiunge una sillaba oltretutto rovinosa. E lo fa proprio mentre promette di essere
breve. Chissà, avrà voluto incrociare l'essere "conciso" con un quadrisillabo come
"circoscritto" o addirittura un pentasillabo come "circostanziato". Ma se la matema-
tica non è un'opinione, il dizionario non è aritmetica, e la somma non gli ha giovato.
Tra sms, WhatsApp e Twitter, è vero, ci siamo abituati ad abbreviare le parole, a di-
gitare geroglifici come "cmq" per "comunque" o "xkè" per "perchè" e a impiega-
re acronimi come "we" per "weekend" o anche "asap" che significa "as soon as
possible", adottato nella nostra anglomania, così poco fantasiosa da non essersi
inventata un ancor più breve, e fico, "ipp" per: "il prima possibile".
L'allarme sulla sparizione delle parole lunghe proviene proprio dai paesi anglofoni,
parola del Wall Street Journal. In inglese c'è da sempre, o quasi, una fobia per il
quadrisillabo e oltre: paroloni che fanno sentire pretenziosi i locutori e ignoranti gli
interlocutori. Ma loro si insultano a quattro lettere, mentre noi ce ne mettiamo dieci,
e quattro sillabe, per scambiarci dei compiuti "vaffanculo". Persino in preda all'ur-
genza espressiva e all'ira siamo dunque indulgenti con la nostra prolissità.
Un decennio fa era anche uscito un qualche studio che registrava la presenza di co-
gnomi molto corti, monosillabi o bisillabi, ai vertici delle grandi potenze: Bush, Chi-
rac, Blair, Putin. Cognomi che entrano in tutti i titoli dei giornali. Grande potenza
non siamo, ma i titolisti italiani hanno certo sudato per vent'anni con Berlusconi,
spesso chiamato Silvio anche per ragioni di ingombro. C'è comunque da immaginar-
si che alcuni anglismi abbiano avuto successo da noi anche per la maggiore econo-
mia, dalle sei sillabe di "ristrutturazione" alle tre di "restyling", ms anche dalle 3
di "d'accordo" alle due di "O.K.". E poi c'è "spread" (monosillabo) per "differen-
ziale" (pentasillabo), come in passato si è imposto "film" (monosillabo) su "pellico-
la" (quadrisillabo) e oramai si dice "premier" (bisillabo) anzichè "presidente del
Consiglio", a costo di una forzatura istituzionale. Così ci sono imposte, imposizioni,
tributi, contributi, contribuzioni, ma quando protestiamo lo facciamo contro le "tasse",
e, se colpiscono abitazioni e immobili, semplifichiamo tutto in "case". Però i nostri
"investimenti" hanno cinque sillabe, e già due in più dell'equivalente e non stringa-
to "investments".
CONTINUA... to be continued...
Ho trovato finalmente questo articolo, di Bartezzaghi, che spiega
la questione delle parole lunghe e di quelle corte nell'uso delle 2
lingue, inglese e italiano, e il loro evolversi nella società moderna,
tecnologica/tecnocratica/digitalizzata. Ecco le principali differenze
e gli aspetti più originali e particolari. (Lucianone)
Inglese: parole lunghe addio, e nell'Italiano
non si accorciano. Mentre le lingue anglosassoni le aboliscono
da noi restano. Perchè più della sintesi amiamo l'enfasi.
(da 'la Repubblica' - 27/03/2014 - Stefano Bartezzaghi)
Ma allora lo sparuto deputato grillino che a Montecitorio ha detto sarò "breve e
circonciso" era, oltretutto, controtendenza? La lingua, si dice, si accorcia, abbiamo
a disposizione meno spazio, meno tempo, meno caratteri, meno fiato e lui invece
aggiunge una sillaba oltretutto rovinosa. E lo fa proprio mentre promette di essere
breve. Chissà, avrà voluto incrociare l'essere "conciso" con un quadrisillabo come
"circoscritto" o addirittura un pentasillabo come "circostanziato". Ma se la matema-
tica non è un'opinione, il dizionario non è aritmetica, e la somma non gli ha giovato.
Tra sms, WhatsApp e Twitter, è vero, ci siamo abituati ad abbreviare le parole, a di-
gitare geroglifici come "cmq" per "comunque" o "xkè" per "perchè" e a impiega-
re acronimi come "we" per "weekend" o anche "asap" che significa "as soon as
possible", adottato nella nostra anglomania, così poco fantasiosa da non essersi
inventata un ancor più breve, e fico, "ipp" per: "il prima possibile".
L'allarme sulla sparizione delle parole lunghe proviene proprio dai paesi anglofoni,
parola del Wall Street Journal. In inglese c'è da sempre, o quasi, una fobia per il
quadrisillabo e oltre: paroloni che fanno sentire pretenziosi i locutori e ignoranti gli
interlocutori. Ma loro si insultano a quattro lettere, mentre noi ce ne mettiamo dieci,
e quattro sillabe, per scambiarci dei compiuti "vaffanculo". Persino in preda all'ur-
genza espressiva e all'ira siamo dunque indulgenti con la nostra prolissità.
Un decennio fa era anche uscito un qualche studio che registrava la presenza di co-
gnomi molto corti, monosillabi o bisillabi, ai vertici delle grandi potenze: Bush, Chi-
rac, Blair, Putin. Cognomi che entrano in tutti i titoli dei giornali. Grande potenza
non siamo, ma i titolisti italiani hanno certo sudato per vent'anni con Berlusconi,
spesso chiamato Silvio anche per ragioni di ingombro. C'è comunque da immaginar-
si che alcuni anglismi abbiano avuto successo da noi anche per la maggiore econo-
mia, dalle sei sillabe di "ristrutturazione" alle tre di "restyling", ms anche dalle 3
di "d'accordo" alle due di "O.K.". E poi c'è "spread" (monosillabo) per "differen-
ziale" (pentasillabo), come in passato si è imposto "film" (monosillabo) su "pellico-
la" (quadrisillabo) e oramai si dice "premier" (bisillabo) anzichè "presidente del
Consiglio", a costo di una forzatura istituzionale. Così ci sono imposte, imposizioni,
tributi, contributi, contribuzioni, ma quando protestiamo lo facciamo contro le "tasse",
e, se colpiscono abitazioni e immobili, semplifichiamo tutto in "case". Però i nostri
"investimenti" hanno cinque sillabe, e già due in più dell'equivalente e non stringa-
to "investments".
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domenica 20 aprile 2014
Sport - calcio / Serie B - 35^ giornata 2013/14
20 aprile '14 - domenica 20th April / Sunday visione post - 8
Risultati delle partite (giocate giovedì 17 aprile)
Crotone 3 Bari 0 Brescia 1 Carpi 2 Cittadella 1 Juve Stabia 2
Varese 2 Latina 1 Padova 3 Modena 2 Cesena 0 Avellino 2
Novara 3 Palermo 1 Spezia 1 Ternana 1 Lanciano 2
Trapani 1 Reggina 0 Siena 0 Pescara 0 Empoli 1
Classifica squadre
PALERMO 72 / Latina 57 / Empoli 56 / Crotone 55 / Cesena 52 /
Siena, Spezia, Lanciano 51 / Modena, Trapani, Avellino 49 / Pescara, Bari,
Brescia 46 / Carpi 45 / Ternana 44 / Varese 43 / Novara 39 / Cittadella 36 /
Padova 35 / Reggina 28 / Juve Stabia 17
Continua... to be continued...
Risultati delle partite (giocate giovedì 17 aprile)
Crotone 3 Bari 0 Brescia 1 Carpi 2 Cittadella 1 Juve Stabia 2
Varese 2 Latina 1 Padova 3 Modena 2 Cesena 0 Avellino 2
Novara 3 Palermo 1 Spezia 1 Ternana 1 Lanciano 2
Trapani 1 Reggina 0 Siena 0 Pescara 0 Empoli 1
Classifica squadre
PALERMO 72 / Latina 57 / Empoli 56 / Crotone 55 / Cesena 52 /
Siena, Spezia, Lanciano 51 / Modena, Trapani, Avellino 49 / Pescara, Bari,
Brescia 46 / Carpi 45 / Ternana 44 / Varese 43 / Novara 39 / Cittadella 36 /
Padova 35 / Reggina 28 / Juve Stabia 17
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venerdì 18 aprile 2014
LAVORO - La generazione no-jobs
19 aprile '14 - sabato 19th April / Saturday
Secondo i centri studi, 1 milione di disoccupati in Italia ha tra i 24 e i 35
anni. Sono proprio loro a pagare di più la recessione / Digitalizzati, spesso
laureati e precari per definizione: e chi lavora ha un reddito inferiore del
12% a quello medio.
(da la Repubblica - 07/04/'14 - Luisa Grion)
La generazione no-jobs persa nella crisi
Sono pienamente digitalizzati, a volte laureati e precari per definizione. Nati
nei "favolosi" anni Ottanta, cresciuti nell'età dell'oro del consumismo, oggi
sono soprattutto disoccupati. Più disoccupati di tutti gli altri. I trentenni, o
meglio ancora quella fascia d'età che va dai 24 ai 34 anni, sono immersi fino
al collo nella crisi e rappresentano in pieno quella generazione che anche se-
condo Christine Lagarde, direttore del Fondo Monetario, "rischiamo di per-
derci se non si fanno le riforme". Eppure di loro si parla meno: una parte non
potrà nemmeno contare sulle opportunità che da maggio saranno offerte dalla
"garanzia giovani" estesa fino ai 29 anni.
Sopraffatti dal dato statistico che segna la disoccupazione giovsnile - conside-
rata come tale quella fra i 15 e i 24 anni - oltre il 42 per cento, pochi si accor-
gono che in cifre assolute è la fascia successiva quella più penalizzata. Uno
studio di Manageritalia fa notare come, fra i 24 e i 34 anni (guardando ai da-
ti Istat sull'intero 2013, gli ultimi comparabili per classi d'età), ci siano
938.112 disoccupati, il 18 per cento del totale. Dai 15 ai 24 ce ne sono 655.429.
Fra i primi c'è la percentuale più alta di laureati, fra i secondi ci sono anche i
troppi ragazzi che hanno abbandonato la scuola.
La chiamano generazione Y o Millennials e secondo Filippo Teoldi, economi-
sta de Lavoce.info, è quella che più di ogni altra si è impoverita con la crisi:
chi aveva trnt'anni nel 1977 aveva un reddito superiore del 3 per cento rispet-
to a quello medio nazionale, chi li ha compiuti nel 2010 ha fatto i conti con un
crollo del 12 per cento sulla media.
Continua... to be continued...
Secondo i centri studi, 1 milione di disoccupati in Italia ha tra i 24 e i 35
anni. Sono proprio loro a pagare di più la recessione / Digitalizzati, spesso
laureati e precari per definizione: e chi lavora ha un reddito inferiore del
12% a quello medio.
(da la Repubblica - 07/04/'14 - Luisa Grion)
La generazione no-jobs persa nella crisi
Sono pienamente digitalizzati, a volte laureati e precari per definizione. Nati
nei "favolosi" anni Ottanta, cresciuti nell'età dell'oro del consumismo, oggi
sono soprattutto disoccupati. Più disoccupati di tutti gli altri. I trentenni, o
meglio ancora quella fascia d'età che va dai 24 ai 34 anni, sono immersi fino
al collo nella crisi e rappresentano in pieno quella generazione che anche se-
condo Christine Lagarde, direttore del Fondo Monetario, "rischiamo di per-
derci se non si fanno le riforme". Eppure di loro si parla meno: una parte non
potrà nemmeno contare sulle opportunità che da maggio saranno offerte dalla
"garanzia giovani" estesa fino ai 29 anni.
Sopraffatti dal dato statistico che segna la disoccupazione giovsnile - conside-
rata come tale quella fra i 15 e i 24 anni - oltre il 42 per cento, pochi si accor-
gono che in cifre assolute è la fascia successiva quella più penalizzata. Uno
studio di Manageritalia fa notare come, fra i 24 e i 34 anni (guardando ai da-
ti Istat sull'intero 2013, gli ultimi comparabili per classi d'età), ci siano
938.112 disoccupati, il 18 per cento del totale. Dai 15 ai 24 ce ne sono 655.429.
Fra i primi c'è la percentuale più alta di laureati, fra i secondi ci sono anche i
troppi ragazzi che hanno abbandonato la scuola.
La chiamano generazione Y o Millennials e secondo Filippo Teoldi, economi-
sta de Lavoce.info, è quella che più di ogni altra si è impoverita con la crisi:
chi aveva trnt'anni nel 1977 aveva un reddito superiore del 3 per cento rispet-
to a quello medio nazionale, chi li ha compiuti nel 2010 ha fatto i conti con un
crollo del 12 per cento sulla media.
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