martedì 30 aprile 2013

Personaggi - Lo studente americano Thomas Herndon

30 aprile '13 - mercoledì          30th April / Wednesday                 visione post - 11    

Il ragazzo-studente che ha smentito Harvard
salvando il mondo dall'austerità
Scoprendo errori banali Thomas Herndon ha confutato le teorie
su rigore e crescita degli economisti Reinhart e Rogoff,
e ha demolito il dogma  su cui Germania e Ue  hanno
basato le loro politiche. Diventando una star.

(da la Repubblica / R2 Il Personaggio -  Federico Rampini da New York)
A 28 anni è una celebrità mondiale, la sua università ha dovuto creargli un ufficio
stampa ad hoc  per filtrare  le troppe domande d'interviste.    Il dottorando che ha
"smascherato le teorie dell'austerity" ora passa le sue giornate  a parlare  con il
New York Times, il Wall Street Journal e la Bbc.      E' apparso come star nel po-
polare talk show di satira politica The Colbert Report.    Se l'è meritata davvero
questa fama Thomas Herndon, che prepara la sua tesi di Ph.D. alla University of
Massachussetts di Amberst.
Il premio Nebel dell'economia Paul Krugman gli dà atto di avere "confutato lo studio ac-
cademico più autorevole degli ultimi anni". Scoprendovi degli errori banali, imbarazzanti
per gli autori. Le vittime di Herndon sono due tra gli economisti  più stimati del mondo:
Carmen Reinhart  e Kenneth Rogoff. Loro due insegnano in una super-università, Har-
vard, ben più prestigiosa di quella dove studia  il 28enne dottorando  che li ha messi al
tappeto.  Rogoff, che è stato economista anche al Fmi (Fondo monetario internazionale)
e alla Federal Reserve, insieme con la sua collega Reinhart pubblicò "Growth in a Time
of Debt", una ricerca conclusa proprio quando stava scoppiando la crisi della Grecia. In
quel testo vi era  la "prova scientifica", secondo gli autori, che se  il debito  pubblico  di
di una nazione raggiunge la soglia del 90% del Pil, diventa un ostacolo insuperabile alla
crescita.  Quella cifra "magica" venne adottata come un dogma, istantaneamente ripre-
sa da organizzazioni internazionali e governi: da angela Merkel alla Commissione euro-
pea, fino al partito repubblicano negli Stati Uniti. Lo stesso Krugman ricorda che "ebbe
un ruolo cruciale nella svolta delle politiche economiche, con l'abbandono delle manovre
anti-recessive sostituite prontamente con politiche di austerità.     La tesi di Krugman è
che c'erano già poderose correnti ideologiche in azione per interrompere le manovre an-
ti-recessione, e tuttavia quello studio divenne un regalo insperato, una pietra miliare, il
fondamento teorico per l'austerity.
Herndon, che si definisce  "nè conservatore nè progressista", non è stato mosso  da
un'agenda politica. "Non ero partito - racconta - con l'intenzione di demolire lo studio
di Reinhart-Rogoff, davvero non ero a caccia di errori.    I miei professori di Amherst
mi avevano assegnato un compito molto comune: prendi una ricerca fatta da altri eco-
nomisti, e prova a dimostrare che sei capace di replicarne il risultato".
E' così che, esercitandosi a rifare lo stesso percorso di Reinhart-Rogoff, il 28enne si
è imbattuto nella sua scoperta. "Provavo e riprovavo a fare i loro stessi calcoli, ma i
risultati non erano quelli. I conti non tornavano.".      Per vederci chiaro lui si rivolse 
agli stessi autori. Che reagirono con grande fair-play e trasparenza. Forse sottovalu-
tando il pericolo?    Di certo non snobbarono il giovane dottorando di una univeristà
meno prestigiosa.    "Su mia richiesta - racconta lui - mi hanno messo a disposizione
tutte le loro fonti originarie da cui avevano attinto i dati sulla crescita. Mi hanno da-
to accesso anche alle varie versioni dei loro calcoli". Mal gloene incolse.  Perchè il
preciso e scrupoloso Herndon scoprì l'errore. Anzi due categorie di errori, grossola
lni e dalle conseguenze disastrose. La coppia di grandi economisti aveva banalmen-
te commesso una svista di "allineamento"  nelle colonne delle cifre da addizionare
usando il software Excel della Microsoft. Sicchè alcuni calcoli erano sbagliati.
In più - questo forse è lo sbaglio più inperdonabile - Reinhart-Rogoff avevano omes-
so di includere tra le nazioni esaminate ben tre casi (Canada, Australia e Nuova Ze-
landa) in cui la crescita economica non è stata affatto penalizzata da un elevato de-
bito pubblico.
La rivelazione di Herndon ha avuto un impatto enorme.  I due imputati, Reinhart-
Rogoff, hanno dovuto ammettere l'errore.  Lo hanno fatto con un una imbarazzata
column sul New York Times, cercando al tempo stesso di prendere le distanze dal-
le politiche di austerity applicate usando la loro ricerca.      E  come rivela il Wall
Street Journal "all'ultima riunione del G20 è stato depennato dal comunicato fina-
le ogni riferimento al rapporto debito/Pil, per effetto di questa scoperta".
L'anchorman satirico Stephen Colbert conclude: "E ora chi glielo dice agli europei?
Sono così contenti dell'austerity, che ogni tanto per festeggiarla scendono in piazza
e accendono dei fuochi...".
La lezione di umiltà vale anche per gli avversari del rigore. I grandi nomi del pensie-
ro neokeynesiano, da Krugman a Joseph Stiglitz, non avevano mai accettato il dog-
ma di Reinhart-Rogoff. Ma le loro contestazioni volavano alto, troppo alto. Nessu-
no si era imbarcato  nella fatica  di fare  il lavoro "operaio"  del 28enne Herndon:
prendersi tutti i numeri, uno per uno, e rifare le addizioni.


Lucianone

domenica 28 aprile 2013

Sport - calcio / Serie A - 34^ giornata 2012/13

28 aprile - domenica         28th April / Sunday


Derby alla Juve, il Toro si arrende
L’Inter affonda. E la Roma vince
Tensione all’Olimpico, 4 fermi

I bianconeri stendono i granata 2-0. Fiorentina batte Samp. Chievo ko. Parità tra Parma e Lazio. Cariche della polizia prima della sfida torinese: nessun ferito.

Milan-Catania 4-2, è la notte del Pazzo. Doppietta e rimonta. Rossoneri ancora terzi

I rossoneri due volte sotto superano i siciliani che protestano a ragione sul 3-2 di Pazzini. Apre Legrottaglie, Flamini pareggia. Segna Bergessio, ma Pazzini, subentrato, in 9' segna due gol. Balotelli chiude su rigore

Il colpo di testa vincente di Nicola Legrottaglie. Ap

Il colpo di testa vincente di Legrottaglie

Ultime notizie - ITALIA / Latest news

28 aprile '13 - domenica            28th April / Sunday                  Visioni post - 3

ROMA

Sparatoria Palazzo Chigi: due carabinieri feriti, fermato l’attentatore

Alle 11.40 un uomo in giacca e cravatta ha attraversato la piazza e ha aperto il fuoco. Le forze dell'ordine hanno risposto, lui ha tentato di fuggire: ferito durante la colluttazione e bloccato. Si tratta di Luigi Preiti, 49 anni, nessun precedente penale, calabrese di origine, residente ad Alessandria. Ferita anche una passante in modo lieve. Gli investigatori: "Era a Roma per compiere un gesto eclatante"

 Gli esponenti delle forze dell’ordine sono stati feriti uno in maniera grave al collo, l’altro alla gamba, ma entrambi – pur se ricoverati in codice rosso – non sarebbero in pericolo di vita. L’attentatore è stato subito fermato: si tratta di Luigi Preiti, classe ’64, calabrese di Rosarno, ma residente da anni ad Alessandria. Anche lui è rimasto ferito, ma non a seguito della sparatoria, bensì durante la colluttazione con i carabinieri. L’attentatore voleva suicidarsi ma aveva esaurito il caricatore. Fonti investigative spiegano che probabilmente Preiti è arrivato a Roma apposta per compiere “un gesto eclatante”: arrivato ieri nella Capitale, ha dormito in hotel.

Nessun precedente penale alle spalle, Preiti è accusato di tentato omicidio, porto e detenzione di armi.  In giacca e cravatta, ha attraversato la piazza e all’improvviso, dopo aver gridato alle forze dell’ordine “Sparatemi, sparatemi!”, ha aperto il fuoco contro i due carabinieri: feriti il brigadiere Giuseppe Giangrande, di 50 anni, e il carabiniere scelto Francesco Negri, di 30, entrambi del Battaglione Toscana. Il primo è ricoverato in prognosi riservata per una ferita al collo, il secondo è ferito gravemente alla gamba. Lo si apprende da fonti dell’Arma. Anche una passante, secondo quanto riportano le agenzie, è rimasta ferita in modo lieve: colpita di striscio da una scheggia, è stata soccorsa dal 118 e trasportata in ospedale. Si tratta di una donna incinta.

L'arresto dopo gli spari e il luogo della sparatoria

L’attentatore: volevo colpire i politici
LA CONFESSIONE DELL’ATTENTATORE
«È un uomo pieno di problemi che ha perso il lavoro, aveva perso tutto, era dovuto tornare in famiglia: era disperato. In generale voleva sparare sui politici, ma visto che non li poteva raggiungere ha sparato sui carabinieri». Così il pm di Roma, Pierfilippo Laviani, dopo aver sentito Luigi Prieti. «Ha confessato tutto. Non sembra una persona squilibrata».  


Roma  .  Il nuovo governo giura al Quirinale
Cerimonia di insediamento con Napolitano. Bonino, Cancellieri e Idem le più acclamate
Subito il Cdm, domani e martedì Parlamento
chiamato a votare la fiducia. L’alt della Lega:
«Contrari se non verranno accolte le richieste».


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sabato 27 aprile 2013

Sport - calcio / Serie B - 39^ giornata 2012/13

27 aprile '13 - sabato          27th April / Saturday

Livorno: Dionisi e Paulinho piegano il Vicenza.
Goleada Verona all'Ascoli

39ª giornata: i toscani vincono con un gol per tempo. La squadra di Mandorlini travolge 5-0 i bianconeri contestati pesantemente a fine partita. Bardi super: para due rigori al Padova

Nella 39ª giornata di Serie B, incroci testa-coda: il Livorno vince 2-0 col Vicenza grazie a un gol di Dionisi su rigore e al raddoppio di Paulinho, mentre il Verona schianta l'Ascoli 5-0, segnando tutte le reti nel primo tempo. Per i bianconeri pesante contestazione nel dopo partita. Grande prestazione di Bardi che para due rigori in Padova-Novara: la gara finisce 3-3. Il turno si è aperto venerdì con l'anticipo del Sassuolo, sconfitto 2-1 a Modena e costretto a rimandare la festa promozione, e si chiuderà domenica alle 12.30 con il posticipo Empoli-Cesena.

ASCOLI - VERONA 0-5 — Il Verona passeggia ad Ascoli vincendo per 5-0, le reti segnate tutte nel primo tempo. Gli scaligeri continuano la loro corsa verso la serie A, anche se speravano in qualche buona notizia proveniente dai campi dove erano impegnate le dirette avversarie. Per l’Ascoli una sconfitta durissima, coi tifosi che già all’intervallo hanno abbandonato la curva sud per posizionarsi all’esterno e contestare il presidente Roberto Benigni. Non c’è stata mai partita con i gialloblù, superiori in tutti i reparti rispetto a un Ascoli molle nella testa e nelle gambe. Verona devastante soprattutto a centrocampo. Silva deve rinunciare gli infortunati Peccarisi e Di Donato; in attacco Feczesin affianca Zaza e a centrocampo torna Fossati. Nel Verona, che ha in panchina Morini per lo squalificato Mandorlini, non c’è Hallfredsson, rientra Moras; assente dell’ultim’ora Sgrigna (problema fisico), conferma per Cacciatore. Due minuti e il Verona sfiora il vantaggio con un colpo di testa di Cacia che manda incredibilmente alto da ottima posizione. Il match si sblocca su un calcio di rigore per un netto fallo del portiere dell’Ascoli Maurantonio che abbatte in uscita Cacia. Dal dischetto (7’) lo stesso attaccante porta in vantaggio il Verona. Si scuote l’Ascoli che va vicino al pareggio all’11’ con un colpo di testa di Zaza a fil di palo. L’attaccante impegna Rafael un minuto dopo in una parata in due tempi. Il Verona riparte e raddoppia al 14’: cross da destra di Cacciatore e Gomez vola di testa ad insaccare anticipando Faisca. Verona padrone del campo. Traversa di Martinho al 16’ e poi altro rigore per gli scaligeri per fallo di Prestia (espulso) su Cacia. Dal dischetto Gomez fa 3-0 (19’). L’Ascoli non c’è più e i veneti infieriscono. Al 31’ scivola nella propria area Conoccholi, ne approfitta Martinho che supera Faisca e insacca il 4-0. I tifosi dell’Ascoli cominciano ad abbandonare lo stadio per protesta contro la propria squadra. Arriva anche il 5-0 al 40’: lo segna Cacia su assist di Gomez. Nella ripresa il Verona non preme più sull’acceleratore, controlla la gara che termina con un rotondo 5-0 davanti a circa 600 tifosi gialloblù, giustamente festanti. A fine partita pesante contestazione dei tifosi di casa: circa 300 supporter cercano di entrare in contatto con i tifosi veronesi, mentre la polizia tiene sotto controllo la situazione. (Giuseppe Ercoli - da LaGazzettadelloSport.it) 

  Ascoli . Verona  0 - 5     Il rigore di Cacia

LIVORNO - VICENZA 2-0 — Il Livorno non si impietosisce di fronte ai problemi di classifica del Vicenza e con un gol per tempo fa sua l'intera posta. Successo brillante e più che meritato per gli amaranto, che resistono in seconda posizione e avvicinano il traguardo della promozione diretta. Per i biancorossi veneti un brutto stop, che però – vista la crisi dell'Ascoli, che rimane sempre distante due lunghezze – non cancella le possibilità di acciuffare i playout. I toscani, con il loro organizzato 3-4-1-2, iniziano con il turbo. Il Vicenza – che di fatto si presenta con il 4-1-4-1, con Cinelli perno davanti alla difesa e i due attaccanti esterni Bellazzini e Semioli utilizzati sulla linea dei centrocampisti – soffre fin dai primissimi giri di lancetta. Al 3' punizione battuta a sorpresa da Belingheri e palla per Paulinho, che all'interno dell'area, viene ingenuamente agganciato da Gentili. Rigore e ammonizione per il difensore ospite. Dal dischetto Dionisi si mantiene freddo come un ghiacciolo e con una conclusione sulla propria sinistra spiazza Bremec (1-0 al 4'). Sterile la reazione ospite. Da segnalare solo un tentativo di Bellazzini (27'), respinto da Fiorillo. Il Livorno controlla agevolmente la situazione e con le sue efficaci ripartenze si fa più volte minaccioso. Al 38' Duncan corre palla al piede per tutto il campo e viene fermato al limite, fallosamente. Punizione calciata da Belingheri e deviata da Bellazzini (in barriera), con una mano. Nuovo penalty. Stavolta si incarica del tiro dagli undici metri Paulinho, che opta per l'angolo basso alla sua sinistra. Bremec intuisce, devia il pallone sul palo, con Dionisi che manca l'appuntamento con il tap-in. 1-0 all'intervallo. Nella ripresa, il Vicenza alza il baricentro, ma non trova veri sbocchi. Senza correre veri rischi, i locali amministrano la situazione e al 18' chiudono i conti. Su punizione battuta dalla sinistra da Duncan, la sfera finisce nei dintorni dell'area di porta; piomba come un falco Paulinho, che anticipa persino il suo compagno Bernardini ed insacca per il raddoppio. Il Vicenza, con l'innesto di Bojinov e Tiribocchi, passa al 4-2-4, provando il tutto per tutto. Al 49' Bellazzini, con un tiro secco dall'interno dell'area, scheggia la parte alta della traversa. E' l'unico brivido corso dalla difesa dei locali. Per il Livorno (al quarto successo in cinque giornate), il sogno della serie A diventa sempre più concreto. (Fabio Giorgi)
 Il Livorno festeggia la prima rete di Paulinho
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Sport - Calcio / Champions League

27 aprile '13 - sabato            27th April / Saturday

Semifinali di Champions League /
andata                                         ritorno  
Bayern - Barcellona                4  -  0                  01 - Mggio           
Bo.Dortmund - Real Madrid   4  -  1                  30  - Aprile

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Ultime notizie - Italia / Notizia Flash

27 aprile '13 - sabato              27th April / Saturday

Notizia Flash  -  ore 17.24
Governo Letta giura domattina:  la canoista Josefa Idem tra i ministri
Idem è ministro dello Sport
La lista dei ministri: Alfano vicepremier e ministro dell'Interno, Emma Bonino agli Esteri, Saccomanni all'Economia, Cancellieri alla Giustizia...

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venerdì 26 aprile 2013

Cultura - Il libro / Roberto Saviano e il suo "Zero zero zero"

26 aprile '13 - venerdì               26th April / Friday                      visioni post - 7

Sette anni dopo Gomorra esce Zero Zero Zero,
un libro-inchiesta sulla droga che fa girare il mondo

(da la Repubblica - 2 aprile 2013 )
Saviano racconta i segreti dell'impero di polvere bianca
(e altre cose interessanti)

Roberto Saviano
Prendi un elastico e comincia a tenderlo. All'inizio non c'è quasi
resistenza. Lo allunghi senza difficoltà. Sino a quando raggiunge
la massima tensione oltre la quale l'elstico si spezza. L'economia
di oggi funziona come il tuo elastico. Quell'elastico è il comporta-
mento secondo le regole di concorrenza leale e secondo la legge.
In principio tutto era facile, le risorse disponibili, il mercato pron-
to a essere invaso da ogni nuova merce  capace  di renderti la vita
più bella e più comoda. Quando compravi, sentivi di aver fatto un
salto verso un futuro migliore. Se producevi, ti percepivi nella stes-
sa dimensione. Radio. Automobili. Frigoriferi. Lavatrici. Aspira-
polvere. Scarpe eleganti e scarpe sportive. Rasoi elettrici. Pelleicce.
Televisori. Viaggi organizzati. Abiti firmati. Computer portatili.
Cellulari. Non dovevi  tirare più di tanto  l'elastico delle regole.
Oggi siamo vicini al punto di rottura. Ogni nicchia è stata con-
quistata, ogni bisogno soddisfatto. Le mani che tendono l'elasti-
co si spingono  sempre più in là, rifuggono la saturazione allar-
gandolo ancora di un millimetro nella speranza che quello sforzo
non sia davvero l'ultimo.
Al limite ti attrezzi per delocalizzare all'Est o provi  a lavorare in
nero ed evadere le tasse. Cerchi di tirare l'elastico il più possibile.
E' la dura vita dell'im prenditore.   Di Mark Zuckerberg ne nasce
uno al secolo. Pochissimi possono generare ricchezza soltanto da
un'idea e, per quanto vincente, quell'idea non genera un indotto
solido. Gli altri sono costretti a una guerra di posizione per piaz-
zare beni e servizi che magari durano il tempo di un battito d'ali.
Tutti i beni sono costretti a sottostare alla regola dell'elastico.
Tutti tranne uno. La cocaina.
Non esiste mercato al mondo che renda più di quello della cocaina.
Non esiste investimento finanziario al mondo che frutti come inve-
stire in cocaina. Nemmeno i rialzi azionari da record sono parago-
nabili agli "interessi" che da la coca. Nel 2012, anno di uscita del-
l' iPhone 5 e del mini iPad, la Apple è diventata la società più capi-
talizzata che si sia mai vista su un listino azionario. Le azioni Apple
hanno subito  un rialzo in Borsa del 67 per cento  in un solo anno.
Un rialzo notevole per i numeri della finanza.  Se avessi investito
mille euro in azioni Apple all'inizio del 2012, ora ne avresti mille-
seicentosettanta. Non male. Ma se avessi investito mille euro in coca
all'inizio del 2012, ora ne avresti centottantaduemila (182mila!): 100
volte di più che investendo nel titolo azionario record dell'anno.
La cocaina è un bene rifugio. La cocaina è un bene anticiclico. La
cocaina è il vero bene che non teme nè la scarsità di risorse nè l'in-
flazione dei mercati. Ci sono moltissimi angoli del mondo che vivo-
no senza ospedali, senza web, senza acqua corrente. Ma non senza
coca. Dice l'Onu che nel 2009 se ne sono consumate ventuno ton-
nellate in Africa, quattordici in Asia, due in Oceania. Più di 101
in tutta l'America Latina e Caraibi.
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Appuntamenti / Arte - A Milano, Torino e Roma

26 aprile '13 - venerdì          26th April / Friday                       visioni post - 8

A Milano
La Mostra -
L'utilizzo del corpo nell'arte contemporanea:
fotografie, collage e video al Museo Pecci
Corpi in azione Corpi in visione / Museo Pecci
Ripa di Porta Ticinese, 113
martedì- sabato, ore 15 - 19
fino al 15 giugno - ingresso libero
La Mostra -
Le opere di Andy Warhol
le popolari serigrafie del divo pop, dalle scatole di zuppa
Campbell ai ritratti di freud e Zio Sam
Museo del Novecento
Via Marconi, 1  -  fino all'8 settembre
lunedì, 14.30 - 19.30
martedì - domenica, 9.30 - 19.30
giovedì e sabato fino 22.30
info 0288444061
A Roma
Empire State - Arte a New York oggi
Roma - Palazzo delle Esposizioni
fino al 21 luglio 2013
Da Koons a Schnabel lo Stato dell'Impero
Al Palaexpò di Roma 25 artisti per raccontare
la creatività nella New York del disincanto

Lucianone

La Storia (recente) - America: l'attacco a Boston / racconto e video

26 aprile '13 - venerdì             26th April / Friday                    visioni post - 9

(da la Repubblica - 20 aprile 2013  -  di Alexander Stille)
Il racconto
In trappola in una città surreale
simbolo dei fantasmi d'America
Boston
Eccomi bloccato per caso a Boston, proprio il giorno in cui la città è stata chiusa:
per le strade è in corso la caccia all'uomo, ai terroristi accusati d'avere esploso le
bombe alla maratona. E' un'esperienza surreale. "mi raccomando, resti al sicuro!",
mi dice il rappresentante di una ditta di auto a noleggio. L'ho contattato al telefo-
no nel disperato tentativo di trovare un modo per tornare a New York. Mi parla co-
me se su di me incombesse un pericolo imminente. 
Sono in una casa confortevole a Cambridge, parte dell'area metropolitana di Boston
vicina a Watertown, dove si concentra  la ricerca per il secondo dei due fratelli rite-
nuti responsabili della recente strage. Eppure, è una bellissima giornata di primave-
ra, la tranquillità sembra assoluta: non c'è un'anima per la strada. (Un ragazzo nel-
la casa accanto tenta di lanciare - senza risultato - un aquilone dal giardinetto recin-
tato, infatti nemmeno lui può uscire). Siamo a circa dieci chilometri dal luogo dove
si troverebbe il ragazzo diciannovenne che la polizia ha braccato a Watertown. Per-
ciò la raccomandazione del noleggiatore d'auto - a 30 chilometri di distanza - suona
come una precauzione risibile. Dobbiamo soltanto  schivare la noia, aspettando che
le autorità ci permettano di circolare, per poter partire.
E' sempre stato così nei due giorni della mia imprevista avventura a Boston: un misto
di dramma e di normalità in un'America che fatica a trovare la risposta giusta al ter-
rorismo.      Sono partito da New York giovedì (quattro giorni dopo l'esplosione delle
bombe che hanno fatto tre morti) per un impegno  tra i più innocenti  immaginabili:
una conferensa al Circolo italiano di Boston, un'associazione di amanti della cultu-
ra italiana. Già la stazione ferroviaria di New York era zeppa di militari e poliziotti
con cani addestrati a fiutare gli esplosivi. "Se vedete qualcosa informateci".
Appena arrivato  alla stazione di Boston  sento  la stessa voce meccanica, che ripete:
"Se vedete qualcosa, informateci". ho sfiorato tutti i luoghi centrali di questo dram-
ma: sceso dal treno a pochi passi dal luogo della strage, ho preso la metropolitana a
Kendall Square, a Cambridge,  dove i due presunti terroristi hanno tentato una rapi-
na un puio di ore dopo; ho tenuto un discorso  accanto a Memorial Drive, dove han-
no ucciso un poliziotto. E Watertown - dove s'è svolto lo scontro a fuoco, e dove ora
la polizia cerca il più giovane dei due fratelli - è la zona dove abitano  i miei suoce-
ri: il posto dove sto normalmente a Boston, tranne stavolta perchè i suoceri non ci
sono.

Insomma, ho anticipato i terroristi in quasi tutte le loro tappe più importanti senza
esserne consapevole. L'altro ieri mi sono coricato ignaro dei tragici eventi del gior-
no, e quando gli amici di New York mi hanno telefonato per chiedermi se io stessi
bene, non sapevo di che parlassero.
Stavo preparandomi a partire con un treno, presto la mattina - devo incontrare de-
gli studenti New York e prendere mio figlio a scuola  alle tre e mezzo del pomerig-
gio -ma fra le sette e le nove si è bloccato gradualmente tutto: la metro, i treni, gli
autobus, i taxi, gli aerei.  Si capisce la volontà di chiudere le strade nel quartiere
dove abitano i fratelli Tsarnaev, e dove forse potrebbe esserci ancora qualche bom-
ba. Si capisce che è necessario fermare tutto a Watertown, dove pare si sia rifugia-
to  il  giovane Dzhokhar Tsarnaev, questo per evitare  morti  innocenti  e  lasciare 
libere di lavorare le forze dell'ordine.    Però, io mi chiedo: era proprio necessario
l'intera area metropolitana di Boston, tappando circa 4 milioni di persone in casa?
Gli Stati Uniti hanno poca dimestichezza con il terrorismo e lo dimostrano.  Si va
dalla A alla Zeta con una velocità impressionante. I politici - terrorizzati soprattutto
dell'accusa di non aver fatto abbastanza - adottano sempre le misure più drastiche.
lo spiegamento di forze qui a Boston sarebbe appropriato per affrontare un intero
esercito di uomini di Al Qaeda, mentre mi sembra piuttosto evidente (già dal tipo
di bomba casalinga usata usta alla maratona) che questi sono due ragazzi isolati, 
terroristi improvvisati e autodidatti. Pericolosi sì ma non capaci di mettere in gi-
nocchio una grande città.
Qui a Boston amano ripetere "non ci faremo intimidire!". Però, è già fatto. 
Muoiono  oltre 30 mila americani  ogni anno (circa 11 mila omicii, più 19
mila suicidi),eppure non riusciamo ad autorizzare i più elementari controlli
sulle armi. Ma ora che muioni 3 persone per una bomba, succede il finimon-
do!  Forse dobbiamo mettere le cose nella giusta prospettiva  -  e questo vale
per entrambe le questioni.

Lucianone