domenica 14 aprile 2013

Istruzione - Imparare inglese / gli usi di LOOK

14 aprile '13 - domenica      14th April / Sunday

Expressions and Idioms
Have/ Take a look  (dare un'occhiata)
"Could you have a look at my document before I send it off?".
Look well / good / tired etc  (indica l'aspetto che hai)
"You look well after your holiday!" - "You look good in that dress" -
"You're looking tired".
Looks  (bellezza)   -  She's got her mother's looks.
Like / not like  the look of someone  (ti piace/non piace l'aspetto di una persona)
I don't like the look of him, I don't trust him.
Give someone a dirty look  (dare un'occhiataccia)
He gave me a really dirty look when I asked him to move the car.
If looks could kill... (se si potesse uccidere con lo sguardo...)
I'll never forget the expression on her face when she saw me with Ted. If looks could kill...
Look a gift horse in the mouth (a caval donato non si guarda in bocca)
It's not the job of your dreams but it pays good money. Don't look a gift horse
in the mouth


Sport - calcio / Serie B - 36^ giornata 2012/13

14 aprile '13 - domenica         14th April / Sunday

Risultati delle partite
Ascoli  -  Modena               2  -  3
Bari  -  Lanciano                 4  -  3
Cesena  -  Verona                0  -  0
Cittadella  -  Padova            3  -  3
Crotone  -  Pro Vercelli        2  -  1
Grosseto  -  Empoli             0  -  1
Juve Stabia  -  Spezia         2  -  1
Novara  -  Vicenza              3  -  1
Sassuolo  -  Brescia            1  -  1
Ternana  -  Reggina            1  -  0
Varese  -  Livorno               1  -  3
Classifica
Sassuolo  74   /  Livorno  70  /  Verona  68  /  Empoli  60  /  Novara  58  /  Varese  52  /
Brescia  50  /  Juve Stabia  48  /  Modena  47  /  Ternana, Crotone  46  /  Cesena  45  /
Padova  44  /  Bari, Cittadella 43  /  Spezia, Lanciano  42  /  Reggina  41  /  Ascoli  40  /
Vicenza  32  /  Pro Vercelli  28  /  Grosseto  23 

continua...to be continued...

mercoledì 10 aprile 2013

Curiosità - Automobilismo / IL RECORD

10 aprile '13 - mercoledì        10th April / Wednesday                       visione post - 6

A 335 all'ora sul ghiaccio

E' finlandese, fa il collaudatore, si chiama Janne
Laitinen, ma è denominato ICEMAN, perchè in auto,
sul "gelato", più veloce di lui non va nessuno.
Ghiaccio sulle strade, prestare attenzione. Soprattutto se ci si trova nell'estremo
nord della Finlandia. Per la quarta volta negli ultimi 6 anni è caduto il record
di velocità su ghiaccio: >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
ha iniziato nel 2007 l'ex rallista (quattro volte iridato) Juha Kankkunen varcan-
do per primo la soglia dei 300 km all'ora, per poi migliorarsi nel 2011 sempre al
volante di una Bentley.  Un mese dopo era entrato in scena l'altro finlandese Janne
Iceman Laitinen che, con un' Audi RS6 equipaggiata da pneumatici chiodati Nokian,
ha raggiunto i 331,610 km/h. -  Non contento, sempre lui, che di professione fa il col-
laudatore da un quarto di secolo, il mese scorso ha ritoccato il primato, portandolo a
335,713 km/h.  C'è riuscito su una pista di 15 km di lunghezza e dieci di larghezza  a
Oulu, sul golfo di Bothnia, sempre in Finlandia.
Perchè il record fosse omologato è stato misurato  il tempo  di percorrenza di un chilo-
metro prima in una direzione, poi in quella opposta, a quel punto la media è stata con-
vertita in km/h. -     Altro requisito indispensabile per la certificazione era l'utilizzo di
gomme disponibili sul mercato per l'uso stradale.      Ed è stato proprio il pneumatico
Nokian Hakkapepeliitta 8 (misure 255/35R20) a fare la differenza ai meno 16 gradi: a
quelle velocità la vettura percorre 93 metri al secondo e nello stesso intervallo i chiodi
colpiscono il ghiaccio 43 volte.
Appuntamento al 2014 per il prossimo record:  i 350 Km/h.

I RECORD PER SUPERFICIE
Aria                 3.529,6        km/h             Eldon  Joersz - USA - 1976
Terra               1227,985       "                 Andy Green - GB - 1997
Acqua             511,121         "                 Ken Warby - AUS - 1978
Ghiaccio        335,713         "                 Janne Laitinen - FIN - 2013
Luna              18                  "                 Eugene Cernan - USA - 1972

(Notizie da Sport Week - Start/News  -  Giovanni Cortinovis)

Lucianone

martedì 9 aprile 2013

Sport - calcio / Champions League - quarti di finale / ritorno

9 aprile '13 - martedì        9th  April / Tuesday                        visione post  -  9


Galatasaray-Real Madrid 3-2, ma in semifinale ci va Mourinho

I turchi vincono 3-2, Ronaldo porta avanti gli spagnoli. Ripresa incredibile coi gol di Ebouè, Sneijder e Drogba. Ancora CR7 chiude la gara nel recupero

L'esultanza dei giocatori del Real dopo il gol di Ronaldo. Reuters
L'esultanza dei giocatori del Real dopo il gol di Ronaldo. (Reuters)
"I miracoli nel calcio esistono". Forse sì, di sicuro non se ne sono verificati nella zona della Turk Telekom (Ali Sami Yen) di Istanbul... Fatih Terim ci aveva provato, e ad un certo punto ci ha anche creduto ma alla fine, non senza soffrire, passa il Real Madrid che all'andata aveva vinto 3-0 e si sentiva intoccabile e che invece ha visto le streghe nella bolgia turca. Primo tempo semplice semplice col gol di Ronaldo, secondo tempo che improvvisamente diventa un thriller e per poco non si trasforma in un horror per Jose Mourinho che alla fine tira un sospiro di sollievo. Termina 3-2 per i turchi, il portoghese va avanti ma la sofferenza non era prevista.
cr7 in fuga — Pronti-via, e CR7 segna la sua decima rete in questa Champions League: il portoghese vola in classifica cannonieri, i madrileni in semifinale. Il Galatasaray torna a casa e si rituffa nella calda lotta-scudetto (guida il campionato turco con 4 punti di vantaggio sul Fenerbahce).

domenica 7 aprile 2013

Riflessioni - Su partiti & politici, sui giovani, sui movimenti

7 aprile '13 - domenica       7th April / Sunday                         visioni post - 8

Se quei suicidi potessero servire a indicare
la giusta via...
Quando un Paese come l'Italia viene  in questi ultimi due anni  percorso
da sussulti  di forti proteste di massa, che per fortuna   si vanno  ad inca-
nalare nelle traiettorie  che portano a comporre  il movimento popolare
antipolitico di Grillo, e da sempre più frequenti suicidi da disperazione
economica da parte di medi e piccoli imprenditori e poi da cittadini  co-
muni che sono entrati in zona povertà e spesso non vedono altri sbocchi,
come successo ai coniugi e al loro parente di Civitanova Marche, allora
significa che il tracollo dei partiti e dei politici dell'Italia di oggi ( ma
anche di ieri e dell'altro ieri, per conseguenza) è  del tutto  completo e 
completato, al di là dei risultati dati dalle ultime elezioni. E' fallito un
intero sistema di fare politica e bisogna ripartire da zero. Questo vole-
va fare il movimento di Grillo. Ma parecchie contraddizioni stanno in-
ceppando i 5 Stelle, nello stesso movimento  ci sono  un pò di fratture
tra i giovani cittadini della Rete; insomma non si nota più la compat-
tezza della vigilia delle elezioni e 'l'occupazione' delle due camere la-
scia il tempo che trova. Commissioni o non commissioni, non era me-
glio agire una quarantina di giorni fà e insieme al Pd fare un governo
e agire subito per sistemare le prime cose   e dare una mano  al Paese
contribuendo a fare una parte di cose che Grillo e i suoi si erano da-
ti come programma?   Ma probabilmente il protagonismo di Grillo e
Casaleggio ha avuto il sopravvento su tutto. E le proteste dei grilli-
ni all'interno del movimento e della Rete, nel blog del leader, stan-
no montando. E una riflessione, dalla gita fuori porta nella località
non tanto segreta fino all'occupazione del Parlamento, dovrà essere
fatta anche dai due dirigenti del blog.  Il movimento dovrà pure di-
ventare partito vero e proprio prima o poi e prendersi le sue respon-
sabilità e stare con qualcuno.  Da soli non possono illudersi di an-
dare tanto lontano per aiutare un Paese in coma.
Continua...to be continued...

Sport - calcio / Serie B - 35^ giornata 2012/13

7 aprile '13 - domenica       7th April / Sunday

Risultati delle partite
Reggina  -  Bari               1  -  0
Brescia  -  Cesena              2  -  1
Empoli  -  Crotone             0  -  0
Lanciano  -  J. Stabia        1  -  1
Livorno  -  Ascoli              2  -  0
Modena  -  Pro Vercelli     1  -  0
Novara  -  Sassuolo           3  -  2
Spezia  -  Grosseto            2  -  1
Verona  -  Ternana            2   -  1
Vicenza  - Cittadella          1  -  2
Padova  -  Varese            lunedì  08/04/'13 
Classifica
Sassuolo  73  /  Verona, Livorno  67  /  Empoli  57  /  Varese  52  /  Novara  51
Brescia  49  /  Juve Stabia  45  /  Modena, Cesena  44  /  Ternana, Padova, Crotone  44  /
Spezia, Lanciano, Cittadella  42  /  Reggina  41  /  Bari, Ascoli  40  /  Vicenza  32  / 
Pro Vercelli  28  /  Grosseto  23


Nella 35ª giornata di Serie B, il Sassuolo cade a 30" dalla fine per 3-2 a Novara con il gol partita di Faragò al 48' della ripresa. La squadra di Di Francesco va sotto 2-0 nel primo quarto d'ora, poi recupera con Berardi e un autogol di Ludi, ma a pochissimi secondi dal fischio finale incassa il colpo del ko. Le inseguitrici Verona e Livorno vincono rispettivamente 2-1 con la Ternana e 3-0 con l'Ascoli e la distanza con il Sassuolo si riduce per entrambe a 6 punti. Il turno, che si è aperto venerdì sera con l'1-0 della Reggina sul Bari, sarà completato lunedì alle 20.45 dal posticipo Padova-Varese.

LIVORNO-ASCOLI 3-0 — Un Livorno frizzante e brioso festeggia, ballando il samba, un successo netto e prezioso. Due prodezze dei brasiliani Paulinho ed Emerson (conditi da un gol di Bigazzi a tempo scaduto) consentono agli amaranto di liquidare, in scioltezza, la pratica Ascoli, di accorciare le distanze dalla capolista Sassuolo e di conservare (sia pur in compagnia del Verona, che vanta gli scontri diretti favorevoli) il secondo gradino della classifica. Sono dieci le lunghezze sull'Empoli ora, quarta forza del torneo. Conservando questo margine, anche i labronici sarebbero promossi direttamente ed eviterebbero le forche caudine dei play-off. Brutto lo stop rimediato dai bianconeri marchigiani, che, al Picchi hanno accusato più del lecito le gravi assenze degli squalificati Feczesin e Zaza. Per l'Ascoli è la settima sconfitta delle ultime undici partite: a sette giornate dal termine la salvezza è ancora tutta da conquistare. Livorno in gran forma, lucido con il suo organizzato 3-4-1-2 ed abile nello sfruttare le qualità dei propri singoli. Ai padroni di casa bastano 55 secondi per sbloccare il punteggio. Non si è ancora esaurito il primo giro di lancetta del confronto quando, all'altezza del centrocampo, Paulinho si imposessa della sfera, rubando il tempo a Prestia. Poi il centravanti sudamericano avanza palla al piede e dai venti metri spara un destro che supera l'incolpevole Maurantonio. Una vera e propria perla. Il Livorno continua a menar le danze e, con merito, al 21', raddoppia. Emerson, dal vertice destro dell'area, batte una splendida punizione con il mancino: un sinistro tagliato che termina la propria corsa sul secondo palo. Una rete capolavoro, che di fatto chiude in anticipo la partita. Al 33' doppia occasione per i locali: ci provano Belingheri e (in tap-in) Paulinho, ma Maurantonio respinge. Al 34' l'Ascoli si fa minaccioso con l'ex Loviso, che tenta la conclusione dalla distanza: Mazzoni devia in angolo. 2-0 all'intervallo. Nella ripresa, gli ospiti passano dal 3-5-1-1 al 4-4-2, ma continuano a denotare limiti di gioco e di idee. Ascoli crea un pericolo al 9' con Soncin. Il Livorno sfiora il tris con Luci (19'). Al 36', a porta pressoché vuota, Dionisi pecca di altruismo ed anziché tirare a rete serve il neo entrato Cellerino, in posizione di fuorigioco: annullata la rete dell'argentino. Al 49' lo stesso Cellerino smarca in piena area Bigazzi, che firma il più facile dei gol. Per i toscani un successo rotondo e indiscutibile. (Fabio Giorgi)

VERONA-TERNANA 2-1 — Vittoria faticosa ma limpida, legittimata dalla qualità della manovra e da un inizio di ripresa da squadra di rango. Il Verona rimane secondo, in serie A perché ha il vantaggio degli scontri diretti col Livorno e perché ha dieci punti di vantaggio sull’Empoli quarto. La Ternana si presenta forte di 528 minuti di imbattibilità, a cui il Verona oppone Ferrari più Cacia con l’aggiunta di Sgrigna alle loro spalle. Non c’è Martinho, non ancora recuperato. A destra si rivede Crespo, Ceccarelli prende il posto dell’infortunato Moras, Maietta è al centesimo gettone con la maglia dell’Hellas. Succede poco in avvio, Mandorlini vuole come sempre fare la partita ma la Ternana non è solo passiva come testimonia l’iniziativa (11’) di Scozzarella, bravo ad accentrarsi da sinistra verso il centro e ad accarezzare il palo alla destra di Rafael con un maligno rasoterra. La pressione del Verona sale col passare dei minuti. Al 19’ la prima minaccia per la Ternana è la staffilata di Sgrigna respinta da Brignoli, al 33’ è Jorginho a prendere la mira dal limite senza inquadrare la porta per un soffio dopo un’insistita azione partita da Cacia e rifinita da Hallfredsson. La contesa si sblocca pochi secondi dopo l’inizio della ripresa, quando Cacia lavora un bel pallone sulla sinistra e disegna un bel cross sul quale la testa di Ferrari arriva prima di tutti. Il Verona spinge forte, vuole il raddoppio e lo coglie al minuto 8, con la percussione di Hallfredsson sempre sulla sinistra, il velo magari involontario di Cacia e il piatto comodo di Sgrigna sul palo lontano. Tutto molto facile. La Ternana è però tutto fuorché rassegnata. Toscano alza ilbaricentro, Sinigaglia (12’) e Maglietta (21’) chiamano ad un superlavoro Rafael che però nulla può (22’) sulla terrificante sassata da lontano di Bernardi. Lo stadio mormora, avrebbe preferito un finale più sereno. Basta un attimo però per tranquillizzare i 13.359 spettatori del Bentegodi, perché quando Sgrigna (24’) se ne va in campo aperto in contropiede Brosco decide di abbatterlo. Gavillucci estrae subito il rosso, la Ternana è in dieci. Toscano butta nella mischia Ceravolo (per Litteri), dall’altra parte Gomez (entrato al posto di Cacia) centra di testa la traversa sfiorando un gol che gli manca dall’8 dicembre nel 3-1 all’Ascoli. Non si arrende la Ternana, anche con l’uomo in meno. Ma i minuti passano, compresi i quattro di recupero. E il risultato non cambia più. (Alessandro De Pietro)


NOVARA-SASSUOLO 3-2 — Un colpo di testa di Faragò in pieno recupero regala al Novara il quinto successo consecutivo (undicesimo risultato utile di fila) contro la capolista Sassuolo. È una partita frizzante, sempre aperta quella del Piola, sbloccata dopo poco più di sessanta secondi dai padroni di casa grazie al quarto gol in stagione di Bruno Fernandes che trova l’incrocio dei pali con un gran tiro dalla distanza. L’uomo in più del Novara è Daniele Buzzegoli: l’ex Spezia smista il pallone e innesca la fase offensiva azzurra e, al 13’, trova anche il gol del raddoppio con una punizione magistrale dal limite dell’area avversaria. Il doppio svantaggio desta il Sassuolo che, agevolato da un’indecisione di Bardi, accorcia le distanze al 16’ con un altro calcio piazzato, stavolta firmato da Berardi, da distanza siderale. I neroverdi ritrovano fiducia e smalto mentre il Novara, con una difesa completamente ridisegnata (fuori Lisuzzo, Perticone e Colombo, dentro Ludi, Bastrini e Ghiringhelli), sbanda. Al 21’ annullato il pari di Pavoletti per fuorigioco, ma per il Sassuolo sono le prove generali del gol che arriva, puntuale, dieci minuti più tardi grazie al maldestro tentativo di Ludi di anticipare lo stesso centravanti avversario: in tuffo, il capitano azzurro, manda la palla alle spalle di Bardi. Dopo la tempesta di gol, la quiete: il Novara fallisce il match point con Seferovic (gran parata di Pomini) al 43’, il Sassuolo ne manca addirittura due nella ripresa, entrambi con Berardi a tu per tu con Bardi. La partita si trascina senza grandi sussulti fino al 93’, quando Faragò, entrato da quattro minuti, trova il gol partita (3-2) sull’ottima imbeccata di Marianini. (Giuseppe Maddaluno)

Lucianone

sabato 6 aprile 2013

Economia mondiale (per capire) - La crisi finanziaria, la crescita mancata e le strategie per battere la recessione

6 aprile '13 - sabato        6th April / Saturday                       visioni post - 11

Nel cercare di capire sempre meglio come funzionano i meccanismi economici,
ho recuperato un Dossier del quotidiano la Repubblica (14 gennaio 2013),
che può essere molto utile per capire l'attuale crisi finanziaria che stanno
vivendo i Paesi del sud Europa, vista nel contesto dell'economia mondiale
e soprattutto come derivazione di un'economia mondiale globalizzata e  in
buona parte distorta da un capitalismo sempre più dominato dai mercati e
dalla 'guerra delle monete', quindi capitalismo selvaggio globalizzato: così
(per dirla tutta) tutto ciò ha portato al verificarsi di un nuovo aspetto moder-
no di 'guerre economiche mondiali', dove le vere armi ammazza-popoli sono
costituite dalla grande finanza mondiale guidata dalle solite grandi potenze
economiche, e con l'aggiunta dei Brics, i nuovi paesi emergenti.
(Lucianone)
___________________________________________________________
L' Europa non sta agganciando la ripresa
schiacciata da austerità e moneta forte
Le banche centrali di Usa e Giappone creano svalutazioni competitive.
Le speranze di un risveglio economico mondiale non riguardano per ora
il Vecchio Continente. Dollaro e Yen tenuti bassi per dar fiato all'industria.
Da noi avviene il contrario e le imprese non ce la fanno.

(da la Repubblica - 14/01/2013 - di Federico Rampini)
Dossier  -  La crescita / Le strategie per battere la recessione
New York  -  "L'euro ha chiuso la settimana scorsa ai massimi sul dollaro
dall'aprile 2012, toccando quota 1,336. I mercati lo attendono al varco per
vedere se segnerà nuovi record". L'articolo del Wall Street Journal centra
una contraddizione: la moneta unica è sempre più forte, da settimane pro-
segue la marcia al rialzo, anche se il Vecchio Continente è l'unica area del
mondo in recessione. L'assurdità si scioglie se le due frasi precedenti ven-
gomo rovesciate e il nesso casuale si inverte: l'Europa affonda nella reces-
sione anche perchè è penalizzata da un cambio troppo forte. E' una delle
ragioni per cui  il Vecchio continente  rimane  ai  margini da quella che gli
americani battezzano la Grande Rotazione: il ribaltamento di scenari eco-
nomici, il prevalere dell'ottimismo dopo tanti anni di depressione, il conse-
guente travaso di flussi  di capitali dai bond alle azioni. Nei 9 giorni lavo-
rativi dall'nizio dell'anno, ben 22 miliardi  di dollari  si sono investiti nelle
Borse, di cui 10,4 miliardi in azioni Usa  e 7,3 nelle aziende quotate dei
paesi emergenti (Brics).     Neppure un miliardo, invece, ha raggiunto le
Borse europee: un rigagnolo, che conferma la diversità negativa dell'Eu-
ropa, dove perfino la Germania è in bilico sull'orlo della recessione.
Euro forte e "perma-austerity" sono i due fattori che finora impediscono
al Vecchio Continente di agganciarsi alle locomotive della ripresa mon-
diale e cioè America e Brics.   La forza eccessiva della moneta è meno
dibattuta dell''austerity ma non è meno importante. Lo stesso Wall Street
Journal ricorda che i mercati guardano con attenzione a un appuntamento
di questa settimana:  l'atteso  discorso, domani a Tokyo, del governatore
della Banca del Giappone Masaaki Shirakawa. Da quel discorso si avrà
conferma dei massicci acquisti di euro effettuati dalla banca centrale: un
colosso che rimane il numero due mondiale per la ricchezza delle sue ri-
serve valutarie subito dopo la banca centrale cinese. Il Giappone, reduce
dalle elezioni  e  dalla vittoria di Shinzo Abe  sta copiando la ricetta della
ripresa americana: politiche keynesiane (90 miliardi di euro in grandi ope-
re), più moneta debole. Abe ha minacciato   di cambiare lo statuto della la
sua banca centrale, se questa non eseguirà le direttive. E le grandi mano-
vre per svalutare lo yen sono già cominciate: comprando euro, per l'ap-
punto. L'euro viene così sospinto al rialzo dalle politiche convergenti di
"tutti gli altri": cominciò la Federal Reserve con il suo "quantitative easing",
una creazione poderosa di liquidità che ha  tra i suoi effetti collaterali (in-
confessato ma molto desiderato)  proprio  l'indebolimento  del dollaro a
a vantaggio della competitività del made in Usa. La banca centrale sviz-
zera, per impedire un rincaro della sua moneta che avrebbe messo fuori
mercato alcune delle sue industrie, impose un tetto al valore del suo fran-
co.  La Cina ha navigato cautamente a metà strada fra il dollaro e l'euro,
ben guardandosi dal seguire la moneta unica nella sua traiettoria rialzista.
In questa "guerra delle monete" , come la definisce il ministro brasiliano
dell'economia Guido Mantega, un perdente sicuro è il settore manifattu-
riero europeo: da una parte è schiacciato dalla domanda interna asfittica,
per gli effetti dell'austerity sul potere d'acquisto delle famiglie; d'altra par-
te si vede insidiate le sue quote di commercio mondiale da grandi potenze
che manovrano spregiudicatamente il cambio. "E' la fine dell'indipendenza
imesdelle banche centrali", osserva sul Financial Times Stephen King, non
il maestro dei thriller bensì l'autorevole chief economist di Hsbc. Quella del
Giappone è di fatto sotto minaccia di commissariamento. La banca centra-
le americana da parte sua da un'interpretazione sempre più  'progressista'
del suo mandato.
Il presidente della Fed , Ben Bernanke, vuole continuare  i  suoi massicci
acquisti di bond (pompa 85 miliardi di liquidità ogni mese) finchè la disoc-
cupazione Usa non scende fino al 6.5% (oggi è al 7,8% dopo aver supe-
rato il 10% durante la recessione). E' evidente la convergenza tra la stra-
tegia della Fed e l'agenda politica di Barack Obama.
Sul tema del mandato istitiuzionale della Bce, Mario draghi è stato inter-
rogato alla sua ultima conferenza stampa, e ha risposto in modo cauto..
Certo non rientra nei suoi poteri cambiare un mandato che è scritto nei
Trattati Ue, e che ricalca l'ossessione anti-inflazionista della Bundesbank.
Ma se la politica della Bce non ha la possibilità di rispondere alle offen-
sive di Giappone e Usa, l'handicap resterà grave per l'industria europea.
Tanto più che si aggiunge all'altra anomalia europea: la "perma-austerity",
secondo la definizione di Wolfgang Munchau sul Financial Times.
Perfino la Germania, cioè l'unica nazione europea che potrebbe trasfor-
marsi in locomotiva, "prepara un nuovo bilancio di austerity per il 2014,
per rispettare l'obbligo costituzionale di pareggio strutturale del bilancio
pubblico".  E' una rigidità sconosciuta a Washington, Tokyo, Pechino o
Brasilia, cioè tutti i paesi che hanno ripreso a crescere.


Lucianone

Ultime notizie - dall'Italia e dal mondo / Latest news

6 aprile '13 - sabato         6th April / Saturday

Politica / Italia
Franceschini: "Dialogo con Pdl per un governo
di transizione"
Il Pd Franceschini  -  "Ci piaccia o no, il capo della destra è ancora Berlusconi. È con lui che bisogna dialogare». In una intervista al Corriere della Sera, l'ex segretario del Pd Dario Franceschini dice «basta» ai complessi, «ora è arrivato il momento di dialogare con il Pdl». «Se si vuol dare un governo al Paese, in questa fase si debbono accettare forme di collaborazione». E spiega che serve «un esecutivo di transizione, che prenda le misure necessarie per dare ossigeno all'economia mentre in Parlamento si fanno le riforme istituzionali: Senato federale, con conseguente riduzione dei parlamentari, e legge elettorale».
Secondo Franceschini «neppure con i collegi uninominali uscirebbe una maggioranza assoluta» dalle elezioni. Quindi, dice al Corriere, «non resta che un'altra strada: uscire dall'incomunicabilità. E abbandonare questo complesso di superiorità, molto diffuso nel nostro schieramento, per cui pretendiamo di sceglierci l'avversario. Ci piaccia o no, gli italiani hanno stabilito che il capo della destra, una destra che ha preso praticamente i nostri stessi voti, è ancora Berlusconi. È con lui che bisogna dialogare».
Quanto alle elezioni del nuovo presidente della Repubblica, «il prossimo capo dello Stato deve essere in ogni caso una persona di garanzia eletta con una intesa più larga possibile. Per sua natura, non può essere eletto con un mandato. Deve essere libero fin dalla prima scelta: assegnare l'incarico di formare il nuovo governo». Per il Colle serve «una persona con un'esperienza politica e parlamentare. Non possiamo fare un'operazione di immagine, scegliere uno scienziato o un attore che piaccia ai blog o alla Rete. Il prossimo presidente dovrà difendere il ruolo del Parlamento che lo eleggerà, aiutandolo a ritornare per i cittadini da palazzo della casta a tempio della democrazia repubblicana»

E per il futuro del Pd «vedo con grande preoccupazione la leggerezza con cui si evocano scenari di scissione, da 'destra' o, se dovesse prevalere Renzi, da 'sinistra'. Siamo in una tale crisi istituzionale e sociale che ci manca pure questo. Con tutta la fatica che abbiamo fatto per costruirlo, il Pd... Ognuno si morda la lingua e si metta in testa che il Partito democratico deve restare unito e stringersi attorno a chiunque vinca le primarie, quando ci saranno», conclude Franceschini


Renziani attaccano l'Unità / Il direttore Sardo: "Noi aperti al confronto"
Il titolo di prima pagina dell'Unità:  'No di Renzi al governo Bersani' accende lo scontro nel Pd. Il quotidiano viene duramente censurato dai parlamentari più vicini al sindaco di Firenze, tanto che Matteo Richetti arriva a suggerire l'opportunità che il direttore Claudio Sardo si dimetta.

 

«Un titolo può piacere o meno. Ma suggerire le dimissioni di un direttore di giornale per un titolo che non si condivide, mi pare un infortunio - scrive in risposta a Richetti il direttore dell'Unità, Claudio Sardo -. Tanto più se la ragione è l’autonomia de l’Unità, che si presume ferita. Quanto al merito del titolo di oggi - “No di Renzi al governo Bersani” - continuo a pensare che sia una sintesi fedele dell’intervista di Renzi al Corriere della Sera. Renzi ha detto che, arrivati a questo punto, il Pd deve scegliere tra un accordo esplicito con il Pdl e le elezioni anticipate. L’ipotesi cancellata è proprio la proposta di Bersani: un governo di centrosinistra che affronti, provvedimento dopo provvedimento, i numeri critici in Senato; un secondo binario delle riforme la cui guida è affidata a chi sta fuori dal governo. Renzi ha anche criticato la tattica, non solo la strategia del segretario del Pd: "Qui si punta a prendere tempo e a eleggere un Capo dello Stato che ci dia più facilmente l’incarico di fare il nuovo governo". Sia chiaro: posizioni legittime e importanti, meritevoli di una discussione aperta nel Pd. Anzi, un’opportunità perché il confronto sia pubblico e trasparente. Nel mio articolo di oggi penso di aver discusso con grande rispetto questa opinione, che non condivido ma che, a mio giudizio, contiene elementi di verità che non possono essere liquidati in modo superficiale. L’Unità sarà aperta a questa discussione. Anzi, chi la legge sa che la discussione è già aperta, come dimostrano anche i commenti e gli articoli del giornale di oggi».
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Cinquestelle, trasparenza addio
Si va dallo streaming al buttafuori
Metamorfosi della truppa nata su Internet: asserragliati in un hotel come i notabili di Todo Modo, gli agenti in borghese contro i media.
Per essere quelli della trasparenza, non scherzano. Nella pur tormentata vita politica italiana di pullman pieni di parlamentari con destinazione ignota alla maggior parte dei passeggeri non se n’erano mai visti. Eppure questo è successo ieri mattina alle 9, a piazzale Flaminio, centro di Roma, dove gli onorevoli grillini erano stati convocati via mail per incontrare il Capo supremo in una destinazione top secret.

Firenze, l’Abruzzo, i Castelli? Fino a quando i pullman non partono, seguiti da stuoli di cronisti, ogni bus con un percorso diverso per depistare la «casta dei giornalisti», pochi sanno che la meta è un piccolo resort, La Quiete, a Tragliata, un borgo sulle colline a pochi chilometri dal mare di Fregene. La diretta dell’inseguimento, trasmessa da Tgcom 24, si colloca a metà tra quelle cronache di fuggiaschi made in Usa e una gita parrocchiale di Pasquetta con tanto di sosta all’autogrill.

Ma il bello viene all’arrivo alla Quiete, i cui edifici con i mattoncini a vista si trasformano in una sorta di “zona rossa”, con i parlamentari asserragliati, la polizia in borghese pronta ad allontanare anche con modi spicci i giornalisti (alcuni vengono identificati), fughe tra gli ulivi, appostamenti dietro le siepi, addirittura minacce di denunce.


Una giornata surreale, con Beppe attovagliato in una sala destinata ai matrimoni con i suoi in pellegrinaggio per una stretta di mano, e fuori decine di cronisti cui vengono passati panini attraverso le sbarre della cancellata dai gestori del resort, la famiglia Valente, stupiti da tanta ressa e imbarazzati per il trattamento riservato agli ospiti dei mass media: «Vi posso almeno offrire un amaro?». E quando qualcuno riesce ad avvicinarsi alle finestre inumidite dalla pioggia per udire il “verbo grillino”, ecco spuntare gli uomini comunicazione, quelli che si riempiono la bocca ogni minuto di “rete e trasparenza e democrazia orizzontale”, comportarsi come buttafuori da discoteca, e chiedere il rinforzo degli agenti: «Questa è una riunione privata, mandateli via!».

Attualità  - Cronaca  /  Italia
L'Aquila quattro anni dopo / "L'Italia non ci abbandoni"Non c’è la parola per dirlo, c’è la parola orfano, c’è la parola vedovo o vedova. Non c’è quella per dire la condizione di chi perde la figlia o il figlio. Forse per questo il 6 aprile è prima di tutto il ricordo delle ragazze e dei ragazzi, dei bambini vittime del sisma.

Degli aquilani e degli studenti di cui le istituzioni a cui erano affidati avrebbero dovuto prendersi cura. Renza Bucci avrebbe dovuto diventare nonna, il 6 aprile 2009, per il parto programmato della figlia. Ha perso sotto le macerie la figlia e la nipotina, la 309ma vittima, insieme al genero.

Renza non ha mancato una udienza di quello che sulla stampa è stato chiamato il «processo alla scienza», eppure il suo nome non è fra quelli del ricorso contro la Commissione grandi rischi, perché per lei non c’è compensazione possibile, c’è invece il bisogno di sapere. Renza, prima che il tempo si fermasse alle 3 e 32 del 6 aprile, lavorava come amministrativa all’università. Nel crescendo delle scosse a L’Aquila, ai dipendenti dell’università era fatto divieto di avere paura e uscire dalle sedi. Obbligo di ferie per i «paurosi».

L'Aquila non può finire così
Mobilitiamoci, c'è pure Settis» | FOTOGALLERY


MONDO / ESTERI  -  Siria
Blogger:  "Italiani in Siria stanno bene"
Sono un giornalista della Rai e tre free lance i quattro italiani in stato di fermo nel nord della Siria ad opera di un gruppo armato che resta al momento non meglio individuato. Si tratta di Amedeo Ricucci, giornalista Rai in forza alle reti, e in particolare impegnato nella realizzazione di servizi per il programma 'La Storia Siamo Noi' di Rai3 e del canale tematico; quindi di Andrea Vignali, freelance e videomaker che ha spesso collaborato con Unita.it, Elio Colavolpe e della italo-siriana Susan Dabous. Il giornalista del servizio pubblico lavorerebbe per lo più per le reti, in particolare per programmi di approfondimento, uno dei tre freelance, Andrea Vignali, è stato un collaboratore dell'Unità.

Secondo Aya Homsi, una attivista e blogger siriana che vive e studia a Bologna, animatrice di un gruppo su Facebook «Vogliamo la Siria libera», i quattro «stanno bene». Stando a quanto riferisce, i quattro sono trattenuti in attesa che dai documenti in loro possesso si accerti effettivamente che si tratta di giornalisti e quindi a quel punto verrebbero rilasciati o liberati (non è infatti chiaro in mani di chi siano, ndr).
In relazione alla vicenda, la Rai, in linea con l'invito al massimo riserbo formulato dall'Unità di crisi della Farnesina a tutela dei connazionali coinvolti , si appella alla sensibilità di tutti i giornalisti della carta stampata, delle radio delle televisioni e del web affinchè venga mantenuto un responsabile silenzio stampa. Notizie sommarie o imprecise potrebbero nuocere all'incolumità dei colleghi, nostra unica priorità. Lo comunica una nota di viale Mazzini.

Dietro le quinte sono in corso contatti costanti per garantirne il rilascio, ma fonti riservate vicine alla vicenda fanno notare come «casi del genere siano border-line», e dunque «i più delicati» da risolvere, in quanto suscettibili di precipitare in qualsiasi momento.

Per tale ragione le autorità mantengono il massimo riserbo, sollecitato fin dai primi istanti dell'emergenza. L'Unità di Crisi della Farnesina aveva subito annunciato di essersi «attivata» e di mantenere i collegamenti «con i familiari». L'area dove è avvenuto il rapimento è in larga parte controllata dai ribelli ma persistono anche sacche di resistenza da parte delle forze fedeli al regime di Bashar al-Assad. Lì i combattimenti sono frequenti e si contano già numerosi episodi in cui operatori dell'informazione, per lo più stranieri, sono stati vittime di rapimenti. L'Italia, al pari di quasi tutti gli altri Paesi terzi, ha da tempo sconsigliato ai propri connazionali di recarsi in territorio siriano, se non assolutamente indispensabile.
La Farnesina segue «sin dai primi momenti» gli sviluppi della vicenda e l'Unità di crisi «si è immediatamente attivata ed è in contatto con i familiari». La Farnesina precisa anche che «occorre mantenere il massimo riserbo» sulla vicenda e che «l'incolumità dei connazionali resta la priorità assoluta».

WEB E GIORNALISMO SUL CAMPO PER RACCONTARE
LA TRAGEDIA SIRIANA "COLLEGATI" CON GLI STUDENTI
«Silenzio, si muore».
È questo il progetto di giornalismo al quale sta lavorando in questi giorni in Siria Amedeo Ricucci, il giornalista Rai sequestrato con altri tre operatori dei media nel nord del Paese arabo. Un progetto di giornalismo che Ricucci - giornalista de 'La Storia Siamo Noì in onda su Rai3 e sul canale tematico - definisce «partecipativo», una novità per la Rai, da curare in una quindicina di giorni di permanenza in Siria, dall'1 al 15 aprile, e sfruttando al meglio le tecnologie digitali. Tenendosi, per quanto possibile, in continuo collegamento Skype con un gruppo di studenti di San Lazzaro di Savena. Dando vita a un web-doc.

Un gruppo già sperimentato con successo in occasione di «Siria 2.0» realizzato sempre per 'La Storia Siamo Noì e sempre nell'ambito di un giornalismo che è anche viaggio nella memoria e nell'attualità. Un programma - 'La Storia Siamo Noì - nato diversi anni fa grazie a Giovanni Minoli e che nel tempo si è sempre più consolidato e affermato per la forza della sua testimonianza e dei suoi racconti. Resoconti, reportage, che sono anche progetti. Come quello appunto che Ricucci sta seguendo ora. Nell'annunciarlo via blog, il giornalista di origine calabrese ha parlato di esigenza di ridare «senso e dignità» al lavoro giornalistico, «basta un pizzico di coraggio e la voglia di sperimentare, rimettendosi in gioco personalmente». Ed ecco quindi la Siria, «una tragedia infinita che si consuma nell'indifferenza delle cancellerie occidentali e dell'opinione pubblica internazionale».

Ricucci parla dell'indifferenza, «figlia anche della nostra incapacità di raccontare la tragedia sitriana, coinvolgendo di più e meglio il nostro pubblico, rendendolo partecipe di questa tragedia». Cosa che «si può fare, con le tecnologie che abbiamo a disposizione. Anzi, è una cosa che si deve fare, se si crede nel dovere della testimonianza e nel diritto all'informazione». E quello avviato non sarà - ha messo in guardia lo stesso Ricucci - un videogioco, ma un modo di «raccontare la guerra in maniera diversa e, spero, più coinvolgente», in questo viaggio in compagnia dei 20 studenti, viaggio a distanza ma al tempo stesso e in realtà con loro accanto grazie alla tecnologia.

Lucianone

giovedì 4 aprile 2013

Riflessioni del... / curiosità - La dieta degli americani e La crisi demografica occidentale

4 aprile '13 - giovedì          4th April / Thursday

Riflessioni del
Giovedì
TUTTA BOSTON A DIETA
Da quando Michelle Obama ha assunto il ruolo della Mamma Capo e si
si è data il compito  di mettere a dieta gli americani, la lotta all'obesità è
diventata un'emergenza nazionale. Lei, Michelle, si concentra in partico- 
lare sulle mense scolastiche  per cominciare  a cambiare  le abitudini ali-
mentari dall'infanzia. Il 'metodo' di Michael Bloomberg, il sindaco di New 
York, è ormai noto: tasse e divieti, contro le bibite zuccherate tipo Coca
e Pepsi che in formato extra-large gonfiano le pance. Un metodo alterna-
tivo è quello seguito dalla città di Boston. All'insegna dell'incoraggiamen-
to e dell'emulazione positiva. Tutti convocati a far ginnastica nelle piazze
cittadine.    La campagna di Boston è partita con un obiettivo ambizioso:
"perdere un milione di libbre". Tutti assieme, s'intende.   L'equivalente
di mezzo milione  di chili  all'incirca, "spalmato" su  una  popolazione di
625.000 abitanti non dovrebbe essere un sacrificio insopportabile.
Eppure, a quasi un anno dall'inizio delle adunate collettive per la ginna-
stica, i risultati sono mortificanti:  il dipartimento alla sanità rileva che
il peso perduto è di sole 75.000 libbre. Forse per eccesso di tentazioni:
nelle stesse piazze dove folle di bostoniani accorrono a fare gli esercizi
dimagranti, pullulano i fast-food, gelatai, banchetti ambulanti di hot-dog
e falafel.  Che sia meglio la repressione alla Bloomberg?
(da la Repubblica del 24/01/2013  -  di  Federico Rampini)

Riflessioni del
Martedì
SE LA BABY-SITTER E' GRATIS
Si sa che in Occidente abbiamo la crisi demografica: nascono pochi bambini,
diventiamo paesi per vecchi. Adesso un asilo in Danimarca ha avuto un'idea
per moltiplicare le culle: offre due ore di baby-sitteraggio gratis il giovedì se-
ra, per permettere ai genitori di andare a casa, starsene un pò soli e produrre
altri bebè.  L'idea sta avendo successo, riporta la Bbc: ogni giovedì sera, nel
Grasshopers Kindergarten di North Fyn, venti genitori su quaranta portano i
figli all'asilo. per fare cosa,  non si sa con certezza: nessuno controlla se mam-
ma e papà si infilano sotto le lenzuola o vanno al cinema. Ma altri 6 asili dane-
si hanno adottato la stessa formula e si parla di estenderla a livello nazionale
se anche solo una piccola parte dei genitori impiegherà il tempo libero a sco-
po sessuale, la Danimarca potrebbe risalire posizioni nella classifica dei pae-
si con il più basso tasso di nascite (attulamente è 185esima su 221). 
E più bambini significa anche necessità di avere più asili: le maestre del Gras-
sohopers Kindergarten, in effetti, lavorano gratis il giovedì sera per difendere
il proprio posto di lavoro. 
(da la Repubblica del 18/09/2012 - di Enrico franceschini)

Conclusioni personali
(di Lucianone)