26 maggio '15 - martedì 26th May / Tuesday visione post - 30 La profezia di Wolfgang Streeck: "Il capitalismo divorerà se stesso"
(da 'Corriere della Sera' - 17/05/'15 - Cultura / di Ranieri Polese) Torino - "Sono venuto a Torino all'inizio degli anni Ottanta , il Lingotto era stato chiuso da poco. Svolgevo una ricerca sulle grandi fabbriche di auto. Avevo già visitato Wolfsburg, la fabbrica della Volkswagen: costruita nel 1938, 15 anni dopo il Lingotto, funziona ancora. Wolfsburg e il Lingotto sono le cattedrali del XX secolo" (quello studio fu pubblicato nel 1984, con il titolo Relazioni industriali nella Germania Ovest. Il caso dell'industria automo- bilistica, ndr) - Parla Wolfgang Streeck, a Torino con il suo saggio Tempo guadagnato (Feltrinelli). Presidente emerito del Max Planck Institut di Colonia, Streeck è noto per la sua analisi radicale dei rapporti fra il neoliberismo e la democrazia. "La crisi del 2008 - dice - non è stata un incidente, un semplice episodio. E' il risultato di una serie di movimenti che si so- no prodotti negli ultimi 40 anni. Fino al 1970, vigeva una politica economica keynesiana: redistribuzione dei profitti, forti sindacati, welfare.state. .Con il '70 però cala la produzione, gli Stati nazionali si trovano obbligati a trovare misure per prevenire turbolenze sociali. La prima soluzione è l'inflazione; seguirà l'indebitamento dello Stato, e infine l'indebitamento dei privati. Con le banche che non riescono più a farsi pagare dai creditori. E arriva l'esplosione del 2008. Ma ormai vige l'idea di un capitalismo senza più remore. c'è la deregulation, il mercato comanda. Angela Merkel parla di una "democrazia conforme al mercato". Per salvare le banche intervengono gli Stati che si addossano i loro debiti, che vengono pagati dai cittadini". Oggi, però, si dice che gli effetti della crisi del 2008 cominciano a essere superati. "Co- munque è ormai divenuta prassi quella di affidare a organismi non eletti dai cittadini le decisioni politiche. Come la Bce. E' la finanza che comanda, e che vive sulla mobilità dei capitali: ci possono essere problemi a delocalizzare un'industria, ma per spostare il capitale da Francoforte a un qualunque paradiso fiscale ci vogliono pochi secondi. E in questo regime, con i sindacati che hanno perso la loro forza, con l'aumento di disoccu- pazione e di povertà, la già fragile democrazia sta soccombecrisse della
vittoria del capitalismo. E la globalizzazione ha amplificato le sue potenzialità. Ma è una vittoria di Pirro. Intanto cedono le strutture democratiche, e poi lo sfruttamento parossistico delle risorse energetiche sta distruggendo l'ecosistema. Alla fine - quan- do, non si sa - il capitalismo distruggerà se stesso". Critico nei confronti dell'euro ("nel 1994, Ralf Dahrendorf lo definì una "pessima idea", e già denunciava il progetto di far diventare tedesca l'Europa), Streeck oggi indica i risultati di questa Europa nel manifestarsi ovunque di movimenti populisti, o peggio ancora xenofobi e neofascisti come il Front National. "Espropriati dei propri diritti - la Bce non è eletta dal popolo - i cittadini non hanno più fiducia nella politica, cresce l'astensionismo e chi vota sceglie formazioni populiste o anti-sistema. E non solo nei Paesi più esposti come Grecia, Spagna, Italia". Ma il quantitive easing di Draghi po- trebbe cambiare le cose. "E' un trucco, che serve solo a guadagnare tempo, ma non muta la situazione". - Negli anni Settanta e Ottanta, Streeck era un attivo sosteni- tore dei socialdemocratici tedeschi. "Guardavamo all'Italia, a Enrico Berlinguer - ricorda - che staccava il Pci dall'Unione Sovietica e si avvicinava all'area di governo. Ero a Firenze e andai ad ascoltare un suo comizio in Piazza della Signoria. Stimavo molto Berlinguer, la sua onestà intellettuale, la sua chiarezza. In Germania avevamo seguito il tentativo di Aldo Moro di far entrare il Pci al governo. Poi, Moro venne ucciso. Verrebbe voglia di credere alle teorie dei complotti... Sì, perchè da allora la storia d'Italia ha preso un'altra strada. Berlinguer non si riprese più da quella scon- fitta, cominciò l'ascesa dei socialisti di Craxi". E di Matteo Renzi, che cosa pensa? "Ha riempito un vuoto che si era aperto dopo la fine di Berlusconi. Fa bene o ma- le? Difficile dirlo, certo si muove. Una cosa però non mi piace: la cura esagerata del- la comunicazione. Anche la scelta di mettere come ministri tutte quelle belle ragazze...". Lucianone
23 maggio '15 - sabato 23rd May / Saturday visione post - 11 Una radicale trasformazione investe l'istituto materno. Si vive meno per i propri figli e più per rivendicare piena autonomia (da la Repubblica - 28 /02 /2015 - R2Cultura - di Massimo Recalcati) Dalla mitologia del sacrificio alla ricerca della libertà assoluta. Così cambia un'immagine secolare Nella cultura patriarcale la madre era sintomaticamente destinata a sacrificarsi per i suoi figli e per la sua famiglia, era la madre della disponibilità totale, dell'amo- re senza limiti. I suoi grandi seni condensavano un destino: essere fatta per accudi- re e nutrire la vita. Questa rappresentazione della maternità nascondeva spesso un'ombra maligna: la madre del sacrificio era anche la madre che tratteneva i figli presso di sè, che chiedeva loro, in cambio della propria abnegazione, una fedeltà eterna. E' per questa ragione che Franco Fornari aveva a suo tempo suggerito che i grandi regimi totalitari non fossero tanto delle aberrazioni del potere del padre, ma ma un'"inondazione del codice materno", una sorta di maternage melanconico e spaventoso. La sicurezza e l'accudimento perpetuo in cambio della libertà. Sulla stessa linea di pensiero Jacques Lacan aveva una volta descritto il desiderio della madre come la bocca spalancata di un coccodrillo, insaziabile e pronta a divorare il suo frutto. Era una rappresentazione che contrastava volutamente le versioni più idilliache e idea- lizzate della madre. Quello che Lacan intendeva segnalare è che in ogni madre, an- che in quella più amorevole, che nella struttura stessa del desiderio della madre, troviamo una spinta cannibalica, (inconscia) ad incorporare il proprio figlio. E' l'ombra scura del sacrificio materno che, nella cultura patriarcale, costituiva un binomio inos- sidabile con la figura, altrettanto infernale, del padre-padrone, Era la patologia più frequente del materno: trasfigurare la cura per la vita che cresce in una gabbia dora- ta che non permetteva alcuna possibilità di separazione. Il nostro tempo ci confronta con una radicale trasformazione di questa rappresenta- zione della madre: nè bocca di coccodrillo nè ragnatela adesiva nè sacrificio masochi- stico nè elogio della mortificazione di sè. Alla madre della abnegazione si è sostituita una nuova figura della madre che potremmo definire "narcisistica". Si tratta di una madre che non vive per i propri figli, ma che vuole rivendicare la propria assoluta li- bertà e autonomia dai propri figli. L'ultimo capolavoro del giovanissimo e geniale re- gista canadese Xavier Dolan titolato Mommy (2014) mostra il passaggio delicatissi- mo tra l'una e l'altra di queste rappresentazioni della maternità. Per un verso la cop-- pia madre-figlio del film assomiglia alla coppia simbiotica tipica della patologia pa- triarcale della maternità: non esiste un altro mondo al di fuori di essa, non esiste un terzo, non esiste padre, non esistono uomini, non esiste nulla. E' una negazione che il regista trasferisce abilmente in una opzione tecnica traumatica: le riprese a tre quar- ti - l'assenza di fuori campo, come ha fatto notare recentemente Andrea Bellavita - evidenziano un mondo che non conosce alterità, che non ha alcun "fuori" rispetto al carattere profondamente incestuoso di questa coppia. Ma è l'atteggiamento finale della madre che risulta inedito rispetto alla rappresentazione sacrificale del deside- rio materno. Ella non trattiene il figlio problematico (la diagnosi psichiatrica lo clas- sifica come "iperattivo", ma _ seppur c -ntraddittoriamente - vorrebbe liberarsene- Il suo desiderio non è più quello rappresentato dalla madre-coccodrillo e dalla sua spinta fagocitante, ma quello di risultare, come afferma in una battuta finale, "vin- cente su tutta la linea"; per questo decide di affidare il figlio intrattabile ad una Legge folle che prescrive il suo internamento forzato. Continua... to be continued...
18 maggio '15 - lunedì 18th May / Monday visione post - 20 Effetto Larsen è la compagnia milanese che ha portato al Museo della Scienza di Milano "STORMOrEVOLUTION", sperimentando un principio di armonia e cooperazione tra gli individui (da la Repubblica - 1 maggio 2015 - Sara Chiappori) Lo strano gruppo che riproduce il volo degli uccelli In epoca di esasperazione dei conflitti, c'è chi va controcorrente individuando un principio di armonia tra gli individui. Non un vago concetto newage, ma un dato misurabile scientificamente. Mutuato dal mondo animale e riferibile anche agli umani che, uniti in un gruppo, scoprono di poter riprodurre spontaneamen- te le dinamiche che regolano il volo degli uccelli o i montoni in branco per pro- cacciarsi il cibo. L'idea è di Effetto Larsen, giovane compagnia milanese molto intraprendente che ha applicato gli strumenti del teatro di ricerca a una rifles- sione sull'intelligenza collettiva. Spostando il suo raggio d'azione dal palcosce- nico ai territori della scienza. Tutto comincia con la performance di strada STORMrEVOLUTION, presentata al festival "Danae" del 2010. In risposta a una call pubblicata in rete, decine di persone, cittadini qualunque dai 7 ai 70 anni, si erano presentate alle Colonne di San Lorenzo formando una anomala massa che si muoveva adattando su di sè l'andamento di uno stormo di uccelli. Nel frattempo il progetto si è ampliato, ha incominciato a interessare le università e gli istituti di ricerca e adesso approda al Museo della Scienza e del- la Tecnologia dove, da oggi a domenica, diventa un vero esperimento, monitora- to da alcuni luminari francesi: il fisico Hugues Chatè, l'etologo Guy Theraulaz e i computer scientists Gilles Tredan e Matthieu Roy delle università di Paris Saclay e Tolosa. "La scelta di uscire dagli schemi del teatro si è rivelata drasti- ca ma vincente - dice Matteo Lanfranchi, alla guida della compagnia - siamo stati invitati e finanziati anche dall'estero. E' interessante come alcuni elementi base del lavoro dell'attore, l'attenzione, l'ascolto, il controllo fisico e la capacità di reazione, siano regole sepolte nel nostro corpo, sorprendentemente simili a quelle degli animali. Ce lo spiegava il fisico Hugues Chaté: i movimenti di una massa sono condivisi da tutti i livelli di vita, dai filamenti cellulari agli esseri umani".
Le 75 persone che hanno finora aderito a questi tre giorni di STORMOrEVOLUTION
saranno munite di sensori (due piccoli affarini tipo badge applicati sulle spalle) che
permettono di registrare i loro movimenti e studiarli. "I partecipanti non eseguono nes-
suna coreografia prestabilita, solo indicazioni per concentrarsi sull'ascolto reciproco,
l'interazione e la percezione di sè all'interno del gruppo". Per scoprire che, istintivamen-
te, anche noi bipedi parlanti cerchiamo un'armonia tendendo a una forma di auto orga-
nizzazione in assenza di conflitto. "O meglio, è lo stormo che gestisce il conflitto
ridimensionando chi eccede in leadership". Insomma, il massimo della democrazia
17 maggio '15 - domenica 17th May / Sunday visione post - 5
(da la Repubblica - 15/05/'15 - La Polemica / Francesco Merlo) La minaccia di precettare gli insegnanti italiani come se fossero tranvieri milanesi o netturbini romani o minatori inglesi è un oltraggio alla scuola pubblica, una di quelle prepotenze verbali che, dicevano i vecchi rivoluzionari, "fanno alzare la febbre dei popoli", eccitano gli animi, accendono lo scontro sociale. E infatti nessuna governo in Italia è mai ricorso davvero alla precettazione dei professori. Neppure nei momen. ti pià caldi e ideologici, quelli del pensiero di piazza, dell'eternità della rivolta, del pe- renne corteo, della scuola antiscuola che tutti insieme abbiamo faticato a seppellire. Speriamo dunque che il presidente dell'autorità di garanzia degli scioperi Roberto Alesse, dicendo che "lo strumento della precettazione in caso di blocco degli scrutini sarebbe la via obbligata e doverosa" si sia solo imbrattato di zelo secchione e che gli vengano perciò tirate le orecchie da Renzi, dal ministro Giannini e persino dal sotto- segretario Faraone, al quale è stata affidata la battaglia "culturale" contro i nemici della buona scuola e del "cambio verso", proprio a lui che ha un brillante curriculum da autodidatta. Quando l'ho conosciuto predicava "l'affezionamento" ora vuole la "desecolarizzazione". E' vero che il blocco degli scrutini minacciato dai sindacati degli insegnanti è la meno elegante e la meno tranqullizzante delle proteste possibili. Ma è ancora diritto di scio- pero, sia pure in una forma estrema. Non cancella infatti la valutazione finale degli stu- denti e neppure nega le pagelle, ma solo le rinvia di uno o due giorni al massimo. Dki scrutini del resto non avvengono nella stessa data in tutta Italia: ogni scuola ha un suo calendario. E uno sciopero, nel giorno degli scrutini, non metterebbe in ginocchio, l'intero Paese e non paralizzerebbe la scuola. Per le famiglie sarebbe ovviamente un fa- stidio, ma non certo un dramma, anche perchè l'uso del registro elettronico informa quo- tidianamente i genitori e la legge sulla trasparenza ha cancellato - ormai sono venti an- ni - il mistero del voto, l'arma terribile dell'esito finale. Certo, se il blocco degli scrutini diventasse uno sciopero ad oltranza allora sì che la precettazione sarebbe doverosa. Ma stiamo ipotizzando un conflitto sociale che non si è mai visto, neppure nel sessantotto quando furono inseguiti tutti gli azzardi e tutte le avventure. E difatti, già per trovare un (momentaneo) blocco degli scrutini bisogna risalire al primo quadrimestre del 1991 quan- do i Cobas protestarono per il mancato rinnovo del contratto. Il ministro della P.I. era il democristiano Gerardo Bianco, che tutti chiamavano Gerry White, uno stimato latinista che andava fiero d'essere nato nella stessa provincia di Francesco de Sanctis. Eppure anche allora si aprì sulla precettazione uno di quei dibattiti di legalità che sulla scuola so- no comunque approssimativi, perchè c'è sempre una legge che rimanda ad un'altra legge e un'interpretazione che ne cancella un'altra. La scuola è la palude dei cavilli, il junkspace" (lo spazio spazzatura) dei ricorsi al Tar. Persino gli esperti hanno le idee vaghe, ogni frazione sindacale segue un suo Codice e solo questo governo è riuscito a compattare tutti e a dare un senso unico alla protesta della più scoraggiata e maltrattata categoria professionale del Paese. Purtroppo gli insegnanti italiani, che non ci stancheremo mai di difendere, ci mettono poco a mettersi dalla parte del torto, anche quando hanno ragione. E lo hanno fatto due giorni fa invitando gli studenti a non compilare i testi di italiano e di matematica (Invalsi si chiamano). Ebbene, usare gli scolari, che basta una scintilla per incendiare, è un vecchio vizio della demagogia, una scorciatoia del professore che chiede aiuto in- vece di darlo, manipola la rabbia generazionale dei ragazzi e li manda avanti come scu- di umani. E tradisce pure la propria missione perchè invitare a non onorare i test d'e- same è uno sciopero dei libri, una sconfitta per il professore e non per il governo: un insegnante che insegna a non fare i compiti in classe è come un prete che spara in Chiesa, come un medico che fa ammalare i suoi pazienti. La dialettica democratica prevede che il governo porti in Parlamento le sue ipotesi di riforma della scuola e che i professori possano scioperare, sino al blocco degli scrutini, senza essere trattati come forconi, come camionisti cileni, come forestali siciliani, co- me i privilegiati delle orchestre di Stato, come i vigili urbani di Roma che si ammalano in massa alla vigilia di Capodanno, come molti dipendenti della Rai, insomma come i per diritti sindacali.tanti che in Italia spacciano i propri privilegi per diritti sindacali. Continua,,, to be continued...
14 maggio '15 - giovedì 14th May / Thursday Visione post - 14 Era da un pò che non mi occupavo dell'opinione del Giovedì, non trovando purtroppo spunti interessanti da sviluppare e sviscerare in modo completo. Non che abbia nel frattempo trovato cose nuove e spunti decenti, le solite frignate della politica, notizie ripetitive sulla corruzione a destra e manca, un bombardamento continuo sulle stragi terroristiche dell'Isis e le sue conquiste territoriali, e sui veri bombardamenti delle forze militari aeree degli USA sui territori del califfato, le pro- teste senza fine dei neri americani contro la crudeltà della po lizia locale Usa trasformatasi in autentica gendarmeria fasci- sta-razzista e nerofoba (per introdurre qualche termine originale). Nel mezzo di questi avvenimenti, abbiamo quello epocale del- le 'carrette del mare' stracariche del popolo dei migranti che fuggono dalla miseria e dalle guerre dei loro paesi senza una qualunque via di fuga che non sia quella del mare aperto dove una gran parte trova però il suo ultimo cimitero. C'è poi una ininterrotta tiritera sulla questione economica Grecia - Bce - Germania/Merkel - Tsipras/Varufakis. Ce la faranno alla fine i nostri eroi greci a sconfiggere il colosso tedesco e il suo appa- rato europeo? Ma già la resistenza (e la sua durata) con cui si oppongono all'Europa dell'euroMerkel. Bce- Bruxerlles è da ammirare. Cosa che non si può certo dire dei personaggi politici del nostro Paese. Che oggi si sono ridotti a due, principalmente: il premier Renzi sempre più "decisionista" e il Salvini della nuova Lega che scorazza per più di mezza Italia, andando in quelle zone do- ve già sa che sarà accolto a fischi o vada male a pomodori e or- taggi. Ma lui è il Renzi della Lega che cerca la scena, lo spetta- colo e, perchè no, l'amata tv. Continua... to be continued...
14 maggio '15 - giovedì 14th May / Thursday visione post - 5 Grande Morata, fortissimo Vidal e grandissima Juve che alla fine stronca la resistenza del Real. A Berlino ci sarà re Messi, ma i campioni d'Italia ci proveranno... e sarà la prima volta col Barca. JUVE da URLO! E' un gol di Morata che gela il Bernabeu, Chi l'avrebbe detto: quello stesso Morata che il Real aveva dato alla Juve. Va a capire questi club miliardari, ma adesso intanto ce l'ha la Juve, l'abbiamo tutti noi. Sì, perchè la società bianconera che entra nella finale di Berlino è anche tutta nostra, dei mila- nisti, interisti, romanisti e laziali e sampdoriani, suvvia diciamolo chiaro: è stata l'unica squadra che ce l'ha fatta e che nel campionato italiano, non per niente, ha sempre avuto un vantaggio quasi sempre incolmabile dalle altre. Siamo tutti con Allegri e il suo team bianconero, tutti a Berlino il 6 giugno (sabato), a tifare a squarciagola, senza remore di sorta. Per una Juve da urlo, facciamoci sentire! Poi, come sempre, che vinca il migliore sperando non sia il solito Messi... (Lucianone) Continua... to be continued...