giovedì 24 novembre 2022

SPORT - calcio / Serie A - 15^ giornata 2022/23 - Commento, classifica e video-partite

 24 novembre '22  - giovedì                            24th November / Thursday                visione post - 1

Empoli        2     Napoli     3
Cremonese  0     Udinese   2
Sampdoria  0    Bologna  3   Atalanta   2    
Lecce         2    Sasuolo   0    Inter        3
Monza          3    Roma    1
Salernitana   0    Torino   1 
H. Verona   1    Milan         2
Spezia        2    Fiorentina   1
Juventus    3
Lazio         0

COMMENTO
E adesso, aspettando i mondiali nel Qatar, c'è almeno un mese di tempo o poco più per tutte le
squadre di fare un primo bilancio e poi soprattutto di capire dove sono le mancanze da riparare
col mercato di Gennaio e per le migliori di vedere dove e come aggiustare qualche possibile
falla nei vari reparti.   Da esaminare anche, nello stesso tempo, i progressi e regressi compiuti
da ogni formazione nel corso di questo pezzo di campionato: da valutare se le aspettative de-
gli allenatori e delle società sono state fin qua attese o meno. Salta facilmente all'occhio il balzo
della Juve che da ottava fino alla giornata 11 è saltata e salita al terzo gradino con gli attuali 31
di punti di oggi (alla 15^ giornata): Allegri proprio bravo, ha saputo rimotivare i giocatori e ha
fatto bene a buttare nella mischia qualche giocatore molto giovane che l'ha ripagato alla grande.
Adesso,chiaramente, la società dovrà far fronte al prolema non da poco delle plusvalenze, ma
dovrà farlo tenendo fuori umori negativi che si ripercuotano sui singoli giocatori. Un'altra sfida!
L'Inter sembra aver superato il breve impasse che aveva attanagliato  più di mezza squadra ma
anche qui l'allenatore ha saputo rimotivare i giocatori più stressati, a cominciare da Barella.  

CLASSIFICA
Napoli   41  /  Milan   33  /  Juventus   31  /  Inter, Lazio   30  /  Atalanta, Roma   27  /  
Udinese   24  /  Torino   21  /  Bologna, Fiorentina   19  /  Empoli, Salernitana   17  /
Monza, Sassuolo   16  /  Lecce   15  /  Spezia   13  /  Cremonese   7  /  Sampdoria   6  /
H. Verona   5




 Lucianone

sabato 19 novembre 2022

L' intervista - A Zerocalcare: l'artista disegnatore a tutto campo...

 19 novembre '22 - sabato                             19th November / Saturday                    visione post - 9                      

(da la Repubblica - 2 novembre '22 / di Francesco Bei)


"Meloni fa la destra ma la sinistra
ha smarrito se stessa"
Discutere con Michele Rech, conosciuto da ogni italiano come il disegnatore Zerocalcare e vissuto
come un fratello maggiore da quelli sotto i trent'anni, non è cosa facile. Non si fa trovare dove ti a-
spetti e le sue risposte non sono mai scontate. Soprattutto se la prima domanda è quella, inevitabile,
da cui partiamo.
Francesco Bei: "Il decreto contro i rave. Molti giuristi lo ritengono una norma dalle maglie troppo
larghe, sotto la quale può finire represso anche il dissenso. Da chi manifesta in strada per l'ambiente
a chi occupa uno stabile. Dobbiamo preoccuparci?".
Zerocalcare - "Ovviamente sì, è una cosa molto grave e pericolosa. Ma storco il naso di fronte ai tan-
ti che si indignano in queste ore. Io ci vedo una continuità con i decreti Salvini, di cui tutti ricordiamo 
le norme che criminalizzavano le Ong. Pochi invece rammentano il fatto che venivano pesantemente
colpiti anche i blocchi stradali, con pene altissime. Quando sono stati smontati i decreti Salvini, quel-
le norme sono rimaste in piedi. In questo paese le norme repressive si sedimentano e si sovrappongo-
no e a tutti, alla fine, fa comodo chiudere gli spazi di dissenso quando si arriva al potere".
F. Bei: "Qualcuno ha voluto vedere una coincidenza simbolica tra le manganellate alla Sapienza e
l'avvio del governo Meloni in Parlamento. Che en pensa?".
Zerocalcare - "Non penso a una coincidenza voluta, nel senso che non credo che qualcuno del go-
verno abbia dato l'ordine di picchiare, Ma c'ù una coincidenza politica. Nel senso che quello che
sta succedendo, dal decreto anti-rave alla repressione della manifestazione alla Sapienza, fa parte
di una direzione che questo Paese sta prendendo. Sono episodi figli di una chiusura autoritaria che
ha prodotto quel risultato elettorale".
F, Bei: "In questa chiusura sui diritti civili ci metti anche il fine pena mai. il no alla revisione del-
l'ergastolo ostativo?".
Zerocalcare - "Sì, la destra fa la destra anche su questo. Il problema, semmai, è la sinistra"
F.  Bei: "Una sinistra affezionata al carcere?".
Zerocalcare - "Sono trent'anni che la sinistra parla del carcere solo per dire che Berlusconi deve an-
 dare in galera. Una cultura progressista si dovrebbe porre il tema di superare la visione del carcere
come unica soluzione a tutto. Perchè la galera produce sempre altra delinquenza, recidiva, alienazio-
ne".
F. Bei: "Questa cultura securitaria e 'carceraria' è anche responsabilità dei grillini?
Zerocalcare - "Sì, senza dubbio. Ma all'inizio è nata a sinistra, sulla questione dell'antiberlusconi-
smo. I grillini si sono accodati dopo, ma è stata la sinistra a dimenticarsi per prima che certi valori 
erano patrimonio storico della cultura progressista".
F. Bei: "Qualche anno fa ti sei appassionato alle vicende della fabbrica ex Penicillina occupata a
Roma da migranti e senzatetto. Sgombrata e sempre rioccupata. Adesso, in teoria, le norme anti-
rave potrebbero portare in carcere gli occupanti?".
Zerocalcare - "Temo di sì e, come loro, anche i liceali che occupano la scuola o un centro sociale. 
E' la fotografia del Paese. Gli occupanti della ex Penicillina, in assenza di alternative fornite dal
comune di Roma, hanno rioccupato uno stabile a via del Frantolo  e due settimane fa sono sono
stati sgombrati anche da lì. Indovinate dove torneranno adesso? E' un loop continuo, un gioco dei 
quattro cantoni fatto sulla pelle dei poveracci, senza che nessuno si prenda la responsabilità di tro-
vare una soluzione umana e politica".
F. Bei - "Giorgia Meloni e l'antifascismo. Dimenticando Gobetti e Calamandrei, per la premier
l'antifascismo è solo quello con la chiave inglese. Perchè la racconta così?".
Zerocalcare - "Perchè è la sua storia. Quella di Meloni è una comunità politica che. al di là di
come si atteggia davanti alle telecamere, è in piena continuità  con il neofascismo  degli anni
Settanta. Una volta giunta alla fine della traversata, non mi stupisce che si tolga i sassolini dal-
le scarpe. E' il solito vittimismo. Raccontano la storia come fa comodo a loro, dimenticando che,
in quegli anni, i neofascisti mettevano le bombe sui treni e nelle stazioni d'accordo con i servizi
segreti".
F. Bei: "Sono tornati a prima di Fini, rinnegando Fiuggi?".
Zerocalcare - "Non mi sembra che ci sia questa vocazione al superamento del fascismo. Mi sembra
inece che alcune parole pronunciate in questi giorni sono state rassicuranti solo per chi voleva sen-
tirsi rassicurato. la verità è che il codice linguistico è sempre quello, senza cesura. la nazione sovra-
na, i patrioti... E' una comunità politica, lo ripeto, che non cederà un' unghia su questo. -  Del resto
non ha motivo di farlo, visto che nessuno glielo chiede".
F. Bei: "Alla Fabbrica del Vapore di Milano il 15 dicembre si apre la tua personale. "Dopo il botto",
è il titolo. Nella locandina si vede un asteroide colpire la città, una metafora del Covid. Cosa è cam-
biato?". 
Zerocalcare - "La pandemia ha avuto un impatto drammatico anche sulle reti sociali, sulle reti po-
litiche e persino su quelle affettive. E' stato un evento estremamente divisivo e siamo ancora fermi
lì. E' impossibile ragionare, me ne accorgo anche nei miei eventi dal vivo quando qualcuno solleva
il tema". 
F, Bei: "Come mai è impossibile ricucire questa frattura?".
Zerocalcare - "Non so, forse ha a che fare con il fstto che le persone, chiuse in casa, si sono forma-
te la loro opinione sui social. E questo ha portato a una sorta di jihad   contrapposte  tra "complici
della dittatura" e "untori del virus".  Le lacerazioni sono molto profonde.  Nella mostra c'è la mia
vita di questi anni, c'è il conflitto. E, naturalmente, c'è anche un riflesso di questo".
F. Bei: "Michele, tu oggi hai paura?"
Zerocalcare - "Io sono bianco, sono maschio e   faccio parte dei privilegiati. Sarebbe ridicolo se ti
dicessi che ho paura per me. Ma ci sono tutta una serie di soggettività che hanno motivo di preoc-
cuparsi. Ma non per questo governo in particolare. E' il Paese che è cambiato  e  questo  governo 
di destra ne è solo la conseguenza".

Lucianone

venerdì 18 novembre 2022

Commenti - Sul discorso in Senato di Liliana Segre e altre riflessioni / per il centenario della Marcia su Roma

18 novembre '22 - venerdì                          18th November / Friday                      visione post - 7

(da La Repubblica - 14 ottobre '22 - di Corrado Augias)

Segre e la democrazia mite
"In questo mese di ottobre nel quale cade il centenario della Marcia su Roma, che dette inizio alla
dittatura fascista, tovva proprio ad una come me  assumere  momentaneamente  la presidenza di 
questo tempio della democrazia che è il Senato della Repubblica".  Così la senatrice a vita Liliana
Segre nel discorso di ieri (13 ottobre) che ha aperto la XIX legislatura repubblicana. Un discorso
di antifascismo mite, nel quale ha inserito una toccante memoria personale, efficace anche narra-
tivamente: la piccola ebrea scacciata allora dal suo banco a scuola, accolta oggi dagli applausi sul
banco più prestigioso del Senato.  Mite anche  nell'invito  a una dialettica politica senza violenza,
senza ingiurie. Applausi forti, anche se non unanimi; quando i richiami ad un passato disonorevo-
le sono stati diretti, si sono visti senatori dell'estrema destra applaudire fiaccamente o restare ad-
dirittura seduti e fermi. Ci sono modi più dignitosi di manifestare dissenso.
Sul fascismo storico, quello che ebbe ufficialmente inizio nel 1919 a Milano (piazza Sansepolcro)
con la fondazione dei fasci di combattimento, o nel 1922 a Roma con la famigerata Marcia, circo-
la una vulgata di destra che lo disegna come un'ideologia in fondo benevola  che solo alcune dure
circostanze sospingeranno, anni più tardi, verso l'infamia delle leggi razziste  e la criminale deci-
sione di entrare in guerra a fianco della Germania di Hitler.  Sembra più vicina alla vera storia la 
tesi opposta, quella che descrive un fascismo violento fin dalla nascita, un movimento che uccide
o toglir comunque di mezzo i suoi avversari. Don Giovanni Minzoni ucciso a randellate su diretto
mandato di Italo Balbo; Giovanni Amendola aggredito e percosso; i due fratelli Rosselli, Carlo e
Nello, assassinati in Francia; Antonio Gramsci rinchiuso in una galera e liberato solo alla vigilia
della morte.  "Bisogna impedire a quel cervello di funzionare per almeno vent'anni", aveva grida-
to il pubblico accusatore durante il suo processo, maggio 1928. Non ci riuscì; anche in carcere quel
cervello continuò invece a funzionare consegnando alle generazioni a venire una serie di Quaderni
oggetto ancora oggi di studio.  Piero Gobetti, genio precoce di saggista ed editore, morto a Parigi a 
26 anni a seguito delle botte avute dai fascisti torinesi. Una delle più brillanti intelligenze della sua
generazione, miope e di fragile costituzione; non ci volle una gran fatica per ucciderlo: era solo men-
tre in tre si accanivano su di lui. -  Fin da qundo militava come estremista socialista, Mussolini non
aveva mai nascosto il suo disprezzo per la borghesia, tanto più se "illuminata".  Definiva il liberali-
smo democratico "una categoria morale, uno stato d'animo". Nel marzo 1923 Mussolini aveva scrit-
to su Gerarchia: "Gli uomini sono forse stanchi di libertà. Ne hanno fatto un'orgia (...). Per le giovi-
nezze intrepide, inquiete ed aspre che si affacciarono al crepuscolo mattinale della nuova storia, ci
sono altre parole che esercitano un fascino molto maggiore: sono ordine, gerarchia, disciplina".
Al centro del suo discorso, Liliana Segre ha posto la Costituzione, citandola più volte, legansola
anche alla memoria di Giacomo Matteotti, il deputato socialista assassinato nel 1924 per ordine
di Mussolini.  Richiamando Piero Calamandrei, Segre ha ricordato che la Costituzione: "Non è
un pezzo di carta, ma il testamento di centomila morti caduti nella lunga lotta per la libertà; una
lotta che non inizia nel settembre del 1943 ma che vede idealmente come capofila Giacomo Mat-
teotti. Non viene ricordato spesso Matteotti, anche il piccolo monumento a lui dedicato  sul Lun-
gotevere (nel luogo in cui venne rapito dai suoi assassini) appare trascurato, asfissiato dal traffi-
co. Bene ha fatto Liliana Segre  a richiamare un uomo   che Mussolini non solo volle morto ma 
della cui uccisione,con spavalda aggressività, si attribuì nell'aula di Montecitorio la responsabi-
lità: "Se il fascismo è stato un'assciazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a
delinquere". -  Durante la breve e concitata campagna elettorale appena finita, c'è chi ha disap-
provato il richiamo all'antifascismo e alla Resistenza, qualcuno lo ha considerato inopportuno
in un momento attraversato da immense tragedie e urgenti necessità.  Si dimentica così che il 
fascismo non richiama solo un regime politico, incarna una cultura, un modo  di concepire  i
rapporti tra gli individui e i sessi, l'organizzazione d'una collettività, la gestione del dissenso. 
Nel suo saggio La nazionalizzazione delle masse, lo storico Georg L. Mosse  scrive  proprio 
questo quando vede l'attualità del fascismo non c ome una realtà di regime che può ripetersi
ma come una macchina politica ancora in grado di generare opinioni, convinzioni, comporta-
menti. In questo senso il passato nonè mai definitivamente alle spalle.  Il fascismo-regime è 
morto nel 1945, sopravvive però come luogo culturale. Possiamo anche considerarlo come
una latente "autobiografia della nazione"  - come lo definiva Piero Gobetti.

Lucianone

giovedì 17 novembre 2022

SPORT - calcio / Serie A - 14^ giornata 2022/23 / risultati e video-partita

 17 novembre '22 - giovedì                           17th November / Thursday                  visione post - 2

Napoli     2   Spezia     1
Empoli    0   Udinese   1
Cremonese   0   Lecce       2
Milan           0   Atalanta   1
Sassuolo  1    Fiorentina    2
Roma      1    Salernitana   1
inter          6   Torino          2
Bologna   1    Sampdoria   0
H. Verona   0   Lazio     1
Juventus     1   Monza   0
L'Inter
continua la sua runascita con una caterva di gol!

Lucianone

lunedì 14 novembre 2022

Politica - società / IDEE - Riflessioni su passato presente futuro: per una sinistra in trasformazione, chiedendosi cosa vuol dire essere di sinistra

 14 novembre '22 - lunedì                              14th November / Monday                      visione post - 4

(da la Repubblica - 2 novembre '22 - Le idee / di Giovanni Cominelli)

Essere di sinistra vuol dire
produrre valore
A chi non è frastornato dal lancio di coltelli, cui si dedicano reciprocamente i gruppi dirigenti della sinistra, appare chiaro che la sinistra sta arrivando sul crinale dirimente delle "decisioni irrevocabili":
"Che cosa è sinistra?". Non è facile rispondere, perchè grande è la confusione sotto il cielo, se il neo-
ministro dell'Istruzione e del merito accusa la "scuola di classe" come  un fan sessantottino  di Don
Milani; se Giorgia Meloni parla del lavoro come un Landini qualsiasi; se "le idee di sinistra sono mi-
grate a destra", come sostiene Ricolfi.  La sinistra è sempre stata l'autocoscienza  teorica dei gruppi.
dei ceti, delle classi sociali, che erano soggetto-motore di modi più avanzati di produzione e di inter-
pretazione del mondo.
La sinistra whig del '600/700 e poi la sinistra rivoluzionaria francese sono state forze di innovazione
e sviluppo rispetto al mondo di produzione e alle classi all'epoca dominanti.  Il Manifesto di Marx ne
esaltò la forza rivoluzionaria. E quando prese le parti del proletariato, non lo fece perchè affascinato
evangelicamente dagli "ultimi" e dagli "oppressi", nè perchè aveva a cuore  "Gli Eguali" di Babeuf-  Buonarroti, ma perchè investiva su un nuovo soggetto rivoluzionario, da lui ritenuto capace di svi-
luppare le nuove forze produttive, che la classe borghese  tendeva a soffocare  dentro  i rapporti di   produzione capitalistici, fondati sulla proprietà privata: il proletariato era motore di sviluppo della
civiltà. - Marx identificava modernamente le forze produttive con la scienza, il sapere, l'uomo come
tale. Per definire questo mix usò l'espressione "coscienza enorme". Oggi si chiamerebbe "indice di
sviluppo umano".  La sinistra la rappresentava e ne era il motore.  -   Quanto di esagerato ottimismo
illuminista e positivista e quanto di hegelismo finalistico ci fosse in quelle posizioni e quanto di tra-sero
gicamente fallimentare nelle proposte di statizzazione integrale dei mezzi di produzione e di dittatu-
ra del proletariato oggi è facile vedere, con il senno di poi. I REGIMI COMUNISTI NON HANNO
AFFATTO SVILUPPATO LE FORZE PRODUTTIVE  Perciò la storia ne ha fatto giustizia defini-
tivamente nel 1989. Per svilupparle (le forze produttive) sono dovuti passare , come la Cina, ad un
feroce e oppressivo capitalismo di stato. 
Non si può dire che la sinistra italiana abbia fatto, finora, un bilancio serio di quella vicenda storica.
E si vede. O per meglio dire: solo il Psi lo ha fatto realmente, tra il 1956 e il 1976.  Il Pci-Pds-Ds-Pd
neppure dopo l'89. Di qui la sua identità incerta  e  la sua collocazione irrisolta  rispetto alla società.
Continua a trastullarsi nel dibattito novecentesco tra riformisti e massimalisti, tra moderati e radicali,
e a pascersi di nostalgie del "lampo del '17". -    Il fatto è che la sinistra, deviata dal comunismo bol-
scevico, ha smarrito la sostanza razionale della propria storia secolare.  "Essere di sinistra" vuol dire
sviluppare le forze produttive: cioè fare politiche di impresa - grande, media, piccola - lavoro, ricer-
ca, scienza, tecnologia, intelligenza artificiale, Rete, scuola e educazione, università; fare politica
della famiglia e della natalità, immersi come siamo nell'inverno demografico. Vuol dire costruire le condizioni che favoriscano lo sviluppo umano, civile, sociale.   
La prima condizione: uno Stato politico capace di governare il Paese e le sue interdipendenze gloì
bali.  Da qualche decennio, dall'  '89 appunto, le istituzioni progettate nel '48, non consentono più 
di farlo. L'instabilità patologica dei governi e l'astensionismo crescente sono fattori di declino del-
le forze produttive. La politica attraversa  una crisi istituzionale  che solo una volontà costituente
può aggiustare.  La seconda condizione: uno Stato amministrativo riformato non dal punto di vi-
sta degli addetti, ma da quello dello sviluppo economico. civile, umano del Paese. Per prendere
i voti degli addetti statali, la sinistra è finita prigioniera delle pulsioni corporative  dei rentier di  
ogni risma annidati in ogni dove, perdendo i voti degli utenti e dell'utente Paese. 
La sinistra può difendere il welfare e battersi per l'eguaglianza, solo se favorisce la produzione di
valore e la creazione conseguente delle opportunità. Sennò si trova a praticare l'egualitarismo pau-
peristico e il populismo distributivo, spacciati per eguaglianza reale e per giustizia sociale. 
la strada da Mélenchon ad Achille Lauro, passando per la scorciatoia di Giuseppe Conte, non è di
sinistra. 

(L'autore G. Cominelli, ex Pci, cattolico, è uno degli intellettuali di Libertà Eguale, l'associazione 
dei liberal del Pd)

Lucianone

giovedì 10 novembre 2022

L' INTERVISTA - All'artista dissidente cinese Ai Weiwei

10 novembre '22 - giovedì                         10th Npovember / Thursday                visione post - 15

(da la Repubblica - 14 agosto '22 - L'artista dissidente - dal corrispondente di 'Repubblica',
Antonello Guerrera)

Weiwei - "L'Occidente deve difendere la sua libertà 
e gli intellettuali".
Londra -
Undici anni fa, Salman Rushdie pubblicò un appello mondiale (anche su Repubblica) per la liberazione di Ai Weiwei, appena arrestato e incarcerato dal regime di Pechino per le sue idee 
scomode. "Quello è stato il nostro primo contatto", ci dice adesso in questa intervista il 63en-
ne artista dissidente cinese ora trasferitosi nell'inglese Cambridge, "e l'ennesima conferma: 
Salman è sempre stato leader della libertà di espressione nel mondo. Per questo, spero per tutti, 
che continui a vivere".

INTERVISTA _
Antonello Guerrera: Ai, a distanza di quasi due giorni dall'orrore di Chautauque che ha lasciato 
                                 Rushdie in fin di vita, cosa prova?
Ai Weiwei - "Siamo una società molto aperta, purtroppo anche alla violenza. Atti brutali come questi
ci ricordano quanto sia vitale la libertà di espressione e quanto richino ogni giorno persone audaci e
coraggiose come Rushdie che perseguono costantemente la verità e la libera espressione delle idee. 
Spero che questo tragico episodio rammenti a noi tutti quanto sia dura la lotta quotidiana per difen-
dere i propri diritti".
A. Guerrera: Simili episodi di violenza possono instillare ancora più paura nei cittadini e negli
                     intellettuali liberi e ribelli, come lei?
Ai Weiwei - "No. Anzi, personalmente mi danno ancora più coraggio. Perchè espandono la nostra 
lotta al resto della società: spesso soltanto in casi come questo i cittadini comprendono quanto sia
preziosa la libertà di espressione e quanta forza positiva e vitale possano avere le idee di uno scrit-
tore o di un artista. Inoltre, che questi assassini ricorrano alla violenza, è un altro segno della loro
terribile debolezza".
A. Guerrera: Quindi non teme che un giorno possa accadere anche a lei? O alla sua famiglia?
Ai Weiwei - "Il pericolo c'è sempre, perchè la libertà di espressione e di pensiero sono un bene
troppo prezioso, e dunque continuamente esposto. Tuttavia, anche dopo eventi drammatici co-
me quanto capitato a Salman, non mi sento più debole o vulnerabile. Una singola vita può esse-
re fragile. Ma allo stesso tempo fa parte di un'umanità più ampia, da difendere. E poi  nessuno
potrà mai uccidere le idee dentro di te".
A. Guerrera: Inizialmente, il putiferio che scatenarono "I Versi Satanici" di Rushdie irritò la 
politica e l'establishment britannici, e non solo, dal principe Carlo d'Inghilterra all'ex presi-
dente americano Jimmy Carter. Crede che oggi l'Occidente sia in una nuova fase auto-censoria?
Ai Weiwei - "E' un momento estremamente delicato. Perchè oramai ci sono diversi temi di cui 
non si può più discutere pubblicamente, e alcune idee devono istituzionalmente dominare sulle
altre. Tutto questo per me è molto pericoloso. Mi pare un'altra "rivoluzione culturale" (quella
cinese, ndr)". 
A. Guerrera: Cosa intende, nello specifico?
Ai Weiwei - "Se l'Occidente dimostra di non riuscire a proteggere la sua libertà di espressione, 
anche quando questa può risultare controversa, non solo divide ancora di più la propria società,
ma offre tragicamente il fianco agli estremisti e agli alfieri della violenza fisica che si annidano
in essi. Per questo, bisogna essere irremovibili sulla libertà di espressione. Anche da parte di Stato, 
governo o istituzioni occidentali".
A. Guerrera: La spaventa il fenomeno della "cancel culture", ossia rimuovere passaggi  o  perso-
naggi della propria Storia e Cultura se considerati controversi o offensivi , cui Rushdie si è sem-
pre opposto?
Ai Weiwei - "E' la dimostrazione di quanto il pensiero intellettuale sia stato devastato negli ultimi
decenni in Occidente, soprattutto dalla politica. E' quasi una lotta di potere, non di ideologia. L'i-
struzione, sin dalle scuole superiori, col tempo è oramai diventata autocompiacente.   E si sforza
sempre di meno di confrontarsi con l'altro, o anche di scontrarsi intellettualmente  con  un  tema
scomodo. Così la società e i cittadini sono  sempre meno stimolati  a pensiero  e dibattito critici. 
Mi pare una generazione debolissima dal punto di vista intellettuale.  Così, la cultura ha messo 
la retromarcia in Occidente".
A. Guerrera: Ma secondo lei le idee sono ancora più forti delle azioni?
Ai Weiwei - "Non c'è modo di stoppare la violenza, non c'è mai stato. Ma c'è modo di prevenirla
dimostrando di sostenere indiscutibilmente la libertà di espressione: è un deterrente. Ma ciò non
sempre accade, e questo è inquietante. Anche perchè ciò rende  il libero pensatore  una  vittima 
ancor prima che diventi obiettivo degli estremisti".
A. Guerrera: La libertà vincerà alla fine?
Ai Weiwei - "La libertà non è qualcosa di astratto, o di finito. La libertà è una battaglia continua,
che attraversa le generazioni e che dà valore all'umanità.  Salman è uno di coloro che si è sempre
preso la responsabilità di combattere. Ma nella battaglia gli intellettuali come lui, o come me, non possono restare soli".

"Oni individuo
deve agire secondo il modello di società cui aspira"  (Ai Weiwei, 2011)

Lucianone

mercoledì 9 novembre 2022

Ultime notizie - Dall'ITALIA e dal mondo

 9/10 novembre '22 - mercoledì                  9/10th November / Wednesday          visione post - 10     

Mosca -

Ordine di Putin da Mosca: "Via da Kherson"
Passo indietro: la guerra a una svolta / gli effetti sui negoziati
La Russia si ritira dalla città di Kherson. Le truppe hanno iniziato a lasciare la riva destra del fiume
Dnipro nel sud dell'Ucraina. La decisione è stata presa dal generale Surovikin, che comanda l'eser-
cito di Putin.  La guerra è a una svolta perchè da quella zona si controlla tutta la Crimea. Con im-
plicazioni politiche e sulle trattative per la pace. Si prova ad attivare un nuovo canale di dialogo
con gli Stati Uniti.

Stati Uniti -
Elezioni di Midterm: Biden frena i repubblicani, ora "lavoriamo insieme"
Biden: "La mia intenzione è di ricandidarmi, indipendentemente dai risultati di questa elezione.
Non ho fretta, in ogni caso, a prescindere da Trump. Ne parlerò con la first lady".
Marijuana legalizzata in due stati: Maryland e Misouri. Gli Stati americani in cui è legalmente 
permesso fare uso di marijuana a scopo ricreativo sono ora 21.

ROMA -
Tensione Roma - Parigi sullo sbarco dei migranti
Il lungo braccio di ferro e l'attesa sulla Ocean Viking: "La terra che si allontanava, a bordo è
salita la tensione" - Migranti sbarcati a Catania pr ordine dei medici. La premier Meloni: "De-
cisione dei medici bizzarra".  La Ue: "sbarco immediato per la nave ancora in mare".
All'opposizione che parla di "aberrazione", Meloni ribatte: "Con la sinistra al potere, si è
tollerata e alimentata una situazione di totale illegalità ma noi lavoriamo perchè le cose
cambino". E anticipa: "Siamo solo all'inizio e c'è ancora molto da fare anche per contra-
stare decenni di propaganda 'immigrazionista' ".

Lucianone

SPORT - calcio / Serie A / 13^ giornata 2022/23 // Classifica e video-partite

9 novembre '22 - mercoledì                            9th November  / Wednesday               visione post - 5

Risultati delle partite

Udinese  1   Empoli     1
Lecce     1   Sassuolo   0
Salernitana   2    Atalanta   1
Cremonese   2    Napoli     2
Milan    2   Bologna   2   Monza       2
Spezia  1   Torino      1   H. Verona  0
Sampdoria   0   Roma   0   
Fiorentina   2    Lazio   1
Juventus   2
Inter         0 

Classifica
Napoli   35  /  Milan   29  /  Atalanta, Lazio   27  /  Juventus, Roma   25  /  Inter   24  /
Udinese   23  /  Salernitana, Torino   17  /  Bologna, Fiorentina   16  /  Sassuolo   15  /  Empoli,  
Monza   13  /  Lecce, Spezia   9  /  Cremonese, Sampdoria   6  /  H. Verona   5




Lucianone   
          

martedì 8 novembre 2022

COMMENTI / società - Bambini e povertà: già prima della pandemia e tanto più dalla pandemia in poi

 8 novembre '22 - martedì                                8th November / Tuesday                       visione post - 5

(da "La Stampa" - 18 ottobre '22 / Commenti & Idee - Linda Laura Sabbadini)

Se i bambini pagano i costi della crisi
Il grido di allarme della caritas deve essere ascoltato. Bisogna agire presto. Sì, perchè la situazione
della povertà è grave, e non da ora, nè dai tempi della pandemia. Da molto prima, e cioè da 10 anni
fa, quando la povertà assoluta è raddoppiata e triplicata tra bambini e giovani fino a 34 anni. Certi-
ficato dall'Istat.  Siamo arrivati a 5 milioni 600 mila poveri assoluti, i più poveri tra i poveri.  Non
che la pandemia non abbia contribuito ad un ulteriore incremento. Un milione di poveri assoluti in 
più nel 2020, con tutto il reddito di cittadinanza. Ma il grande balzo è avvenuto molto prima, e cioè
nel 2012. Sempre i bambini i più colpiti, allora come adesso. Un numero ormai vergognosamente 
alto, 1 milione 400 mila, il 14% dei minori. Seguiti dai giovani. Un film già visto. Ed proprio que-
sto protrarsi della situazione senza interruzione, che deve preoccuparci. perchè può sottendere un
aumento della permanenza nella povertà che rischia proprio di intrappolare bambini e giovani.
Permanere nella povertà per un bambino è particolarmente grave , perchè crea i presupposti per
rimanere povero anche da adulto. I processi di esclusione si cumulano nel tempo, svantaggi su svantaggi. Un bimbo povero non riesce a sfruttare tutte le opportunità  che  si presentano  a un 
bimbo non povero. E così diventa sempre più escluso, suo malgrado. per questo è fondamentale 
interrompere il circolo vizioso della povertà. Per interrompere la trasmissione intergeneraziona-
le della povertà. -  E allora cerchiamo di essere realisti. Conbattiamo con tutte le forze la pover-
tà. Difendiamo in primis i nostri bimbi, migliorando il reddito di cittadinanza e facendoli pesare
nella famiglia quanto gli adulti (oggi conttano la metà di un adulto nel reddito di cittadinanza).
E liberiamoci una volta per tutte di questa immagine terribile dei "poveri furbetti". L'Istat misu-
ra rigorosamente la povertà, la Caritas la incontra direttamente sui territori e agisce per attutirla.
E' tanto, tanto estesa. Troppo e da troppi anni. Facciamo in modo che lo strumento contro la po-
vertà migliori e raggiunga le famiglie che soffrono di più, con bambini, giovani, operai, disoc-
cupati, comprese quelle che sono (famiglie) straniere e sono in Italia da almeno cinque anni. Il
nostro Paese sta soffrendo troppo. Nonostante tutto, non abbiamo assitito in questi anni a feno-
meni di disgregazione sociale. Non abbiamo avuto i gilet gialli. O degenerazioni violente. IL
NOSTRO TESSUTO SOCIALE HA RETTO. Ma attenzione. Fino a quando potrà reggere?
La situazione è peggiorata e peggiorerà ulteriormente.
Ricordiamoci che questi sono i dati 2021. Il 2022 non sarà meglio, anzi. - L'inflazione colpisce
tutti, ma ha più forte impatto, su chi ha redditi più bassi, sui più poveri che hanno la quota mag-
giore di spernose su energia e alimentari. Al prossimo governo il compito di intervenire respon-
sabilmente. E ricordiamoci sempre che l'Istat ha stimato che  se non ci fosse stato  il reddito di
cittadinanza , avremmo avuto 1 milione di poveri assoluti in più. Attrezziamoci per costruire la
rete di protezione per chi sta peggio, migliorando gli strumenti di contrasto alle povertà attuali.
Rafforziamo il ruolo del no profit e del volontariato. E' dovere di una democrazia con la D ma-
iuscola, garantire sostegno e solidarietà rigenerativa a chi sta peggio. E costruire percorsi solidi  
di uscita dalla povertà per chi non riesce a vivere una vita dignitosa.

(L'intervento dell'autrice - L. Laura Sabbadini -) è a carattere personale)

Lucianone