lunedì 1 aprile 2019

SPORT - calcio / Serie B - 30^ giornata 2018/19

1 aprile '19 - lunedì                         1stApril / Monday                        visione post - 6

Risultati e partite
Cremonese   1     Ascoli           2     Carpi      1     Cittadella   1     Cosenza   1     Perugia   3   
Verona           1     Benevento   2     Crotone   2     Padova       1     Palermo   1     Livorno   1

Salernitana   1    Brescia   2     Lecce      2
Venezia         1    Foggia    1     Pescara   0

BRESCIA   53  /  Lecce   51  /  Palermo   50  /  H. Verona   47  /  Pescara   45  / 
Benevento, Perugia   44  /  Cittadella   41  /  Spezia   40  /  Salernitana, Cosenza   35  /
Ascoli   33  /  Cremonese   32  /  Livorno, Crotone   30  /  Venezia   29  /  Foggia (-6)   27  /
Padova   24  /  Carpi   22



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domenica 31 marzo 2019

Arte - Jackson Pollock e i quadri sul pavimento

31 marzo '19 - domenica                      31st March / Sunday                  visione post - 6

(da 'il manifesto' - 22 marzo '19 - Divano / Alberto Olivetti)
Il pavimento di Jackson Pollock
Sul numero dell'inverno 1947-48 della rivista newyorkese Possibilietes, sotto il titolo
My Painting si riportava una dichiarazione di Jackson Pollock (1912-1956). Egli affer-
ma: "La mia pittura non nasce sul cavalletto".  E spiega: "Ho bisogno della resistenza
di una superficie dura. Sul pavimento mi sento più a mio agio". -   In quella occasione 
Pollock intende esprimere in poche frasi i suoi convincimenti di pittore e lo fa in modo
piano e con estrema, succinta chiarezza.  Una volta  distesa la tela  sul pavimento, "mi 
sento più vicino, più parte del quadro, perchè, in questo modo, posso camminarci intorno,
lavorare sui quattro lati, ed essere letteralmente nel quadro.  E' un metodo simile  a quello
degli Indiani dell'Ovest che lavorano sulla sabbia".
Da poco più di due anni Pollock abita in una farmhouae al numero 830 di Fireplace Road,
The Springs, East Hampton, a Long Island.  Dal retro, in lontananza, si scorge Accabonac
Creek, le anse azzurre delle rive verdi dell'oceano. Vi si trasferisce il 5 novembre del 1945
con Lee Krasner, dieci giorni dopo il loro matrimonio, celebrato a New York il 25 ottobre.
Peggy Guggenheim aveva fornito a Pollock i duemila dollari necessari all'acquisto e li re-
cuperava deducendo ogni trenta giorni cinquanta dollari dallo stipendio mensile che paga-
va all'artista. La casa, isolata, è sprovvista di acqua calda e di bagno, c'è una stufa a carbo-
ne e, al tempo, Pollock e Krasner non possiedono una automobile.  Solo  nel 1948  Pollock
acquista una Model A Ford al volante della quale, la portiera aperta, lo fotografa sul pra-
to antistante lo studio Hans Namuth. Quei freddi mesi dell'inverno sono impiegati per una
prima sistemazione della casa.  In primavera, stesa sul pavimento  della  camera  da letto, 
Pollock dipinge a The Spring una prima grande tela: The Key (149,8x213,3 cm).  "Mi al-
lontano sempre più dagli strumenti tradizionali del pittore come il cavalletto, la tavolozza,
i pennelli, preferisco la stecca, la spatola, il coltello e la vernice fluida che faccio sgocciola-
re, o un impasto grasso di sabbia, di vetro polverizzato e di altri materiali extra-pittorici".
Il pavimento di assi di legno dell'ambiente più ampio dello studio sul quale Pollock lavore-
rà regolarmente fino all'agosto del 1956, è quello di un'ampia stanza quadrata che misura
circa sei metri e mezzo ai lati.   Pollock, ubriaco alla guida, la sera dell'11 agosto del 1956,
si schianta contro un albero della Fireplace Road, poco lontano da casa, e muore. Lee Kra-
sner resterà in quello studio fino alla sua scomparsa nel 1984.  Per oltre trent'anni al pavi-
mento era stato soprammesso uno strato di masonite. Esso fu allora asportato ed il vecchio
impiantito apparve intatto, mostrando tutte le tracce delle sgocciolature, delle macchie, de-
gli schizzi  debordanti oltre i perimetri delle tele volta a volta distese. Una fotografia azimu-
tale a colori di Jeff Heatley ci mostra il pavimento dello studio di Pollock  Il pittore ammet-
te: "Quando sono nel mio quadro, non sono cosciente di quello che faccio". Egli cerca piut-
tosto, dice, di liberare la "vita propria" che al quadro appartiene, e dunque, dice, solo "ten-
to di lasciarla emergere".    E chiarisce al proposito, in un commento al film realizzato nel 
1950-51 Namuth Falkenberg che lo riprende al lavoro: "Quando dipingo, ho un'idea di in-
sieme di quello che voglio fare. Posso controllare la colata della vernice, non c'è casualità,
così come non c'è inizio nè fine". Ma aggiunge: "A volte perdo il quadro, Ma non ho pau-
ra dei cambiamenti, di distruggere l'immagine perchè, torno a ribadire, un quadro ha una
sua vita propria".  La vita propria del quadro, dopo innumerevoli tentativi, dopo gli stor-
dimenti e l'energia dissipata in quel suo indursi ritmato attorno alle tele; dopo i continui
va e vieni danzati; dopo lo sporgersi e il ritrarsi sul ciglio del supporto a terra; dopo i pre-
cari equilibri su una gamba e le dolenzia al braccio che regge i barattoli  e  alla mano che
sparge le colature colorate, la vita propria del quadro, dicevo, eccola emersa sul pavimen-
to. Flottano i pigmenti liberi n cromaticheelle assonanze imprevedute, nelle non calcolate
dinamiche.  Pollock, ora, qui, finalmente, sul pavimento, realizza, con l'opera sua, se stes-
so.

Lucianone





venerdì 29 marzo 2019

Riflessioni - Onore a Lorenzo Orsetti, soldato italiano e partigiano contro l'Isis

29 marzo '19 - venerdì                      29th March / Friday                          visione post - 10


(da la repubblica - 19 marzo '19 - L'AMACA / Michele Serra)
In memoria di un soldato
Non c'è legge internazionale, non c'è calcolo politico, non c'è logica diplomatica che
possa impedirmi di sentire fratello Lorenzo Orsetti, il giovane fiorentino  ucciso dal-
l'isis in Siria. O meglio, anagrafe alla mano, di sentirlo figlio. E, come lui, gli altri ra-
gazzi che hanno preso le armi al fianco dei curdi, quell'esercito straordinario e tradi-
to (dai turchi, dai governi arabi, infine dagli americani) che tanto ha dato e fatto per
impedire che prevalesse la tirannia dell'Isis. Un esercito di maschi e di femmine, schiaffo
vivente alla segregazione jihadista delle donne. Che in caso di sconfitta militare  rischia-
no, oltre alla vita, lo stupro e la schiavitù sessuale. "L'emancipazione della donna, la coo-
perazione sociale, l'ecologia sociale e, naturalmente, la democrazia.  Per questi ideali sa-
rei stato pronto a combattere anche altrove". Così diceva Lorenzo Orsetti, non un intel-
lettuale, non un agitatore politico un ragazzo come tanti che a un certo punto ha trovato
penoso rimanere spettatore di un genocidio. Ci sono scelte di ribellione e di volontariato 
anche molto diverse dalle sue, pacifiche, operose, quasi ugualmente rischiose e però re-
frattarie all'uso delle armi.  Ma uno che va a morire per la parità delle donne, per la li-
bertà religiosa e per la democrazia non è un qualunque combattente, o mercenario, che
ha voglia di menare le mani sotto la prima bandiera che capita. E' uno che ha letto, ha
discusso, ci ha pensato e alla fine ha deciso. Sarebbe bello e giusto dedicargli  nella sua 
città una via o una piazza, e pazienza per le eventuali polemiche. 

Lucianone

           

domenica 24 marzo 2019

SPORT - calcio / Serie B - 29^ giornata 2018/19

24 marzo '19 - domenica                     24th March / Sunday                        visione post - 8

Risultati e classifica
Pescara   1     Benevento   2     Foggia        1    Livorno          1     Padova    0     H. Verona   1
Cosenza   1     Spezia          3     Cittadella   1    Salernitana   0      Perugia   1      Ascoli         1

Palermo   4     Venezia          1     Crotone   2
Carpi        1     Cremonese   1      Lecce      2

BRESCIA   50  /  Palermo   49  /  Lecce   48  /  H. Verona   46  /  Pescara   45  /  Benevento   43 /
Perugia   41  /  Cittadella, Spezia   40  /  Salerbitaba, Cosenza   34  /  Ascoli   32  /  
Cremonese   31  /  Livorno   30  /  Venezia   28  /  Crotone, Foggia   27  /  Padova   23  / 
Carpi   22

Lucianone




giovedì 21 marzo 2019

L'Opinione del Giovedì - Lupi solitari, esposizione/emulazione mediatica e i ragazzini multicolori del nuovo millennio che possono salvare e cambiare il mondo

21 marzo '19 - giovedì                        21th March / Thursday                    visione post - 8
              
L u p i   s o l i t a r i
"Ousseynou Sy è il senegalese che ha tentato di fare una strage di bambini, ma non ha tentato
di fare una strage di bambini perchè è senegalese. Allo stesso modo, il neozelandese Brenton
Harrison Tarrant è un cristiano che ha fatto una strage di musulmani, ma non ha fatto una
strage di musulmani perchè è cristiano. La nerissima cronaca dei nostri anni ferocemente
pazzi è piena di invasati che sono impazziti di terrorismo, ma ogni volta che la sociologia del
terrorismo è stata applicata  a uno solo di questi solitari assassini o aspiranti assassini, stra-
gisti, sparatori o bombaroli, si è subito degradata in sociologismo." 
(Così inizia l'articolo di Francesco Merlo, sul Corriere della Sera di oggi 21 marzo, dal titolo
"L'uomo nero")
Alla base dell'atto compiuto da questo senegalese c'è la lucida follia isolata di un uomo che
ha agito spinto dall'esasperazione per l'attuale situazione dei migranti, e non mosso da par-
ticolari simpatie per l'Isis e fuori quindi da un contesto radicalizzato che lo portasse ad un
obiettivo di stragismo islamico. Queste sono anche le conclusioni degli investigatori e dello
stesso pm coordinatore dell'antiterrorimo milanese.  Ma questo non vuol dire che lui non
venga catalogato come terrorista, che ha minacciato di compiere una strage se i carabinie-
ri fossero intervenuti. Poi per fortuna per il coraggio di due ragazzini studenti che hanno
avvisato, di nascosto, i carabinieri che sono intervenuti prontamente, tutto si è risolto.
Ma il folle è un folle terrorista, al di là che sia senegalese. Ma chiaramente sul colore della
pelle ci gioca la destra del ministro Salvini, il quale ultimo assieme a Di Maio     ha    cer-
cato di uscire dall'impasse di questa tragica patata bollente, andando a parlare di cittadi-
nanza da dare a Ramy, ma solo come premio.  Ramy è un ragazzo di 13 anni, di genitori egiziani, senza cittadinanza italiana, quindi straniero: dunque uno straniero (pure Adam 
lo è) che ha salvato altri 48 bambini (più insegnanti e bidello, in tutto 51)  di cui la maggio-
ranza italiani da un attentatore nero, il quale per completare il suo lucido progetto ha dato fuoco al bus con taniche di benzina. Poi, immobilizzato dagli agenti, ha farfugliato che lo
 ha fatto per vendicare tutti i bambini migranti morti in mare per colpa di Salvini  e  Di 
Maio.
Resta allora il fatto che, se finora l'Italia ha potuto evitare, soprattutto  per merito della 
forza di intelligence e dei reparti addestratissimi (migliori d'Europa, si dice)  di  polizia  e carabinieri,  attentati e stragi (come all'estero invece) da parte di estremisti islamici o
di foreign fighters, mai avvenuti nel nostro Paese, comunque basta un cane sciolto, come
il senegalese Sy, a provocare tragedie di terrorismo inaspettato.
Esposizione ed emulazione mediatica
E i cani sciolti sono dovunque, soprattutto nella Rete, e sono pronti ad esaltarsi non solo
nel vedere o leggere, come nel caso di Sy, le immagini e i fatti  di migranti naufragati  e
poi morti o in parte salvati in mare, ma anche nel sentire i continui messaggi mediatici
che vengono lanciati   in tutti i social   da quella parte di governo  che  dovrebbe  essere
la più responsabile nel bilanciare e misurare le parole nella loro gravità e peso specifico.
Insomma l'esposizione mediatica amplificata di continuo di fatti, immagini e parole che
hanno il peso di pietre lanciate procurano alla fine miccia e combustibile altrettanto con-
tinui (dove poi trovano facile presa per altri lupi che vanno ancora ad emularsi a vicenda) 
per questi folli cani sciolti, siano essi di colore bianco, nero o giallo o rosso o di credenza cristiana, islamica-musulmana o suprematista.     A questo punto conta l'uomo in sè e la
sua follia. Altrimenti dovremo ritornare a bisticciare e odiare: e questo sfocia  nel razzi-
smo, e così daremmo ragione a chi lo predica di continuo...
Quei ragazzini che vogliono salvare il pianeta 
e possono cambiare il mondo
Si chiama Greta ed è una svedese sedicenne  che ha dato il via, a livello planetario, a
un movimento di giovani - per lo più studenti della sua età e anche di meno - che fan-
no uno sciopero scolastico il venerdì (tutti i venerdì9 in favore dell'ambiente, cioè per
un mondo ecologico: rispetto per l'ambiente, riduzione ed eliminazione di inquinamen-
to, eccetera e dicono "Agire subito, non c'è un pianeta B". 
E questo è diventato l'appello dello sciopero globale per un clima migliore che si è avuto
in tutto il mondo il 15 marzo scorso con più di mille manifestazioni: una protesta che po-
ne al centro la difesa del futuro della Terra e delle nuove generazioni, messe a rischio da
politiche sbagliate e impegni non rispettati.  
Ma tutto finalmente è partito o meglio ripartito dalla gioventù, e anzi meglio ancora dal-
la gioventù più acerba e sana, quella che vuole prensersi sulle spalle la responsabilità che
gli "adulti pazzi, impazziti, fuori controllo" non hanno più, l'hanno persa per strada da
tanto tempo, forse da quegli anni Sessanta  del secolo scorso  in cui  sembrava volesssero
con il '68 capovolgere il mondo per trasformarlo eliminando guerre  e  conflitti secolari
per costruire un mondo di pace e un pianeta armonioso. Adesso si deve ricominciare tut-
to ancora da loro, dagli spiriti puri ma, speriamo, tenaci e battaglieri::  da ragazzini co-
me quelli del bus-scuola che uniti, bianchi e neri e mulatti, si sono difesi da un matto, fol-
le autista che li voleva sacrificare in nome di una vendetta dei profughi, dei migranti e di
un "Africa sollevati", ma che gli stessi bambini africani annegati nel mare mediterraneo
non avrebbero certo approvato.  I ragazzini come Ramy e Adam possono idealmente es-
sere i fratelli di questi giovani ragazzi e ragazze multicolori e millennial che manifestano
in tutto il mondo per un pianeta futuro in armonia con la natura e perciò governato da
gente pacifica dove l'odio sia un lontano ricordo.
"... E torna l'idea del mondo salvato dai ragazzini perchè quel bimbo (Ramy tredicenne)
ha le stesse qualità dei suoi quasi coetanei che sabato scorso (15 marzo) hanno manifesta-
to in tutto il mondo per difendere l'ambiente. Il bimbo eroe di San Donato (Milanese) è
un loro fratello, unìaltra meraviglia nel nostro tempo marcio.. De Sica appunto ne avreb-
be fatto un seguito di Miracolo a Milano" (Con queste parole finisce l'articolo di France-
sco Merlo)
- L u c i a n o   F i n e s s o -

Lucianone

mercoledì 20 marzo 2019

Ultime notizie - dall'Italia e dal Mondo / Latest news

20 marzo '19 - mercoledì                     20th March / Wednesday               visione post - 6

ITALIA - Mare Jonio
La commozione del comandante durante l'interrogatorio: "Mio cugino morto 
nel mare di Lampedusa"
Dieci ore di interrogatorio per Pietro Marrone, indagato per favoreggioamento
dell'immigrazione clandestina dopo aver disobbedito all'alt della Gdf con 49
migranti a bordo: "In mare chi ha bisogno va aiutato".

ROMA - Famiglia
Il primo ministro Conte sul Congresso di Verona: "Via il patrocinio di Palazzo Chigi.
Non danneggiare le unioni civili"
Il premier prende le distanze in modo ancora più netto dall'iniziativa appoggiata dalla
Lega e sponsorizzata dal ministro Fontana. Che replica: "Resta il patrocinio del mio
ministero".  Il presidente del Consiglio: "Il rispetto della persona è indipendente dal-
l'orientamento sessuale".
Il premier Giuseppe Conte riapre ufficialmente il caso del Congresso di Verona (in programma dal 29 al 31 marzo) che ha già provocato più di un dissapore tra Lega e Cinquestelle. E lo fa da Bruxelles - dove è arrivato per il Consiglio europeo - con un post su Facebook. "Il patrocinio" sul World Congress of Families - scrive - "è stato concesso dal ministro Lorenzo Fontana, di sua iniziativa, nell'ambito delle sue proprie prerogative, senza il mio personale coinvolgimento né quello collegiale del Governo. All'esito di un'approfondita istruttoria e dopo un'attenta valutazione dei molteplici profili coinvolti, ho comunicato al ministro Fontana la opportunità che il riferimento alla Presidenza del Consiglio sia eliminato e gli ho rappresentato le ragioni di questa scelta".

 Bruxelles - migranti
La missione Sophia verso il pensionamento / Lunedì il verdetto Ue
Non solo soccorso in mare ma anche pattugliamento e contrasto al
contrabbando di petrolio.  Roma perderà il suo quartier generale dopo
il muro contro muro del governo italiano.
Adesso l’Italia gialloverde rischia davvero di perdere l’operazione Sophia, la missione navale europea che da quattro anni pattuglia il Mediterraneo sotto comando di Roma. Il mandato scade tra pochi giorni, a fine mese, e lunedì a Bruxelles si terrà l’ultima, decisiva, riunione degli ambasciatori dei Ventotto. Ma le posizioni non si avvicinano: il governo Conte chiede di cambiare le regole della spedizione, con sbarchi dei migranti salvati in mare in tutti i porti Ue o quanto meno con una loro ripartizione integrale tra partner. Alcuni dei quali sarebbero pronti a prendere solo i richiedenti asilo, come previsto dalle attuali norme Ue la cui riforma resta al palo per l’opposizione dei governi del gruppo di Visegrad, ovvero gli alleati di Salvini guidati dall’ungherese Orban. Ma Roma resta ferma nella sua richiesta. E così il Servizio esterno europeo guidato da Federica Mogherini tra tre giorni non potrà fare altro che proporre la chiusura definitiva della missione.

Lucianone

sabato 16 marzo 2019

SPORT - calcio / Serie B - 28^ giornata 2018/19

16 marzo '19 - domenica                      16th March / Sunday                  visione post - 5

Risultati e classifica
Perugia       1     Cittadella   4     Cosenza   2     Lecce     1     Spezia    0     Ascoli       1
H. Verona   2      Pescara      1      Brescia    3     Foggia   0     Padova   2     Livorbo   1

Cremonese   1     Salernitana   0     Venezia     1
Benevento    0     Crotone         2      Palermo   1

Brescia   50  /  Palermo   46  /  H. Verona   45  /  Pescara, Lecce   44  /  Benevento   43  /
Perugia   38  /  Cittadella   39  /  Spezia   37  /  Salernitana   34  /  Cosenza   33  /  Ascoli   31  /
Cremonese   30  /  Livorno, Venezia   27  /  Foggia, Crotone   26  /  Padova   23

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giovedì 14 marzo 2019

Libri - "Le ragazze di via Rivoluzione" di Viviana Mazza

14 marzo '19 - giovedì                      14th March / Thursday                 visione post - 5

(da Corriere della Sera - 7 marzo '19 )
Un estratto da "Le ragazze di via Rivoluzione" (Solferino), che racconta storie di donne in
Medio Oriente: dall'amore tra Rima e Nael, lei crfistiana e lui musulmano, nella Damasco
divisa dalla guerra, al gesto indimenticabile di Vida che in via Enghelab, via della Rivolu-
zione, a <teheran, si toglie il velo bianco e lo sventola come una bandiera.

(da "Le ragazze di via Rivoluzione) -
Fu strano arrivare in una città in guerra dove, a un primo sguardo, la guerra non si vedeva.
L'autostrada era trafficata e così anche il centro di Damasco. I mercati erano aperti. Il mio
hotel era pieno - anche se presto scoprii che molti ospiti erano famiglie borghesi scappate
da altre zone della Siria.  Al contrario, nei sobborghi, giungle di cemento cresciute per ospi-
tare la gente arrivata dalle campagne, la guerra si vedeva e si sentiva: erano circondati dal-
le forze governative, e le zone più attive contro il regime erano bombardate dall'artiglieria.
A differenza di Homs, Damasco non si era divisa solo lungo linee confessionali - sunniti
contro Assad, alauiti e cristiani con lui.  Qui, come ad Aleppo, era anche una questione di
classe sociale. I ricchi, anche se sunniti, stavano con il governo  perchè non volevano ve-
der turbata la stabilità politica ed economica, mentre i più poveri si erano ribellati.
Una sera fui invitata a una cena a casa di un intellettuale nel quartiere residenziale di Bar-
zeh, nel nord-est della capitale: era spaccato in pro-Assad e anti-Assad, a volte anche nel-
lo stesso edificio. La maggior parte degli invitati erano studenti, scrittori e artisti che non
facevano mistero di detestare il regime.  Una ragazza, Rasha, mi disse scherzando: "Ho
avuto molti amanti, ma non si riesce più a trovare un fidanzato decente, sono tutti in pri-
gione". Uno studente di teatro mi raccontò di essere stato chiamato per la leva obbliga-
toria: avrebbe potuto disertare e unirsi all'Esercito siriano libero, ma aveva paura di la-
sciare la sua casa, la sua città,, tutto... e poi non era meglio che ci fosse gente come lui
nell'esercito regolare - si chiedeva - piuttosto che soltanto i fedelissimi del presidente?
Dopo cena restai a dormire in quell'appartamento: se infatti i mukhabarat, gli uomini
dell'intelligence avessero fermato quei ragazzi con me a bordo sarebbero probabilmen-
te stati guai. In piena notte controllavano i documenti dei passeggeri agli angoli delle
strade: gli agenti erano giovani, con i jeans scoloriti, le felpe con cappuccio  e  i kala-
shnikov -  Fu al caffè Pages , in centro, che incontrai Rima  per la prima volta. Molti
giovani pro-rivoluzione si riunivano lì.   C'erano cristiani, drusi, sunniti, sciiti, gente
di Homs, dei villaggi. Sul tardi si spostavano a casa di qualcuno  o in un altro locale
"fidato" a bere arak e cantare vecchie canzoni fino alle quattro del mattino. Rima, una
ragazza pallida dai capelli corvini a caschetto, trasportava  due grossi vassoi  pieni di
yabrag, gli involtini di foglie di vite. Li avevano cucinati donne di Homs che si erano
rifugiate a Damasco per sfuggire alla guerra civile: madri, mogli, sorelle, che avevano
perso gli uomini della famiglia ed erano rimaste senza un soldo. E lei cercava di ven-
dere gli involtini per aiutarle. Rima, cristiana, aveva ventinove anni e studiava giorna-
lismo. Anche se la maggioranza della comunità cristiana appoggiava Assad, lei si era
subito schierata con i manifestanti. "Nei primi due mesi della rivoluzione avevo tan-
tissima paura" mi raccontò. "Ma quando sono andata alla prima protesta, nel giugno
2011, la paura si è come infranta in mille pezzi e e ho capito che non sarei più torna-
ta indietro. Qualcosa nel mio sangue nmi diceva che dovevo partecipare, che dovevo
lottare contro le ingiustizie nel mio Paese. Era davvero incredibile che la gente scen-
desse in piazza qui, in Siria, "il regno del silenzio" come lo chiamava un vecchio dis-
sidente. Non che la paura sia sparita: è con me, ogni giorno e ogni notte. Ogni volta
che qualcuno bussa alla porta, penso che le forze dell'ordine siano venute a prender-
mi. Ma non posso fermarmi".

IL LIBRO
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mercoledì 13 marzo 2019

> Ultime notizie - dall'Italia e dal Mondo / Latest news


13 marzp '19 - mercoledì                  13th March / Wednesday                 visione post - 10

LONDRA - Brexit
Approvato emendamento che esclude il "no deal" / Ma è caos
Il testo apptopo rovato con 312 voti contro 308. La premier May: "Questo non esclude che
bisogna trovare un accordo". E presenta una mozione per far slittare la scadenza del
29 marzo..

ROMA
Stop al Boeing 737 Max anche negli Stati Uniti / L'annuncio di Trump
Al lungo elenco dei Paesi che hanno bloccato l'aereo si sono aggiunti India, Nuova Zelanda,
Dubai e altre nazioni. E qualche compagnia inizia a guardare ai modelli Airbus o altri della
casa americana. A rischio i conti del colosso americano: questo velivolo rappresenta l'80%
delle richieste totali. Norwegian chiede i danni.
 Anche gli Stati Uniti fermano i voli del Boeing 737 Max 8 e 9. La decisione, "con effetto immediato", è stata annunciata personalmente dal presidente Donald Trump. "La
sicurezza del popolo americano, di tutte le persone, è la nostra preoccupazione principale", ha rimarcato il capo della Casa Bianca.

Il colosso aeronautico di Seattle, preceduto proprio da un tweet di Trump, ha ribadito la sua piena fiducia nel modello, ma ha annunciato di aver raccomandato, "per abbondanza di precauzione e per rassicurare il pubblico, alla Federal Aviation Administration (FAA), la temporanea sospensione dell'intera flotta di 371 velivoli 737 Max".


Lucianone