7 aprile '16 - giovedì 7th April / Thursday visione post - 20
ASSAGGI - Rassegna di musiche e di arti
La band reggae/rock DISKAYA
venerdì 8 aprile 2016 - ore 22:00
Alla Pizzeria Biberon - Levate (BG) - via Fratelli Kennedy, 5
LIONEL LOUEKE TRIO
La Tenda - Modena
venerdì 8 aprile '16 - ore 21:30
JIM BLACK TRIO
Jazz Club Torrione San Giovanni - Ferrara
sabato 9 aprile '16 - ore 21:30
SHAYNA STEELE BAND "RISE"
Teatro Comunale / La Baracca dei Talenti - Gambettola (FC)
domenica 10 aprile '16 - ore 21:00
"Latin Tinge"
FABRIZIO BOSSO & JAVIER GIROTTO
LATIN MOOD
Casa della Musica / Sala dei Concerti - Parma
mercoledì 13 aprile '16 - ore 21:00
CHIARA PANCALDI TRIO
featuring: Kirk Lightsey & Marc
ABRAMS
Teatro CorTe - Coriano (RN)
venerdì 15 aprile '16 - ore 21:30
Lucianone
DI TUTTO e di PIU Ambiente / Appuntamenti / Arte / / Cibo-cucina / Commenti / Cultura / Curiosità-comicità / Dossier / Economia-Finanza / Fotografia / Inchiesta / Intervista / Istruzione / Lavoro / Lettere / Libri / Medicina / Motori / Musica / Natura / Opinione del Giovedì / Personaggi / Psicologia / Reportage / Riflessioni-Idee / Salute / Scienze / Società-Politica / Spettacoli (cinema/tv) / Sport / Stampa-giornali / Storie / Tecnologia-Internet / Ultime notizie / Viaggi
giovedì 7 aprile 2016
mercoledì 6 aprile 2016
Curiosità - I gravi problemi del Clima / Come dobbiamo comportarci
6 aprile '16 - mercoledì 6th April / Wednesday visione post - 10
COSA STA SUCCEDENDO?
Il 2015 è stato l'anno più caldo di sempre
Per la prima volta nella storia in Islanda
è cresciuta l'insalata.
Il livello dell'acqua dei mari si è alzato
di 25 cm negli ultimi 50 anni.
E l'artico si sta sciogliendo.
La frutta, le verdure e le piante sono in fioritura a novembre.
La temperatura terrestre dal 1840 è aumentata di 1 grado.
Le grandi case di champagne francesi stanno comprando
terre e vigneti nel Kent, nel Sussex per produrre il loro amato champagne.
Nel Mediterraneo proliferano le specie non autoctone. In Liguria uno dei
pesci più pescati è il barracuda.
COSA POSSIAMO FARE?
Nel nostro piccolo tutti i giorni?
Rimettere l'agricoltura al centro
(non l'industria)
Leggiamo gli ingredienti, scegliamo prodotti con meno chimica:
ogni anno mangiamo 12kg di chimica e 10kg di no food.
Seguiamo le stagioni, mangiamo cibi locali e di stagione.
Non sprechiamo. Il 40% di quello che compriamo
finisce nella spazzatura.
Firmiamo l'appello sul clima di Slow Food su www.slowfood.it
Facciamo la raccolta differenziata.
Lucianone
COSA STA SUCCEDENDO?
Il 2015 è stato l'anno più caldo di sempre
Per la prima volta nella storia in Islanda
è cresciuta l'insalata.
Il livello dell'acqua dei mari si è alzato
di 25 cm negli ultimi 50 anni.
E l'artico si sta sciogliendo.
La frutta, le verdure e le piante sono in fioritura a novembre.
La temperatura terrestre dal 1840 è aumentata di 1 grado.
Le grandi case di champagne francesi stanno comprando
terre e vigneti nel Kent, nel Sussex per produrre il loro amato champagne.
Nel Mediterraneo proliferano le specie non autoctone. In Liguria uno dei
pesci più pescati è il barracuda.
COSA POSSIAMO FARE?
Nel nostro piccolo tutti i giorni?
Rimettere l'agricoltura al centro
(non l'industria)
Leggiamo gli ingredienti, scegliamo prodotti con meno chimica:
ogni anno mangiamo 12kg di chimica e 10kg di no food.
Seguiamo le stagioni, mangiamo cibi locali e di stagione.
Non sprechiamo. Il 40% di quello che compriamo
finisce nella spazzatura.
Firmiamo l'appello sul clima di Slow Food su www.slowfood.it
Facciamo la raccolta differenziata.
Lucianone
Sport / tennis - L'impresa di Zugarelli nel '76 a Londra
6 aprile '16 - mercoledì 6th April / Wednesday
martedì 5 aprile 2016
Sport - calcio / Serie A - 31^ giornata 2015/16
5 aprile '16 - martedì 5th April / Tuesday visione post - 13
Risultati delle partite
Carpi 1 Juventus 1 Udinese 3 Atalanta 2 Chievo 3 Fiorentina 1
Sassuolo 3 Empoli 0 Napoli 1 Milan 1 Palermo 1 Sampdoria 1
Genoa 4 Lazio 1 Inter 1 Bologna 0
Frosinone 0 Roma 4 Torino 2 Verona H. 1
LA CLASSIFICA
Juventus 73 / Napoli 67 / Roma 63 / Fiorentina 56 / Inter 55 / Milan 49 /
Sassuolo 48 / Chievo 41 / Genoa 37 / Torino, Bologna, Atalanta, Empoli 36 /
Udinese 34 / Sampdoria 33 / Carpi, Palermo 28 / Frosinone 27 / Verona H. 22 /
Il Commento
Continua... to be continued...
Risultati delle partite
Carpi 1 Juventus 1 Udinese 3 Atalanta 2 Chievo 3 Fiorentina 1
Sassuolo 3 Empoli 0 Napoli 1 Milan 1 Palermo 1 Sampdoria 1
Genoa 4 Lazio 1 Inter 1 Bologna 0
Frosinone 0 Roma 4 Torino 2 Verona H. 1
LA CLASSIFICA
Juventus 73 / Napoli 67 / Roma 63 / Fiorentina 56 / Inter 55 / Milan 49 /
Sassuolo 48 / Chievo 41 / Genoa 37 / Torino, Bologna, Atalanta, Empoli 36 /
Udinese 34 / Sampdoria 33 / Carpi, Palermo 28 / Frosinone 27 / Verona H. 22 /
Il Commento
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IDEE / società - Osservazioni da Princeton, Usa: sulla ricchezza delle parole
5 aprile '16 - martedì 5th April / Tuesday VISIONE POST - 19
(da DRepubblica - 17/10/2015 - Jhumpa Lahiri)
Uno sguardo sul Campus
Qualche mese prima di cominciare a insegnare all'università di Princeton ho sempre
lo stesso incubo: sono lì, frastornata. Cerco l'aula per ore, arrivo troppo tardi per la
lezione, mi aspettavo cento studenti anzichè dieci. Per tranquillizzarmi decido, pochi
giorni dopo essere rientratya a New York, di farci un salto con i miei figli, che hanno
10 e 13 ann,i. Conosco già il campus, ma ancora poco. Voglio capire dove devo arriva-
re , qual è il mio palazzo, com'è l'ufficio. Il dipartimento di creative writing è vicino
alla stazione ferroviaria, nel palazzo più brutto, secondo me, che ci sia a Princeton:
grigio, severo, deprimente. L'aspetto tremendo è intenzionale: lo stile architettonico
si chiama "brutalismo". Quando lo vedo non mi fermo, sperando che il mio palaz-
zo sia un altro più avanti. Sentendomi però già persa, chiamo l'assistente del dipar-
timento. 2L'avrai già superato", mi dice. Era quello. L'assistente ci saluta, mi fa ve-
dere l'ufficio, mi dà la chiave. Mi trovo in una stanza quasi spoglia, con una luce
fredda. C'è una scrivania istituzionale, poco accogliente. Sugli scaffali di metallo
c'è un mucchio di fogli abbandonati. La finetra dà su un cantiere gigantesco. L'aria
condizionata è eccessiva, insopportabile. Non mi aspettavo uno spazio così triste.
Ci restiamo per poco tempo. "Facciamo un giro del campus, prendiamo un gelato",
suggerisco. Scendendo nell'ascensore mio figlio mi dice, in inglese, "Il tuo ufficio
mi pare bleak". - Mi colpisce subito l'aggettivo che ha usato. E' quello perfetto. Una
parola tanto raffinata quanto dura. Significa, come nella traduzione italiana del ro-
manzo di Dickens, desolato. Il resto di Princeton non è affatto bleak. Attraversando
il campus ammiriamo i tanti edifici gotici, una cattedrale imponente, un cortile ma-
gnifico. Prendiamo il gelato, ci sediamo sull'erba e ci troviamo bene.
Ritorno in ufficio la settimana seguente unae mi preparo per la prima lezione. Mi siedo
alla scrivania, Sistemo qualche cartolina incorniciata sugli scaffali per rendere lo spa-
zio più mio, ma non fa differenza. Mangio da sola - una manciata di mandorle, una fet-
ta di pane e formaggio - guardando la parete vuota. Apro e chiudo i cassetti della scriva-
nia, altrettanto vuoti. La lezione va bene, mi piace incontrare gli studenti. Ma le ore tra-
scorse nell'ufficio sono decisamente bleak.
La seconda settimana del semestre sono ospite di una coppia italiana che abita a Prince-
ton. Lui insegna nel dipartimento d'italiano, lei è una professoressa di latino. Con la mo-
glie parlo spesso di parole. Descrivendole il mio ufficio, mi riferisco al giudizio di mio fi-
glio, citando la sua definizione. Come si direbbe, le chiedo, in italiano? Sarà "squallido",
risponde. Sono confusa. Pensavo che squallido significasse qualcosa di sporco, ripugnan-
te. Squalid, in inglese, ha quest'accezione. Invece la mia amica mi spiega che un ambien-
te squallido è uno misero, privo di grazia, cioè, bleak. Mi chiedo perchè bleak vuol dire squallido mentre squallido non è in effetti l'equivalente di squalid. La questione mi ri-
porta, dopo più di tre anni, al mio vocabolario inglese. Vedo che squalid, come squallido,
viene da squallore in latino. La definizione di squalid evoca qualcosa di lercio, fangoso.
Bleak, d'altronde, ha una radice norrena. Vuole dire brullo, poco accogliente. Cioè squal-
lido.
Faccio un altro passo indietro e controllo il mio dizionario latino-inglese. Lì scopro che
squalidus si traduce "rough, dirty, foul, filthy": diciamo scabro, sudicio, schifoso, lurido.
Il mio ufficio è tutt'altro, lo trovo sterile. Subito dopo "squallore", nel vocabolario italia-
no, si trova "squalo", nome generico di pesci cartilaginei. Stranamente, bleak, oltre a si-
gnificare squallido, ha un doppio senso: è un pesce europeo.
Il mio ufficio resta bleak in inglese, squallido in italiano. Un ambiente privo di ornamenti
che mi fa riflettere comunque sulla ricchezza delle parole, sulle loro origini, sulle loro sfu
mature e sulle parentele che le legano, separano, trasformano.
Lucianone
(da DRepubblica - 17/10/2015 - Jhumpa Lahiri)
Uno sguardo sul Campus
Qualche mese prima di cominciare a insegnare all'università di Princeton ho sempre
lo stesso incubo: sono lì, frastornata. Cerco l'aula per ore, arrivo troppo tardi per la
lezione, mi aspettavo cento studenti anzichè dieci. Per tranquillizzarmi decido, pochi
giorni dopo essere rientratya a New York, di farci un salto con i miei figli, che hanno
10 e 13 ann,i. Conosco già il campus, ma ancora poco. Voglio capire dove devo arriva-
re , qual è il mio palazzo, com'è l'ufficio. Il dipartimento di creative writing è vicino
alla stazione ferroviaria, nel palazzo più brutto, secondo me, che ci sia a Princeton:
grigio, severo, deprimente. L'aspetto tremendo è intenzionale: lo stile architettonico
si chiama "brutalismo". Quando lo vedo non mi fermo, sperando che il mio palaz-
zo sia un altro più avanti. Sentendomi però già persa, chiamo l'assistente del dipar-
timento. 2L'avrai già superato", mi dice. Era quello. L'assistente ci saluta, mi fa ve-
dere l'ufficio, mi dà la chiave. Mi trovo in una stanza quasi spoglia, con una luce
fredda. C'è una scrivania istituzionale, poco accogliente. Sugli scaffali di metallo
c'è un mucchio di fogli abbandonati. La finetra dà su un cantiere gigantesco. L'aria
condizionata è eccessiva, insopportabile. Non mi aspettavo uno spazio così triste.
Ci restiamo per poco tempo. "Facciamo un giro del campus, prendiamo un gelato",
suggerisco. Scendendo nell'ascensore mio figlio mi dice, in inglese, "Il tuo ufficio
mi pare bleak". - Mi colpisce subito l'aggettivo che ha usato. E' quello perfetto. Una
parola tanto raffinata quanto dura. Significa, come nella traduzione italiana del ro-
manzo di Dickens, desolato. Il resto di Princeton non è affatto bleak. Attraversando
il campus ammiriamo i tanti edifici gotici, una cattedrale imponente, un cortile ma-
gnifico. Prendiamo il gelato, ci sediamo sull'erba e ci troviamo bene.
Ritorno in ufficio la settimana seguente unae mi preparo per la prima lezione. Mi siedo
alla scrivania, Sistemo qualche cartolina incorniciata sugli scaffali per rendere lo spa-
zio più mio, ma non fa differenza. Mangio da sola - una manciata di mandorle, una fet-
ta di pane e formaggio - guardando la parete vuota. Apro e chiudo i cassetti della scriva-
nia, altrettanto vuoti. La lezione va bene, mi piace incontrare gli studenti. Ma le ore tra-
scorse nell'ufficio sono decisamente bleak.
La seconda settimana del semestre sono ospite di una coppia italiana che abita a Prince-
ton. Lui insegna nel dipartimento d'italiano, lei è una professoressa di latino. Con la mo-
glie parlo spesso di parole. Descrivendole il mio ufficio, mi riferisco al giudizio di mio fi-
glio, citando la sua definizione. Come si direbbe, le chiedo, in italiano? Sarà "squallido",
risponde. Sono confusa. Pensavo che squallido significasse qualcosa di sporco, ripugnan-
te. Squalid, in inglese, ha quest'accezione. Invece la mia amica mi spiega che un ambien-
te squallido è uno misero, privo di grazia, cioè, bleak. Mi chiedo perchè bleak vuol dire squallido mentre squallido non è in effetti l'equivalente di squalid. La questione mi ri-
porta, dopo più di tre anni, al mio vocabolario inglese. Vedo che squalid, come squallido,
viene da squallore in latino. La definizione di squalid evoca qualcosa di lercio, fangoso.
Bleak, d'altronde, ha una radice norrena. Vuole dire brullo, poco accogliente. Cioè squal-
lido.
Faccio un altro passo indietro e controllo il mio dizionario latino-inglese. Lì scopro che
squalidus si traduce "rough, dirty, foul, filthy": diciamo scabro, sudicio, schifoso, lurido.
Il mio ufficio è tutt'altro, lo trovo sterile. Subito dopo "squallore", nel vocabolario italia-
no, si trova "squalo", nome generico di pesci cartilaginei. Stranamente, bleak, oltre a si-
gnificare squallido, ha un doppio senso: è un pesce europeo.
Il mio ufficio resta bleak in inglese, squallido in italiano. Un ambiente privo di ornamenti
che mi fa riflettere comunque sulla ricchezza delle parole, sulle loro origini, sulle loro sfu
mature e sulle parentele che le legano, separano, trasformano.
Lucianone
giovedì 31 marzo 2016
L'Opinione del Giovedì - Su Paesi sempre più populisti e dittatori più o meno minacciosi. Perchè, e come comportarsi e reagire
31 marzo '16 - giovedì 31st March / Thursday
Ungheria, Slovenia, Polonia e, in parte, Repubblica Ceca. Sono i Paesi dell'Est euro-
peo in cui sta montando il populismo, o è già montato del tutto come in quello unghe-
rese. Di solito è la destra (all'inizio sono movimenti di destra) quella più estremista,
che prende il sopravvento e fa valere la sua ideologia razzista, di intransigente nazio-
nalismo che dunque comprende un forte sentimento anti-immigrati, di qualsiasi pro-
venienza essi siano. Quel che colpisce è proprio il fatto che siano tutti Paesi dell'Est
europeo, e che quindi hanno conosciuto tutti, in intensità maggiore o minore, la vio-
lenza atroce e distruttiva del nazismo hitleriano.
Continua... to be continued...
Ungheria, Slovenia, Polonia e, in parte, Repubblica Ceca. Sono i Paesi dell'Est euro-
peo in cui sta montando il populismo, o è già montato del tutto come in quello unghe-
rese. Di solito è la destra (all'inizio sono movimenti di destra) quella più estremista,
che prende il sopravvento e fa valere la sua ideologia razzista, di intransigente nazio-
nalismo che dunque comprende un forte sentimento anti-immigrati, di qualsiasi pro-
venienza essi siano. Quel che colpisce è proprio il fatto che siano tutti Paesi dell'Est
europeo, e che quindi hanno conosciuto tutti, in intensità maggiore o minore, la vio-
lenza atroce e distruttiva del nazismo hitleriano.
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Sport - calcio / Serie A - 30^ giornata 2015/16
31 marzo '16 - giovedì 31st March / Thursday visione post - 8
Risultati delle partite
Empoli 0 Roma 1 Atalanta 2 Frosinone 0 Verona H. 1
Palermo 0 Inter 1 Bologna 0 Fiorentina 0 Carpi 2
Sampdoria 0 Sassuolo 1 Torino 1 Napoli 3 Milan 1
Chievo 1 Udinese 1 Juventus 4 Genoa 1 Lazio 1
CLASSIFICA
Juventus 70 / Napoli 67 / Roma 60 / Fiorentina, Inter 55 / Milan 49 /
Sassuolo 45 / Lazio 42 / Chievo 38 / Bologna, Empoli 36 / Genoa 34 /
Torino, Atalanta 33 / Sampdoria 32 / Udinese 31 / Carpi, Palermo 28 /
Frosinone 27 / Verona H. 19
Il Commento
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Risultati delle partite
Empoli 0 Roma 1 Atalanta 2 Frosinone 0 Verona H. 1
Palermo 0 Inter 1 Bologna 0 Fiorentina 0 Carpi 2
Sampdoria 0 Sassuolo 1 Torino 1 Napoli 3 Milan 1
Chievo 1 Udinese 1 Juventus 4 Genoa 1 Lazio 1
CLASSIFICA
Juventus 70 / Napoli 67 / Roma 60 / Fiorentina, Inter 55 / Milan 49 /
Sassuolo 45 / Lazio 42 / Chievo 38 / Bologna, Empoli 36 / Genoa 34 /
Torino, Atalanta 33 / Sampdoria 32 / Udinese 31 / Carpi, Palermo 28 /
Frosinone 27 / Verona H. 19
Il Commento
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mercoledì 30 marzo 2016
Inchiesta / Società-metropoli - No agli Smart district?
30 marzo '16 - mercoledì 30th March / Wednesday visione post - 47
LA FOLLIA DEGLI SMART DISTRICT
Sono in tutte le più grandi metropoli del mondo.
Fanno ricerca, innovazione, affari. Ma in molti
ormai li accusano di distruggere il tessuto sociale.
(da DRepubblica - 6/12/2014 - di Mara Accettura)
Da Barcellona a Boston, da Stoccolma a Seattle, da Seul a Medellin ogni città ne vanta
uno e se non ce l'ha apre un cantiere per realizzarlo. I distretti di innovazione sono di-
ventati il sogno degli urbanisti visionari di tutto il mondo: Quartieri dove ricerca e svi-
luppo si incrociano col business, dove istituzioni di ricerca e società affermate si mi-
schiano a start up, incubatori e acceleratori di business. Enclavi prlogressiste, giovani
e smart con free wifi e energia pulita, con l'obiettivo di incrementare la forza lavoro
del XXI secolo. Creare il futuro. Posti dove i nuovi Mark Zuckerberg di mattina fanno
l'università. di pomeriggio brainstorming negli uffici di fronte, e magari si inventano
la prossima app nello Starbucks sulla via principale e la sera vanno a cena con un inve-
stitore al ristotrante fusion dietro l'angolo. Una specie di utopia (o incubo a seconda dei
punti di vista) organizzata. - "Negli ultimi 50 anni il panorama dell'innovazione è stato
dominato da posti come la Silicon Valley", dice Bruce Katz, vicepresidente di Brookings
Institution e autore di The Metropolitan Revolution, "distretti periferici, campus isolati,
parchi di ricerca perfetti solo per le macchine, con poca enfasi sull'integrazione del lavo-
ro con la vita. Oggi assistiamo all'ascesa di un modello nuovo: dove le istituzioni di ri-
cerca più all'avanguardia sono vicine a start up e incubatori di business. Il tutto in posti
facilmente accessibili che contengono anche abitazioni, uffici e luoghi di intrattenimento".
Secondo il Brookins Institute, che ha pubblicato una lunga relazione, Cities as a Lab, De-
signing the Innovation Economy, le ragioni di questa esplosione sono tante: la nostra eco-
nomia più avanzata è naturalmente "aperta: premia la collaborazione, ha un forte appe-
tito per la vicinanza e l'integrazione che favorisce lo scambio veloce e simultaneo delle
idee. Non per niente una società come Pfizer si è trasferita vicino al Mit di Cambridge, a
due passi daòl gigante farmaceutico Novartis. Google ha aperto un megaufficio satellite
vicino alla Carnegie Mellon a Pittsburgh. E' il motivo per cui Pinterest ha lasciato la Si-
licon Valley per spostarsi a San Francisco vicino a Twitter e Salesforce.com. E' tramon-
tata l'era dell'inventore che crea in solitudine nel garage di casa. E anche i piccoli im-
prenditori arrivano a frotte in questi spazi collaborativi dove possono ridurre i rischi,
condividere i costi, avere accesso al capitale e mescolarsi ad altri inventori come nel ca-
so del Cambridge Innovation Center che ospita più di 600 società o del Benjamin's Desk
di Philadelphia, e 1871 a Chicago.
Il fenomeno della concentrazione si sposa a un grande cambiamento demografico: il
ritorno in città. Sempre più gente, parliamo del 40 per cento dei Millennials ma anche
di coppie senza figli e anziani, aspira a vivere in uno spazio urbano, dove tutto è colle-
gato e facilmente raggiungibile a piedi. - I distretti di innovazione, però, non sono tutti
uguali. "Li abbiamo divisi in tre gruppi", dice Julie Wagner, coautrice di Cities as a Lab,
"ci sono gli anchor plus, quelli che ospitano anche Università e Centri di ricerca che com-
mercializzano l'innovazione, come Boston col MIT, quelli che hanno reinventato il pae-
saggio urbano, come 22@Barcellona, che nel sito aveva un'industria tessile, e i parchi del-
la scienza urbani, come il Kista di Stoccolma. Ognuno ha i suoi punti di forza e altri su
cui deve lavorare. tutti si sforzano di creare un sistema collaborativo che sia inclusivo e
propaghi benessere nei quartieri circostanti". E' fiero Bert-Jan Woertman direttore del-
la comunicazione dellìHigh Tech Campus di Eindhoven, Olanda, che si è guadagnato la
reputazione del chilometro quadrato più smart di tutta Europa. "Fino al 2003 il panora-
ma di Eindhoven era dominato dal quartier generale di Philips. Nel giro di 11 anni il
il Campus ha cambiato il volto della città. Ha portato 10mila persone che provengono
da 80 stati diversi del mondo e lavorano per 135 diverse società, tra cui IBM, Philips,
Intel, tutte raggiungibili in bicicletta. La concentrazione favorisce il networking, che noi
stimoliamo anche tramite seminari, eventi sportivi e culturali. Il risultato è che Eindho-
ven produce il numero più alto di brevetti pro capite nel mondo al ritmo di quattro ri-
chioeste al giorno", dice. "Anche Seattle è un caso esemplare", interviene Enrico Mo-
retti, professore di Economia alla University of california, Berkeley, e autore di La nuova
geografia del lavoro (Mondadori). "Negli anni 70 Seattle sembrava la Detroit di oggi. Poi
è arrivato Bill gates, e Microsoft ha riportato ai fasti la città. Ma è difficile creare una Si-
licon Valley dal nulla perchè è difficile scommettere sulla "next big thing". Il mondo si
muove veloce. Io non so quale sarà il settore trainante del futuro e quali le imprese vin-
centi, ma di certo l'innovazione verrà creata dove c'è un alto tasso di scolarizzazione, una
forza lavoro flessibile e una pressione fiscale non opprimente".
Secondo alcuni gli innovation district sono tutto fumo e niente arrosto. "Ma davvero
raggruppare un pò di persone in edifici cittadini è il modo di far volare scintille crea-
tive?", si è chiesta Elizabeth Winkler su The New Republic. Secondo lei la collabora-
zione sarebbe una mera distrazione: le invenzioni più geniali in realtà sono opera di
maverick, persone fuori dal coro come Steve Jobs. "Il vero catalizzatore dell'innova-
zione è la solitudine, perchè permette alle persone di portare al limite la loro perfor-
mance e il loro potenziale", dice. E citando Il potere degli introversi di Susan Cain
aggiunge che "il pensiero di gruppo minaccia di soffocare la produttività, perchè ele-
va lo spirito di collaborazione su tutto il resto. Steve Wozniak di Apple non ha creato
il primo pc in mezzo a una marea di persone ma ha lavorato per mesi e mesi da solo".
Una cosa è certa: anche se non producono Steve Jobs a frotte, i distretti di innova-
zione accelerano la crescita economica. Non a caso John Summers, direttore di The
Baffler, magazine di sinistra, li ha soprannominati Zuckerstan senza Zuckerberg,
enclavi esclusive orientate al business più che alla vera innovazione. Lui, che vive
a Cambridge, Massachusetts, ha assistito allo stravolgimento della sua città, rac-
contandolo in uno dei saggi di No Future for You: Salvos from hTe Baffler. "Gratta-
cieli aziendali tutti uguali stile Frank Gehry proliferano come funghi. Gli impren-
ditori che ci lavorano sono quasi tutti maschi, bianchi, senza figli, workhaolic
che rimangono in città per poi emigrare in un altro distretto. Parliamo di quar-
tieri senz'anima, l'antitesi dello spirito di comunità. Negli ultimi anni ho visto i
prezzi delle case schizzare verso l'alto, al punto che le famiglie con bambini emi-
grano. I negozi tradizionali sono stati sostituiti da centri commerciali e cocktail
bar. La povertà e il numero dei senzatetto sono cresciuti. Gli innovation district
nascondono la privatizzazione dietro la foglia di fico della collaborazione. Hanno
costi molto alti: la disintegrazione del tessuto sociale di una città". Nella vicina
Boston, scrive il Boston Globe, "mentre le società farmaceutiche globali costrui-
scono nuovi laboratori, giganti di internet come Google e Twitter si espandono,
e le start up si accaparrano uffici ad affitti stellari, le famiglie che vivono all'om-
bra di questa economia e che affluiscono ai discount alimentari sono triplicate
negli ultimi dieci anni. La lista d'attesa per le case popolari è raddoppiata, i letti
nei rifugi dell'Esercito della salvezza sono sempre pieni".
Allora che tipo di innovazione producono questi distretti? Inutile farsi illusioni.
"Solo quella che crea ricchezza: quindi che coopta grandi donatori e remunera
gli investitori". L'importante insomma è che i soldi circolino. Summers cita il
caso di Novartis, colosso farmaceutico che finanziando la ricerca a suon di mi-
lioni è diventato praticamente impermeabile a qualsiasi critica.
"Io la ricaduta benefica sulla città non la vedo affatto", conclude Summers, "la
verità è una: noi, i vecchi residenti, che viviamo accanto a questi distretti e svol-
giamo lavori più tradizionali, ci sentiamo come aragoste in una vasca dove la
temperatura dell'acqua si alza sempre di più".
Riflessioni personali
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LA FOLLIA DEGLI SMART DISTRICT
Sono in tutte le più grandi metropoli del mondo.
Fanno ricerca, innovazione, affari. Ma in molti
ormai li accusano di distruggere il tessuto sociale.
(da DRepubblica - 6/12/2014 - di Mara Accettura)
Da Barcellona a Boston, da Stoccolma a Seattle, da Seul a Medellin ogni città ne vanta
uno e se non ce l'ha apre un cantiere per realizzarlo. I distretti di innovazione sono di-
ventati il sogno degli urbanisti visionari di tutto il mondo: Quartieri dove ricerca e svi-
luppo si incrociano col business, dove istituzioni di ricerca e società affermate si mi-
schiano a start up, incubatori e acceleratori di business. Enclavi prlogressiste, giovani
e smart con free wifi e energia pulita, con l'obiettivo di incrementare la forza lavoro
del XXI secolo. Creare il futuro. Posti dove i nuovi Mark Zuckerberg di mattina fanno
l'università. di pomeriggio brainstorming negli uffici di fronte, e magari si inventano
la prossima app nello Starbucks sulla via principale e la sera vanno a cena con un inve-
stitore al ristotrante fusion dietro l'angolo. Una specie di utopia (o incubo a seconda dei
punti di vista) organizzata. - "Negli ultimi 50 anni il panorama dell'innovazione è stato
dominato da posti come la Silicon Valley", dice Bruce Katz, vicepresidente di Brookings
Institution e autore di The Metropolitan Revolution, "distretti periferici, campus isolati,
parchi di ricerca perfetti solo per le macchine, con poca enfasi sull'integrazione del lavo-
ro con la vita. Oggi assistiamo all'ascesa di un modello nuovo: dove le istituzioni di ri-
cerca più all'avanguardia sono vicine a start up e incubatori di business. Il tutto in posti
facilmente accessibili che contengono anche abitazioni, uffici e luoghi di intrattenimento".
Secondo il Brookins Institute, che ha pubblicato una lunga relazione, Cities as a Lab, De-
signing the Innovation Economy, le ragioni di questa esplosione sono tante: la nostra eco-
nomia più avanzata è naturalmente "aperta: premia la collaborazione, ha un forte appe-
tito per la vicinanza e l'integrazione che favorisce lo scambio veloce e simultaneo delle
idee. Non per niente una società come Pfizer si è trasferita vicino al Mit di Cambridge, a
due passi daòl gigante farmaceutico Novartis. Google ha aperto un megaufficio satellite
vicino alla Carnegie Mellon a Pittsburgh. E' il motivo per cui Pinterest ha lasciato la Si-
licon Valley per spostarsi a San Francisco vicino a Twitter e Salesforce.com. E' tramon-
tata l'era dell'inventore che crea in solitudine nel garage di casa. E anche i piccoli im-
prenditori arrivano a frotte in questi spazi collaborativi dove possono ridurre i rischi,
condividere i costi, avere accesso al capitale e mescolarsi ad altri inventori come nel ca-
so del Cambridge Innovation Center che ospita più di 600 società o del Benjamin's Desk
di Philadelphia, e 1871 a Chicago.
Il fenomeno della concentrazione si sposa a un grande cambiamento demografico: il
ritorno in città. Sempre più gente, parliamo del 40 per cento dei Millennials ma anche
di coppie senza figli e anziani, aspira a vivere in uno spazio urbano, dove tutto è colle-
gato e facilmente raggiungibile a piedi. - I distretti di innovazione, però, non sono tutti
uguali. "Li abbiamo divisi in tre gruppi", dice Julie Wagner, coautrice di Cities as a Lab,
"ci sono gli anchor plus, quelli che ospitano anche Università e Centri di ricerca che com-
mercializzano l'innovazione, come Boston col MIT, quelli che hanno reinventato il pae-
saggio urbano, come 22@Barcellona, che nel sito aveva un'industria tessile, e i parchi del-
la scienza urbani, come il Kista di Stoccolma. Ognuno ha i suoi punti di forza e altri su
cui deve lavorare. tutti si sforzano di creare un sistema collaborativo che sia inclusivo e
propaghi benessere nei quartieri circostanti". E' fiero Bert-Jan Woertman direttore del-
la comunicazione dellìHigh Tech Campus di Eindhoven, Olanda, che si è guadagnato la
reputazione del chilometro quadrato più smart di tutta Europa. "Fino al 2003 il panora-
ma di Eindhoven era dominato dal quartier generale di Philips. Nel giro di 11 anni il
il Campus ha cambiato il volto della città. Ha portato 10mila persone che provengono
da 80 stati diversi del mondo e lavorano per 135 diverse società, tra cui IBM, Philips,
Intel, tutte raggiungibili in bicicletta. La concentrazione favorisce il networking, che noi
stimoliamo anche tramite seminari, eventi sportivi e culturali. Il risultato è che Eindho-
ven produce il numero più alto di brevetti pro capite nel mondo al ritmo di quattro ri-
chioeste al giorno", dice. "Anche Seattle è un caso esemplare", interviene Enrico Mo-
retti, professore di Economia alla University of california, Berkeley, e autore di La nuova
geografia del lavoro (Mondadori). "Negli anni 70 Seattle sembrava la Detroit di oggi. Poi
è arrivato Bill gates, e Microsoft ha riportato ai fasti la città. Ma è difficile creare una Si-
licon Valley dal nulla perchè è difficile scommettere sulla "next big thing". Il mondo si
muove veloce. Io non so quale sarà il settore trainante del futuro e quali le imprese vin-
centi, ma di certo l'innovazione verrà creata dove c'è un alto tasso di scolarizzazione, una
forza lavoro flessibile e una pressione fiscale non opprimente".
raggruppare un pò di persone in edifici cittadini è il modo di far volare scintille crea-
tive?", si è chiesta Elizabeth Winkler su The New Republic. Secondo lei la collabora-
zione sarebbe una mera distrazione: le invenzioni più geniali in realtà sono opera di
maverick, persone fuori dal coro come Steve Jobs. "Il vero catalizzatore dell'innova-
zione è la solitudine, perchè permette alle persone di portare al limite la loro perfor-
mance e il loro potenziale", dice. E citando Il potere degli introversi di Susan Cain
aggiunge che "il pensiero di gruppo minaccia di soffocare la produttività, perchè ele-
va lo spirito di collaborazione su tutto il resto. Steve Wozniak di Apple non ha creato
il primo pc in mezzo a una marea di persone ma ha lavorato per mesi e mesi da solo".
Una cosa è certa: anche se non producono Steve Jobs a frotte, i distretti di innova-
zione accelerano la crescita economica. Non a caso John Summers, direttore di The
Baffler, magazine di sinistra, li ha soprannominati Zuckerstan senza Zuckerberg,
enclavi esclusive orientate al business più che alla vera innovazione. Lui, che vive
a Cambridge, Massachusetts, ha assistito allo stravolgimento della sua città, rac-
contandolo in uno dei saggi di No Future for You: Salvos from hTe Baffler. "Gratta-
cieli aziendali tutti uguali stile Frank Gehry proliferano come funghi. Gli impren-
ditori che ci lavorano sono quasi tutti maschi, bianchi, senza figli, workhaolic
che rimangono in città per poi emigrare in un altro distretto. Parliamo di quar-
tieri senz'anima, l'antitesi dello spirito di comunità. Negli ultimi anni ho visto i
prezzi delle case schizzare verso l'alto, al punto che le famiglie con bambini emi-
grano. I negozi tradizionali sono stati sostituiti da centri commerciali e cocktail
bar. La povertà e il numero dei senzatetto sono cresciuti. Gli innovation district
nascondono la privatizzazione dietro la foglia di fico della collaborazione. Hanno
costi molto alti: la disintegrazione del tessuto sociale di una città". Nella vicina
Boston, scrive il Boston Globe, "mentre le società farmaceutiche globali costrui-
scono nuovi laboratori, giganti di internet come Google e Twitter si espandono,
e le start up si accaparrano uffici ad affitti stellari, le famiglie che vivono all'om-
bra di questa economia e che affluiscono ai discount alimentari sono triplicate
negli ultimi dieci anni. La lista d'attesa per le case popolari è raddoppiata, i letti
nei rifugi dell'Esercito della salvezza sono sempre pieni".
Allora che tipo di innovazione producono questi distretti? Inutile farsi illusioni.
"Solo quella che crea ricchezza: quindi che coopta grandi donatori e remunera
gli investitori". L'importante insomma è che i soldi circolino. Summers cita il
caso di Novartis, colosso farmaceutico che finanziando la ricerca a suon di mi-
lioni è diventato praticamente impermeabile a qualsiasi critica.
"Io la ricaduta benefica sulla città non la vedo affatto", conclude Summers, "la
verità è una: noi, i vecchi residenti, che viviamo accanto a questi distretti e svol-
giamo lavori più tradizionali, ci sentiamo come aragoste in una vasca dove la
temperatura dell'acqua si alza sempre di più".
Riflessioni personali
Continua... to be continued...
domenica 27 marzo 2016
Ultime notizie - dal Mondo / Latest news
27 marzo '16 - domenica 27th March / Sunday visione post - 7
PAKISTAN - Lahore
Strage jiadista nel parco dei bambini: almeno 69 morti, molti cristiani.
Un'esplosione nell'Iqbal Park, gremito di gente. Il kamikaze si è fatto
saltare vicino alla zona dei bambini. La rivendicazione dei talebani.
Tra i feriti e le vittime numerosi credenti che erano lì a festeggiare la
Pasqua. Il Vaticano: "Una strage orribile".
BELGIO - Bruxelles
Scontri tra polizia e hooligan. Calpestati i fiori per le vittime della strage
di Bruxelles del 22 marzo. L'estrema destra a piazza della Borsa nonostante il divieto.
Anche questo è successo durante la mobilitazione di holligans e neonazisti a piazza della Borsa a Bruxelles: calpestati i fiori e le candele a ricordo delle vittime degli attacchi del 22 marzo. Le foto immortalano giovani, cappelli o cappucci in testa, mentre camminano sopra quello che è diventato il memoriale per i 31 morti degli attentati terroristici nella capitale belga (Ap).
PAKISTAN - Lahore
Strage jiadista nel parco dei bambini: almeno 69 morti, molti cristiani.
Un'esplosione nell'Iqbal Park, gremito di gente. Il kamikaze si è fatto
saltare vicino alla zona dei bambini. La rivendicazione dei talebani.
Tra i feriti e le vittime numerosi credenti che erano lì a festeggiare la
Pasqua. Il Vaticano: "Una strage orribile".
BELGIO - Bruxelles
Scontri tra polizia e hooligan. Calpestati i fiori per le vittime della strage
di Bruxelles del 22 marzo. L'estrema destra a piazza della Borsa nonostante il divieto.
Anche questo è successo durante la mobilitazione di holligans e neonazisti a piazza della Borsa a Bruxelles: calpestati i fiori e le candele a ricordo delle vittime degli attacchi del 22 marzo. Le foto immortalano giovani, cappelli o cappucci in testa, mentre camminano sopra quello che è diventato il memoriale per i 31 morti degli attentati terroristici nella capitale belga (Ap).
LIBIA - Tripoli
L'aeroporto di Tripoli chiuso 6 ore / Bloccato aereo premier
Lo scalo è rimasto bloccato per ragioni di sicurezza dalle 8
alle 14 di domenica. Fonti locali riferiscono che mezzi sarebbero
stati schierati sulla pista dello scalo della capitale per impedire
l'atterraggio del premier designato Fayyez al Serraj.
Lucianone
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