26 maggio '15 - martedì 26th May / Tuesday visione post - 30
La profezia di Wolfgang Streeck:
"Il capitalismo divorerà se stesso"
(da 'Corriere della Sera' - 17/05/'15 - Cultura / di Ranieri Polese)
Torino - "Sono venuto a Torino all'inizio degli anni Ottanta , il Lingotto era stato chiuso
da poco. Svolgevo una ricerca sulle grandi fabbriche di auto. Avevo già visitato Wolfsburg,
la fabbrica della Volkswagen: costruita nel 1938, 15 anni dopo il Lingotto, funziona ancora.
Wolfsburg e il Lingotto sono le cattedrali del XX secolo" (quello studio fu pubblicato nel
1984, con il titolo Relazioni industriali nella Germania Ovest. Il caso dell'industria automo-
bilistica, ndr) - Parla Wolfgang Streeck, a Torino con il suo saggio Tempo guadagnato
(Feltrinelli).
Presidente emerito del Max Planck Institut di Colonia, Streeck è noto per la sua analisi
radicale dei rapporti fra il neoliberismo e la democrazia. "La crisi del 2008 - dice - non è
stata un incidente, un semplice episodio. E' il risultato di una serie di movimenti che si so-
no prodotti negli ultimi 40 anni. Fino al 1970, vigeva una politica economica keynesiana:
redistribuzione dei profitti, forti sindacati, welfare.state.
.Con il '70 però cala la produzione, gli Stati nazionali si trovano obbligati a trovare misure
per prevenire turbolenze sociali. La prima soluzione è l'inflazione; seguirà l'indebitamento
dello Stato, e infine l'indebitamento dei privati. Con le banche che non riescono più a farsi pagare dai creditori. E arriva l'esplosione del 2008. Ma ormai vige l'idea di un capitalismo senza più remore. c'è
la deregulation, il mercato comanda. Angela Merkel parla di una "democrazia conforme
al mercato". Per salvare le banche intervengono gli Stati che si addossano i loro debiti,
che vengono pagati dai cittadini".
Oggi, però, si dice che gli effetti della crisi del 2008 cominciano a essere superati. "Co-
munque è ormai divenuta prassi quella di affidare a organismi non eletti dai cittadini le
decisioni politiche. Come la Bce. E' la finanza che comanda, e che vive sulla mobilità
dei capitali: ci possono essere problemi a delocalizzare un'industria, ma per spostare il
capitale da Francoforte a un qualunque paradiso fiscale ci vogliono pochi secondi. E in
questo regime, con i sindacati che hanno perso la loro forza, con l'aumento di disoccu-
pazione e di povertà, la già fragile democrazia sta soccombecrisse della
vittoria del capitalismo. E la globalizzazione ha amplificato le sue potenzialità. Ma è
una vittoria di Pirro. Intanto cedono le strutture democratiche, e poi lo sfruttamento
parossistico delle risorse energetiche sta distruggendo l'ecosistema. Alla fine - quan-
do, non si sa - il capitalismo distruggerà se stesso".
Critico nei confronti dell'euro ("nel 1994, Ralf Dahrendorf lo definì una "pessima idea",
e già denunciava il progetto di far diventare tedesca l'Europa), Streeck oggi indica i
risultati di questa Europa nel manifestarsi ovunque di movimenti populisti, o peggio
ancora xenofobi e neofascisti come il Front National. "Espropriati dei propri diritti -
la Bce non è eletta dal popolo - i cittadini non hanno più fiducia nella politica, cresce
l'astensionismo e chi vota sceglie formazioni populiste o anti-sistema. E non solo nei
Paesi più esposti come Grecia, Spagna, Italia". Ma il quantitive easing di Draghi po-
trebbe cambiare le cose. "E' un trucco, che serve solo a guadagnare tempo, ma non
muta la situazione". - Negli anni Settanta e Ottanta, Streeck era un attivo sosteni-
tore dei socialdemocratici tedeschi. "Guardavamo all'Italia, a Enrico Berlinguer -
ricorda - che staccava il Pci dall'Unione Sovietica e si avvicinava all'area di governo.
Ero a Firenze e andai ad ascoltare un suo comizio in Piazza della Signoria. Stimavo
molto Berlinguer, la sua onestà intellettuale, la sua chiarezza. In Germania avevamo
seguito il tentativo di Aldo Moro di far entrare il Pci al governo. Poi, Moro venne
ucciso. Verrebbe voglia di credere alle teorie dei complotti... Sì, perchè da allora la
storia d'Italia ha preso un'altra strada. Berlinguer non si riprese più da quella scon-
fitta, cominciò l'ascesa dei socialisti di Craxi". E di Matteo Renzi, che cosa pensa?
"Ha riempito un vuoto che si era aperto dopo la fine di Berlusconi. Fa bene o ma-
le? Difficile dirlo, certo si muove. Una cosa però non mi piace: la cura esagerata del-
la comunicazione. Anche la scelta di mettere come ministri tutte quelle belle ragazze...".
Lucianone
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martedì 26 maggio 2015
sabato 23 maggio 2015
Sport - calcio / Serie A - 34^ giornata - 2014/15
23 maggio '15 - sabato 23rd May / Saturday visione post - 9
Risultati delle partite
Sampdoria 0 Sassuolo 0 Roma 2 Atalanta 1 Fiorentina 3 Verona H. 0
Juventus 1 Palermo 0 Genoa 0 Lazio 1 Cesena 1 Udinese 1
Inter 0 Napoli 3 Cagliari 4 Torino 0
Chievo 0 Milan 0 Parma 0 Empoli 1
FLORENZI : decisivo, determinante--- e magari da nazionale!
Lucianone
Risultati delle partite
Sampdoria 0 Sassuolo 0 Roma 2 Atalanta 1 Fiorentina 3 Verona H. 0
Juventus 1 Palermo 0 Genoa 0 Lazio 1 Cesena 1 Udinese 1
Inter 0 Napoli 3 Cagliari 4 Torino 0
Chievo 0 Milan 0 Parma 0 Empoli 1
FLORENZI : decisivo, determinante--- e magari da nazionale!
SOCIETA' / Trasformazioni - Le mamme narciso
23 maggio '15 - sabato 23rd May / Saturday visione post - 11
Una radicale trasformazione investe l'istituto materno. Si vive
meno per i propri figli e più per rivendicare piena autonomia
(da la Repubblica - 28 /02 /2015 - R2Cultura - di Massimo Recalcati)
Dalla mitologia del sacrificio alla ricerca della
libertà assoluta. Così cambia un'immagine secolare
Nella cultura patriarcale la madre era sintomaticamente destinata a sacrificarsi
per i suoi figli e per la sua famiglia, era la madre della disponibilità totale, dell'amo-
re senza limiti. I suoi grandi seni condensavano un destino: essere fatta per accudi-
re e nutrire la vita. Questa rappresentazione della maternità nascondeva spesso
un'ombra maligna: la madre del sacrificio era anche la madre che tratteneva i figli
presso di sè, che chiedeva loro, in cambio della propria abnegazione, una fedeltà
eterna. E' per questa ragione che Franco Fornari aveva a suo tempo suggerito che
i grandi regimi totalitari non fossero tanto delle aberrazioni del potere del padre,
ma ma un'"inondazione del codice materno", una sorta di maternage melanconico
e spaventoso.
La sicurezza e l'accudimento perpetuo in cambio della libertà. Sulla stessa linea di
pensiero Jacques Lacan aveva una volta descritto il desiderio della madre come la
bocca spalancata di un coccodrillo, insaziabile e pronta a divorare il suo frutto. Era
una rappresentazione che contrastava volutamente le versioni più idilliache e idea-
lizzate della madre. Quello che Lacan intendeva segnalare è che in ogni madre, an-
che in quella più amorevole, che nella struttura stessa del desiderio della madre,
troviamo una spinta cannibalica, (inconscia) ad incorporare il proprio figlio. E' l'ombra
scura del sacrificio materno che, nella cultura patriarcale, costituiva un binomio inos-
sidabile con la figura, altrettanto infernale, del padre-padrone, Era la patologia più
frequente del materno: trasfigurare la cura per la vita che cresce in una gabbia dora-
ta che non permetteva alcuna possibilità di separazione.
Il nostro tempo ci confronta con una radicale trasformazione di questa rappresenta-
zione della madre: nè bocca di coccodrillo nè ragnatela adesiva nè sacrificio masochi-
stico nè elogio della mortificazione di sè. Alla madre della abnegazione si è sostituita
una nuova figura della madre che potremmo definire "narcisistica". Si tratta di una
madre che non vive per i propri figli, ma che vuole rivendicare la propria assoluta li-
bertà e autonomia dai propri figli. L'ultimo capolavoro del giovanissimo e geniale re-
gista canadese Xavier Dolan titolato Mommy (2014) mostra il passaggio delicatissi-
mo tra l'una e l'altra di queste rappresentazioni della maternità. Per un verso la cop--
pia madre-figlio del film assomiglia alla coppia simbiotica tipica della patologia pa-
triarcale della maternità: non esiste un altro mondo al di fuori di essa, non esiste un
terzo, non esiste padre, non esistono uomini, non esiste nulla. E' una negazione che
il regista trasferisce abilmente in una opzione tecnica traumatica: le riprese a tre quar-
ti - l'assenza di fuori campo, come ha fatto notare recentemente Andrea Bellavita -
evidenziano un mondo che non conosce alterità, che non ha alcun "fuori" rispetto al
carattere profondamente incestuoso di questa coppia. Ma è l'atteggiamento finale
della madre che risulta inedito rispetto alla rappresentazione sacrificale del deside-
rio materno. Ella non trattiene il figlio problematico (la diagnosi psichiatrica lo clas-
sifica come "iperattivo", ma _ seppur c -ntraddittoriamente - vorrebbe liberarsene-
Il suo desiderio non è più quello rappresentato dalla madre-coccodrillo e dalla sua
spinta fagocitante, ma quello di risultare, come afferma in una battuta finale, "vin-
cente su tutta la linea"; per questo decide di affidare il figlio intrattabile ad una
Legge folle che prescrive il suo internamento forzato.
Continua... to be continued...
Una radicale trasformazione investe l'istituto materno. Si vive
meno per i propri figli e più per rivendicare piena autonomia
(da la Repubblica - 28 /02 /2015 - R2Cultura - di Massimo Recalcati)
Dalla mitologia del sacrificio alla ricerca della
libertà assoluta. Così cambia un'immagine secolare
Nella cultura patriarcale la madre era sintomaticamente destinata a sacrificarsi
per i suoi figli e per la sua famiglia, era la madre della disponibilità totale, dell'amo-
re senza limiti. I suoi grandi seni condensavano un destino: essere fatta per accudi-
re e nutrire la vita. Questa rappresentazione della maternità nascondeva spesso
un'ombra maligna: la madre del sacrificio era anche la madre che tratteneva i figli
presso di sè, che chiedeva loro, in cambio della propria abnegazione, una fedeltà
eterna. E' per questa ragione che Franco Fornari aveva a suo tempo suggerito che
i grandi regimi totalitari non fossero tanto delle aberrazioni del potere del padre,
ma ma un'"inondazione del codice materno", una sorta di maternage melanconico
e spaventoso.
La sicurezza e l'accudimento perpetuo in cambio della libertà. Sulla stessa linea di
pensiero Jacques Lacan aveva una volta descritto il desiderio della madre come la
bocca spalancata di un coccodrillo, insaziabile e pronta a divorare il suo frutto. Era
una rappresentazione che contrastava volutamente le versioni più idilliache e idea-
lizzate della madre. Quello che Lacan intendeva segnalare è che in ogni madre, an-
che in quella più amorevole, che nella struttura stessa del desiderio della madre,
troviamo una spinta cannibalica, (inconscia) ad incorporare il proprio figlio. E' l'ombra
scura del sacrificio materno che, nella cultura patriarcale, costituiva un binomio inos-
sidabile con la figura, altrettanto infernale, del padre-padrone, Era la patologia più
frequente del materno: trasfigurare la cura per la vita che cresce in una gabbia dora-
ta che non permetteva alcuna possibilità di separazione.
Il nostro tempo ci confronta con una radicale trasformazione di questa rappresenta-
zione della madre: nè bocca di coccodrillo nè ragnatela adesiva nè sacrificio masochi-
stico nè elogio della mortificazione di sè. Alla madre della abnegazione si è sostituita
una nuova figura della madre che potremmo definire "narcisistica". Si tratta di una
madre che non vive per i propri figli, ma che vuole rivendicare la propria assoluta li-
bertà e autonomia dai propri figli. L'ultimo capolavoro del giovanissimo e geniale re-
gista canadese Xavier Dolan titolato Mommy (2014) mostra il passaggio delicatissi-
mo tra l'una e l'altra di queste rappresentazioni della maternità. Per un verso la cop--
pia madre-figlio del film assomiglia alla coppia simbiotica tipica della patologia pa-
triarcale della maternità: non esiste un altro mondo al di fuori di essa, non esiste un
terzo, non esiste padre, non esistono uomini, non esiste nulla. E' una negazione che
il regista trasferisce abilmente in una opzione tecnica traumatica: le riprese a tre quar-
ti - l'assenza di fuori campo, come ha fatto notare recentemente Andrea Bellavita -
evidenziano un mondo che non conosce alterità, che non ha alcun "fuori" rispetto al
carattere profondamente incestuoso di questa coppia. Ma è l'atteggiamento finale
della madre che risulta inedito rispetto alla rappresentazione sacrificale del deside-
rio materno. Ella non trattiene il figlio problematico (la diagnosi psichiatrica lo clas-
sifica come "iperattivo", ma _ seppur c -ntraddittoriamente - vorrebbe liberarsene-
Il suo desiderio non è più quello rappresentato dalla madre-coccodrillo e dalla sua
spinta fagocitante, ma quello di risultare, come afferma in una battuta finale, "vin-
cente su tutta la linea"; per questo decide di affidare il figlio intrattabile ad una
Legge folle che prescrive il suo internamento forzato.
Continua... to be continued...
lunedì 18 maggio 2015
Spettacoli - La performance al Museo: il volo degli uccelli
18 maggio '15 - lunedì 18th May / Monday visione post - 20
Effetto Larsen è la compagnia milanese che ha portato
al Museo della Scienza di Milano "STORMOrEVOLUTION",
sperimentando un principio di armonia e cooperazione tra gli individui
(da la Repubblica - 1 maggio 2015 - Sara Chiappori)
Lo strano gruppo che riproduce
il volo degli uccelli
In epoca di esasperazione dei conflitti, c'è chi va controcorrente individuando
un principio di armonia tra gli individui. Non un vago concetto newage, ma un
dato misurabile scientificamente. Mutuato dal mondo animale e riferibile anche
agli umani che, uniti in un gruppo, scoprono di poter riprodurre spontaneamen-
te le dinamiche che regolano il volo degli uccelli o i montoni in branco per pro-
cacciarsi il cibo. L'idea è di Effetto Larsen, giovane compagnia milanese molto
intraprendente che ha applicato gli strumenti del teatro di ricerca a una rifles-
sione sull'intelligenza collettiva. Spostando il suo raggio d'azione dal palcosce-
nico ai territori della scienza. Tutto comincia con la performance di strada
STORMrEVOLUTION, presentata al festival "Danae" del 2010.
In risposta a una call pubblicata in rete, decine di persone, cittadini qualunque
dai 7 ai 70 anni, si erano presentate alle Colonne di San Lorenzo formando una
anomala massa che si muoveva adattando su di sè l'andamento di uno stormo di
uccelli. Nel frattempo il progetto si è ampliato, ha incominciato a interessare le
università e gli istituti di ricerca e adesso approda al Museo della Scienza e del-
la Tecnologia dove, da oggi a domenica, diventa un vero esperimento, monitora-
to da alcuni luminari francesi: il fisico Hugues Chatè, l'etologo Guy Theraulaz
e i computer scientists Gilles Tredan e Matthieu Roy delle università di Paris
Saclay e Tolosa. "La scelta di uscire dagli schemi del teatro si è rivelata drasti-
ca ma vincente - dice Matteo Lanfranchi, alla guida della compagnia - siamo
stati invitati e finanziati anche dall'estero. E' interessante come alcuni elementi
base del lavoro dell'attore, l'attenzione, l'ascolto, il controllo fisico e la capacità
di reazione, siano regole sepolte nel nostro corpo, sorprendentemente simili a
quelle degli animali. Ce lo spiegava il fisico Hugues Chaté: i movimenti di una
massa sono condivisi da tutti i livelli di vita, dai filamenti cellulari agli esseri
umani".
Effetto Larsen è la compagnia milanese che ha portato
al Museo della Scienza di Milano "STORMOrEVOLUTION",
sperimentando un principio di armonia e cooperazione tra gli individui
(da la Repubblica - 1 maggio 2015 - Sara Chiappori)
Lo strano gruppo che riproduce
il volo degli uccelli
In epoca di esasperazione dei conflitti, c'è chi va controcorrente individuando
un principio di armonia tra gli individui. Non un vago concetto newage, ma un
dato misurabile scientificamente. Mutuato dal mondo animale e riferibile anche
agli umani che, uniti in un gruppo, scoprono di poter riprodurre spontaneamen-
te le dinamiche che regolano il volo degli uccelli o i montoni in branco per pro-
cacciarsi il cibo. L'idea è di Effetto Larsen, giovane compagnia milanese molto
intraprendente che ha applicato gli strumenti del teatro di ricerca a una rifles-
sione sull'intelligenza collettiva. Spostando il suo raggio d'azione dal palcosce-
nico ai territori della scienza. Tutto comincia con la performance di strada
STORMrEVOLUTION, presentata al festival "Danae" del 2010.
In risposta a una call pubblicata in rete, decine di persone, cittadini qualunque
dai 7 ai 70 anni, si erano presentate alle Colonne di San Lorenzo formando una
anomala massa che si muoveva adattando su di sè l'andamento di uno stormo di
uccelli. Nel frattempo il progetto si è ampliato, ha incominciato a interessare le
università e gli istituti di ricerca e adesso approda al Museo della Scienza e del-
la Tecnologia dove, da oggi a domenica, diventa un vero esperimento, monitora-
to da alcuni luminari francesi: il fisico Hugues Chatè, l'etologo Guy Theraulaz
e i computer scientists Gilles Tredan e Matthieu Roy delle università di Paris
Saclay e Tolosa. "La scelta di uscire dagli schemi del teatro si è rivelata drasti-
ca ma vincente - dice Matteo Lanfranchi, alla guida della compagnia - siamo
stati invitati e finanziati anche dall'estero. E' interessante come alcuni elementi
base del lavoro dell'attore, l'attenzione, l'ascolto, il controllo fisico e la capacità
di reazione, siano regole sepolte nel nostro corpo, sorprendentemente simili a
quelle degli animali. Ce lo spiegava il fisico Hugues Chaté: i movimenti di una
massa sono condivisi da tutti i livelli di vita, dai filamenti cellulari agli esseri
umani".
Le 75 persone che hanno finora aderito a questi tre giorni di STORMOrEVOLUTION
saranno munite di sensori (due piccoli affarini tipo badge applicati sulle spalle) che
permettono di registrare i loro movimenti e studiarli. "I partecipanti non eseguono nes-
suna coreografia prestabilita, solo indicazioni per concentrarsi sull'ascolto reciproco,
l'interazione e la percezione di sè all'interno del gruppo". Per scoprire che, istintivamen-
te, anche noi bipedi parlanti cerchiamo un'armonia tendendo a una forma di auto orga-
nizzazione in assenza di conflitto. "O meglio, è lo stormo che gestisce il conflitto
ridimensionando chi eccede in leadership". Insomma, il massimo della democrazia
senza nessuna regola imposta.
L u c i a n o n e
Sport - calcio / Serie B - 41^ giornata - 2014/15
18 maggio '15 - lunedì 18th May / Monday
Risultati delle partite
Perugia 2 Avellino 1 Catania 2 Frosinone 3 Livorno 1 Modena 1
Carpi 0 Trapani 1 Cittadella 3 Crotone 1 Vicenza 1 Ternana 2
Continua... to be continued...
Risultati delle partite
Perugia 2 Avellino 1 Catania 2 Frosinone 3 Livorno 1 Modena 1
Carpi 0 Trapani 1 Cittadella 3 Crotone 1 Vicenza 1 Ternana 2
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domenica 17 maggio 2015
SOCIETA' - Lavoro / Scuola: la prevalenza del conflitto
17 maggio '15 - domenica 17th May / Sunday visione post - 5
(da la Repubblica - 15/05/'15 - La Polemica / Francesco Merlo)
La minaccia di precettare gli insegnanti italiani come se fossero tranvieri milanesi o
netturbini romani o minatori inglesi è un oltraggio alla scuola pubblica, una di quelle
prepotenze verbali che, dicevano i vecchi rivoluzionari, "fanno alzare la febbre dei
popoli", eccitano gli animi, accendono lo scontro sociale. E infatti nessuna governo
in Italia è mai ricorso davvero alla precettazione dei professori. Neppure nei momen.
ti pià caldi e ideologici, quelli del pensiero di piazza, dell'eternità della rivolta, del pe-
renne corteo, della scuola antiscuola che tutti insieme abbiamo faticato a seppellire.
Speriamo dunque che il presidente dell'autorità di garanzia degli scioperi Roberto
Alesse, dicendo che "lo strumento della precettazione in caso di blocco degli scrutini
sarebbe la via obbligata e doverosa" si sia solo imbrattato di zelo secchione e che gli
vengano perciò tirate le orecchie da Renzi, dal ministro Giannini e persino dal sotto-
segretario Faraone, al quale è stata affidata la battaglia "culturale" contro i nemici
della buona scuola e del "cambio verso", proprio a lui che ha un brillante curriculum
da autodidatta. Quando l'ho conosciuto predicava "l'affezionamento" ora vuole la
"desecolarizzazione".
E' vero che il blocco degli scrutini minacciato dai sindacati degli insegnanti è la meno
elegante e la meno tranqullizzante delle proteste possibili. Ma è ancora diritto di scio-
pero, sia pure in una forma estrema. Non cancella infatti la valutazione finale degli stu-
denti e neppure nega le pagelle, ma solo le rinvia di uno o due giorni al massimo.
Dki scrutini del resto non avvengono nella stessa data in tutta Italia: ogni scuola ha un
suo calendario. E uno sciopero, nel giorno degli scrutini, non metterebbe in ginocchio,
l'intero Paese e non paralizzerebbe la scuola. Per le famiglie sarebbe ovviamente un fa-
stidio, ma non certo un dramma, anche perchè l'uso del registro elettronico informa quo-
tidianamente i genitori e la legge sulla trasparenza ha cancellato - ormai sono venti an-
ni - il mistero del voto, l'arma terribile dell'esito finale. Certo, se il blocco degli scrutini
diventasse uno sciopero ad oltranza allora sì che la precettazione sarebbe doverosa. Ma
stiamo ipotizzando un conflitto sociale che non si è mai visto, neppure nel sessantotto
quando furono inseguiti tutti gli azzardi e tutte le avventure. E difatti, già per trovare un
(momentaneo) blocco degli scrutini bisogna risalire al primo quadrimestre del 1991 quan-
do i Cobas protestarono per il mancato rinnovo del contratto. Il ministro della P.I. era il
democristiano Gerardo Bianco, che tutti chiamavano Gerry White, uno stimato latinista
che andava fiero d'essere nato nella stessa provincia di Francesco de Sanctis. Eppure
anche allora si aprì sulla precettazione uno di quei dibattiti di legalità che sulla scuola so-
no comunque approssimativi, perchè c'è sempre una legge che rimanda ad un'altra legge
e un'interpretazione che ne cancella un'altra.
La scuola è la palude dei cavilli, il junkspace" (lo spazio spazzatura) dei ricorsi al Tar.
Persino gli esperti hanno le idee vaghe, ogni frazione sindacale segue un suo Codice e
solo questo governo è riuscito a compattare tutti e a dare un senso unico alla protesta
della più scoraggiata e maltrattata categoria professionale del Paese.
Purtroppo gli insegnanti italiani, che non ci stancheremo mai di difendere, ci mettono
poco a mettersi dalla parte del torto, anche quando hanno ragione. E lo hanno fatto
due giorni fa invitando gli studenti a non compilare i testi di italiano e di matematica
(Invalsi si chiamano). Ebbene, usare gli scolari, che basta una scintilla per incendiare,
è un vecchio vizio della demagogia, una scorciatoia del professore che chiede aiuto in-
vece di darlo, manipola la rabbia generazionale dei ragazzi e li manda avanti come scu-
di umani. E tradisce pure la propria missione perchè invitare a non onorare i test d'e-
same è uno sciopero dei libri, una sconfitta per il professore e non per il governo: un
insegnante che insegna a non fare i compiti in classe è come un prete che spara in
Chiesa, come un medico che fa ammalare i suoi pazienti.
La dialettica democratica prevede che il governo porti in Parlamento le sue ipotesi di
riforma della scuola e che i professori possano scioperare, sino al blocco degli scrutini,
senza essere trattati come forconi, come camionisti cileni, come forestali siciliani, co-
me i privilegiati delle orchestre di Stato, come i vigili urbani di Roma che si ammalano
in massa alla vigilia di Capodanno, come molti dipendenti della Rai, insomma come i
per diritti sindacali.tanti che in Italia spacciano i propri privilegi per diritti sindacali.
Continua,,, to be continued...
(da la Repubblica - 15/05/'15 - La Polemica / Francesco Merlo)
La minaccia di precettare gli insegnanti italiani come se fossero tranvieri milanesi o
netturbini romani o minatori inglesi è un oltraggio alla scuola pubblica, una di quelle
prepotenze verbali che, dicevano i vecchi rivoluzionari, "fanno alzare la febbre dei
popoli", eccitano gli animi, accendono lo scontro sociale. E infatti nessuna governo
in Italia è mai ricorso davvero alla precettazione dei professori. Neppure nei momen.
ti pià caldi e ideologici, quelli del pensiero di piazza, dell'eternità della rivolta, del pe-
renne corteo, della scuola antiscuola che tutti insieme abbiamo faticato a seppellire.
Speriamo dunque che il presidente dell'autorità di garanzia degli scioperi Roberto
Alesse, dicendo che "lo strumento della precettazione in caso di blocco degli scrutini
sarebbe la via obbligata e doverosa" si sia solo imbrattato di zelo secchione e che gli
vengano perciò tirate le orecchie da Renzi, dal ministro Giannini e persino dal sotto-
segretario Faraone, al quale è stata affidata la battaglia "culturale" contro i nemici
della buona scuola e del "cambio verso", proprio a lui che ha un brillante curriculum
da autodidatta. Quando l'ho conosciuto predicava "l'affezionamento" ora vuole la
"desecolarizzazione".
E' vero che il blocco degli scrutini minacciato dai sindacati degli insegnanti è la meno
elegante e la meno tranqullizzante delle proteste possibili. Ma è ancora diritto di scio-
pero, sia pure in una forma estrema. Non cancella infatti la valutazione finale degli stu-
denti e neppure nega le pagelle, ma solo le rinvia di uno o due giorni al massimo.
Dki scrutini del resto non avvengono nella stessa data in tutta Italia: ogni scuola ha un
suo calendario. E uno sciopero, nel giorno degli scrutini, non metterebbe in ginocchio,
l'intero Paese e non paralizzerebbe la scuola. Per le famiglie sarebbe ovviamente un fa-
stidio, ma non certo un dramma, anche perchè l'uso del registro elettronico informa quo-
tidianamente i genitori e la legge sulla trasparenza ha cancellato - ormai sono venti an-
ni - il mistero del voto, l'arma terribile dell'esito finale. Certo, se il blocco degli scrutini
diventasse uno sciopero ad oltranza allora sì che la precettazione sarebbe doverosa. Ma
stiamo ipotizzando un conflitto sociale che non si è mai visto, neppure nel sessantotto
quando furono inseguiti tutti gli azzardi e tutte le avventure. E difatti, già per trovare un
(momentaneo) blocco degli scrutini bisogna risalire al primo quadrimestre del 1991 quan-
do i Cobas protestarono per il mancato rinnovo del contratto. Il ministro della P.I. era il
democristiano Gerardo Bianco, che tutti chiamavano Gerry White, uno stimato latinista
che andava fiero d'essere nato nella stessa provincia di Francesco de Sanctis. Eppure
anche allora si aprì sulla precettazione uno di quei dibattiti di legalità che sulla scuola so-
no comunque approssimativi, perchè c'è sempre una legge che rimanda ad un'altra legge
e un'interpretazione che ne cancella un'altra.
La scuola è la palude dei cavilli, il junkspace" (lo spazio spazzatura) dei ricorsi al Tar.
Persino gli esperti hanno le idee vaghe, ogni frazione sindacale segue un suo Codice e
solo questo governo è riuscito a compattare tutti e a dare un senso unico alla protesta
della più scoraggiata e maltrattata categoria professionale del Paese.
Purtroppo gli insegnanti italiani, che non ci stancheremo mai di difendere, ci mettono
poco a mettersi dalla parte del torto, anche quando hanno ragione. E lo hanno fatto
due giorni fa invitando gli studenti a non compilare i testi di italiano e di matematica
(Invalsi si chiamano). Ebbene, usare gli scolari, che basta una scintilla per incendiare,
è un vecchio vizio della demagogia, una scorciatoia del professore che chiede aiuto in-
vece di darlo, manipola la rabbia generazionale dei ragazzi e li manda avanti come scu-
di umani. E tradisce pure la propria missione perchè invitare a non onorare i test d'e-
same è uno sciopero dei libri, una sconfitta per il professore e non per il governo: un
insegnante che insegna a non fare i compiti in classe è come un prete che spara in
Chiesa, come un medico che fa ammalare i suoi pazienti.
La dialettica democratica prevede che il governo porti in Parlamento le sue ipotesi di
riforma della scuola e che i professori possano scioperare, sino al blocco degli scrutini,
senza essere trattati come forconi, come camionisti cileni, come forestali siciliani, co-
me i privilegiati delle orchestre di Stato, come i vigili urbani di Roma che si ammalano
in massa alla vigilia di Capodanno, come molti dipendenti della Rai, insomma come i
per diritti sindacali.tanti che in Italia spacciano i propri privilegi per diritti sindacali.
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giovedì 14 maggio 2015
L'Opinione del Giovedì - Renzi il "decisionista", Salvini "il provocatore" e la bomba 'Scuola'
14 maggio '15 - giovedì 14th May / Thursday Visione post - 14
Era da un pò che non mi occupavo dell'opinione del Giovedì,
non trovando purtroppo spunti interessanti da sviluppare e
sviscerare in modo completo. Non che abbia nel frattempo
trovato cose nuove e spunti decenti, le solite frignate della
politica, notizie ripetitive sulla corruzione a destra e manca,
un bombardamento continuo sulle stragi terroristiche dell'Isis
e le sue conquiste territoriali, e sui veri bombardamenti delle
forze militari aeree degli USA sui territori del califfato, le pro-
teste senza fine dei neri americani contro la crudeltà della po
lizia locale Usa trasformatasi in autentica gendarmeria fasci-
sta-razzista e nerofoba (per introdurre qualche termine originale).
Nel mezzo di questi avvenimenti, abbiamo quello epocale del-
le 'carrette del mare' stracariche del popolo dei migranti che
fuggono dalla miseria e dalle guerre dei loro paesi senza una
qualunque via di fuga che non sia quella del mare aperto dove
una gran parte trova però il suo ultimo cimitero. C'è poi una
ininterrotta tiritera sulla questione economica Grecia - Bce -
Germania/Merkel - Tsipras/Varufakis. Ce la faranno alla fine
i nostri eroi greci a sconfiggere il colosso tedesco e il suo appa-
rato europeo? Ma già la resistenza (e la sua durata) con cui si
oppongono all'Europa dell'euroMerkel. Bce- Bruxerlles è da
ammirare.
Cosa che non si può certo dire dei personaggi politici del nostro
Paese. Che oggi si sono ridotti a due, principalmente: il premier
Renzi sempre più "decisionista" e il Salvini della nuova Lega
che scorazza per più di mezza Italia, andando in quelle zone do-
ve già sa che sarà accolto a fischi o vada male a pomodori e or-
taggi. Ma lui è il Renzi della Lega che cerca la scena, lo spetta-
colo e, perchè no, l'amata tv.
Continua...
to be continued...
Era da un pò che non mi occupavo dell'opinione del Giovedì,
non trovando purtroppo spunti interessanti da sviluppare e
sviscerare in modo completo. Non che abbia nel frattempo
trovato cose nuove e spunti decenti, le solite frignate della
politica, notizie ripetitive sulla corruzione a destra e manca,
un bombardamento continuo sulle stragi terroristiche dell'Isis
e le sue conquiste territoriali, e sui veri bombardamenti delle
forze militari aeree degli USA sui territori del califfato, le pro-
teste senza fine dei neri americani contro la crudeltà della po
lizia locale Usa trasformatasi in autentica gendarmeria fasci-
sta-razzista e nerofoba (per introdurre qualche termine originale).
Nel mezzo di questi avvenimenti, abbiamo quello epocale del-
le 'carrette del mare' stracariche del popolo dei migranti che
fuggono dalla miseria e dalle guerre dei loro paesi senza una
qualunque via di fuga che non sia quella del mare aperto dove
una gran parte trova però il suo ultimo cimitero. C'è poi una
ininterrotta tiritera sulla questione economica Grecia - Bce -
Germania/Merkel - Tsipras/Varufakis. Ce la faranno alla fine
i nostri eroi greci a sconfiggere il colosso tedesco e il suo appa-
rato europeo? Ma già la resistenza (e la sua durata) con cui si
oppongono all'Europa dell'euroMerkel. Bce- Bruxerlles è da
ammirare.
Cosa che non si può certo dire dei personaggi politici del nostro
Paese. Che oggi si sono ridotti a due, principalmente: il premier
Renzi sempre più "decisionista" e il Salvini della nuova Lega
che scorazza per più di mezza Italia, andando in quelle zone do-
ve già sa che sarà accolto a fischi o vada male a pomodori e or-
taggi. Ma lui è il Renzi della Lega che cerca la scena, lo spetta-
colo e, perchè no, l'amata tv.
Continua...
to be continued...
Sport - calcio / Champions League - Finale: Juve vs Barcellona
14 maggio '15 - giovedì 14th May / Thursday visione post - 5
Grande Morata, fortissimo Vidal e grandissima Juve che alla fine
stronca la resistenza del Real. A Berlino ci sarà re Messi, ma i
campioni d'Italia ci proveranno... e sarà la prima volta col Barca.
JUVE da URLO!
E' un gol di Morata che gela il Bernabeu, Chi l'avrebbe detto: quello stesso
Morata che il Real aveva dato alla Juve. Va a capire questi club miliardari,
ma adesso intanto ce l'ha la Juve, l'abbiamo tutti noi. Sì, perchè la società
bianconera che entra nella finale di Berlino è anche tutta nostra, dei mila-
nisti, interisti, romanisti e laziali e sampdoriani, suvvia diciamolo chiaro: è
stata l'unica squadra che ce l'ha fatta e che nel campionato italiano, non
per niente, ha sempre avuto un vantaggio quasi sempre incolmabile dalle
altre. Siamo tutti con Allegri e il suo team bianconero, tutti a Berlino il 6
giugno (sabato), a tifare a squarciagola, senza remore di sorta. Per una
Juve da urlo, facciamoci sentire! Poi, come sempre, che vinca il migliore
sperando non sia il solito Messi...
(Lucianone)
Continua... to be continued...
Grande Morata, fortissimo Vidal e grandissima Juve che alla fine
stronca la resistenza del Real. A Berlino ci sarà re Messi, ma i
campioni d'Italia ci proveranno... e sarà la prima volta col Barca.
JUVE da URLO!
E' un gol di Morata che gela il Bernabeu, Chi l'avrebbe detto: quello stesso
Morata che il Real aveva dato alla Juve. Va a capire questi club miliardari,
ma adesso intanto ce l'ha la Juve, l'abbiamo tutti noi. Sì, perchè la società
bianconera che entra nella finale di Berlino è anche tutta nostra, dei mila-
nisti, interisti, romanisti e laziali e sampdoriani, suvvia diciamolo chiaro: è
stata l'unica squadra che ce l'ha fatta e che nel campionato italiano, non
per niente, ha sempre avuto un vantaggio quasi sempre incolmabile dalle
altre. Siamo tutti con Allegri e il suo team bianconero, tutti a Berlino il 6
giugno (sabato), a tifare a squarciagola, senza remore di sorta. Per una
Juve da urlo, facciamoci sentire! Poi, come sempre, che vinca il migliore
sperando non sia il solito Messi...
(Lucianone)
Continua... to be continued...
ULTIME NOTIZIE - Dall'Italia e dal Mondo / Latest news
14 maggio '15 - giovedì 14th May / Thursday visione post - 16
ITALIA - Scuola
Appello sindacati a parlamentari: "In piazza con noi"
Scrutini, garante: "Precettazione obbligata"
ROMA - Il ddl scuola approda alla Camera. In base a quanto stabilito dalla conferenza dei capigruppo, le votazioni sul testo si terranno domani e da lunedì a mercoledì ad ora di pranzo, quando è prevista la votazione finale sul provvedimento. E i sindacati scrivono ai parlamentari, chiamandoli in piazza all'assemblea pubblica contro la riforma. Le sigle sindacali della scuola danno appuntamento a deputati e senatori per domani pomeriggio alle 16:30 in piazza del Pantheon. L'incontro sarà una sorta di 'microfono aperto' per dare voce alle ragioni contro il ddl in esame a Montecitorio. "Gentili deputati e senatori - si legge nella mail - le organizzazioni sindacali Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals Confsal e Gilda Unams di Roma e del Lazio hanno promosso un'assemblea pubblica dal titolo "il mondo della scuola incontra i parlamentari di Camera e Senato" che si terrà il giorno 15 maggio con inizio alle ore 16.30 In piazza del Pantheon. Le nostre organizzazioni sarebbero liete di ricevere un contributo alla discussione da parte dei rappresentanti del vostro gruppo parlamentare", si legge nella missiva.
Intanto hanno risposto i parlamentari di Sel: "Quella proposta da Renzi sulla scuola è una riforma che porta il Paese indietro, la scuola pubblica subisce un colpo e gli insegnanti vengono relegati in un ruolo marginale. Il preside non sarà un prefetto o uno sceriffo, ma sarà un preside 'faraone' dal nome del sottosegretario che nel corso degli ultimi giorni ha bombardato di tweet la rete e offeso gli insegnanti della scuola repubblicana", ha affermato il capogruppo di Sel a Montecitorio, Arturo Scotto. Quello del governo - prosegue Scotto - è un testo autoritario, sbagliato e pasticciato che andrebbe immediatamente ritirato. Sinistra ecologia libertà ribadisce la richiesta di ritiro del provvedimento, l'emanazione di un decreto urgente sulle assunzioni dei precari e un nuovo testo riscritto col mondo reale della scuola. Quello che domani sarà in piazza al Pantheon a Roma. I parlamentari di Sel ci saranno".
Al centro dell'agenda del governo. La scuola "non è periferia per il governo Renzi, ma è centro della società", ha sottolineato nel suo intervento in Aula, il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini. "Forse questo - ha aggiunto - ha scatenato il dibattito perché non si era abituati a ciò, se ne parlava tra addetti ai lavori. Ora, invece, è tema centrale della nostra riflessione". È ora, ha proseguito Giannini, di effettuare un'inversione di tendenza: "Dopo anni di tagli e di visione alla cieca" sulla scuola, "noi invertiamo la tendenza con un piano ambizioso". "Noi - ha ribadito il ministro - non siamo paladini dei precari, ma poniamo termine al precariato per far uscire la scuola da una terapia intensiva continua. La babele di graduatorie ha alimentato una gigantesca macchina di aspettative e di frustrazioni che è costata anche un patrimonio di risorse, sfioriamo il miliardo". Per il ministro, è arrivato il momento di riconquistare una normalità perduta: "Il nostro obiettivo è ricostruire la normalità che decenni di scelte mancate hanno fatto scomparire e cioè che chi lavora nella scuola sia scelto in base al fabbisogno e selezionato attraverso un concorso pubblico", ha spiegato, facendo un parallelismo con il Jobs Act con il quale, allo stesso modo si è deciso che la normalità del mondo del lavoro doveva tornare a essere il contratto a tempo indeterminato.
I cardini della riforma. Il ministro ha ripercorso per sommi capi i cardini della riforma - merito, uguaglianza, valutazione, formazione costante - e ha sottolineato un "pregio: dietro l'etichetta 'buona scuola' (che il premier ha illustrato, punto per punto, in un video pubblicato ieri sul sito del governo) c'è una visione di un progetto educativo, che può essere condiviso o meno, ma c'è". La scuola - ha detto Giannini - "non è buona finché non è per tutti e ovunque. È ancora molto discontinua, diseguale, vittima di sofferenze. Perché possa essere buona per tutti va aperta, migliorata, impreziosita, resa libera e autonoma, europea e multiculturale. Dopo anni di tagli e cambiamenti senza visione, invertiamo questa tendenza con un piano ambizioso, che viene dalla politica, dall'amministrazione e dalla società e che ha bisogno di politica, amministrazione e società".
ULTIM'ORA - SCUOLA
Ddl, Camera approva tre articoli / Sì all'autonomia e ai presidi-manager
BOSTON - USA
Condannato a morte l'attentatore della maratona
Dzhokhar Tsarnaev, il ventunenne attentatore della maratona di Boston, è stato condannato a morte. La sentenza è stata letta nell’aula della Corte federale di Boston alla presenza di Tsarnaev, dopo che i 12 giurati sono stati riuniti oltre 14 ore in camera di consiglio. Lo scorso mese Tsarnaev era stato riconosciuto colpevole degli attacchi, condotti con il fratello poi ucciso, che provocarono la morte di tre persone e il ferimento di altre 264 il 15 aprile 2013.
Dzokhar Tsarnaev, 21 anni, il 15 aprile 2013 causò con il fratello Tamerlan 3 morti e 264 feriti
FIRENZE - Italia
Monumenti a lutto contro l'ISIS
FIRENZE - Un drappo nero ha ricoperto la statua della Primavera sul Ponte Santa Trinita per protestare contro la distruzione di beni artistici patrimonio dell’umanità perpetrata dai terroristi dell’Isis in Medio Oriente. Il Comune di Firenze ha aderito in questo modo, oscurando una delle statue simbolo della distruzione della città durante la seconda guerra mondiale, all’iniziativa dell’Associazione italiana beni patrimonio mondiale Unesco a sostegno della campagna #unite4heritage. Nei giorni scorsi il Gigante dell’Appenino del Giambologna era stato fotografato con un drappo nero al “braccio” in segno di lutto
Lucianone
ITALIA - Scuola
Appello sindacati a parlamentari: "In piazza con noi"
Scrutini, garante: "Precettazione obbligata"
ROMA - Il ddl scuola approda alla Camera. In base a quanto stabilito dalla conferenza dei capigruppo, le votazioni sul testo si terranno domani e da lunedì a mercoledì ad ora di pranzo, quando è prevista la votazione finale sul provvedimento. E i sindacati scrivono ai parlamentari, chiamandoli in piazza all'assemblea pubblica contro la riforma. Le sigle sindacali della scuola danno appuntamento a deputati e senatori per domani pomeriggio alle 16:30 in piazza del Pantheon. L'incontro sarà una sorta di 'microfono aperto' per dare voce alle ragioni contro il ddl in esame a Montecitorio. "Gentili deputati e senatori - si legge nella mail - le organizzazioni sindacali Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals Confsal e Gilda Unams di Roma e del Lazio hanno promosso un'assemblea pubblica dal titolo "il mondo della scuola incontra i parlamentari di Camera e Senato" che si terrà il giorno 15 maggio con inizio alle ore 16.30 In piazza del Pantheon. Le nostre organizzazioni sarebbero liete di ricevere un contributo alla discussione da parte dei rappresentanti del vostro gruppo parlamentare", si legge nella missiva.
Intanto hanno risposto i parlamentari di Sel: "Quella proposta da Renzi sulla scuola è una riforma che porta il Paese indietro, la scuola pubblica subisce un colpo e gli insegnanti vengono relegati in un ruolo marginale. Il preside non sarà un prefetto o uno sceriffo, ma sarà un preside 'faraone' dal nome del sottosegretario che nel corso degli ultimi giorni ha bombardato di tweet la rete e offeso gli insegnanti della scuola repubblicana", ha affermato il capogruppo di Sel a Montecitorio, Arturo Scotto. Quello del governo - prosegue Scotto - è un testo autoritario, sbagliato e pasticciato che andrebbe immediatamente ritirato. Sinistra ecologia libertà ribadisce la richiesta di ritiro del provvedimento, l'emanazione di un decreto urgente sulle assunzioni dei precari e un nuovo testo riscritto col mondo reale della scuola. Quello che domani sarà in piazza al Pantheon a Roma. I parlamentari di Sel ci saranno".
Al centro dell'agenda del governo. La scuola "non è periferia per il governo Renzi, ma è centro della società", ha sottolineato nel suo intervento in Aula, il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini. "Forse questo - ha aggiunto - ha scatenato il dibattito perché non si era abituati a ciò, se ne parlava tra addetti ai lavori. Ora, invece, è tema centrale della nostra riflessione". È ora, ha proseguito Giannini, di effettuare un'inversione di tendenza: "Dopo anni di tagli e di visione alla cieca" sulla scuola, "noi invertiamo la tendenza con un piano ambizioso". "Noi - ha ribadito il ministro - non siamo paladini dei precari, ma poniamo termine al precariato per far uscire la scuola da una terapia intensiva continua. La babele di graduatorie ha alimentato una gigantesca macchina di aspettative e di frustrazioni che è costata anche un patrimonio di risorse, sfioriamo il miliardo". Per il ministro, è arrivato il momento di riconquistare una normalità perduta: "Il nostro obiettivo è ricostruire la normalità che decenni di scelte mancate hanno fatto scomparire e cioè che chi lavora nella scuola sia scelto in base al fabbisogno e selezionato attraverso un concorso pubblico", ha spiegato, facendo un parallelismo con il Jobs Act con il quale, allo stesso modo si è deciso che la normalità del mondo del lavoro doveva tornare a essere il contratto a tempo indeterminato.
I cardini della riforma. Il ministro ha ripercorso per sommi capi i cardini della riforma - merito, uguaglianza, valutazione, formazione costante - e ha sottolineato un "pregio: dietro l'etichetta 'buona scuola' (che il premier ha illustrato, punto per punto, in un video pubblicato ieri sul sito del governo) c'è una visione di un progetto educativo, che può essere condiviso o meno, ma c'è". La scuola - ha detto Giannini - "non è buona finché non è per tutti e ovunque. È ancora molto discontinua, diseguale, vittima di sofferenze. Perché possa essere buona per tutti va aperta, migliorata, impreziosita, resa libera e autonoma, europea e multiculturale. Dopo anni di tagli e cambiamenti senza visione, invertiamo questa tendenza con un piano ambizioso, che viene dalla politica, dall'amministrazione e dalla società e che ha bisogno di politica, amministrazione e società".
ULTIM'ORA - SCUOLA
Ddl, Camera approva tre articoli / Sì all'autonomia e ai presidi-manager
Il premier: «Nessuno stralcio delle assunzioni dal Ddl. Discutiamo, ma poi si decide». La Cei: «No al muro contro muro sulla pelle dei ragazzi». Trattative governo-minoranza Pd
I sindacati minacciano il blocco agli scrutini, il Pd è spaccato, gli studenti sono sul piede di guerra. Se doveva servire a placare gli animi, la lezione alla lavagna di Renzi ha mancato clamorosamente il risultato. Tanto che oggi è intervenuta perfino la Cei. «C’è un tentativo di confronto» sulla riforma della scuola, «spero che non ci sia il muro contro muro», ha detto il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, sottolineando che «il problema è che si sta guardando alla scuola da tante prospettive ma poco da quella degli unici protagonisti, i ragazzi». Da parte sua Matteo Renzi è tornato a parlare di scuola in mattinata a Radio Anch’io. Fare subito le assunzioni stralciandole dal ddl scuola «è impossibile - ha detto -. Assumiamo con un modello di scuola diverso: non esiste che dal ddl prendo le assunzioni e non cambio il modello scuola, perché» diventerebbe «un grande ammortizzatore sociale» per i precari. Che poco più tardi ha twittato: «Pronti a discutere il merito di tutto, con tutti, dalla scuola alla Pa. Ma dopo aver discusso, si decide. L’Italia non può più perdere tempo».
Pronti a discutere merito di tutto, con tutti, dalla scuola alla PA. Ma dopo aver discusso, si decide. L'Italia non può più perdere tempo
Centosessantamila assunzioni
Su un punto, in particolare, il presidente del Consiglio non transige: «Non valutare, e trattare tutti gli insegnanti allo stesso modo per me è un errore» e allora «gli stipendi non si toccano, ma se ci sono soldi in più devono andare a chi lo merita». Altro nodo, quello delle assunzioni: «In passato - ha detto Renzi - si è giocato troppo sulla pelle dei precari della scuola. Quelli delle Gae noi li assumiamo. Quelli che hanno fatto i corsi di abilitazione ti dicono che vogliono entrare: per queste persone noi pensiamo a una forma concursuale. Saranno 160mila persone nei prossimi anni ad essere assunti. Centomila quest'anno e sessantamila con i concorsi dei prossimi anni».
Scuola, al 'sit in' al Pantheon
più parlamentari che professori
Contestazioni
In piazza sono pochi i manifestanti, ma si fanno sentire. Benché Fassina appartenga alla minoranza dem, alcuni docenti gli gridano: «La sinistra non si svende». Contestate le due renziane Simona Malpezzi e Anna Ascani: «Malpezzi vattene a casa».
BOSTON - USA
Condannato a morte l'attentatore della maratona
Dzhokhar Tsarnaev, il ventunenne attentatore della maratona di Boston, è stato condannato a morte. La sentenza è stata letta nell’aula della Corte federale di Boston alla presenza di Tsarnaev, dopo che i 12 giurati sono stati riuniti oltre 14 ore in camera di consiglio. Lo scorso mese Tsarnaev era stato riconosciuto colpevole degli attacchi, condotti con il fratello poi ucciso, che provocarono la morte di tre persone e il ferimento di altre 264 il 15 aprile 2013.
Dzokhar Tsarnaev, 21 anni, il 15 aprile 2013 causò con il fratello Tamerlan 3 morti e 264 feriti
FIRENZE - Italia
Monumenti a lutto contro l'ISIS
FIRENZE - Un drappo nero ha ricoperto la statua della Primavera sul Ponte Santa Trinita per protestare contro la distruzione di beni artistici patrimonio dell’umanità perpetrata dai terroristi dell’Isis in Medio Oriente. Il Comune di Firenze ha aderito in questo modo, oscurando una delle statue simbolo della distruzione della città durante la seconda guerra mondiale, all’iniziativa dell’Associazione italiana beni patrimonio mondiale Unesco a sostegno della campagna #unite4heritage. Nei giorni scorsi il Gigante dell’Appenino del Giambologna era stato fotografato con un drappo nero al “braccio” in segno di lutto
Lucianone
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