domenica 7 aprile 2013

Sport - calcio / Serie B - 35^ giornata 2012/13

7 aprile '13 - domenica       7th April / Sunday

Risultati delle partite
Reggina  -  Bari               1  -  0
Brescia  -  Cesena              2  -  1
Empoli  -  Crotone             0  -  0
Lanciano  -  J. Stabia        1  -  1
Livorno  -  Ascoli              2  -  0
Modena  -  Pro Vercelli     1  -  0
Novara  -  Sassuolo           3  -  2
Spezia  -  Grosseto            2  -  1
Verona  -  Ternana            2   -  1
Vicenza  - Cittadella          1  -  2
Padova  -  Varese            lunedì  08/04/'13 
Classifica
Sassuolo  73  /  Verona, Livorno  67  /  Empoli  57  /  Varese  52  /  Novara  51
Brescia  49  /  Juve Stabia  45  /  Modena, Cesena  44  /  Ternana, Padova, Crotone  44  /
Spezia, Lanciano, Cittadella  42  /  Reggina  41  /  Bari, Ascoli  40  /  Vicenza  32  / 
Pro Vercelli  28  /  Grosseto  23


Nella 35ª giornata di Serie B, il Sassuolo cade a 30" dalla fine per 3-2 a Novara con il gol partita di Faragò al 48' della ripresa. La squadra di Di Francesco va sotto 2-0 nel primo quarto d'ora, poi recupera con Berardi e un autogol di Ludi, ma a pochissimi secondi dal fischio finale incassa il colpo del ko. Le inseguitrici Verona e Livorno vincono rispettivamente 2-1 con la Ternana e 3-0 con l'Ascoli e la distanza con il Sassuolo si riduce per entrambe a 6 punti. Il turno, che si è aperto venerdì sera con l'1-0 della Reggina sul Bari, sarà completato lunedì alle 20.45 dal posticipo Padova-Varese.

LIVORNO-ASCOLI 3-0 — Un Livorno frizzante e brioso festeggia, ballando il samba, un successo netto e prezioso. Due prodezze dei brasiliani Paulinho ed Emerson (conditi da un gol di Bigazzi a tempo scaduto) consentono agli amaranto di liquidare, in scioltezza, la pratica Ascoli, di accorciare le distanze dalla capolista Sassuolo e di conservare (sia pur in compagnia del Verona, che vanta gli scontri diretti favorevoli) il secondo gradino della classifica. Sono dieci le lunghezze sull'Empoli ora, quarta forza del torneo. Conservando questo margine, anche i labronici sarebbero promossi direttamente ed eviterebbero le forche caudine dei play-off. Brutto lo stop rimediato dai bianconeri marchigiani, che, al Picchi hanno accusato più del lecito le gravi assenze degli squalificati Feczesin e Zaza. Per l'Ascoli è la settima sconfitta delle ultime undici partite: a sette giornate dal termine la salvezza è ancora tutta da conquistare. Livorno in gran forma, lucido con il suo organizzato 3-4-1-2 ed abile nello sfruttare le qualità dei propri singoli. Ai padroni di casa bastano 55 secondi per sbloccare il punteggio. Non si è ancora esaurito il primo giro di lancetta del confronto quando, all'altezza del centrocampo, Paulinho si imposessa della sfera, rubando il tempo a Prestia. Poi il centravanti sudamericano avanza palla al piede e dai venti metri spara un destro che supera l'incolpevole Maurantonio. Una vera e propria perla. Il Livorno continua a menar le danze e, con merito, al 21', raddoppia. Emerson, dal vertice destro dell'area, batte una splendida punizione con il mancino: un sinistro tagliato che termina la propria corsa sul secondo palo. Una rete capolavoro, che di fatto chiude in anticipo la partita. Al 33' doppia occasione per i locali: ci provano Belingheri e (in tap-in) Paulinho, ma Maurantonio respinge. Al 34' l'Ascoli si fa minaccioso con l'ex Loviso, che tenta la conclusione dalla distanza: Mazzoni devia in angolo. 2-0 all'intervallo. Nella ripresa, gli ospiti passano dal 3-5-1-1 al 4-4-2, ma continuano a denotare limiti di gioco e di idee. Ascoli crea un pericolo al 9' con Soncin. Il Livorno sfiora il tris con Luci (19'). Al 36', a porta pressoché vuota, Dionisi pecca di altruismo ed anziché tirare a rete serve il neo entrato Cellerino, in posizione di fuorigioco: annullata la rete dell'argentino. Al 49' lo stesso Cellerino smarca in piena area Bigazzi, che firma il più facile dei gol. Per i toscani un successo rotondo e indiscutibile. (Fabio Giorgi)

VERONA-TERNANA 2-1 — Vittoria faticosa ma limpida, legittimata dalla qualità della manovra e da un inizio di ripresa da squadra di rango. Il Verona rimane secondo, in serie A perché ha il vantaggio degli scontri diretti col Livorno e perché ha dieci punti di vantaggio sull’Empoli quarto. La Ternana si presenta forte di 528 minuti di imbattibilità, a cui il Verona oppone Ferrari più Cacia con l’aggiunta di Sgrigna alle loro spalle. Non c’è Martinho, non ancora recuperato. A destra si rivede Crespo, Ceccarelli prende il posto dell’infortunato Moras, Maietta è al centesimo gettone con la maglia dell’Hellas. Succede poco in avvio, Mandorlini vuole come sempre fare la partita ma la Ternana non è solo passiva come testimonia l’iniziativa (11’) di Scozzarella, bravo ad accentrarsi da sinistra verso il centro e ad accarezzare il palo alla destra di Rafael con un maligno rasoterra. La pressione del Verona sale col passare dei minuti. Al 19’ la prima minaccia per la Ternana è la staffilata di Sgrigna respinta da Brignoli, al 33’ è Jorginho a prendere la mira dal limite senza inquadrare la porta per un soffio dopo un’insistita azione partita da Cacia e rifinita da Hallfredsson. La contesa si sblocca pochi secondi dopo l’inizio della ripresa, quando Cacia lavora un bel pallone sulla sinistra e disegna un bel cross sul quale la testa di Ferrari arriva prima di tutti. Il Verona spinge forte, vuole il raddoppio e lo coglie al minuto 8, con la percussione di Hallfredsson sempre sulla sinistra, il velo magari involontario di Cacia e il piatto comodo di Sgrigna sul palo lontano. Tutto molto facile. La Ternana è però tutto fuorché rassegnata. Toscano alza ilbaricentro, Sinigaglia (12’) e Maglietta (21’) chiamano ad un superlavoro Rafael che però nulla può (22’) sulla terrificante sassata da lontano di Bernardi. Lo stadio mormora, avrebbe preferito un finale più sereno. Basta un attimo però per tranquillizzare i 13.359 spettatori del Bentegodi, perché quando Sgrigna (24’) se ne va in campo aperto in contropiede Brosco decide di abbatterlo. Gavillucci estrae subito il rosso, la Ternana è in dieci. Toscano butta nella mischia Ceravolo (per Litteri), dall’altra parte Gomez (entrato al posto di Cacia) centra di testa la traversa sfiorando un gol che gli manca dall’8 dicembre nel 3-1 all’Ascoli. Non si arrende la Ternana, anche con l’uomo in meno. Ma i minuti passano, compresi i quattro di recupero. E il risultato non cambia più. (Alessandro De Pietro)


NOVARA-SASSUOLO 3-2 — Un colpo di testa di Faragò in pieno recupero regala al Novara il quinto successo consecutivo (undicesimo risultato utile di fila) contro la capolista Sassuolo. È una partita frizzante, sempre aperta quella del Piola, sbloccata dopo poco più di sessanta secondi dai padroni di casa grazie al quarto gol in stagione di Bruno Fernandes che trova l’incrocio dei pali con un gran tiro dalla distanza. L’uomo in più del Novara è Daniele Buzzegoli: l’ex Spezia smista il pallone e innesca la fase offensiva azzurra e, al 13’, trova anche il gol del raddoppio con una punizione magistrale dal limite dell’area avversaria. Il doppio svantaggio desta il Sassuolo che, agevolato da un’indecisione di Bardi, accorcia le distanze al 16’ con un altro calcio piazzato, stavolta firmato da Berardi, da distanza siderale. I neroverdi ritrovano fiducia e smalto mentre il Novara, con una difesa completamente ridisegnata (fuori Lisuzzo, Perticone e Colombo, dentro Ludi, Bastrini e Ghiringhelli), sbanda. Al 21’ annullato il pari di Pavoletti per fuorigioco, ma per il Sassuolo sono le prove generali del gol che arriva, puntuale, dieci minuti più tardi grazie al maldestro tentativo di Ludi di anticipare lo stesso centravanti avversario: in tuffo, il capitano azzurro, manda la palla alle spalle di Bardi. Dopo la tempesta di gol, la quiete: il Novara fallisce il match point con Seferovic (gran parata di Pomini) al 43’, il Sassuolo ne manca addirittura due nella ripresa, entrambi con Berardi a tu per tu con Bardi. La partita si trascina senza grandi sussulti fino al 93’, quando Faragò, entrato da quattro minuti, trova il gol partita (3-2) sull’ottima imbeccata di Marianini. (Giuseppe Maddaluno)

Lucianone

sabato 6 aprile 2013

Economia mondiale (per capire) - La crisi finanziaria, la crescita mancata e le strategie per battere la recessione

6 aprile '13 - sabato        6th April / Saturday                       visioni post - 11

Nel cercare di capire sempre meglio come funzionano i meccanismi economici,
ho recuperato un Dossier del quotidiano la Repubblica (14 gennaio 2013),
che può essere molto utile per capire l'attuale crisi finanziaria che stanno
vivendo i Paesi del sud Europa, vista nel contesto dell'economia mondiale
e soprattutto come derivazione di un'economia mondiale globalizzata e  in
buona parte distorta da un capitalismo sempre più dominato dai mercati e
dalla 'guerra delle monete', quindi capitalismo selvaggio globalizzato: così
(per dirla tutta) tutto ciò ha portato al verificarsi di un nuovo aspetto moder-
no di 'guerre economiche mondiali', dove le vere armi ammazza-popoli sono
costituite dalla grande finanza mondiale guidata dalle solite grandi potenze
economiche, e con l'aggiunta dei Brics, i nuovi paesi emergenti.
(Lucianone)
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L' Europa non sta agganciando la ripresa
schiacciata da austerità e moneta forte
Le banche centrali di Usa e Giappone creano svalutazioni competitive.
Le speranze di un risveglio economico mondiale non riguardano per ora
il Vecchio Continente. Dollaro e Yen tenuti bassi per dar fiato all'industria.
Da noi avviene il contrario e le imprese non ce la fanno.

(da la Repubblica - 14/01/2013 - di Federico Rampini)
Dossier  -  La crescita / Le strategie per battere la recessione
New York  -  "L'euro ha chiuso la settimana scorsa ai massimi sul dollaro
dall'aprile 2012, toccando quota 1,336. I mercati lo attendono al varco per
vedere se segnerà nuovi record". L'articolo del Wall Street Journal centra
una contraddizione: la moneta unica è sempre più forte, da settimane pro-
segue la marcia al rialzo, anche se il Vecchio Continente è l'unica area del
mondo in recessione. L'assurdità si scioglie se le due frasi precedenti ven-
gomo rovesciate e il nesso casuale si inverte: l'Europa affonda nella reces-
sione anche perchè è penalizzata da un cambio troppo forte. E' una delle
ragioni per cui  il Vecchio continente  rimane  ai  margini da quella che gli
americani battezzano la Grande Rotazione: il ribaltamento di scenari eco-
nomici, il prevalere dell'ottimismo dopo tanti anni di depressione, il conse-
guente travaso di flussi  di capitali dai bond alle azioni. Nei 9 giorni lavo-
rativi dall'nizio dell'anno, ben 22 miliardi  di dollari  si sono investiti nelle
Borse, di cui 10,4 miliardi in azioni Usa  e 7,3 nelle aziende quotate dei
paesi emergenti (Brics).     Neppure un miliardo, invece, ha raggiunto le
Borse europee: un rigagnolo, che conferma la diversità negativa dell'Eu-
ropa, dove perfino la Germania è in bilico sull'orlo della recessione.
Euro forte e "perma-austerity" sono i due fattori che finora impediscono
al Vecchio Continente di agganciarsi alle locomotive della ripresa mon-
diale e cioè America e Brics.   La forza eccessiva della moneta è meno
dibattuta dell''austerity ma non è meno importante. Lo stesso Wall Street
Journal ricorda che i mercati guardano con attenzione a un appuntamento
di questa settimana:  l'atteso  discorso, domani a Tokyo, del governatore
della Banca del Giappone Masaaki Shirakawa. Da quel discorso si avrà
conferma dei massicci acquisti di euro effettuati dalla banca centrale: un
colosso che rimane il numero due mondiale per la ricchezza delle sue ri-
serve valutarie subito dopo la banca centrale cinese. Il Giappone, reduce
dalle elezioni  e  dalla vittoria di Shinzo Abe  sta copiando la ricetta della
ripresa americana: politiche keynesiane (90 miliardi di euro in grandi ope-
re), più moneta debole. Abe ha minacciato   di cambiare lo statuto della la
sua banca centrale, se questa non eseguirà le direttive. E le grandi mano-
vre per svalutare lo yen sono già cominciate: comprando euro, per l'ap-
punto. L'euro viene così sospinto al rialzo dalle politiche convergenti di
"tutti gli altri": cominciò la Federal Reserve con il suo "quantitative easing",
una creazione poderosa di liquidità che ha  tra i suoi effetti collaterali (in-
confessato ma molto desiderato)  proprio  l'indebolimento  del dollaro a
a vantaggio della competitività del made in Usa. La banca centrale sviz-
zera, per impedire un rincaro della sua moneta che avrebbe messo fuori
mercato alcune delle sue industrie, impose un tetto al valore del suo fran-
co.  La Cina ha navigato cautamente a metà strada fra il dollaro e l'euro,
ben guardandosi dal seguire la moneta unica nella sua traiettoria rialzista.
In questa "guerra delle monete" , come la definisce il ministro brasiliano
dell'economia Guido Mantega, un perdente sicuro è il settore manifattu-
riero europeo: da una parte è schiacciato dalla domanda interna asfittica,
per gli effetti dell'austerity sul potere d'acquisto delle famiglie; d'altra par-
te si vede insidiate le sue quote di commercio mondiale da grandi potenze
che manovrano spregiudicatamente il cambio. "E' la fine dell'indipendenza
imesdelle banche centrali", osserva sul Financial Times Stephen King, non
il maestro dei thriller bensì l'autorevole chief economist di Hsbc. Quella del
Giappone è di fatto sotto minaccia di commissariamento. La banca centra-
le americana da parte sua da un'interpretazione sempre più  'progressista'
del suo mandato.
Il presidente della Fed , Ben Bernanke, vuole continuare  i  suoi massicci
acquisti di bond (pompa 85 miliardi di liquidità ogni mese) finchè la disoc-
cupazione Usa non scende fino al 6.5% (oggi è al 7,8% dopo aver supe-
rato il 10% durante la recessione). E' evidente la convergenza tra la stra-
tegia della Fed e l'agenda politica di Barack Obama.
Sul tema del mandato istitiuzionale della Bce, Mario draghi è stato inter-
rogato alla sua ultima conferenza stampa, e ha risposto in modo cauto..
Certo non rientra nei suoi poteri cambiare un mandato che è scritto nei
Trattati Ue, e che ricalca l'ossessione anti-inflazionista della Bundesbank.
Ma se la politica della Bce non ha la possibilità di rispondere alle offen-
sive di Giappone e Usa, l'handicap resterà grave per l'industria europea.
Tanto più che si aggiunge all'altra anomalia europea: la "perma-austerity",
secondo la definizione di Wolfgang Munchau sul Financial Times.
Perfino la Germania, cioè l'unica nazione europea che potrebbe trasfor-
marsi in locomotiva, "prepara un nuovo bilancio di austerity per il 2014,
per rispettare l'obbligo costituzionale di pareggio strutturale del bilancio
pubblico".  E' una rigidità sconosciuta a Washington, Tokyo, Pechino o
Brasilia, cioè tutti i paesi che hanno ripreso a crescere.


Lucianone

Ultime notizie - dall'Italia e dal mondo / Latest news

6 aprile '13 - sabato         6th April / Saturday

Politica / Italia
Franceschini: "Dialogo con Pdl per un governo
di transizione"
Il Pd Franceschini  -  "Ci piaccia o no, il capo della destra è ancora Berlusconi. È con lui che bisogna dialogare». In una intervista al Corriere della Sera, l'ex segretario del Pd Dario Franceschini dice «basta» ai complessi, «ora è arrivato il momento di dialogare con il Pdl». «Se si vuol dare un governo al Paese, in questa fase si debbono accettare forme di collaborazione». E spiega che serve «un esecutivo di transizione, che prenda le misure necessarie per dare ossigeno all'economia mentre in Parlamento si fanno le riforme istituzionali: Senato federale, con conseguente riduzione dei parlamentari, e legge elettorale».
Secondo Franceschini «neppure con i collegi uninominali uscirebbe una maggioranza assoluta» dalle elezioni. Quindi, dice al Corriere, «non resta che un'altra strada: uscire dall'incomunicabilità. E abbandonare questo complesso di superiorità, molto diffuso nel nostro schieramento, per cui pretendiamo di sceglierci l'avversario. Ci piaccia o no, gli italiani hanno stabilito che il capo della destra, una destra che ha preso praticamente i nostri stessi voti, è ancora Berlusconi. È con lui che bisogna dialogare».
Quanto alle elezioni del nuovo presidente della Repubblica, «il prossimo capo dello Stato deve essere in ogni caso una persona di garanzia eletta con una intesa più larga possibile. Per sua natura, non può essere eletto con un mandato. Deve essere libero fin dalla prima scelta: assegnare l'incarico di formare il nuovo governo». Per il Colle serve «una persona con un'esperienza politica e parlamentare. Non possiamo fare un'operazione di immagine, scegliere uno scienziato o un attore che piaccia ai blog o alla Rete. Il prossimo presidente dovrà difendere il ruolo del Parlamento che lo eleggerà, aiutandolo a ritornare per i cittadini da palazzo della casta a tempio della democrazia repubblicana»

E per il futuro del Pd «vedo con grande preoccupazione la leggerezza con cui si evocano scenari di scissione, da 'destra' o, se dovesse prevalere Renzi, da 'sinistra'. Siamo in una tale crisi istituzionale e sociale che ci manca pure questo. Con tutta la fatica che abbiamo fatto per costruirlo, il Pd... Ognuno si morda la lingua e si metta in testa che il Partito democratico deve restare unito e stringersi attorno a chiunque vinca le primarie, quando ci saranno», conclude Franceschini


Renziani attaccano l'Unità / Il direttore Sardo: "Noi aperti al confronto"
Il titolo di prima pagina dell'Unità:  'No di Renzi al governo Bersani' accende lo scontro nel Pd. Il quotidiano viene duramente censurato dai parlamentari più vicini al sindaco di Firenze, tanto che Matteo Richetti arriva a suggerire l'opportunità che il direttore Claudio Sardo si dimetta.

 

«Un titolo può piacere o meno. Ma suggerire le dimissioni di un direttore di giornale per un titolo che non si condivide, mi pare un infortunio - scrive in risposta a Richetti il direttore dell'Unità, Claudio Sardo -. Tanto più se la ragione è l’autonomia de l’Unità, che si presume ferita. Quanto al merito del titolo di oggi - “No di Renzi al governo Bersani” - continuo a pensare che sia una sintesi fedele dell’intervista di Renzi al Corriere della Sera. Renzi ha detto che, arrivati a questo punto, il Pd deve scegliere tra un accordo esplicito con il Pdl e le elezioni anticipate. L’ipotesi cancellata è proprio la proposta di Bersani: un governo di centrosinistra che affronti, provvedimento dopo provvedimento, i numeri critici in Senato; un secondo binario delle riforme la cui guida è affidata a chi sta fuori dal governo. Renzi ha anche criticato la tattica, non solo la strategia del segretario del Pd: "Qui si punta a prendere tempo e a eleggere un Capo dello Stato che ci dia più facilmente l’incarico di fare il nuovo governo". Sia chiaro: posizioni legittime e importanti, meritevoli di una discussione aperta nel Pd. Anzi, un’opportunità perché il confronto sia pubblico e trasparente. Nel mio articolo di oggi penso di aver discusso con grande rispetto questa opinione, che non condivido ma che, a mio giudizio, contiene elementi di verità che non possono essere liquidati in modo superficiale. L’Unità sarà aperta a questa discussione. Anzi, chi la legge sa che la discussione è già aperta, come dimostrano anche i commenti e gli articoli del giornale di oggi».
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Cinquestelle, trasparenza addio
Si va dallo streaming al buttafuori
Metamorfosi della truppa nata su Internet: asserragliati in un hotel come i notabili di Todo Modo, gli agenti in borghese contro i media.
Per essere quelli della trasparenza, non scherzano. Nella pur tormentata vita politica italiana di pullman pieni di parlamentari con destinazione ignota alla maggior parte dei passeggeri non se n’erano mai visti. Eppure questo è successo ieri mattina alle 9, a piazzale Flaminio, centro di Roma, dove gli onorevoli grillini erano stati convocati via mail per incontrare il Capo supremo in una destinazione top secret.

Firenze, l’Abruzzo, i Castelli? Fino a quando i pullman non partono, seguiti da stuoli di cronisti, ogni bus con un percorso diverso per depistare la «casta dei giornalisti», pochi sanno che la meta è un piccolo resort, La Quiete, a Tragliata, un borgo sulle colline a pochi chilometri dal mare di Fregene. La diretta dell’inseguimento, trasmessa da Tgcom 24, si colloca a metà tra quelle cronache di fuggiaschi made in Usa e una gita parrocchiale di Pasquetta con tanto di sosta all’autogrill.

Ma il bello viene all’arrivo alla Quiete, i cui edifici con i mattoncini a vista si trasformano in una sorta di “zona rossa”, con i parlamentari asserragliati, la polizia in borghese pronta ad allontanare anche con modi spicci i giornalisti (alcuni vengono identificati), fughe tra gli ulivi, appostamenti dietro le siepi, addirittura minacce di denunce.


Una giornata surreale, con Beppe attovagliato in una sala destinata ai matrimoni con i suoi in pellegrinaggio per una stretta di mano, e fuori decine di cronisti cui vengono passati panini attraverso le sbarre della cancellata dai gestori del resort, la famiglia Valente, stupiti da tanta ressa e imbarazzati per il trattamento riservato agli ospiti dei mass media: «Vi posso almeno offrire un amaro?». E quando qualcuno riesce ad avvicinarsi alle finestre inumidite dalla pioggia per udire il “verbo grillino”, ecco spuntare gli uomini comunicazione, quelli che si riempiono la bocca ogni minuto di “rete e trasparenza e democrazia orizzontale”, comportarsi come buttafuori da discoteca, e chiedere il rinforzo degli agenti: «Questa è una riunione privata, mandateli via!».

Attualità  - Cronaca  /  Italia
L'Aquila quattro anni dopo / "L'Italia non ci abbandoni"Non c’è la parola per dirlo, c’è la parola orfano, c’è la parola vedovo o vedova. Non c’è quella per dire la condizione di chi perde la figlia o il figlio. Forse per questo il 6 aprile è prima di tutto il ricordo delle ragazze e dei ragazzi, dei bambini vittime del sisma.

Degli aquilani e degli studenti di cui le istituzioni a cui erano affidati avrebbero dovuto prendersi cura. Renza Bucci avrebbe dovuto diventare nonna, il 6 aprile 2009, per il parto programmato della figlia. Ha perso sotto le macerie la figlia e la nipotina, la 309ma vittima, insieme al genero.

Renza non ha mancato una udienza di quello che sulla stampa è stato chiamato il «processo alla scienza», eppure il suo nome non è fra quelli del ricorso contro la Commissione grandi rischi, perché per lei non c’è compensazione possibile, c’è invece il bisogno di sapere. Renza, prima che il tempo si fermasse alle 3 e 32 del 6 aprile, lavorava come amministrativa all’università. Nel crescendo delle scosse a L’Aquila, ai dipendenti dell’università era fatto divieto di avere paura e uscire dalle sedi. Obbligo di ferie per i «paurosi».

L'Aquila non può finire così
Mobilitiamoci, c'è pure Settis» | FOTOGALLERY


MONDO / ESTERI  -  Siria
Blogger:  "Italiani in Siria stanno bene"
Sono un giornalista della Rai e tre free lance i quattro italiani in stato di fermo nel nord della Siria ad opera di un gruppo armato che resta al momento non meglio individuato. Si tratta di Amedeo Ricucci, giornalista Rai in forza alle reti, e in particolare impegnato nella realizzazione di servizi per il programma 'La Storia Siamo Noi' di Rai3 e del canale tematico; quindi di Andrea Vignali, freelance e videomaker che ha spesso collaborato con Unita.it, Elio Colavolpe e della italo-siriana Susan Dabous. Il giornalista del servizio pubblico lavorerebbe per lo più per le reti, in particolare per programmi di approfondimento, uno dei tre freelance, Andrea Vignali, è stato un collaboratore dell'Unità.

Secondo Aya Homsi, una attivista e blogger siriana che vive e studia a Bologna, animatrice di un gruppo su Facebook «Vogliamo la Siria libera», i quattro «stanno bene». Stando a quanto riferisce, i quattro sono trattenuti in attesa che dai documenti in loro possesso si accerti effettivamente che si tratta di giornalisti e quindi a quel punto verrebbero rilasciati o liberati (non è infatti chiaro in mani di chi siano, ndr).
In relazione alla vicenda, la Rai, in linea con l'invito al massimo riserbo formulato dall'Unità di crisi della Farnesina a tutela dei connazionali coinvolti , si appella alla sensibilità di tutti i giornalisti della carta stampata, delle radio delle televisioni e del web affinchè venga mantenuto un responsabile silenzio stampa. Notizie sommarie o imprecise potrebbero nuocere all'incolumità dei colleghi, nostra unica priorità. Lo comunica una nota di viale Mazzini.

Dietro le quinte sono in corso contatti costanti per garantirne il rilascio, ma fonti riservate vicine alla vicenda fanno notare come «casi del genere siano border-line», e dunque «i più delicati» da risolvere, in quanto suscettibili di precipitare in qualsiasi momento.

Per tale ragione le autorità mantengono il massimo riserbo, sollecitato fin dai primi istanti dell'emergenza. L'Unità di Crisi della Farnesina aveva subito annunciato di essersi «attivata» e di mantenere i collegamenti «con i familiari». L'area dove è avvenuto il rapimento è in larga parte controllata dai ribelli ma persistono anche sacche di resistenza da parte delle forze fedeli al regime di Bashar al-Assad. Lì i combattimenti sono frequenti e si contano già numerosi episodi in cui operatori dell'informazione, per lo più stranieri, sono stati vittime di rapimenti. L'Italia, al pari di quasi tutti gli altri Paesi terzi, ha da tempo sconsigliato ai propri connazionali di recarsi in territorio siriano, se non assolutamente indispensabile.
La Farnesina segue «sin dai primi momenti» gli sviluppi della vicenda e l'Unità di crisi «si è immediatamente attivata ed è in contatto con i familiari». La Farnesina precisa anche che «occorre mantenere il massimo riserbo» sulla vicenda e che «l'incolumità dei connazionali resta la priorità assoluta».

WEB E GIORNALISMO SUL CAMPO PER RACCONTARE
LA TRAGEDIA SIRIANA "COLLEGATI" CON GLI STUDENTI
«Silenzio, si muore».
È questo il progetto di giornalismo al quale sta lavorando in questi giorni in Siria Amedeo Ricucci, il giornalista Rai sequestrato con altri tre operatori dei media nel nord del Paese arabo. Un progetto di giornalismo che Ricucci - giornalista de 'La Storia Siamo Noì in onda su Rai3 e sul canale tematico - definisce «partecipativo», una novità per la Rai, da curare in una quindicina di giorni di permanenza in Siria, dall'1 al 15 aprile, e sfruttando al meglio le tecnologie digitali. Tenendosi, per quanto possibile, in continuo collegamento Skype con un gruppo di studenti di San Lazzaro di Savena. Dando vita a un web-doc.

Un gruppo già sperimentato con successo in occasione di «Siria 2.0» realizzato sempre per 'La Storia Siamo Noì e sempre nell'ambito di un giornalismo che è anche viaggio nella memoria e nell'attualità. Un programma - 'La Storia Siamo Noì - nato diversi anni fa grazie a Giovanni Minoli e che nel tempo si è sempre più consolidato e affermato per la forza della sua testimonianza e dei suoi racconti. Resoconti, reportage, che sono anche progetti. Come quello appunto che Ricucci sta seguendo ora. Nell'annunciarlo via blog, il giornalista di origine calabrese ha parlato di esigenza di ridare «senso e dignità» al lavoro giornalistico, «basta un pizzico di coraggio e la voglia di sperimentare, rimettendosi in gioco personalmente». Ed ecco quindi la Siria, «una tragedia infinita che si consuma nell'indifferenza delle cancellerie occidentali e dell'opinione pubblica internazionale».

Ricucci parla dell'indifferenza, «figlia anche della nostra incapacità di raccontare la tragedia sitriana, coinvolgendo di più e meglio il nostro pubblico, rendendolo partecipe di questa tragedia». Cosa che «si può fare, con le tecnologie che abbiamo a disposizione. Anzi, è una cosa che si deve fare, se si crede nel dovere della testimonianza e nel diritto all'informazione». E quello avviato non sarà - ha messo in guardia lo stesso Ricucci - un videogioco, ma un modo di «raccontare la guerra in maniera diversa e, spero, più coinvolgente», in questo viaggio in compagnia dei 20 studenti, viaggio a distanza ma al tempo stesso e in realtà con loro accanto grazie alla tecnologia.

Lucianone

giovedì 4 aprile 2013

Riflessioni del... / curiosità - La dieta degli americani e La crisi demografica occidentale

4 aprile '13 - giovedì          4th April / Thursday

Riflessioni del
Giovedì
TUTTA BOSTON A DIETA
Da quando Michelle Obama ha assunto il ruolo della Mamma Capo e si
si è data il compito  di mettere a dieta gli americani, la lotta all'obesità è
diventata un'emergenza nazionale. Lei, Michelle, si concentra in partico- 
lare sulle mense scolastiche  per cominciare  a cambiare  le abitudini ali-
mentari dall'infanzia. Il 'metodo' di Michael Bloomberg, il sindaco di New 
York, è ormai noto: tasse e divieti, contro le bibite zuccherate tipo Coca
e Pepsi che in formato extra-large gonfiano le pance. Un metodo alterna-
tivo è quello seguito dalla città di Boston. All'insegna dell'incoraggiamen-
to e dell'emulazione positiva. Tutti convocati a far ginnastica nelle piazze
cittadine.    La campagna di Boston è partita con un obiettivo ambizioso:
"perdere un milione di libbre". Tutti assieme, s'intende.   L'equivalente
di mezzo milione  di chili  all'incirca, "spalmato" su  una  popolazione di
625.000 abitanti non dovrebbe essere un sacrificio insopportabile.
Eppure, a quasi un anno dall'inizio delle adunate collettive per la ginna-
stica, i risultati sono mortificanti:  il dipartimento alla sanità rileva che
il peso perduto è di sole 75.000 libbre. Forse per eccesso di tentazioni:
nelle stesse piazze dove folle di bostoniani accorrono a fare gli esercizi
dimagranti, pullulano i fast-food, gelatai, banchetti ambulanti di hot-dog
e falafel.  Che sia meglio la repressione alla Bloomberg?
(da la Repubblica del 24/01/2013  -  di  Federico Rampini)

Riflessioni del
Martedì
SE LA BABY-SITTER E' GRATIS
Si sa che in Occidente abbiamo la crisi demografica: nascono pochi bambini,
diventiamo paesi per vecchi. Adesso un asilo in Danimarca ha avuto un'idea
per moltiplicare le culle: offre due ore di baby-sitteraggio gratis il giovedì se-
ra, per permettere ai genitori di andare a casa, starsene un pò soli e produrre
altri bebè.  L'idea sta avendo successo, riporta la Bbc: ogni giovedì sera, nel
Grasshopers Kindergarten di North Fyn, venti genitori su quaranta portano i
figli all'asilo. per fare cosa,  non si sa con certezza: nessuno controlla se mam-
ma e papà si infilano sotto le lenzuola o vanno al cinema. Ma altri 6 asili dane-
si hanno adottato la stessa formula e si parla di estenderla a livello nazionale
se anche solo una piccola parte dei genitori impiegherà il tempo libero a sco-
po sessuale, la Danimarca potrebbe risalire posizioni nella classifica dei pae-
si con il più basso tasso di nascite (attulamente è 185esima su 221). 
E più bambini significa anche necessità di avere più asili: le maestre del Gras-
sohopers Kindergarten, in effetti, lavorano gratis il giovedì sera per difendere
il proprio posto di lavoro. 
(da la Repubblica del 18/09/2012 - di Enrico franceschini)

Conclusioni personali
(di Lucianone)

mercoledì 3 aprile 2013

Personaggi - Quelli che... / Ricordo di Jannacci e Califano

3 aprile '13 - mercoledì         3rd April / Wednesday                    visioni post - 11

Jannacci e Califano: quelli che... così diversi,
così poetici... ora quella musica è finita, forse...
Ornella Vanoni - "Eravamo così giovani, avevamo vent'anni, stavamo
sempre insieme. La morte di Enzo è per me una grandissima sofferenza.
E poi Franco, con il quale avevo un rapporto molto diverso, meno pro-
fondo ma con cui mi sono divertita tantissimo".
Lei, una delle più grandi voci della nostra musica, era amica di entrambi,
con i quali  aveva  lavorato molto, al Derby con Jannacci  e poi  in tv e
teatro, e per grandi canzoni con Califano, del quale ha portato al suc-
cesso alcuni dei brani più belli.
Di Jannacci dice ancora: "Ero profondamente legata a Jannacci, ci siamo
conosciuti da giovanissimi, eravamo un gruppo straordinario che viveva
gli anni del dopoguerra a Milano con un entusiasmo unico. Era un periodo
bello, appassionato e incredibilmente leggero, anni lievi in cui tutto sembra-
va possibile. - L'arte, le canzoni, gli amici erano una cosa sola, si stava sem-
pre insieme. Bastava una telefonata e ci si vedeva in piazza, lui arrivava con
la Vespa, e poi trovavamo Gaber, Fo, Cochi e Renato, e il Derby era un casa
per noi tutti. Jannacci era un vulcano, aveva mille idee e trovate. Sapeva can-
tare, scrivere, recitare e aveva un cuore grandissimo. Ster insieme era fantasti-
co. Oggi non è più così, ci sono le e-mail, gli sms, ed è sempre più difficile che
gli artisti stiano insieme". AMAVA LE SUE CANZONI... "Erano impreviste,
poetiche. Lavorare con lui era un piacere. Lui mi è sempre stato grato perchè
sono stata la prima a portarlo in tv. Facevo una trasmissione  con Antonello
Falqui e gli chiesi di fare una scenetta con me.   Abbiamo fatto due barboni
con un carretto e non era niente male.   Di recente io ho fatto una versione di
"L'Armando" da Fabio Fazio, lui è venuto a salutarci, ma era già molto stan-
co e malato".
LA VOSTRA ERA UNA MILANO CHE TUTTTA L'ITALIA AMAVA.
"All'epoca sì, ma ogi è una città poco amata, una città usa e getta, se hai una
lira in tasca appena arriva il fine settimana te ne vai. Non c'è molto da canta-
re. Noi eravamo un movimento, come quelli dei pittori o dei poeti che creano
le tendenze, inventano e cambiano le cose.   Così come è stato rivoluzionario
il cantautorato genovese, lo è stato anche il movimento del cabaret di Milano.
E in questo Jannacci era l'inventore di un genere, qualcosa che nessuno ave-
va mai fatto prima". E CALIFANO?
































CONTINUA...
to be continued...

martedì 2 aprile 2013

Sport / calcio - Champions: Bayern Monaco - Juventus

2 aprile '13 - martedì      2nd April / Thursday 

Bayern  -  Juventus   2 - 0
Il tecnico della Juve: "Tedeschi fortissimi, ma il calcio
è imprevedibile. Ci hanno messo in grande difficoltà -
prosegue Conte - noi comunque continueremo a cul-
lare il sogno".
"Il Bayern è la squadra più forte incontrata in questa stagione". Non cerca scuse Antonio Conte al termine della sconfitta di Monaco, un 2-0 che allontana molto la semifinale di Champions. "Bisogna essere onesti e ammettere quando incontriamo un avversario molto più forte".
RIMONTA? — Il tecnico bianconero crede ancora nella rimonta, come è giusto che sia. "Sappiamo che il calcio è imprevedibile, ma l'impresa sarà veramente molto ma molto difficile. Perché oltre al risultato negativo, di fronte c'è una squadra davvero forte. Noi prendiamo questo doppio confronto come un'esperienza che ci fa capire a che punto siamo arrivati e dove dobbiamo ancora migliorare. La partita l'abbiamo preparata bene e proprio in questa maniera: ma questa sera il Bayern era davvero molto più forte di noi. Hanno dimostrato grandi qualità, quindi complimenti a loro. Noi sappiamo che siamo tornati competitivi in Italia e dobbiamo lavorare per migliorare sempre di più. Ho sempre detto che la Champions per noi è un sogno e continueremo a cullarlo".
Antonio Conte all'Allianz Arena. Ap

REALISMO — Conte non ha difficoltà ad ammettere le difficoltà della Juve. "Il Bayern ha fatto grandissima pressione su Pirlo, anche nei corpo a corpo siamo andati in crisi. Mi riesce difficile arrabbiarmi, puntare il dito contro qualcuno. Nel calcio bisogna anche essere onesti, prendiamo questa sconfitta e la portiamo a casa. Il nostro percorso è cominciato da 16 mesi e affrontare oggi queste partite ci rende orgogliosi".



Lucianone

lunedì 1 aprile 2013

Ultime notizie - ITALIA / Latest news

1 aprile '13 - lunedì       1st April / Monday                             visioni post - 5                             

VATICANO
Pasqua - 250mila per il Papa Francesco
"Basta guerre, pace in Medio Oriente e Africa"
Aspergendo l'acqua benedetta sul capo di monsignor Guido Marini e dei cerimonieri, ma anche dei cardinali diaconi Angelo Comastri e Raffaele Farina, Papa Francesco ha dato inizio alla messa di Pasqua. Sono ormai circa 250mila le persone che assistono alla messa di Pasqua ...

POLITICA - Gli sviluppi della crisi
Ecco perchè Napolitano ha escluso le dimissioni
Una lunga serata di riflessione. Molte telefonate filtrate dal centralino del Colle, qualcuna diretta, tanti messaggi ad interrompere i pensieri del presidente della Repubblica che al termine di una lunga e faticosa giornata in cui al Quirinale era sfilata la contrapposizione

Colle, l'allarme di Draghi e Visco  IL RETROSCENA / ll Capo dello Stato era deciso ad accelerare la sua uscita di scena ma i tempi dell’elezione del successore non sarebbero mutati

Una lunga serata di riflessione. Molte telefonate filtrate dal centralino del Colle, qualcuna diretta, tanti messaggi ad interrompere i pensieri del presidente della Repubblica che al termine di una lunga e faticosa giornata in cui al Quirinale era sfilata la contrapposizione tra le forze politiche piuttosto che il necessario impegno per trovare responsabilmente una soluzione alla questione urgente di dare un governo al Paese.

Tornando a casa, l’altra sera, il presidente Napolitano ha continuato a pensare all’ipotesi di dare un’accelerata dimettendosi prima della scadenza in modo che il suo successore, nella pienezza dei poteri che lui non ha dati i limiti del semestre bianco. D’altra parte di questa possibilità ne aveva discusso anche con le forze politiche ricevute per l’intera giornata al Quirinale puntualizzando che una decisione del genere avrebbe messo il suggello alla situazione di stallo che nessuno aveva dimostrato di voler contribuire a sbloccare.

Certo, sarebbe stata una decisione di quelle tali da creare un allarme autentico. Specialmente nei mercati che al momento stanno mostrando una posizione di attesa piuttosto che di attacco nei confronti del nostro Paese. Delle possibili conseguenze in questo campo si sono fatti portavoce il presidente della Bce, Mario Draghi e il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, persone sempre molto ascoltate e con i quali il confronto sui temi dell’economia è costante. Accomunati come sono da sempre Napolitano, Draghi e Visco, dalla preoccupazione per le conseguenze di una crisi politica che non accenna a diminuire e che rischia di condizionare non solo il futuro dell’Italia ma dell’Europa intera. Mentre ai mercati bisogna mandare messaggi solidi. Concreti. Senza gli sbandamenti che derivano da una situazione politica che, per quanto riguarda il nuovo governo, registra solo contrapposizioni.

UN CONTRIBUTO FATTIVO
Nell’ora dell’assunzione di dirette responsabilità richiesta ad ognuno degli interlocutori che si erano alternati per l’intera giornata nello studio alla Vetrata, è apparso evidente che Napolitano avrebbe riflettuto ancora di più per portare un contributo fattivo con la sua azione «almeno a creare condizioni più favorevoli allo scopo di sbloccare una politica irrigidita tra posizioni inconciliabili».


ROMA
E' morto Franco Califano / Addio al poeta di borgata
franco califano box
E niente, mannaggia ai pesci, se n'è andato pure il Califfo, pure Isio Saba, re sardo del jazz, pure  Phil Ramone. Tutto insieme, tutto adesso, ma che cielo nero e stelle cattive in questa Pasqua piovosa. In questo anno orribile per quelli cresciuti sotto le stelle dell'arte di Jannacci ma pure per i tossici dei guizzi sbilenchi di Franco Califano.
IMG

Lucianone

Economia / Costi della politica - I tagli del Pd alla Camera

1 aprile '13 - lunedì          1st April / Monday                     visioni post  -  4

Il Pd chiude due sedi e riduce i budget
Montecitorio "chiude" gli appartamenti per presidente,
vice e questori / Stop agli alloggi di servizio / Giro di vite
sulle auto blu - ALLA CAMERA ARRIVA L'AUSTERITY
Arrivano i primi effetti pratici della cura Boldrini per Montecitorio.
Gli otto appartamenti della Camera destinati al presidente, i 4 vice-
presidenti e i 3 questori saranno chiusi e "restituiti" per essere de-
stinati ad altri usi. Magari venduti. I tagli sono stati decisi dall'Ufficio
di presidenza della Camera e sono solo il primo atto formale sul taglio
dei costi del Palazzo. E martedì, cioè domani, l'Ufficio di presidenza si
riunirà di nuovo per discutere altri capitoli di spesa.
AUTO BLU FERME
Intanto è certo che le 10 auto blu ospitate nel garage di Montecitorio
usciranno solo per spostamenti nel comune di Roma.   Fuori città po-
tranno spingersi fino a Fiumicino e Ciampino, ma solo per "ragioni di
servizio". Sono previste deroghe solo  per "casi eccezionali e motiva-
ti". Dunque una settantina di persone dovranno rinunciare al piccolo, 
o grande privilegio, di salire sull'auto di servizio.
PERSONALE DI SEGRETERIA
Poi si cercherà nel complesso bilancio della Camera , che vale 992
milioni 800 mila di euro (un dato fermo dal 2009), grasso da tagliare.
E nel mirino finiranno i costi del personale di segreteria che assiste
anche presidenti e vicepresidenti di commissione.
INDENNITA' DI UFFICIO
Il secondo passo sarà quello di mettere mano al taglio dell'indennità
di ufficio. Tradotto vuol dire che si tagierà quel surplus di denaro, la
Boldrinie Grasso l'hanno già fatto, che riceve automaticamente chiun-
que ricopra un incarico parlamentare di vertice.
SPESE DI RAPPRESENTANZE
Dopo l'indennità di ufficio finiranno nel mirino le spese di rappresentan-
ze che nel bilancio del 2012 valgono 665 mila euro.    E anche in questo
caso si prevede una bella sforbiciata.
GUPPI  E STIPENDI
Dopo queste prime mosse, il confronto nell'Ufficio di presidenza si spo-
sterà su argomrnti più spinosi e più corposi.  Perchè si aprirà il dossier
dei soldi che la Camera versa ogni anno  ai gruppi parlamentari  per il
loro funzionamento.  Una spesa che nel bilancio del 2012 pesava per 35
milioni e 450 mila euro.  Poi si passerà a discutere di come e di quanto
fare dimagrire la busta paga dei eputati.
I TAGLI DEL PD
In questo quadro di tagli "istituzionali" spicca anche la cura da cavallo
che il tesoriere Antonio Misiani annuncia per il Pd.  Tagli importanti e
sanguinosi che il tesoriere mette nero su bianco in una lettera 'svelata'
da "La Zanzara".
SEDI CHIUSE
Misiani spiega che presto l'attuale forma di finanziamento pubblico, il
meccanismo dei rimborsi elettorali, sarà superato.   Quindi serve "un
ulteriore, severo, ridimensionamento  della struttura  dei costi del Pd
nazionale per arrivare preparati" al nuovo modello. Si prevede come
primo passo la chiusura delle due sedi di via del Tritone. L'obiettivo
finale è di concentrare in una sede unica tutte el attività. Spostamen-
ti non indolori perchè circola la voce che i dipendenti potrebbero fini-
re a rotazione in cassa integrazione.
BUDGET E FORNITURE
Continua...to be continued...

domenica 31 marzo 2013

Sport - calcio / Serie A - 30^ giornata 2012/13

31 marzo '13 - domenica        31st March / Sunday

Risultati delle partite
Atalanta  -  Sampdoria       0 - 0
Cagliari  -  Fiorentina          2 - 1
Chievo  -  Milan                  0 - 1
Genoa  -  Siena                   2 - 2
Inter Juventus                     1 - 2  
Lazio  -  Catania                 2 - 1            
Palermo  -  Roma               2 - 0
Parma  -  Pescara               3 - 0
Torino  -  Napoli                3 - 5
Udinese  -  Bologna           0 - 0   
Classifica  
Juventus  68  /  Napoli  59  /  Milan  57  /  Fiorentina  51  /  Lazio  50  /
Inter, Roma  47  /  Catania  45  /  Udinese  42  /  Parma, Cagliari  38  /
Sampdoria, Bologna  36  /  Torino, Chievo  35  /  Atalanta  34  /
Genoa  27  ( Siena  26  /  Palermo  24  /  Pescara  21

La Partitissima Inter -Juventus
La squadra di Conte domina il primo tempo, gol di Quagliarella, ma
non chiude. Nella ripresa c'è il pareggio di Palacio e dopo 6' arriva
il gol decisivo di Matri. Alla fine fallaccio di Cambiasso espulso, e
poi l'interista si scusa con Jovinco.

L'analisi    (di Alberto Cerruti)

Continua...to be continued...