giovedì 10 luglio 2025

Dossier - Societa' e guerra / Israele e Gaza: pane e piombo

 10 luglio '25 - gioved'                                10th July / Thursday                              visione post - 33

(da "il manifesto" -  25 giugno '25 -   di Ahmed Ibtisam e Ahmed Mahdi )

PANE e PIOMBO

Gaza -

L'11 giugno, prima dell'alba, Hatem Shaldan, 19 anni, e suo fratello Hamza, 23, sono andati ad aspettare i camion degli aiuti vicino al corridoio di Netzarim, nella Striscia di Gaza centrale. Speravano di tornare con un sacco di farina bianca per la loro famiglia di cinque persone. Hamza è tornato con il corpo del fratello minore avvolto in un sudario bianco. La famiglia Shaldan ha vissuto praticamente senza cibo per quasi due mesi a causa del blocco imposto da Israele, stipata in un'aula trasformata in rifugio nella parte est di Gaza City. La loro casa, un tempo vicina, è stata completamente distrutta da un attacco aereo israeliano nel gennaio 2024. 

Verso l' 1,30 del mattino, i due fratelli si sono uniti a decine di palestinesi affamati in Al-Rashid Street, lungo la costa, dopo aver sentito che dei camion che trasportavano farina sarebbero entrati nella Striscia. Due ore dopo, hanno sentito le grida "i camion stanno arrivando!", seguite immediatamente dal suono dei bombardamenti dell'artiglieria israeliana. "Non ci importava dei bombardamenti - racconta Hamza a +972 Magazine - Abbiamo solo corso verso le luci dei camion". Nel caos della folla, i fratelli si sono separati. Hamza è riuscito a prendere un sacco da 25 kg di farina. Quando è tornato al punto d'incontro concordato, Hatem non c'era.  "Ho continuato a chiamare il suo telefono, senza ottenere risposta - racconta Hamza - Il mio cuore batteva forte. Ho iniziato a vedere corpi morti. Mi rifiutavo di credere che mio fgratello potesse essere tra loro". Alcune ore dopo Hamza ha ricevuto una telefonata da un amico : nei gruppi Whatsupp locali era apparsa la foto di un corpo non ientificato, scattata all'ospedale Martiri di Al-Aqsa di Deir Al-Balah.  Hamza ha mandato un cugino - un autista di tuk-ttuk  - a controllare. Mezz'ora dopo ha richiamato, con la voce tremante. Mi ha detto che era Hatem". Hamza è svenuto. Quando si è ripreso, la gente gli stava versando acqua sul viso. Si è precipitato all'ospedale, dove un uomo ferito dallo stesso colpo di artiglieria gli ha spiegato cosa era successo: Hatem e altre 15 persone avevano cercato di nascondersi tra l'erba alta quando i carri armati israeliani hanno aperto il fuoco. "Hatem è stato colpito da schegge nelle gambe - ha detto l'uomo - Ha sanguinato per ore. I cani li hanno accerchiati. Quando sono arrivati altri camion di aiuti, la gente ha aiutato a spostarci sopra i corpi".  25 palestinesi sono stati uccisi  quella mattina.  Hamza ha riportato il corpo di Hatem a Gaza City e lo ha seppellito accanto alla madre, uccisa da un cecchino israeliano nell'agosto del 2024. Un altro fratello, Khalid, 21 anni, era morto in un attacco aereo a gennaio, mentre evacuava dei feriti sul suo carro a cavalli.  Hatem era un tecnico specializzato in accessori per auto e sognava di aprire un negozio: "Era gentile e generoso - racconta Hamza -.  Tutti quelli che lo conoscevano sono venuti al suo funerale. Che Dio ritenga l'occupazione responsabile per averci rubato la vita". - 

"Hunger games" -    Con Israele che taglia le reti  Internet e di telecomunicazione, imponendo a milioni di palestinesi un blackout mediatico e informativo,  gli attacchi di Israele contro  i gazawi affamati sono intensificati. Dopo mesi senza che una sola goccia di cibo, medicine o carburante entrasse a Gaza, da fine maggio è stato permesso l'ingresso di un rivolo di farina bianca e prodotti in scatola. La maggior parte è andata in centri a Rafah e nel corridoio  Netzarim gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), sorvegliati da contractor di sicurezza privati americani e da soldati israeliani.   Il 10 giugno sono iniziate ad arrivare piccole spedizioni tramite camion di aiuti gestiti dal Programma alimentare mondiale (Pam). Ma con l'aggravarsi della fame, la gente non aspetta più che i camion passino in sicurezza. Si precipitano nel momento in cui appaiono, alla disperata ricerca di tutto ciò che possono prima che le scorte svaniscano. Decine di migliaia di persone si riuniscono ai punti di distribuzione, a volte con giorni di anticipo, e molti tornano a casa a mani vuote. In molti casi, le truppe israeliane hanno aperto il fuoco sulle masse uccidendo decine di persone che cercavano di raccogliere qualche chilo di farina o di scatolame da portare a casa in quelli che i palestinesi hanno soprannominato "Hunger games", giochi della fame.   Dal 27 maggio, secondo il portavoced della protezione civile di Gaza, Mahmoud Basel, oltre 400 palestinesui sono stati uccisi e più di 3mila feriti mentre aspettavano gli aiuti. 

17 giugno: strage a Khan Younis  -  Le forze israeliane hanno sparato con carri armati, mitragliatrici e droni su una folla di palestinesi a Khan Younis, uccidendo 70 persone e ferendone centinaia. Yousef Abu Jalila, 38 anni, faceva affidamento sugli aiuti umanitari distribuiti dal Pam per sfamare la sua famiglia di 10 persone. "I miei figli mi gridano che hanno fame e io non ho nulla da dar loro da mangiare. Senza farina bianca o resti di cibo in scatola, Abu Jalila non ha altra scelta che presentarsi ai punti di distribuzione degli aiuti o aspettare i camion. Il 14 giugno ha lasciato la tendopoli con un gruppo di vicini, dopo avr sentito voci sull'arrivo di camion di aiuti nell'area dell'Equestrian club nella parte nord-occidentale di Gaza. Quando è arrivato è stato sorpreso di trovare migliaia di persone che speravano di portare cibo per le loro famiglie.  

"Sono stato colpito mentre fuggivo, un cecchino mi ha preso alla schiena. Sono sopravvissuto ma altri no. Sono tornati nelle sacche per i cadaveri"  (Mohammad Al-Basyouni)

Con il passare delle ore, la folla si è avvicinata  a una posizione militare israeliana. Poi, senza preaxxiso, diversi proiettili di artiglieria israeliana sono esplosi nel mezzo. Con il passare delle ore, la folla si è avvicinata a una postazione militare israeliana. Poi, senza preavviso, diversi poiettili di artiglieria israeliana ono esplosi nel mezzo dell'assembramento. "Non so ancora come ho fatto a sopravvivere", racconta Abu Jalila. Decine di persone sono state uccise, i loro corpi fatti a pezzi. Molte altre sono state ferite". Nel caos, alcuni sono fuggiti, mentre altri si sono affannati a caricare i morti e i feriti su carretti trainati da asini.  "Un giovane è saltato in aria a metà, altri hanno avut gli arti strappati à ricora Jalila - Erano perone innocenti, disarmate, che cercavano solo di procurarsi del cibo. Perchè ucciderli in questo modo?". Cosso e a mani vuote, Abu Jalila ha acamminato per 4 ore fino a Gaza City, con le folla radunata  gambe che gli tremavano. Quando ha raggiunto la renda, i suoi figli erano già fuori, in attesa. "Speravano che portassi del cibo - dice - Avrei voluto morire piuttosto che vedere la delusione nei loro occhi". Massacri simli si sono verificati nel sud di Gaza.  Zahiya Al-Samour, 44 anni, si reggeva a malapena in piedi dopo aver corso per oltre due chilometri mentre fuggiva da un attacco israeliano contro la folla radunata per gli aiuti nella zona di Tahlia, nel centro di Khan Younis. Lottando per riprendere fiato, dice a +972. "Mio marito è morto di cancro l'anno scorso Non posso provvedere ai miei figli. Non c'è cibo in casa". Spinta dalla disperazione, Al-Samour si è recata a Tahlia la notte del 16 giugno, sperando di essere tra i primi della fila, per l'arrivo dei camion. Insieme a migliaia di altre persone si è accampata lungo la strada. Ma la mattina dopo, mentre la gente aspettava nei pressi di Al-Rashid Street, i proiettili dei carri armati sono piovuti improvvisamente sulla folla , uccidendo oltre 50 persone. 

Lucianone


venerdì 27 giugno 2025

Politica / esteri - Stati Uniti e Israele: come si fa a liquidare Gaza definitivamente

27 giugno '25 - venerdì                      27th June / Friday                  visione post - 36

(da l'Espresso - 20 giugno 2025)     

L'oblio imposto per  liquidare Gaza definitivamente /   (di Enrico Bellavia)

No, la retorica bellicista non ci convincerà mai a piegare il tagionamento alle convenienze del cinismo di Benjamin Netanyahu. Lui ha la necessità di scatenare ogni giorno un nuovo fronte di guerra, per ragioni di calcolo politico e e tenuta del potere. Per poi rivendicare di sconfiggere il male conto terzi.. La carneficina di Gaza, la ssitematica distruzione di tutto, l'immane, incalcolabile tributo di sangue palestinese vengono ora liquidati come "fronte secondario"..  E mentre i tg ci inondano di immagini sugli effetti dei missili iraniani sulle città di Israele, il silenzio piomba sulla Palestina e sulla Cisgiordania. Sulla fame e sulle vittime innocenti del massacro ordinato dal primo ministro israeliano. E cala il sipario su ogni possibilità  negoziale per il rilascio degli ostaggi del 7 ottobre da parte di Hamas. Fiaccato dalla resistenza di un nemico subdolo che dimostra di rigenerare i propri apparati nonostante le immani perdite subite. Bibi ha spostato gli occhi del mondo verso un altro Satana.  Ha bisogno di spegnere la luce su quanto sta accadendo nella Striscia, dopo aver imposto al mondo di digerire un numero crescente di vittime collaterali della sedicente lotta al terrorismo. Bimbi falcidiati, ospedali bombardati, ambulanze crivellate di proiettili.   "Il fronte secondario"  è quello che i sionisti non sopportano si definisca genocidio, ma è l'annientamento sistematico  del popolo palestinese giustificato dalla necessità di estirpare il cancro di Hamas. Quela che avrebbe dovuto essere una risposta lampo di autoprotezione dello Stato di Israele di fronte all'offensiva scatenata dal fanatismo islamico, è giunta ai 700 giorni d'assedio. La Striscia è ridotta a un cumulo di macerie, mentre i superstiti si spostano da una parte all'altra come topi in trappola  a estinzione crescente.  E lo Shin Bet Traccheggia con miliziani di ogni risma utilizzando anche gli aiuti umanitari come merce negoziale per imporre un nuovo disordine funzionale agli interessi di Tel Aviv.

Quale sia il fine ultimo non è il delirio apocalittico di pochi ma l'evidenza di un disegno di espansione che al più tollererà i palestinesi  sopravvissuti come una minoranza  ancora meglio confinat e asservita. Altro che due Stati. Le colpe degli sbrigativi tratti di penna europei sul destino degli Arabi nella storia del Novecento si riverberano sull'incapacità odierna di Bruxelles di far risuonare una sola voce contro il leader israeliano. Imponendogli di fermare l'abominevole scempio della Palestina.  La complicità di un presidente Usa che riesce a delegare a Israele quello che una volta era ò'interventismo americano olltreoceano fa ormai parte di un disegno che si ripropone.   Le autocrazie del mondo trovano il modo di intendersi sempre:  Trump sostiene per procura la pulizia del Medio Oriente da parte di Israele, lascia aperto il dialogo d'affari con Putin e usa l'Ucraina per mettere spalle al muro l'Europa. Intanto apre alle munifiche monarchie  arabe e negozia con la Cina. No, nel nuovo ordine mondiale (divenuto sempre più disordine), non c'è spazio per altro non siano le convenienze.  Il Pianeta come un gigantesco mercato in cui non c'è posto per altro che non sia l'utile.  Nel silenzio e nell'oblio sarà più facile per tutti digerire l'ultima spallata su Gaza. E 40mila e più morti palestinesi, ultimi tra gli ultimi, sono meno di un dossier stropicciato di cui non occuparsi più.

Lucianone

giovedì 5 giugno 2025

Società / Il racconto di Zoro / Nadir parla cinque lingue

 5 giugno '25 - giovedì                                  5th June / Thursday                        visione post -  5

(da il Venerdì di Repubblica, dicembre '24 - Il sogno di Zoro / Diego Bianchi)

Nadir parla cinque lingue

"Voi giornalisti vi aspettavate che sarebbe successo un casino, che avremmo spaccato tutto e invece non è successo niente, e la fiaccolata è stata un successo / dice al megafono Nadir, italiano di madre marocchina, ventitrè anni, parte dei quali passati tra carcere minorile, domiciliari e provvedimenti restrittivi vari che sono ormai tutti alle spalle.  Il pregiudizio che accompagna i giornalisti più o meno ovunque, qualunque sia il disagio e la difficoltà del contesto che si va a raccontare, è un dato di fatto con il quale fare i conti ogni volta. Chi di pregiudizio ferisce di pregiudizio perisce, e forse è giusto così.nel quartiere Corvetto   La fiaccolata organizzata dagli amici di Ramy (diciannovenne di origine egiziana arrivato in Italia quando aveva otto anni), rimasto ucciso nel quartiere Corvetto di Milano mentre veniva inseguito dai carabinieri per non essersi fermato con lo scooter (con l'amico Fares finito in coma) a un posto di blocco, è terminata senza gli incidenti che si temeva potessero ripetere i tafferugli di pochi giorni prima per la rabbia e le responsabilità da accertare (un carabiniere è indagato).  La Lega è passata a cancellare le scritte sui muri contro la polizia, Fratelli d'Italia ha presidiato con le bandiere la zona, il Pd ha sfilato con i ragazzi alla fiaccolata. Nella nebbia più milanese che pregiudizio possa immaginare, tra auguri di Natale, negozi di kebab e macellerie di carne halal, una cassa trainata dai manifestanti riempiva le strade silenziose con una "sura" del Corano a tutto volume. Sul luogo dell'incidente , punto finale della fiaccolata, un amico di Ramy ha acceso una sigaretta e l'ha lasciata lì, a funmare idealmente insieme,Nadir parla mentre ognuno dei presenti  pregava il proprio Dio, ad avere la fortuna di averne uno di riferimento. Nadir, che di Ramy era amico, il giorno dopo è contento perchè non è successo niente, ed è successo tutto al tempo stesso.  Mi racconta la sua storia, piena di contraddizioni e potenzialità come solo quella di un ventitreenne che ne ha già passate troppe può essere. Nadir parla cinque lingue, ma il primo lavoro che lo attende , a lui che è musulmano, è quello al mercatino di Natale in Duomo. Nadir potrebbe votare ma non ha mai votato perchè alla fine "sono tutti uguali". Nadir tifa Juventus e non guarda Sanremo, usa le parole clandestini e zingaro ma se qualcuno per strada gli dice maranza può prendersela parecchio. Nadir ha fatto errori in passato che spera i suoi fratelli non ripetano mai. Nadir vorrebbe presto andare via dall'Italia, in Germania o Liechtenstein, per avere opportunità che qui non ha. Nadir è italiano, qualunque cosa voglia dire.

Lucianone

lunedì 2 giugno 2025

Ultime notizie - dall'Italia e dal Mondo

SOCIETA^ - L 'uccisione cruenta di Martina Carbonaro: altro femminicidio di (presunto) ex fidanzato

 2 giugno '25 - lunedì                                    2nd June / Monday                             visione post - 8

29 maggio 2025  -  L'ex fidanzato confessa: "L'ho finita con un sasso". E si verrà poi a sapere meglio che prima aveva scagliato contro la ragazza, Martina, altre pietre, e la prima quando lei gli volgeva le spalle (diremmo  a improvviso tradimento. Si verrà in seguito a sapere che lui ha agito in questo modo selvaggio poichè lei ha rifiutato un abbraccio che le aveva richiesto. Fin qui, più o meno i fatti. Ma mi fermo un attimo in questo racconto e nelle sue scene salienti. E mi fermo perchè mi viene in un lampo di ricordo, in mente, il racconto della fine che fece la giovane Cecchettin, in provincia di Venezia, pure trucidata dal ragazzo che le faceva, senza successo, una corte spietata.

Continua... to be continued...





sabato 31 maggio 2025

Sport - calcio / Serie A 2024/25 - 38^ e ultima giornata

 31 maggio '25 . sabato                               31st  May / Saturday                         visione post - 9

Risultati delle partite

Como - Inter  0 - 2    Napoli - Cagliari  2 - 0

Bologna - Genoa  1 - 3   Milan - Monza   2 - 0

Atalanta - Parma  2 - 3    Empoli - H. Verona   1 - 2

Lazio - Lecce   0 - 2    Udinese - Fiorentina  2 - 3

Venezia - Juventus   2 - 3

Continua... to be conti nued...   



domenica 25 maggio 2025

Intervista - David Grossman: "Basta sete di vendetta... "

 25 maggio '25 - domenica                              25th May / Sunday                     visione post - 41

(da La Repubblica  - 22 maggio '25 -  Francesca Caferri / Intervista allo scrittore Grossman)

"Ai bimbi di Gaza serve speranza nel futuro... "

Lo sguardo di D: non è più tesoavid Grossman è cambiato, cupo, perso nel buio del pessimismo, Da mesi lo scrittore più famoso di Israele vive in un esilio autoimposto: il rifugio dove lo incontriamo è cirsondato dal verde e dfa poche tracce umane.  In questi mesi, per giorni - ci racconta - non ha visto anima viva e per la prima volta nella sua vita ha vissuto secondo un unico ritmo: quello della scrittura.. Il risultato è lo sgaurdo diverso a cui ci troviamo di fronte.  Non sereno, di certo: ma lungo, proiettato verso un futuro che milioni di persone oggi, a Gaza, nei Territori palestinesi ma anche in Israele, faticano a immaginare. In questo sguardo, accanto alla rabbia e al dolore per quello che sta accadendo nella Striscia -  "continuo a dire ai militari con cui parlo che stiamo lasciando cicatrici così profonde che i palestinesi non vorranno più sedersi a parlare con noi: e che è una cosa stupida, oltre che orribile" -  si è insinuata la speranza. Un sentimento che Grossman oggi vive come "una forma di resistenza"  contro un governo che detesta e che ha preso la forma di "Le avventure di Itamar" , libro di racconti per bambini che lunedì prenderà vita sul palco del Teatro alla Scala di Milano sotto forma di due operine che il compositore Andrea Basevi  ha scritto partendo dal testo.

Francesca Caferri:: "Signor Grossman, un libro per i bambini è quasi necessariamente un libro di speranza. Oggi però si fatica a vederla". 

D. Grossman:: "Eppure c'è. La Storia non si ferma mai: ai periodi di buio come quello che viviamo oggi, sefuono momenti migliori.  Ci vogliono anni, non parliamo del futuro prossimo, ma la speranza nel lungo periodo non muore.. Nei periodi bui, come questo, bisogna tenere un'attenzione particolare ai bambini, essere consapevoli  di quello a cui li esponiamo. Perchè se ascoltiamo un telegiornale o stiamo con la radio accesa, noi siamo abituati a ciò che dice. Loro no e creano storie partendo da quello che hanno ascoltato, dando spazio alle loro paure: paure che possono essere più grandi della realtà che li circonda"..

F. Caferri: "Non credo che i bambini di Gaza possano immaginare una realtà più spavemtosa di quella che li circonda.. ".

D. Grossman: "Ogni volta che parlo di bambini penso ai bambini di Gaza, a quello che stanno vivendo, al fatto che non hanno una casa, alle bombe che cadono su di loro senza nessuna protezione. Senza un rifugio, senza un tetto. E' nostro dovere metterci nei loro panni., perchè quello che accade loro in questo momento è nostra responsabilità. Il fatto che questa crisi sia iniziata a causa di ciò che Hamas ha fatto il 7 ottobre, oggi è irrilevante davanti alla sofferenza di questi bambini e dei civili innocenti".

F. Caferri: "In Israele a pensarla come lei è una minoranza. La maggior parte del Paese non vede l'altro se non come "il nemico.. ". " 

D. Grossman: "La guerra crea più persone belligeranti che pacifiche: è un circolo vizioso. Quelli che avevano bisogno di trovare una prova della brutalità dei palestinesi, di dare la colpa a tutti i palestinesi, purtroppo l'hanno trovata nel 7 di ottobre. All'inizio io stesso ho perso lucidità. Credo che nei primi due-tre giorni sia stato legittimo desiderare vendetta di fronte a tanta brutalità: ma non è legittimo che dopo tanto tempo un primo ministro sia guidato ancora dalla sete di vendetta. Che cosa stiamo facendo? come usciamo da questa situazione? Vogliamo altri cento anni di guerra=  Dpo decenni di occupazione, terrore, violenza: non ci basta? Cosa vogliamo lasciare ai nostri figli: ancora odio?".

F. Caferri: "Lei ha due nipotine di 10 e 13 anni: cosa risponde loro quando le chiedono di aiutarle a capire che succede".

D. Grossman: "Ormai non chiedono più, sono grandi. Ma nel tempo ho fatto attenzione a non esporle a realtà troppo grandi per loro. Quello che ci tengo a ricordare loro è che la realtà non è un gioco di computer, che ci sono esseri umani dietro a ciò che vediamo alla tv: che anche se leggono le cose con i loro occhi da ragazzine israeliane, esiste anche un altro punto di vista, quello dei ragazzini della loro età che sono dall'altra parte".

F. Caferri: "Nel primo racconto del libro un bambino, Itamar, aspetta la nascita di un fratellino o di una sorellina: lei cosa augurerebbe a un bimbo che si affaccia oggi al mondo?".

D. Grossman: "Di essere felice. Di vivere una vita senza paura. Di avere un futuro e un futuro diverso  dal presente che stiamo vivendo noi: dove ci sia gioia. So che posso suonare ingenuo, ma sarà la realtà a insegnare ai bambini le cose brutte: a noi - nonni e genitori - spetta essere messaggeri di speranza.  Anche contro la realtà che ci circonda, anche contro l'odio che la guerra crea nei cuori. E' nostro dovere ricordare ai bambini che guerra e odio non sono l'unica opzione, che popoli che si sono combattuti per anni vivono in pace e si scontrano solo sui campi di calcio".

F. Caferri: "Come Itamar e il suo nemico: un folletto azzurro di cui ha una terribile paura ma con cui poi  impara a convivere...

D, Grossman: "E' necessario coltivare l'immaginazione dei bambini. Dobbiamo fare in modo che non venga schiacciata dalla tristezza e dalla tensione di noi adulti: posso solo immaginare quanto possa essere difficile applicare questa idea ai bambini di Gaza oggi, ma non possiamo assolutamente arrenderci".

F. Caferri: "Lei suona più ottimista di quanto non fosse qualche settimana fa... ".  

D. Grossman: "Forse è la distanza che ho preso da Israele. Non è sempre stato facile, a volte mi sono sentito responsabile perchè non ero lì: ma mi serviva. Ci tengo a dire una cosa: non pensate che io sia un illuso, che viva in un'allucinazione. La speranza potrà non essere popolare adessso, ma non è impossibile nel futuro. Abbiamo il dovere di dare ai bambini strumenti per superare la paralisi che noi stiamo vivendo. L'odio ha tanti agenti: più la guerra va avanti più crescono. In una situazione così brutta, sperare è un atto di protesta- Non possiamo lasciare la realtà nelle mani dei codardi, di chi odia o di chi assiste passivamente a quello che succede".

F. Caferri: "Sta parlando di pace?". 

D. Grossman: "La pace è una prospettiva lontana. Sto parlando di dialogo, di tolleranza reciproca: israeliani e palestinesi  non potranno camminare mano nella mano verso il tramonto, ma verrà il tempo in cui dovranno ricominciare a parlarsi. Ho sentito che a Gaza cìè gente che protesta contro Hamas, vedo la gente in Israele protestare contro il governo: sperare non è impossibile." . 


Lucianone

venerdì 23 maggio 2025

Sport - calcio / Serie A 2024/25 - 37^ giornata

 23 maggio '25 - venerdì                                 23rd May / Friday                         visione post -  12

Partite / commento

Genoa - Atalanta   2 - 3    Cagliari - Venezia  3 - 0

Fiorentina - Bologna  3 - 2   H. Verona - Como  1 - 1

Inter - Lazio  2 - 2   Juventus - Udinese  2 - 0

Lecce - Torino   1 - 0  Monza - Empoli  1 - 3

Parma - Napoli  0 - 0     Roma - Milan  3 - 1

Commento  (di L. Finesso)

La squadra di Inzaghi, bloccata in casa dalla La<io, non riesce ad approfittare della frenata del Napoli che non passa a Parma. E' un'Inter stanca e stressata  con un attacco impreciso  e poco lucido. I neroazzurri sono arrivati al termine del campionato con le pile quasi scariche. E credere nella rimonta finale non è semplice al cospetto di un Napoli che ormai ci crede fino in fondo facendosi bastare un pareggio, in vista dell'ultimo sforzo (tra una settimana) contro un Cagliari già salvo. - Alla Juve servirà vincere l'ultimo match in casa del Venezia per  conquistare l'accesso alla Champions League, dopo aver battuto l'Udinese. Per la zona retrocessione ci sarà il quasi spareggio tra H. Verona ed Empoli. I gialloblu per essere sicuri di rimanere nella A dovranno battere i toscani a casa loro: non sarà così semplice.  Pareggiare in casa con il Como non è servito. Ancora una vittoria per Ranieri con la Roma: complimenti a questo allenatore che sembra non avere età, per la saggezza e la forza con cui conduce le sue squadre (veder il miracolo con il Leicester inglese).     - Luciano Finesso -



 
Lucianone