21 dicembre '19 - sabato 21st December / Saturday visione post - 3
(da il manifesto - 17 dicembre '19 - Enrico Masulli)
Chi fabbrica bombe climatiche e demografiche
La ristrutturazione tardo capitalista dell'ultimo quarantennio ha portato all'esasperazione la logica
utilitaria e contingente del capitalismo. Il risultato è l'affermazione incontrastata di un neo-dispo-
tismo. Il risultato è un sistema che, da un lato, si dispiega in maniera pressochè incontrastata, af-
fermando una sorta di neo-dispotismo. Dall'altro ha aggravato squilibri ecologici, demografici e
sociali al punto da rendere non più sostenibile il suo stesso modo di funzionare.
Milioni di persone, soprattutto giovani, di tutto il mondo manifestano la necessità vitale di sosti-
tuire completamente e in pochi anni le fonti energetiche fossili perchè senza un'urgente e drasti-
ca inversione di tendenza il riscaldamento del pianeta raggiungerà nel 2050 la soglia totale di 2
gradi. A quel punto, il 35% della superficie terrestre dove vive oò 55% della popolazopne mon-
diale sarebbe onvestita da fenomeni metereologoco esiziali. Due miliardi di persone patirebbero
una crisi idrica irreversibile. La crisi agricola costringerebbe almeno un miliardo di persone a
migrare. Le condizioni di sussistenza della specie sarebbero assai diverse da quelle finora cono-
sciute. - Sempre più evidenti sono anche gli effetti dello squilibrio demografico, Da un lato as-
sistiamo ad un crescente invecchiamento della popolazione e calo della natalità specie negli Usa
ed Europa occidentale. Nei paesi dell'Unione europea, entro 12 anni, una persona troppo giova-
ne o anziana per lavorare graverebbe su 1,5 in età lavorativa, determinando una situazione inso-
stenibile. A tale calo demografico corrisponde un andamento opposto in molti paesi del Sud del
mondo, vale a dire in quelli che non hanno ancora spezzato il circolo vizioso tra maggiore pover-
tà e maggiore popolazione. Ne consegue che la straordinaria crescita della popolazione mondia-
le, prevista in un aumento di 2,3 miliardi nel 2050, riguarderà per il 97,2% i paesi meno svilup-
pati, una vera e propria "bomba" demografica. Contemporaneamente aumenterà la distanza tra
tra i paesi più ricchi e quelli più poveri, mentre crescono le diseguaglianze all'interno sia dei pri-
mi che dei secondi. Se paragoniamo il Pil pro capite a parità di potere d'acquisto e, per un con-
fronto più rigoroso, consideriamo solo i paesi con più di 30 milioni di abitanti, riscontriamo che
negli 8 paesi più ricchi il Pil pro capite va dai 39,675 dollari in Italia ai 62.869 negli Usa; men-
tre negli 8 paesi più poveri esso varia da 824 dollari nella Repubblica Democratica del Congo
a 6.851 in Angola. Quanto alle diseguaglianze interne, il 10% più ricco della popolazione pos-
siede il 47% della ricchezza nell'America del Nord e il 55% nell'Africa sub-sahariana.
Le dimensioni limite di questi ed altri squilibri impongono un mutamento radicale, un nuovo
paradigma, un'ardua sfida che richiede un corrispondente rinnovamento delle forme di conflit-
tualità sociale ed espressione politica. Forme che possono maturare solo interpretando le istan-
ze più profonde dei grandi movimenti collettivi che, non a caso oggi e in diverse parti del mon-
do, sono portatori di valori, concezioni sociali e modelli di cultura affatto reattivi al vecchio pa-
radigma e agli squilibri ultimativi che ne indicano la crisi.
Lucianone
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sabato 21 dicembre 2019
giovedì 19 dicembre 2019
L'Opinione del Giovedì - Il razzismo durissimo a morire in questa società social / tribale. E allora? Ribellarsi in modo gandhìano-pacifico come le sardine delle piazze!
19 dicembre '19 - giovedì 19th December / Thursday visione post - 4
Siamo un Paese di contraddizioni enormi: amiamo il volontariato, aiutiamo i terremotati dove
non arrivano le istituzioni, siamo generosi tra di noi italiani, ma allo stesso tempo urliamo ne-
gli stadi contro i giocatori di colore, offendiamo pesantemente i neri, i colorati i diversi dalla
nostra pelle anche all'interno degli ospedali, come appena avvenuto a Sondrio, contro una ma-
dre nigeriana che si lamentava, gridava disperata per la morte del proprio figlioletto. Insomma
siamo ancora molto, molto razzisti come italiani che si dicono di amare il volontariato e tutte
le associazioni che fanno capo ad esso. E allora? Il razzismo non più strisciante ma aperto, a
volte espresso in modo tracotante, da dove viene? Solo da un odio fascistoide, o tanti lo han-
no coltivato con la paura per la crisi sociale economica eccetera, dovuto al rancore contro tut-
to e tutti, perchè a qualcuno c'è da dare la colpa e gli stranieri vanno benissimo, e allora dico
che sì "prima gli italiani" perchè abbiamo il diritto di star meglio noi per primi che viviamo
nella nostra terra italiana, e gli altri "gli stranieri" che vogliono, ma che vogliono?
Tutto fino adesso era andato così, poi sono arrivati certi giovani, che a Bologna hanno detto
no, basta odio, basta razzismo, basta rancore, insomma finiamola con rabbia e prepotenza, e
prima di tutto questi messaggi, queste voci contro il senso comune dell'odio "atavico" e truce
si sono levati insieme con cori tranquilli e fermi, con canzoni di positività antifascista nelle
piazze, in tutte le piazze. E dire no, basta odio, no, basta offese e litigi tra parti politiche op-
poste, e sì al dialogo, sì alla discussione pacifica e ragionata.
Ma ecco, purtroppo rigurgiti di razzismo e odio contro il diverso, lo straniero. il nero nigeria-
no, in questo caso una donna, una giovane madre, ricompaiono, a Sondrio in un pronto soc-
corso dell'ospedale. Purtroppo sono ancora tanti quelli che ancora non hanno capito niente,
se ne fregano delle sardine nelle piazze e continuano a odiare, odiare, odiare...
Se poi un fomentatore come Matteo Salvini, che ha dato il là per primo al "prima gli italiani",
va a processo per la questione migranti che ha lasciato marcire in mezzo al mare per giorni
e giorni, ben venga processo e possibile condanna.
All'odio e alle prepotenze Gandhi rispondeva con la non violenza portando nelle piazze mi-
lioni di Indiani, così come le Sardine portano nelle piazze la resilienza mescolata alla resi-
stenza contro odio, rabbia, rancore e le prepotenze dei "pieni poteri", E al canto di Bella Ciao.
- Luciano Finesso -
Siamo un Paese di contraddizioni enormi: amiamo il volontariato, aiutiamo i terremotati dove
non arrivano le istituzioni, siamo generosi tra di noi italiani, ma allo stesso tempo urliamo ne-
gli stadi contro i giocatori di colore, offendiamo pesantemente i neri, i colorati i diversi dalla
nostra pelle anche all'interno degli ospedali, come appena avvenuto a Sondrio, contro una ma-
dre nigeriana che si lamentava, gridava disperata per la morte del proprio figlioletto. Insomma
siamo ancora molto, molto razzisti come italiani che si dicono di amare il volontariato e tutte
le associazioni che fanno capo ad esso. E allora? Il razzismo non più strisciante ma aperto, a
volte espresso in modo tracotante, da dove viene? Solo da un odio fascistoide, o tanti lo han-
no coltivato con la paura per la crisi sociale economica eccetera, dovuto al rancore contro tut-
to e tutti, perchè a qualcuno c'è da dare la colpa e gli stranieri vanno benissimo, e allora dico
che sì "prima gli italiani" perchè abbiamo il diritto di star meglio noi per primi che viviamo
nella nostra terra italiana, e gli altri "gli stranieri" che vogliono, ma che vogliono?
Tutto fino adesso era andato così, poi sono arrivati certi giovani, che a Bologna hanno detto
no, basta odio, basta razzismo, basta rancore, insomma finiamola con rabbia e prepotenza, e
prima di tutto questi messaggi, queste voci contro il senso comune dell'odio "atavico" e truce
si sono levati insieme con cori tranquilli e fermi, con canzoni di positività antifascista nelle
piazze, in tutte le piazze. E dire no, basta odio, no, basta offese e litigi tra parti politiche op-
poste, e sì al dialogo, sì alla discussione pacifica e ragionata.
Ma ecco, purtroppo rigurgiti di razzismo e odio contro il diverso, lo straniero. il nero nigeria-
no, in questo caso una donna, una giovane madre, ricompaiono, a Sondrio in un pronto soc-
corso dell'ospedale. Purtroppo sono ancora tanti quelli che ancora non hanno capito niente,
se ne fregano delle sardine nelle piazze e continuano a odiare, odiare, odiare...
Se poi un fomentatore come Matteo Salvini, che ha dato il là per primo al "prima gli italiani",
va a processo per la questione migranti che ha lasciato marcire in mezzo al mare per giorni
e giorni, ben venga processo e possibile condanna.
All'odio e alle prepotenze Gandhi rispondeva con la non violenza portando nelle piazze mi-
lioni di Indiani, così come le Sardine portano nelle piazze la resilienza mescolata alla resi-
stenza contro odio, rabbia, rancore e le prepotenze dei "pieni poteri", E al canto di Bella Ciao.
- Luciano Finesso -
sabato 14 dicembre 2019
Ambiente / l'emergenza ambientale - Le parole giuste
14 dicembre '19 - sabato 14th December / Saturday visione post - 3
(da la Repubblica - 24 novembre '19 - di Stefano Mancuso)
Le parole giuste per il clima folle
Alla fine di ottobre del 2018, la tempesta Vaia colpiva con violenza inaspettata il Nord Est italiano
procurando l'abbattimento di intere foreste e la morte di un numero imprecisato di alberi. In cerca
di una stima, quanto più possibile realistica, del numero di alberi schiantati, chiamai in quei giorni
chiunque conoscessi nelle zone colpite dal disastro per avere informazioni più dettagliate.
Alla domanda "quanti alberi sono caduti?", la risposta era immutabilmente "molti milioni di metri cubi di legname". L'unica variabile ammessa era il numero di metri cubi: da sette a nove. Nessuno
che parlasse del numero di alberi caduti; solo metri cubi di legname. Ora, le parole che adoperiamo
raccontano molto di cosa siamo; parlare di metri cubi di legname o di bestiame o di pescato, ad
esempio, illustra con chiarezza il nostro rapporto predatorio con gli altri esseri viventi del Pianeta.
Una percezione della natura come materia prima che, a prescindere da qualunque considerazione
etica, è una delle cause fondamentali della drammatica emergenza ambientale che stiamo vivendo.
La scelta di un vocabolo o di un altro, se da un lato svela cosa siamo, dall'altro ha la possibilità di
modificare la nostra comprensione della realtà. Prendiamo il caso del "cambiamento climatico".
Il primo ad aver utilizzato questa espressione sembra essere stato Wallace Broecker, ricercatore
presso la Columbia University, in un articolo pubblicato su Science il 9 agosto del 1975. Da quel
momento "cambiamento limatico" e "riscaldamento globale" hanno iniziato a essere utilizzati
come sinonimi , nonostante le due locuzioni definiscano fenomeni molto diversi: "riscaldamento
globale" riguarda, infatti, l'aumento della temperatura media della superficie terrestre dovuta al-
l'aumento delle concentrazioni di gas serra, mentre "cambiamento climatico" interessa la modi-
fica a lungo termine del clima della Terra. Quello che accade al nostro pianeta è, senza alcun
dubbio, un "riscaldamento globale", eppure si continua a parlare di "cambiamento climatico".
Perchè? La risposta è semplice e la racconta qualche mese fa sul Washington Post, Frank Luntz,
un consulente dei repubblicani americani: "Nel 2001 scrissi un promemoria per i politici repub-
blicani consigliando loro di cancellare dal loro vocabolario il "riscaldamento globale", perchè
aveva connotazioni catastrofiche, e utilizzare al suo posto "cambiamento climatico" che sug-
geriva, al contrario, una sfida più controllabile e meno emotiva".
Utilizzare le espressioni giuste fa una differenza enorme. E' per questo che r ecentemente il
Guardian ha stilato un breve glossario dei termini e delle espressioni che devono essere uti-
lizzate dai suoi giornalisti quando scrivono sull'ambiente. Leggerlo è istruttivo. Fra le racco-
mandazioni troviamo che "crisi climatica" o "emergenza climatica" devono essere preferiti
a "cambiamento climatico" e che coloro che negano lo stato delle cose non devono essere
descritti come "scettici" ma come "negazionisti".
Sono molti i giornali nel mondo che tentano una revisione linguistica sui temi dell'ambiente
e credo facciano bene. Sia chiaro, non sono soltanto alcuni politici o alcuni giornalisti a con-
fondere le acque, anche gli scienziati, con il loro esagerato timore di esprimere con sempli-
cità cosa sta realmente accadendo nonostante le miriadi di prove irrefutabili a sostegno, con-
tribuiscono alla confusione. Un esempio classico è un brano del recente report sul riscalda-
mento globale del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc): "Limitare il
riscaldamento globale a 1,5°C richiederebbe cambiamenti rapidi, di vasta portata e senza
precedenti in tutti gli aspetti della società". "Rapidi, di vasta portata e senza precedenti in
tutti gli aspetti della società", non stiamo forse parlando di cambiare tutto e subito? E allo-
ra perchè non scrivere chiaramente come faceva Margaret Atwood, in un suo saggio del
2015 che ciò che sta accadendo al nostro pianeta più che un "cambiamento climatico" è
un "cambiamento di tutto"?
Stefano Mancuso, scienziato, è direttore del Laboratorio internazionale di neurobiologia
vegetale (Linv). Ha scritto "La nazione delle piante" (Laterza, 2019).
Lucianone
(da la Repubblica - 24 novembre '19 - di Stefano Mancuso)
Le parole giuste per il clima folle
Alla fine di ottobre del 2018, la tempesta Vaia colpiva con violenza inaspettata il Nord Est italiano
procurando l'abbattimento di intere foreste e la morte di un numero imprecisato di alberi. In cerca
di una stima, quanto più possibile realistica, del numero di alberi schiantati, chiamai in quei giorni
chiunque conoscessi nelle zone colpite dal disastro per avere informazioni più dettagliate.
Alla domanda "quanti alberi sono caduti?", la risposta era immutabilmente "molti milioni di metri cubi di legname". L'unica variabile ammessa era il numero di metri cubi: da sette a nove. Nessuno
che parlasse del numero di alberi caduti; solo metri cubi di legname. Ora, le parole che adoperiamo
raccontano molto di cosa siamo; parlare di metri cubi di legname o di bestiame o di pescato, ad
esempio, illustra con chiarezza il nostro rapporto predatorio con gli altri esseri viventi del Pianeta.
Una percezione della natura come materia prima che, a prescindere da qualunque considerazione
etica, è una delle cause fondamentali della drammatica emergenza ambientale che stiamo vivendo.
La scelta di un vocabolo o di un altro, se da un lato svela cosa siamo, dall'altro ha la possibilità di
modificare la nostra comprensione della realtà. Prendiamo il caso del "cambiamento climatico".
Il primo ad aver utilizzato questa espressione sembra essere stato Wallace Broecker, ricercatore
presso la Columbia University, in un articolo pubblicato su Science il 9 agosto del 1975. Da quel
momento "cambiamento limatico" e "riscaldamento globale" hanno iniziato a essere utilizzati
come sinonimi , nonostante le due locuzioni definiscano fenomeni molto diversi: "riscaldamento
globale" riguarda, infatti, l'aumento della temperatura media della superficie terrestre dovuta al-
l'aumento delle concentrazioni di gas serra, mentre "cambiamento climatico" interessa la modi-
fica a lungo termine del clima della Terra. Quello che accade al nostro pianeta è, senza alcun
dubbio, un "riscaldamento globale", eppure si continua a parlare di "cambiamento climatico".
Perchè? La risposta è semplice e la racconta qualche mese fa sul Washington Post, Frank Luntz,
un consulente dei repubblicani americani: "Nel 2001 scrissi un promemoria per i politici repub-
blicani consigliando loro di cancellare dal loro vocabolario il "riscaldamento globale", perchè
aveva connotazioni catastrofiche, e utilizzare al suo posto "cambiamento climatico" che sug-
geriva, al contrario, una sfida più controllabile e meno emotiva".
Utilizzare le espressioni giuste fa una differenza enorme. E' per questo che r ecentemente il
Guardian ha stilato un breve glossario dei termini e delle espressioni che devono essere uti-
lizzate dai suoi giornalisti quando scrivono sull'ambiente. Leggerlo è istruttivo. Fra le racco-
mandazioni troviamo che "crisi climatica" o "emergenza climatica" devono essere preferiti
a "cambiamento climatico" e che coloro che negano lo stato delle cose non devono essere
descritti come "scettici" ma come "negazionisti".
Sono molti i giornali nel mondo che tentano una revisione linguistica sui temi dell'ambiente
e credo facciano bene. Sia chiaro, non sono soltanto alcuni politici o alcuni giornalisti a con-
fondere le acque, anche gli scienziati, con il loro esagerato timore di esprimere con sempli-
cità cosa sta realmente accadendo nonostante le miriadi di prove irrefutabili a sostegno, con-
tribuiscono alla confusione. Un esempio classico è un brano del recente report sul riscalda-
mento globale del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc): "Limitare il
riscaldamento globale a 1,5°C richiederebbe cambiamenti rapidi, di vasta portata e senza
precedenti in tutti gli aspetti della società". "Rapidi, di vasta portata e senza precedenti in
tutti gli aspetti della società", non stiamo forse parlando di cambiare tutto e subito? E allo-
ra perchè non scrivere chiaramente come faceva Margaret Atwood, in un suo saggio del
2015 che ciò che sta accadendo al nostro pianeta più che un "cambiamento climatico" è
un "cambiamento di tutto"?
Stefano Mancuso, scienziato, è direttore del Laboratorio internazionale di neurobiologia
vegetale (Linv). Ha scritto "La nazione delle piante" (Laterza, 2019).
Lucianone
mercoledì 11 dicembre 2019
Sport / calcio - Ultime notizie: grande impresa dell'Atalanta che va agli ottavi di Champions
11 dicembre '19 - mercoledì 11th December / Wednesday visione post - 3
IMPRESA ATALANTA
Batte lo Shakhtar per 3 - 0 in Ucraina
e vola agli ottavi di Champions League
Le reti di Castagne, Pasalic e Gosens portano i nerazzurri nella storia


Lucianone
IMPRESA ATALANTA
Batte lo Shakhtar per 3 - 0 in Ucraina
e vola agli ottavi di Champions League
Le reti di Castagne, Pasalic e Gosens portano i nerazzurri nella storia


Lucianone
SPORT - calcio / Serie A - 14^ giornata 2019/20
11 dicembre '19 - mercoledì 11th December / Wednesday visione post - 2
Brescia 0 Genoa 0 Giorentina 0 Juventus 2 Inter 2 Lazio 3 Parma 0
Atalanta 3 Torino 1 Lecce 1 Sassuolo 2 Spal 1 Udinese 0 Milan 1
Napoli 1 H. Verona 1 Cagliari 4
Bologna 2 Roma 3 Sampdoria 3
CLASSIFICA
Inter 37 / Juventus 36 / Lazio 30 / Roma 28 / Cagliari, Atalanta 25 / Napoli 20 /
Parma, H. Verona 18 / Torino, Milan 17 / Bologna, Fiorentina 16 / Sassuolo, Lecce,
Udinese 14 / Sampdoria 12 / Genoa 10 / Spal 9 / Brescia 7
Continua...
to be continued...
Brescia 0 Genoa 0 Giorentina 0 Juventus 2 Inter 2 Lazio 3 Parma 0
Atalanta 3 Torino 1 Lecce 1 Sassuolo 2 Spal 1 Udinese 0 Milan 1
Napoli 1 H. Verona 1 Cagliari 4
Bologna 2 Roma 3 Sampdoria 3
CLASSIFICA
Inter 37 / Juventus 36 / Lazio 30 / Roma 28 / Cagliari, Atalanta 25 / Napoli 20 /
Parma, H. Verona 18 / Torino, Milan 17 / Bologna, Fiorentina 16 / Sassuolo, Lecce,
Udinese 14 / Sampdoria 12 / Genoa 10 / Spal 9 / Brescia 7
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to be continued...
Scienze / ricerca - Spazio e new economy: gli affari messi in orbita
11 dicembre '19 - mercoledì 11th December / Wednesday visione post - 3
(da la Repubblica/Scienze - 5 dicembre '19 - di Matteo Marini)
Che affari nello spazio
La new economy va in orbita
Da quando lo spazio è diventato più democratico, dall'orbita ha cominciato a prendere forma
l'architettura virtuale del futuro, che regolerò la nostra vita di tutti i giorni. Lanciare satelliti
è diventato sempre più economico e la "New Space Economy" è cresciuta di conseguenza.
Arrivando, nel 2018, a superare i 400 miliardi di dollari di valore globale.
"Un tepo gli unici acquirenti erano i governi per l'esplorazione, la difesa militare o le comu-
nicazioni, tutto è cambiato con i privati", riflette Jean-Jacques Dordain, per 12 anni direttore
generale dell'Esa (Agenzia Spaziale Europea) e ancora impegnato (ha 73 anni) con le star up
nel settore. Dordain interverrà a Roma all'Expo Forum Europeo sulla New Space Economy,
che si terrà dal 10 al 12 dicembre. "Lo spazio ora fa concorrenza alle strutture terrestri, la
rete Internet per esempio ma anche il turidmo. Si potrà volare con SpaceX o Virgin Galactic.
Ci siamo vicini. Quando ero giovane, in fondo, l'aereo era solo per i ricchi".
Il settore spaziale in Italia vale poco meno di due miliardi di euro. Nel nostro paese è presen-
te tutta la filiera, dalla progettazione dei satelliti ai razzi (il vettore Vega della Avio nasce a
Colleferro) fino ai servizi "downstream" che usano i big data delle costellazioni che ci osser-
vano dall'alto. E-Geos (società di Telespazio e Asi) è distributore mondiale dei dati Cosmo
Skymed, satelliti radar italiani che possono rilevare spostamenti ninimi (millimetri da centi-
naia di chilometri di altezza) di edifici e terreno, controllare frane, o i danni di un terremo-
to E' il sistema del "gemello digitale", copia identica in codice binario, di un ponte o di un
palazzo, che viene misurata nel tempo. E può salvare vite.
Ma le "sentinelle" del cielo hanno molti occhi e ancora più applicazioni: "Usiamo tutti i sensori
spaziali per rendere l'agricoltura più produttiva e sostenibile", spiega Massimo Comparini, am-
ministratore delegato di e-Geos. "Possiamo conoscere il livello di umiditò del terreno per dire
al momento giusto dove irrigare e quanto, o i nutrienti da somministrare, con una precisione di
pochi metri. Questo ci aiuta anche a rispondere ai cambiamenti climatici. L'aumento di produt-
tività stimato è del 15-20%". Basta un'app: "Posso consultare sul tablet la mappa di vigore del-
ùle colture - aggiunge Comparini - le analisi mi diranno se ci sono inquinanti nel terreno o nel-
le acque. La combinazione con i dati meteo consente modelli di rischio più precisi per i premi
assicurativi".
CONTINUA...
to be continued...
(da la Repubblica/Scienze - 5 dicembre '19 - di Matteo Marini)
Che affari nello spazio
La new economy va in orbita
Da quando lo spazio è diventato più democratico, dall'orbita ha cominciato a prendere forma
l'architettura virtuale del futuro, che regolerò la nostra vita di tutti i giorni. Lanciare satelliti
è diventato sempre più economico e la "New Space Economy" è cresciuta di conseguenza.
Arrivando, nel 2018, a superare i 400 miliardi di dollari di valore globale.
"Un tepo gli unici acquirenti erano i governi per l'esplorazione, la difesa militare o le comu-
nicazioni, tutto è cambiato con i privati", riflette Jean-Jacques Dordain, per 12 anni direttore
generale dell'Esa (Agenzia Spaziale Europea) e ancora impegnato (ha 73 anni) con le star up
nel settore. Dordain interverrà a Roma all'Expo Forum Europeo sulla New Space Economy,
che si terrà dal 10 al 12 dicembre. "Lo spazio ora fa concorrenza alle strutture terrestri, la
rete Internet per esempio ma anche il turidmo. Si potrà volare con SpaceX o Virgin Galactic.
Ci siamo vicini. Quando ero giovane, in fondo, l'aereo era solo per i ricchi".
Il settore spaziale in Italia vale poco meno di due miliardi di euro. Nel nostro paese è presen-
te tutta la filiera, dalla progettazione dei satelliti ai razzi (il vettore Vega della Avio nasce a
Colleferro) fino ai servizi "downstream" che usano i big data delle costellazioni che ci osser-
vano dall'alto. E-Geos (società di Telespazio e Asi) è distributore mondiale dei dati Cosmo
Skymed, satelliti radar italiani che possono rilevare spostamenti ninimi (millimetri da centi-
naia di chilometri di altezza) di edifici e terreno, controllare frane, o i danni di un terremo-
to E' il sistema del "gemello digitale", copia identica in codice binario, di un ponte o di un
palazzo, che viene misurata nel tempo. E può salvare vite.
Ma le "sentinelle" del cielo hanno molti occhi e ancora più applicazioni: "Usiamo tutti i sensori
spaziali per rendere l'agricoltura più produttiva e sostenibile", spiega Massimo Comparini, am-
ministratore delegato di e-Geos. "Possiamo conoscere il livello di umiditò del terreno per dire
al momento giusto dove irrigare e quanto, o i nutrienti da somministrare, con una precisione di
pochi metri. Questo ci aiuta anche a rispondere ai cambiamenti climatici. L'aumento di produt-
tività stimato è del 15-20%". Basta un'app: "Posso consultare sul tablet la mappa di vigore del-
ùle colture - aggiunge Comparini - le analisi mi diranno se ci sono inquinanti nel terreno o nel-
le acque. La combinazione con i dati meteo consente modelli di rischio più precisi per i premi
assicurativi".
CONTINUA...
to be continued...
giovedì 5 dicembre 2019
SPORT - calcio / Serie A - 13^ giornata 2019/20
4 dicembre '19 - mercoledì th December / Wednesday visione post - 7
Risultati delle partite
Atalanta 1 Milan 1 Torino 0 Bologna 2 Roma 3 Sassuolo 1 H, Verona 1
Juventus 3 Napoli 1 Inter 3 Parma 2 Brescia 0 Lazio 2 Fiorentina 0
Sampdoria 2 Lecce 2 Spal 1
Udinese 1 Cagliari 2 Genoa 1
CLASSIFICA
Juventus 35 / Inter 34 / Lazio 27 / Cagliari, Roma, Atalanta 25 / Napoli 20 /
Parma, H. Verona 18 / Torino 17 / Fiorentina 16 / Milan, Udinese, Lecce 14 /
Sassuolo, Bologna 13 / Sampdoria 12 / Genoa 10 / Spal 9 / Brescia 7
Risultati delle partite
Atalanta 1 Milan 1 Torino 0 Bologna 2 Roma 3 Sassuolo 1 H, Verona 1
Juventus 3 Napoli 1 Inter 3 Parma 2 Brescia 0 Lazio 2 Fiorentina 0
Sampdoria 2 Lecce 2 Spal 1
Udinese 1 Cagliari 2 Genoa 1
CLASSIFICA
Juventus 35 / Inter 34 / Lazio 27 / Cagliari, Roma, Atalanta 25 / Napoli 20 /
Parma, H. Verona 18 / Torino 17 / Fiorentina 16 / Milan, Udinese, Lecce 14 /
Sassuolo, Bologna 13 / Sampdoria 12 / Genoa 10 / Spal 9 / Brescia 7
COMMENTO
Juventus: cinismo, Higuain, fortuna, ecco le tre parole giuste che raccontano in sintesi la
partita Atalanta - Juventus (1 - 3), e volendo pure aggiungere (fa parte del cinismo) tre
tiri in porta e tre gol dei bianconeri di Sarri. E l'Atalanta? Beh, la squadra orobica del Gaspe
gioca, soprattutto nel primo tempo, molto meglio dei torinesi targati Juve, ma se la
Dea (guarda caso anche il nome di riserva dell'Atalanta) bendata ti volta le spalle ti
devi accontentare dei pali o traverse; poi nel secondo tempo tutto gira giusto e liscio
per la Juve, che torna al comando ma solo di un punticino sull'Inter che quest'anno non
molla e va a prendersi tre punti a Torino con altrettanti tre centri. Inter: attacco mici-
cidiale e difesa abbastanza solida stanno dando finalmente soddisfazioni alla tifose-
ria interista che deve ringraziare soprattutto l'esperienza e le capacità di mister Conte.
Napoli e Milan: due squadre bloccate, sia nel risultato - era scontro diretto a Milano
(1 - 1) - sia negli ingranaggi tecnico-societari e probabilmente, di conseguenza, pure
a un certo livello psicologico-mentale. Insomma, tanto da fare per recuperare.
Occhio al Verona Hellas (grande risultato da tre punti contro la Fiorentina) dopo lo
stop - due pareggi - di Cagliari e Parma, le altre due sorprese, col Verona, del
campionato 2019/20, fino ad oggi, naturalmente!
- Luciano Finesso -
Lucianone
mercoledì 4 dicembre 2019
Riflessioni - Il problema dei sovranisti
4 dicembre '19 ì mercoledì 4th December / Wednesday visione post - 5
(da la Repubblica - 26 settembre '19 - L'Amaca / Michele Serra)
IL SOVRANISTA HA UN PROBLEMA
Lo smacco giudiziario-istituzionale di Boris Johnson) il Bugiardo, il nuovo rischio di impeachment
di Trump, e in scala molto ridotta la caduta del Salvini, hanno un elemento in comune: sono altret-
tanti contraccolpi a forzature o prepotenze o colpi di mano. Se la sono andata a cercare.
Ecco dunque, sotto gli occhi di tutti, il vero punto debole del leader sovranista: credere che il consenso popolare gli costruisca attorno una specie di inviolabilità personale. E sulla base di
questa convinzione sbagliare mossa, forzare i tempi, violare regole, presumendo di godere di
una speciale dispensa extra-democratica (Berlusconi si diceva l'unto del Signore o l'unto del
popolo a seconda dell'uzzolo di giornata). In sintesi, il vero problema del leader sovranista è
la democrazia. O la sfascia del tutto, ne mette fuori uso i meccanismi e diventa, nè più ne me-
no, un dittatore; oppure, se la sua azione rimane dentro quei limiti e quelle regole, prima o poi
è destinato a pagare pegno a entrambi: ai limiti del suo potere personale e alle regole che sono
uguali per tutti, anche per chi stravince le elezioni. La democrazia sta stretta al sovranista, al-
l'aspirante duce, al prepotente. E ' come una specie di vaglio che non fa passare gli ego extra-
large. Per questo più passa il tempo, più questa parola (democrazia) quasi scontata, abusatissi-
ma, tirata in ballo ogni tre secondi anche quando non sarebbe il caso, ci diventa sempre più ca-
ra. E probabilmente, in modo speculare, diventa sempre più odiosa ai prepotenti, che quando
meno se la aspettano, e passano al galoppo salutando la folla, si beccano un colpo di democra-
zia in piena faccia, e mordono la polvere.
Il mio commento
E' chiaro che il sovranismo e il populismo sono nati con la crisi della globalizzazione.
Con un mondo globalizzato sembrava che il capitalismo moderno volesse e potesse su-
perare tutte le sue contraddizioni, mantenendo comunque stabili le democrazie dei Pae-
si occidentali e anzi magari migliorandole. Ma già i contestatori no-global avevano ca-
pito il rischio cui andava incontro un mondo non diversificato, un pianeta unificato dal-
le reti di Internet e dei vari social-media. Come non aveva avuto possibilità di sviluppo
un mondo unificato e appiattito economicamente con la dottrina comunista del tutti u-
guali, così un mondo costruito sulla base dei rapporti sociali essenzialmente virtuali e
sempre meno umani e umanizzanti rischiava di avere degli sbocchi antidemocratici. E
infatti populismo e sovranismo contengono in sè delle forti spinte anti democratiche,
soprattutto nel volere al potere una figura unica di capo che risolva tutti i problemi e
sostituendo alla politica una dottrina antipolitica o sottopolitica.
CONTINUA...
to be continued..
(da la Repubblica - 26 settembre '19 - L'Amaca / Michele Serra)
IL SOVRANISTA HA UN PROBLEMA
Lo smacco giudiziario-istituzionale di Boris Johnson) il Bugiardo, il nuovo rischio di impeachment
di Trump, e in scala molto ridotta la caduta del Salvini, hanno un elemento in comune: sono altret-
tanti contraccolpi a forzature o prepotenze o colpi di mano. Se la sono andata a cercare.
Ecco dunque, sotto gli occhi di tutti, il vero punto debole del leader sovranista: credere che il consenso popolare gli costruisca attorno una specie di inviolabilità personale. E sulla base di
questa convinzione sbagliare mossa, forzare i tempi, violare regole, presumendo di godere di
una speciale dispensa extra-democratica (Berlusconi si diceva l'unto del Signore o l'unto del
popolo a seconda dell'uzzolo di giornata). In sintesi, il vero problema del leader sovranista è
la democrazia. O la sfascia del tutto, ne mette fuori uso i meccanismi e diventa, nè più ne me-
no, un dittatore; oppure, se la sua azione rimane dentro quei limiti e quelle regole, prima o poi
è destinato a pagare pegno a entrambi: ai limiti del suo potere personale e alle regole che sono
uguali per tutti, anche per chi stravince le elezioni. La democrazia sta stretta al sovranista, al-
l'aspirante duce, al prepotente. E ' come una specie di vaglio che non fa passare gli ego extra-
large. Per questo più passa il tempo, più questa parola (democrazia) quasi scontata, abusatissi-
ma, tirata in ballo ogni tre secondi anche quando non sarebbe il caso, ci diventa sempre più ca-
ra. E probabilmente, in modo speculare, diventa sempre più odiosa ai prepotenti, che quando
meno se la aspettano, e passano al galoppo salutando la folla, si beccano un colpo di democra-
zia in piena faccia, e mordono la polvere.
Il mio commento
E' chiaro che il sovranismo e il populismo sono nati con la crisi della globalizzazione.
Con un mondo globalizzato sembrava che il capitalismo moderno volesse e potesse su-
perare tutte le sue contraddizioni, mantenendo comunque stabili le democrazie dei Pae-
si occidentali e anzi magari migliorandole. Ma già i contestatori no-global avevano ca-
pito il rischio cui andava incontro un mondo non diversificato, un pianeta unificato dal-
le reti di Internet e dei vari social-media. Come non aveva avuto possibilità di sviluppo
un mondo unificato e appiattito economicamente con la dottrina comunista del tutti u-
guali, così un mondo costruito sulla base dei rapporti sociali essenzialmente virtuali e
sempre meno umani e umanizzanti rischiava di avere degli sbocchi antidemocratici. E
infatti populismo e sovranismo contengono in sè delle forti spinte anti democratiche,
soprattutto nel volere al potere una figura unica di capo che risolva tutti i problemi e
sostituendo alla politica una dottrina antipolitica o sottopolitica.
CONTINUA...
to be continued..
lunedì 2 dicembre 2019
Arte - Piero Dorazio, maestro senza limiti
2 dicembre '19 - lunedì 2nd December / Monday visione post - 5
(da la Repubblica - 27 settembre '19 - MilanoGiorno - di Chiara Gatti)
Da più infinito a meno infinito. Una retta stesa nello spazio senza capo nè coda. Le linee colorate di
Piero Dorazio /1927 - 2005) hanno origine e prospettiva illimitate. Così il maestro romano ha voluto
dimostrare, nel corso di una ricerca astratta radicale, avviata nel secondo dopoguerra, come il quadro
fosse destinato a rompere i suoi limiti fisici affinchè l'immagine potesse fluttuare libera nel vuoto.
Negli stessi anni in cui Fontana bucava le tele per cercare una dimensione oltre il visibile, e gli ame-
ricani affidavano al gesto informale moti inconsci gocciolati sulla superficie senza confini apparenti,
Dorazio - fondatore con Turcato, Capogrossi e Burri di gruppi di avanguardia quali Forma 1 e Origi-
ne - teorizzò il potere del colore costruttore di forme moltiplicabili. Di qui all'eternità. Maglie, intrec-
ci, nodi, onde, reticoli, steli fanno parte di un lessico che individua un canone ripetibile, un ritmo per-
petuo di cui la forma visibile restituisce solo una parte. I quadri che sono stati esposti fino al 27 otto-
bre alle Gallerie d'Italia di Milano nella mostra curata da Francesco Tedeschi e realizzata con l'Archi-
vio Dorazio, comunicano esattamente questa sensazione: sono porzioni di un orizzonte più ampio,
tasselli di uno spazio immenso, ma coloratissimo. L'immagine comincia prima e finisce ben oltre il
nostro sguardo. Erede ideale di nomi che, come Braque, Leger, Arp, si sono interrogati sul destino
della linea, l'artista è al centro di un lavoro di catalogazione dell'opera completa e gode ora di un percorso in pillole (solo 14 pezzi della collezione di Intesa Sanpaolo) raccolto sotto il titolo "Forma
e Colore" per un affondo preciso sul concetto di piano come luogo geometrico e campo continuo.

Piero Dorazio

Un'opera di Dorazio
Lucianone
(da la Repubblica - 27 settembre '19 - MilanoGiorno - di Chiara Gatti)
Da più infinito a meno infinito. Una retta stesa nello spazio senza capo nè coda. Le linee colorate di
Piero Dorazio /1927 - 2005) hanno origine e prospettiva illimitate. Così il maestro romano ha voluto
dimostrare, nel corso di una ricerca astratta radicale, avviata nel secondo dopoguerra, come il quadro
fosse destinato a rompere i suoi limiti fisici affinchè l'immagine potesse fluttuare libera nel vuoto.
Negli stessi anni in cui Fontana bucava le tele per cercare una dimensione oltre il visibile, e gli ame-
ricani affidavano al gesto informale moti inconsci gocciolati sulla superficie senza confini apparenti,
Dorazio - fondatore con Turcato, Capogrossi e Burri di gruppi di avanguardia quali Forma 1 e Origi-
ne - teorizzò il potere del colore costruttore di forme moltiplicabili. Di qui all'eternità. Maglie, intrec-
ci, nodi, onde, reticoli, steli fanno parte di un lessico che individua un canone ripetibile, un ritmo per-
petuo di cui la forma visibile restituisce solo una parte. I quadri che sono stati esposti fino al 27 otto-
bre alle Gallerie d'Italia di Milano nella mostra curata da Francesco Tedeschi e realizzata con l'Archi-
vio Dorazio, comunicano esattamente questa sensazione: sono porzioni di un orizzonte più ampio,
tasselli di uno spazio immenso, ma coloratissimo. L'immagine comincia prima e finisce ben oltre il
nostro sguardo. Erede ideale di nomi che, come Braque, Leger, Arp, si sono interrogati sul destino
della linea, l'artista è al centro di un lavoro di catalogazione dell'opera completa e gode ora di un percorso in pillole (solo 14 pezzi della collezione di Intesa Sanpaolo) raccolto sotto il titolo "Forma
e Colore" per un affondo preciso sul concetto di piano come luogo geometrico e campo continuo.
Piero Dorazio
Un'opera di Dorazio
Lucianone
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